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Alberto Piccinini
La manifestazione dalla rete al reale
L'altra sera, in un ristorante del quartiere Monti a Roma, sono stato a cena con gli organizzatori del No B-day. Faccio qualche nome, perché con gli avatar non si va a cena: Anna Mazza, Ginevra Tosoni, Emanuele de Pascale, Marco Bruno, Alessandro Toffu. C'era anche Gianfranco Mascia, che dell'antiberlusconismo è un vecchio leone avendo fondato i gruppi Boicotta il Biscione quasi quindici anni fa. In tutto una dozzina di persone da ogni parte d'Italia, sui trenta-trentacinque anni, animati da una passione per certi versi incomprensibile con le vecchie maniere del far politica, più vicina all'ossessione dei blogger, di chi usa (troppo) Facebook, di chi passa tempo in Rete.
Cena di lavoro. Tutti con un computer acceso accanto al piatto di spaghetti, un telefonino che non smette di suonare, un problema da risolvere: la grafica del palco, il parcheggio dei 700 pullman attesi per domani. Passano le serate così da un po' di tempo. «La Rete - mi spiega Alessandro - avrebbe partecipato più attivamente se avessimo avuto tempi più lunghi. Invece un piccolo gruppo in qualche modo si è arrogato il diritto di prendere le decisioni. Ma ci sentiamo semplicemente degli strumenti: stiamo portando i contenuti della Rete in piazza».
Dal 9 ottobre, giorno in cui un gruppo di blogger ha pubblicato il manifesto del No B-day, fino a oggi, sono state 350mila le adesioni conteggiate sul sito principale di Facebook. «Ma questo numero non vuol dire niente - interviene Gianfranco - perché ce ne sono forse 800mila su Facebook che chiedono a Berlusconi di sparire. La cosa bella è che queste persone hanno deciso di mettersi in Rete per uscire dalla rete e per andare al Reale». Mi appunto lo slogan. E mi volto verso Anna: «Non avrebbe senso rimanere vita natural durante su Facebook a chiedere le dimissioni di Berlusconi, allora scendiamo in piazza». Prudentemente il No B-day avrebbe dovuto essere a piazza Farnese, poi a piazza del Popolo. Ora si è arrivati a piazza San Giovanni. «E sono stati fatti subito i confronti col passato: il primo maggio, i girotondi, che pure qualcuno di noi ha fatto - osserva ancora Gianfranco -, ma noi non abbiamo scelto piazza San Giovanni: ci è stata offerta. E non ci interesserà che sia più o meno piena di altre volte».
Ora, Berlusconi è il berlusconismo: sono quindici e più anni di storia italiana, un'autobiografia come l'ha chiamata qualcuno. Sulla natura e le trasformazioni dell'antiberlusconismo c'è ancora parecchio da scoprire. Sul palco di San Giovanni saliranno rappresentanti di movimenti e associazioni, e questo ci è familiare. Sul fatto che questo configuri una piattaforma, i «ragazzi» vanno coi piedi di piombo: «La cosa bella di questa manifestazione è che non ci sono linee guida - mi dice Ginevra - e neanche figure carismatiche. Qui è stato tutto organizzato da persone che sono state sempre alla pari, che non si conoscevano prima». «La piattaforma era chiara nel nome, ok? - interviene Gianfranco - Ma Bersani ci ha chiesto esattamente questo, la piattaforma, quando l'abbiamo incontrato, perché aveva paura che saltasse fuori una cosa tipo piazza Navona. Noi gli abbiamo risposto: lei si deve fidare... del resto noi ci siamo fidati per quindici anni del centrosinistra che non ha mai risolto il conflitto d'interessi!». «Il No B-day per noi è una manifestazione trasversale - ribadisce Anna, e ci tiene parecchio - essendo la nostra una manifestazione apartitica non si preclude l'adesione di nessuno».
Qui entriamo nel terreno più paradossale - e più interessante - di questa conversazione. Che la Rete, come si dice, prefiguri una nuova sostanza dei processi democratici è soltanto teoria, fin qui. Che questo avvenga oggi in Italia, nel deserto della politica dei partiti, del destra/sinistra che abbiamo conosciuto, aggiunge un po' di sostanza al discorso. Che succederà il giorno che cadrà colui che questa destra l'ha inventata e sovvenzionata - Berlusconi? Anna dice: «Per noi sono bene accette le adesioni da qualunque parte provengano. Se aderisse Silvio Berlusconi sarebbe bene accetto». Incasso il paradosso. Ma bisognerà pure essere contro qualcuno!, le obbietto. «Non è vero che quelli contro Berlusconi debbano essere necessariamente dalla stessa parte», risponde lei. «Nessuno sa a questo tavolo che cosa vota l'altro», osserva Alessandro.
«È talmente poco fondamentale, visto come sono ridotti i partiti... che oggi essere apartitici come diciamo è normale», riprende Ginevra. «Noi parliamo ai cittadini italiani che hanno votato Berlusconi e sono rimasti imbrogliati», si scalda Marco. Chiarisce infine Anna: «Noi non ci presentiamo in questa manifestazione come cittadini insoddisfatti che vogliono dire la loro. Trattarci come elettori, magari indecisi, una massa appetibile per un partito, è sbagliato. Che questo possa prendere in contropiede le dinamiche politiche, o dell'informazione ce ne rendiamo perfettamente conto».
Ecco. Che ci sia di mezzo la Rete oppure no, si respira in questo No B-day un'aria da annozero. Il noberlusconi in questo senso è un invito a ripensare le categorie, i riflessi condizionati, le appartenenze politiche. Qui, scopro, il colore viola non è casuale: «Il viola mi dice Ginevra - è il colore che i bambini usano quando disegnano, per attirare l'attenzione» Anna: «Fondamentalmente era un colore rimasto libero». Continua Gianfranco: «Hai presente quando eri bambino, e facevi dei disegni con gli acquarelli?». Alla fine diventava tutto viola! «Ecco - conclude - non è che noi vogliamo fare i pasticcioni, però siamo una rete plurale di gente che non son mica tutti di centrosinistra, c'è anche gente del Popolo della libertà che ha cambiato idea, quindi ci siamo appropriati di un colore mai usato, che crea collegamento. Questo ci insegna la Rete: noi facciamo dei collegamenti, non c'è più bisogno di includere e di escludere».
Siamo al dolce. Che farete dopo? Sottinteso: adesso incendiari, mica vi ritroveremo funzionari? «Ci basterebbe riavvicinare la politica ai movimenti», accenna Alessandro. Ma il dopo non è ancora nei pensieri di nessuno. «Da qui a sabato manca ancora un po' - dicono tutti - arriviamoci». «Dopo si dormirà un po' - conclude Gianfranco - e per molti di noi tutto finirà. A nessuno sfiora l'idea di creare un partito. Siamo pre- o post-partiti se vuoi».
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Il tutto era in gestazione da parecchio tempo sotto altre spoglie, come aveva gia riportato il sito Aurora splider.
http://sitoaurora.splinder.com/post/21776705/Il+NObday+nato+spontaneamente%3F
Chissà,forse questo commento sarà sgradito e forse bannato.
gianchi 06-12-2009 16:52 - gianchi
La Storia deve servire anche a prevenire i disastri prevenibili. Non volgiamo mica cascare dalla padella nella brace come in altre rivoluzioni colorate, magari come in Ucraina. 05-12-2009 19:37 - murmillus
Dove sono le parole forti e l'impegno quotidiano? 05-12-2009 11:49 - un lettore
be allora mattiamoci tutti a novanta gradi e ringraziamo pure.tel manifestazioni sono l' anima della democrazia.forse non otterremo nulla,ma almeno ci proviamo. 05-12-2009 11:19 - fernando
Ma cosa volete che possa fare un magma anonimo e totalmente controllabile ed infiltrabile da spioni e provocatori vari contro i poteri forti.
Naturalmente le intenzioni partono sempre bene ma poi non bastano e finiscono sempre dove vuole il potere.
La storia dovrebbe insegnare e invece niente. Si comincia sempre da capo. 04-12-2009 17:23 - murmillus