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Alberto Piccinini
"Siamo veri, siamo tanti"
Alle cinque della sera venivano ancora su da via Merulana. Entravano in piazza San Giovanni dietro lo striscione viola «Buffone fatti processare» nel più limpido dei tramonti romani, e la loro non era nemmeno la coda del corteo, ché un altro fiume di gente si perdeva intanto nella prospettiva lontana del grande viale alberato. Tanto caro a Carlo Emilio Gadda, come si sa, e a un signore del quarto piano che a via Merulana ci abita: ha aperto la sua finestra sopra il corteo, come si usava una volta, acceso a tutto volume lo stereo: «El pueblo unido jamas serà vencido». Nientedimeno.
Avevano avuto il loro bel daffare gli steward in casacca gialla e walkie talkie che dalle due del pomeriggio scortavano il primo striscione in viola diretto a San Giovanni, insomma la testa, a tenere dritta la barra del corteo. Diceva lo striscione: «La politica va fatta/ con le mani pulite», e il concetto si ripeteva ritmato in uno slogan. Forse un po' tirato per i capelli, ma pure quello era il senso della giornata. Missione degli steward ben presto fallita, comunque. Nel lungo pomeriggio del nobday ragazze e ragazze, signori e signore, bimbi, compagni, amici e sconosciuti, hanno avvolto i boulevard ottocenteschi attorno a San Giovanni con un onda pacifica, disordinata, più silenziosa che caciarona, più be-in che corteo. E come diceva quella canzone dei Sex Pistols? «Non so cosa voglio, ma so come ottenerlo». Tutti a piazza San Giovanni.
«Ma-fio-so, ma-fio-so». «Berlusconi dimissioni» «Chi non salta/ Berlusconi è». Stretti attorno alle macchie viola che punteggiavano l'enorme passeggiata, soprattutto ragazzi con lo zainetto e l'aspetto un po' centrosociale. Quelli a quali si ascriverebbe l'anima Facebook della cosa. Dalla Rete al Reale: a Roma c'erano arrivati e probabilmente si vedevano in faccia per la prima volta come in un blind-date che sarà stato emozionante per qualcuno, spiazzante per altri. Impegnati fino in fondo i viola, non avevano dimenticato di appuntarsi una seppur minima partitura: «Berlusconi non ti incazzare/ l'importante è farsi processare». «Berlusconi la vede nera/ si avvicina la galera». «Berlusconi delinquente/ non sei il nostro presidente». Cose così. Altri ricorrevano, come si è detto, ai vecchi hit: «Abbiamo un sogno nel cuore/ Berlusconi a San Vittore». Strada facendo abbreviavano tranquillamente «in galera!», tipo 1992/93, e sarebbe stato bene in bocca al vecchio Giorgio Bracardi. Che invece non si è visto. Almeno credo. In definitiva pescavano nella memoria collettiva dei rebelot questo paese, nella memoria di Mani Pulite, dell'uno-due-tre casino! Il grado zero della politica? Berlusconi vaffanculo. Che altro?
Quanti indumenti, accessori, robe viola esistono in natura? Soprendentemente parecchi. Sciarpe, cappellini di lana, maglioncini, felpe, cravatte (poche) non sarà stato difficile trovarne. Visti un paio di stivaletti viola shocking, giustamente dimenticati da anni in un armadio. Vista una frugoletta viola dalla testa ai piedi (per i bimbi è tutto più semplice). Vista una signora con la frezza orgogliosamente passata di spray. Direttamente dal carnevale la maschera di B. con i buchi sugli occhi e il naso ritagliato. Viola. Quelli di Di Pietro si erano fatti le t-shirt viola con su scritto «Noi ci siamo al nobday». Visto il venditore di pashimine che ha fiutato l'affare e ha portato in piazza tutte quelle viola che ha trovato. Ombrelli viola: un ragazzetto, con lo spray bianco, ha scritto sopra il suo «basta», una lettera per spicchio.
All'angolo di piazza Santa Maria Maggiore raccogliamo il definitivo commento di tre ragazzi emiliani: «Cosa si celebra, il funerale di Berlusconi?» E perché no? Il viola è sempre andato poco di moda, tranne che ai funerali, e mister B. è pur sempre un tipo scaramantico. A proposito di hit, a via Merulana un sound system montato su un camion mandava in visibilio tutti sparando a palla Il cielo è sempre più blu di Rino Gaetano. Di seguito, la versione del fuorionda di Fini appena musicata da Elio e le storie tese, sulla musica di Just a gigolo. Sentita pure La luna bussò di Loredana Bertè. Il tutto in duplex con le bandiere di Rifondazione, e generalmente rosse, che dopo la prima ondata viola si incaricavano di rendere il corteo un tantino più familiare.
Ma, onta delle buone intenzioni degli organizzatori, sventolavano pure le bandiere bianche di Di Pietro, strette strette, piantate sopra famigliole multigenerazionali, spesso accompagnate da palloncini dello stesso colore. Poche le bandiere tricolori, pochissime le bandiere della pace, due o tre bandiere palestinesi. Una sola bandiera dei pirati: nera con il teschio e le ossa incrociate, tanto per scherzare con la simbologia funeraria. Carnevalesca, mai cupa e neppure dark, beninteso salvo per una t-shirt della band heavy metal Twisted Sister vista addosso a un tizio, casualmente alla svolta di un viale. Finché i fantasmi veri sono arrivati dalle parti di piazza Vittorio quando quattro bandiere del Pd che sono entrate educatamente nel corteo. C'erano anche loro. Benvenuti, ci mancherebbe altro.
Alla creatività individuale è dedicato il finale di questo taccuino. Allo striscione viola con scritto sopra «No Tinto Brass», con l'ombra di un perbenismo subito fugato da una lettura più attenta della scritta: «No Tinto Bass», stile Travaglio. E le signore che si facevano scudo col Fatto Quotidiano. E il signore che si faceva scudo col libretto della costituzione italiana. Lo striscione bianco che ondeggiava languido «Mi voglio scurdà de te». Quello che ricorreva a un più televisivo «Silvio sei stato nominato». Mancava l'X factor, meglio così. Sulla pagina Facebook del nobday, nel frattempo, ci si poteva appendere un bel cartello «torno subito». Trascrivo l'ultimo messaggio di Claudio: «Sono rimasto a piedi da Milano! Avete soluzioni da propormi?».
Chissà se poi c'è arrivato, a Roma.
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perche il pdl e un idea e se lui o altri componenti sbagliano non è il partito che sbaglia L'INTERESSE PER UN PARTITO E L'ALTRO VIENE DALL' ANALISI SOCIALE ,DALLA VISIONE DELLA SOCIETA CHE NOI ABBIAMO E CHE PENSIAMO SIA GIUSTA PER TUTTI L'ASSULUTISMO FA PARTE DELLA POLITICA MA ANCHE DEGLI ELETTORI
SE UN POLITICO SBAGLIA LA NOSTRA ANALISI SOCIALE NON CAMBIA DA QUELLA ANALISI NOI ABBIAMO TROVATO LA VISIONE DELLA SOCIETà E ORA ADERIAMO AD UN PARTITO CHE SI OCCUPA DI CIò CHE ABBIAMO ANALIZZATO E DEI PRODOTTI DELLA NOSTRA ANALISI
DATO CHE DOPO QUESTO PERIODO DI ANALISI CHE OGNI UNO DEVE FARE PRIMA DI SCEGLIERE CHE PARTITO VOTARE O ADERRVI ,LA MATURITà NON è AI 18 ANNI MA LA LINIA CHE SEPARA ADOLLESCENZA DALLA MATURITA è L' INIIZIO DELLA ANALISI SOCIALE CIOè LA COSCIENZA SOCIALE,I VALORI RISULTATI DALLA NOSTRA ANALISI SOCIALE OGNI UNO LA PROPIA,DA QUESTA SCEGLIAMO IL PARTITO E LA CORRENTE POLITICA ,UNA POLITICA GIUSTA DA PARTE DEI ELETTORI CHE COME ME VOTANO SINISTRA è NON GUARDARE CHI LA DIRIGE MA I VALORI CHE CI SONO SEMPRE STATI E CHE CI SARANNO NELLA SOSTANZA PROFONDA DEL PARTITO,LA POLITICA RICHIEDE ACCENAVO ALL'ESEMPIO DEL POLITICO CON IL TAQUINO CHE VA DALLA SIGNORA ANNA A CHIEDERE COME FUNZIONANO I TRASPORTI MENTRE LA SIGNORA ANNA è SU L'AUTUBUS!!!!,IL VERO POLITICO TORNERà IN PARLAMENTO DOPO LA GIORNATA DI ANALISI SOCIALI PRATICHE E CALCOLERà COME CONFORMARE LA POLITICA A QUEL TAQUINO E QUINDI ALLE TESTIMONIAZE DELLE PERSONE,BISOGNA CHIEDERE ALLE PERSONE COME VANNO I SERVIZZIE CCO COSA OCORRE,CALCOLARE IL RICHIESTO INDISPENSABILE SALARIO PER LE PERSONE,ANALISI SOCIALE,PERCHE LA SOCIETà è UN ESPERIMENTO CHE POI VERRà SOSTITUITO QUINDI CHIEDO DI TENTARE A RIMANERE FEDELI AL PARTITO ANCHE SE ESSO è IN ERRORE O STA SBAGLIANDO ,PERCHè SIGNIFICA GUARDARE LO SPIRITO E NON LA CARNE CHE PARLA E AGISCE DIVERSAMENTE ,LO SPITITO COLETTIVO QULLO DEL PARTITO è ESSO NON ALTRI GRAZIE SPERO CHE IL MIO APELLO CONTRIBUISCA ALLA UNIONE DELLA SINISTRA DI NUOVO COME PRIMA GRAZIE.INOLTR SI POTREBBE CALCOLARE IL CAPITALE OCCORENTE AD UNA AZIENDA AD AI DIPENDENTI E METTERO UN TETTO DOVE OLTRE NON SI VA ONDE EVITARE L'ARRICHIMENTO SPROPORZIONATO DI ALCUNE CASTE DELLA SOCITà, GRAZIE 06-01-2010 10:14 - francesco
.. "La vera Casta in Italia sono i milioni di bravi cittadini che evadono più di 270 miliardi di euro all’anno, quelli che fanno politica una volta ogni cinque anni, quelli che ogni cinque anni consegnano masse di potere a pochi rappresentanti e poi si occupano solo dei fatti propri (come affidare a un bambino le chiavi del magazzino della Nutella e non controllarlo più, e poi lamentarsi che il bimbo ha finito col papparsela tutta). Ma anche quelli che, e parlo ora delle adoranti folle del V-day, si sentono ‘belle anime’ in lotta per Un Mondo Migliore perché si riversano nelle piazze ad applaudire l’istrione egomaniacale di turno, ma che chissà perché non compaiono MAI nei luoghi del grigio vivere quotidiano a fare il lavoro noioso, paziente, un po’ opaco dell’impegno civico, del controllo sui poteri, della partecipazione continua, del reclamo incessante di standard morali e democratici, e della creazione di consenso fra la vera Casta..." 07-12-2009 12:30 - rita spaggiari
mentre parlava dario fo,credo,è entrato un gruppo numeroso di "viola" che urlava di andare sotto il palco e togliere le altre bandiere, con fare molto militaresco e autonomo anni 70.
urlavano che ci doveva essere soltanto il viola.
se questi sono i nuovi, dio ce ne scampi.
si dovrebbero chiedere chiha pagato i pullmann e il palco megagalattico; i partiti ,lo sappiamo tutti, perchè gridare sui partiti e le loro bandiere è un insulto un po fascista.
e poi senza rifondazione e di pietristi non è che sarebbero stati moltissimi.
le bandiere di rifondazione erano moltissime in tutto il corteo,quelle di di pietro soprattutto a destra del palco in posizione strategica.
queste cose vanno dette,altrimenti sifanno anche analisi politiche un poco fasulle e serve anche perfar capire a chi non c'era quel che è successo.
l'articolo del manifesto ha visto o riferisce soltanto alcune cose ....chiaro? 07-12-2009 08:04 - angelo