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FUORIPAGINA
06/12/2009
  •   |   Marina Forti
    Copenhagen al via. Ci sarà anche Obama

    L'ultimo colpo di scena è quello annunciato venerdì sera dalla casa Bianca: il presidente degli Stati uniti Barack Obama parteciperà andrà il 18 dicembre a Copenhagen per partecipare al vertice dell'Onu sul clima, insieme a un centinaio di altri capi di stato e di governo. La partecipazione di Obama è senza dubbio un segnale positivo per la conferenza che comincia oggi nella capitale danese (e durerà ben due settimane, per concludersi con tre giorni di vertice dei capi di stato). «Dopo mesi di attività diplomatica ci sono reali progressi verso un accordo significativo», dichiara la Casa Bianca per spiegare la decisione di Obama di presenziare al giorno conclusivo del vertice, cioè al momento di avallare decisioni politiche (invece che cavarsela con un saluto il 9 dicembre, sulla via di Oslo dove prenderà il Nobel per la pace).
    Neanche la presenza di Obama però garantisce l'accordo globale sul clima in discussione ormai da due anni. Anzi: sembra ormai scontato che la conferenza di Copenhagen non si concluderà con un accordo vincolante (come è il protocollo di Kyoto, che impone ai paesi industrializzati di tagliare le loro emissioni di gas di serra complessivamente del 5,2% rispetto al 1990 entro il 2012). Si parla invece di un primo «accordo politico», con l'impegno a riconvocarsi nel 2010 per arrivare a un vero e proprio trattato.
    Il primo punto contrastato riguarda gli obiettivi: quanto è necessario diminuire la concentrazione di gas di serra nell'atmosfera (quindi le emissioni) per contenere l'ormai inevitabile aumento della temperatura globale entro i 2 gradi centigradi, soglia del disastro. Nelle ultime due settimane alcuni dei «grandi emettitori» di gas di serra hanno definito i propri impegni. Gli Usa si propongono emettere il 17% meno dell'anno 2004 entro il 2020: rispetto al nulla fatto negli anni dell'amministrazione Bush è significativo, ma è solo un taglio del 3% rispetto al 1990, anno di riferimento dei negoziati (l'Unione europea ha proposto già l'anno scorso di tagliare del 20% rispetto al 1990 entro il 2020, e offre di tagliare anche del 30% se a Copenhagen ci sarà un accordo serio). Poi c'è la Cina, primo emettitore mondiale di anidride carbonica (CO2): la scorsa settimana ha annunciato che si impegna a diminuire l'intensità di carbonio (la quantità emessa per unità di prodotto) tra il 40 e 45% entro il 2020: significa aumentare le emissioni, ma con una curva ben più bassa che se seguisse al ritmo attuale. L'India è stato l'ultimo tra i grandi paesi (per popolazione e per trend di crescita dell'economia) a farsi avanti: venerdì il ministro dell'ambiente Jairam Ramesh ha detto che si presenterà al negoziato di Copenhagen con l'impegno a diminuire l'intensità di carbonio del 20-25% entro il 2020 (rispetto al 2005). A rafforzare la posizione indiana, ieri New Delhi ha fatto sapere che il primo ministro Manmohan Singh andrà al vertice di Copenhagen. 
    Cina e India dunque accettano di prendere degli impegni: ma solo voliontari, dicono che non firmeranno obblighi vincolanti. Anzi, non firmeranno nulla se i paesi industrializzati, a cui spetta la prima responsabilità storica, non accetteranno di tagliare le loro emissioni almeno del 40% rispetto al '90 entro il 2020.
    L'altro punto controverso sono i finanziamenti: un fondo per aiutare i paesi in via di sviluppo a diminuire le loro emissioni (adottando tecnologie più avanzate e «pulite»), e uno per aiutarli ad adattarsi agli effetti del cima che comunque cambierà. Per ora solo l'Unione europea ha fatto cifre: serviranno 100 miliardi di euro l'anno da qui al 2020, e offre per cominciare 5-7 miliardi l'anno tra il 2010 e il 2012.


I COMMENTI:
  • I discorsi sull'ambiente sono un argomento che accanto alla sovrapopolazione mondiale dimostrano che il capitalismo è anarchico e distruttivo, ma questi temi ambientali sono anche nati per scalzare il socialismo ed il potere del moviemento operaio, temi del radicalismo borghese temi importanti solo se vicini al socialismo, separati sono bubbole e della politica no global di quel lessico parte è opera del revisionismo anti comunista; un modello di sviluppo si cambia con il potere politico. 07-12-2009 21:54 - annamaria
  • Etica ed economia non vanno d'accordo, crescano teorie non ortodosse, nuove.Il profitto e ciò ceh viene cercato ed attuato ad ogni costo, da far pagare a paesi discarica a poveri.Il clima è la campagna ideologica dei liberal come Gore e perfino Obama per far credere in una politica che non decidono loro.Obama altra questione non ritira le truppe ora è al servaggio di grandi interessi monopolistici industriali e soprattutto militari.La politica è lotta non è scienza e solo la lotta di chi si ferma blocca chi sta sopra e decide, bisogna fare politiche contro certi consumi, l'automobile è un consumo forzato della citta creata da grandi interessi.Ci vuole una critica radicale alla base di classe dello stato, il dispotismo della borghesia i suoi interessi sovranazionali.I liberal come Gore, WEltroni ed Obama non cambieranno nulla. 07-12-2009 18:46 - luciano.prezzi
  • Mi permetto di racomandare la lettura di un editoriale/opinione sul New York Times di oggi.
    l'articolo si puo' trovare sulla prima pagina di oggi ed e' "Cap and Fade" By JAMES HANSEN. 07-12-2009 13:52 - murmillus
  • Ilclima e' la nostra vita , i potenti della terra lo trattano come un problema noioso, che intralcia i loro sporchi interessi. Siamo arrivati alla frutta e non c'e' piu 'tempo per i discorsi dettati dai signori dell'inquinamento.Ci furono tantissime conferenze con firme di capi di stato che si promettevano amore per il pianeta, ma subito dopo quei documenti divennero carta staccia.Oggi queste persone che rappresentano i grandi paesi della terra non possono piu' rimandare la rinascita della madre natura che moribonda puo' anche morire se non si fanno delle cure efficaci incidendo sul clima ,ma non con discorsi piu' o meno forbiti ma con azioni concrete nel proibire ai padroni delle industrie che possono produrre senza inquinare. NON SI PUO' ASPETTARE CHE IL PIANETA DIVENTI INVIVIBILE , IL TERMPO STA PER SCADERE. 07-12-2009 09:42 - euclide
  • proprio coloro che hanno inquinato ,devastato ,insanguinato questo mondo con i loro intressi e egoismi esagerati ,ora vengono a chiedere agli altri di cercare di moderare i loro immissioni di inquinamento,proprio chi manda altre migliaia di soldati per uccidere la gente ,hanno dimenticato che in quel paese gia ci sono stati piu di trecento mila soldati russi armati anche loro fino ai denti e non sono riusciti fare niente' che massacri 06-12-2009 19:41 - vaibarma
  • Tutto a posto!
    Tra una bomba e un massacro,il presidente degli USA,ha promesso di partecipare alla conferenza.
    Ha promesso di mettere il recupero gas alle armi da guerra e di fare bombe più ecologiche,da gettare sulla popolazione afgana.
    Massacri si,ma con la salvaguardia dell'ambiente!
    Dopo,quando tutti gli afgani saranno sterminati,in quelle terre,bisognerà viverci.
    Non possiamo distruggere tutto.
    I scienziati americani,hanno annunciato una bomba che una volta lanciata,non lascia tracce di polveri velenose.
    Abbassare i livelli è un impegno per tutte le democrazie.
    Siamo uomini,mica pecoroni! 06-12-2009 17:52 - maurizio mariani
  • Nessun colpo di scena da parte di Obama.Aveva già in precedenza annunciato che sarebbe andato al vertice climatomatoso per accaparrarsi il nobel soltanto allungando un pochino il viaggio.Di tutti questi buoni propositi non se ne farà nulla però si beccheranno tanti bei euroni.Scopo raggiunto.Vedi l'europa così navigata"ha già fatto cifre:cento miliardi l'anno fino al 2020".Cara marina,sei sicura di aver scritto il numero giusto?Un miliardo di euro sono duemila miliardi di lire.Pertanto ragionando come mia madre sarebbero duecentomila miliardi di lire.Una cifra indicibile.Di sicuro è un refuso.Se così non fosse solo chi non li suda può chiedere queste cifre.Saluti 06-12-2009 16:17 - coscienza
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