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FUORIPAGINA
07/12/2009
  •   |   Antonello Mangano
    L'altra Italia. Sicurezza "modello None"
    «Piazzare» i propri figli per sostenere la famiglia era una pratica dettata dalla necessità e diffusa lungo l'arco alpino, con tanto di contratto d'affitto che si stipulava in particolare nelle valli occitane. Fino a non molti decenni fa si teneva una vera fiera di piazza. I padroni sceglievano, ed i bambini finivano tra monti e pascoli, le ragazze da sole nelle case a fare i lavori domestici. Sembrano passati secoli, ma il ricordo della povertà dovrebbe essere ancora vivo nel profondo nord. 
    Ed invece pochi anni di propaganda leghista hanno cancellato tutto, compresa la capacità di comprendere il sacrificio di una famiglia che immola un figlio per il bene di tutti gli altri. Lo facevamo noi, lo fanno adesso le famiglie nigeriane, i cui drammi arrivano sotto i balconi e di fronte alle finestre dei bravi cittadini della provincia piemontese.
    La rotonda di Candiolo si trova a breve distanza dalla reggia di Stupinigi e dal paese di None: di qua le ragazze dell'est, di là il mattatoio delle nigeriane. Mediamente 300 clienti per notte: una zona di svezzamento. Le madam buttano lì le ragazze, tutte giovanissime. E' una zona senza joint, ovvero uno spazio riservato, spesso una piazzola di sosta sulla strada. Serve a capire se fisicamente ce la fanno, se sono brave, quanto rendono, poi troveranno un joint tutto per loro. La brava gente del paese non ne può più, ma qualcuno comincia a capire che il delirio securitario a base di ronde, sceriffi e telecamere non serve a risolvere i problemi bensì a sprecare denaro pubblico. 
    A None, profonda provincia settentrionale influenzata dal verbo della Lega (nonostante la giunta di centro sinistra), la polizia municipale ha deciso di avviare per la prima volta un progetto - che coinvolge altri comuni del circondario - insieme al privato sociale ed alla locale giunta, senza trascurare il confronto con la popolazione. 
    Da Lampedusa a Candiolo
    «Così si evita che la gente metta su un comitato, che i vigili facciano una retata, ed i carabinieri un'altra il giorno dopo, che le associazioni non abbiano finanziamenti. Ragioniamo del fenomeno in maniera corale», dice durante la presentazione del progetto il comandante Silvano Bosso, una immeritata fama da uomo di frontiera maturata negli anni passati nel quartiere torinese multietnico di San Salvario. 
    L'aula della scuola elementare è piena di gente. All'inizio quasi nessuno comprende. «L'immigrazione clandestina doveva essere regolata dieci anni fa. In strada non è un bel vedere. E se le mandiamo al loro paese? Perché non spediscono indietro le barche? Cosa credono, che da Lampedusa non arrivi la prostituzione?». Queste brave signore di paese, questi contadini produttivi e seriosi, questi elettori fedeli del Carroccio non sanno che sotto i loro balconi si consuma uno dei più grandi drammi del mondo: ragazze vendute, mafie lungo due continenti, dolore e sofferenza. Per loro è una questione di arredo urbano, atti osceni in luogo pubblico, decoro. Se il dolore fosse chiuso tra le mura di un appartamento, il problema sarebbe risolto.
    «La rotonda di Candiolo è come la prima classe, parliamo di gente che sta in Italia da 15 giorni, spesso minorenni», racconta Alberto Mossino, dell'associazione PIAM onlus, coinvolto come esperto. «Lì fanno capire cosa è il lavoro, capiscono chi è docile e chi è meno affidabile. Lavorano per 50 euro al giorno, questa è tratta, è sfruttamento. I vigili urbani di None ci hanno chiamato per un lavoro di mediazione, hanno compreso che non è il caso di continuare con le retate. Facciamo da molti anni unità di strada. Distribuiamo dei preservativi, perché la salute va tutelata. Se si ammalano è per sempre, anche se poi decidono di cambiare vita. Poi gestiamo case d'accoglienza e comunità di inserimento sociale. E' vero, non sempre c'è il lieto fine. Vale comunque la pena di tentare. Dai nostri percorsi di accoglienza sono uscite più di 120 ragazze nigeriane».
    E' difficile per i signori presenti immedesimarsi. Nel nostro immaginario segnato dal cattolicesimo, la prostituta è una femmina perduta oppure una vittima da salvare. Non esiste una terza possibilità. 
    «Immaginate la situazione», prova a spiegare Mossino. «Una figlia a migliaia di chilometri di distanza, con un debito di 80 mila euro, da pagare 10 euro alla volta, seminude a gennaio all'una di notte, alla fine sono devastate. Sono gli sfruttatori quelli da colpire, non le ragazze. Ogni cliente deve sapere che quei venti euro li dà in mano ai trafficanti. Se uno vuole andare a prostitute, ok, vada nei club dove c'è prostituzione 'normale', nella rotonda non va bene, li si trovano ragazzine». «Per noi si tratta di un percorso sperimentale», aggiunge Valentina Sanmartino, della polizia municipale. «Ma già da ora abbiamo iniziato a vederle in un altro modo. Per noi non è stato semplice avviare un discorso, finora c'è sempre stato uno scontro. Prima dobbiamo imparare dagli operatori sociali». «Costa molto meno fare inclusione sociale che non esclusione», sostiene Mossino. «Costa più un charter per le espulsioni che un progetto di accoglienza».
    Non rovinare le famiglie
    Cinquecento euro elevate ad ogni cliente sorpreso con le prostitute. Le multe non vengono inviate a casa, «per non rovinare le famiglie», si precisa. Ad agosto, primo mese di sperimentazione, ne sono state elevate 50. Uno di quei provvedimenti all'apparenza sacrosanti, giustissimi, persino umanitari perché non colpiscono le ragazze. Ma basta approfondire le questione per cogliere le prime incongruenze ed apprezzare gustosi quadretti di provincia. 
    Intanto, cosa significa intrattenersi con le prostitute? Anche chiacchierare o chiedere informazioni? «Se è a notte fonda non c'è alcun dubbio», ribatte una signora. «Invece non è così», si infervora un contadino: «C'è anche chi alle due di notte va ad irrigare i campi. A me capita di andare col trattore e di passare vicino alle ragazze, spero di non prendere una multa anche io».
    Un rappresentante leghista, con tanto di fazzoletto verde, racconta di un suo amico multato, a suo dire innocente, che gli ha chiesto di adoperarsi per far togliere la contravvenzione. Un piccolo spaccato dell'Italia rigorosa e draconiana sempre pronta al sotterfugio. Ma non è finita. Bossa racconta di un ulteriore episodio che aumenta la confusione ed affonda definitivamente le distinzioni giuridiche, ovvero il caso di «rappresentanti che fanno una regolare attività di vendita di preservativi alle prostitute, anche alle due di notte. E' una vendita regolare, formalmente una sorta di vendita porta a porta o itinerante. L'abbiamo giuridicamente affrontato, non è vietato». 
    Prostituzione e tratta
    «Si continua a confondere prostituzione e tratta. Nel primo caso, possiamo parlare di una scelta consapevole», conclude Mossino. Tratta vuol dire che la donna, dopo una promessa di un lavoro, viene catturata da una rete di trafficanti, che vanno nei villaggi, promettono l'Europa. Come per noi l'America negli anni passati. La famiglia viene impegnata a sottoscrivere un debito, da 40 mila ad 80 mila euro. A volte c'è anche un rito voodoo, che negli anni sta diventando sempre meno efficace. Oggi molte famiglie vanno dal notaio, impegnano i beni. I parenti un po' non sanno, un po' non vogliono sapere. Anche perché con quei soldi si mantengono altre 8-9 persone. Molte ragazze arrivano grazie ai visti falsi del nostro consolato a Lagos, c'è un grosso problema di corruzione. Chi ha i soldi riesce a trovare il visto. Altrimenti il solito viaggio deserto - Libia - Lampedusa. Secondo uno studio dell'Unicri, le ragazze lavorano in Libia, appena racimolano 3 mila euro possono partire per Lampedusa. In Italia vengono riprese dalla rete criminale, se non hai i documenti non puoi fare niente. Vengono imposte prestazioni protette o non protette a 15-20 euro, con la minaccia di mandare gente a disturbare la famiglia. Queste ragazze sono partite da un piccolo villaggio dell'Africa o dalle favelas di una metropoli. Sentono il peso di dover mantenere gli altri fratelli. Da una parte la famiglia, dall'altra i trafficanti dall'altra. «E' verosimile che queste ragazze si ribellino con uno schiocco di dita? Sono le vittime!»
    Attrezzature di tipo militare
    La repressione non paga, ma i problemi sono comunque tanti. Spiega Bossa: «Nasce per prima cosa un problema di 'coordinamento' con i carabinieri, per le ragazze una divisa è sempre una divisa. Quando vedono i vigili, dopo aver avviato il programma di mediazione, non rischiano più di rompersi le caviglie scappando. Ma non ha senso che il giorno dopo un'altra forza di polizia faccia una retata, che in ogni caso non serve a niente. Una ragazza, se inottemperante al decreto di espulsione, per 48 ore va custodita dalle forze dell'ordine. Dovremmo tenere per 3 giorni le ragazze oppure spedirle in un centro accoglienza temporanea». Anche Luca Nuè, assessore alla sicurezza a None è dello stesso avviso: «Le retate sono una perdita di tempo, almeno 120 ore di lavoro degli operatori a carico della collettività, dopo gli arresti le ragazze sono in strada alle otto di sera, i vigili rientrano in caserma a mezzanotte». Il comando della polizia municipale è piccolo, ma una intera stanza è occupata da un sofisticato sistema di videosorveglianza. «Sono attrezzature di tipo militare», ci spiegano. «Devono essere in grado di vedere di notte, registrare, cogliere i particolari. Ogni postazione costa 40 mila euro».
    www.terrelibere.org

I COMMENTI:
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  • purtroppo il degrado nel nostro paese e' dovuto al fatto che ci vivono persone ignoranti come te ANDREA.Rifletti bene prima di parlare dell'Africa,purtroppo tu devi essere una persona che non e' mai uscito dal suo ambiente,non ha viaggiato,se no sapresti che e'uno schifo il nostro paese,ma non per l'arrivo di quella che tu chami ''feccia''ma per egoismo e cattiveria dilagante .Ricordati che in Africa sono cominciati i problemi giusto quando i mercanti dei nostri bei paesi occidentali haano cominciato ad andarci per RUBARE tutto quello che potevano,compreso le persone(che vergogna). purtroppo se parli di requisiti per poter entrare in Italia devo proprio dirti che tu non avresti i requisiti per rimanerci....requisiti intelletivi.parla di cio' che sai. a proposito dell'articolo:Ottimo.Ricordatevi che qualsiasi persona che decide di vendere il proprio corpo per denaro,e' una persona da aiutare,mai giudicare negativamente.sopratutto se sapessimo,come in quasi tutti i casi e', che queste ragazze,ma anche ragazzi,madri ,sorelle, sono,al loro paese, persone molto piu degne di rispetto di molti di noi ,me compreso Dario 08-12-2009 19:17 - dario
  • Uno stato democratico deve aver il diritto di accogliere chi ritiene ne abbia i requisiti, non come adesso che abbiamo fatto entrare tutta la feccia del mondo con conseguente degrado delle cittá piú importanti. Ancora un pó avanti cosí e saremo allo stesso livello dell´Africa : uno schifo. 08-12-2009 15:07 - andrea
  • I Governi confondono volontariamente "tratta" e prostituzione con un preciso intento. Quello di creare il consenso per poi darsi poteri di controllo sui flussi migratori con la scusa delle "donne trafficate". Questi i fatti. Le associazioni, le organizzazioni e via dicendo che si allineano vengono premiate con finanziamenti. Vengono poi finanziate fiction tv come "traffiking" e altre stupidaggini per immettere nell'immaginario collettivo il "problema".

    Le donne obbligate con la forza nell' industria del sesso (che non è prostituzione) sono una piccola minoranza rispetto a chi sceglie quel lavro. Chi detiene il potere ha interesse che le donne, e gli uomini, rimangano impantanti in discussioni inutili con l'unico scopo di distogliere dal punto centrale: la prostituzione è un lavoro, che sia data voce alle prostitute e che le siano concessi diritti come tutti i lavoratori.

    Madame Anais

    Le Prostitute parlano estratto 4'
    http://www.micropunta.it/sisters/ 08-12-2009 13:11 - LUCI ROSSE+PER+DIO+E+L'IMPERO
  • La prostituzione è un fenomeno complesso. C'è chi lo fa per necessità e chi lo fa perché non ha voglia di lavorare. Nel primo caso ci troviamo di fronte al classico esempio di sfruttamento dei più forti nei confronti dei più deboli. Il capitalismo è pieno di queste vicende legate non solo alla prostituzione forzata, ma anche al traffico di droga, di organi di armi ecc. Nel secondo caso abbiamo di fronte donne che si prostituiscono per fare la bella vitta, per avere privilegi. Ognuno può fare ciò che vuole con il proprio corpo, è vero, ma dovrebbero per lo meno pagare le tasse come gli altri. 08-12-2009 10:51 - K
  • Cari Silvio, Andrea..., il mio modo di dire voleva solo essere di sfida, lungi da me a spaccare la faccia, a chi che sia, ma certi articoli, fatti da un uomo per di più, mi fanno accapponare la pelle.
    La prostituzione è ed è sempre stato un fenomeno sociale, di chi non ha soldi per mangiare, di chi deve mantenere una famiglia, di genitori che fanno prostituire i propri figli e tante altre tristi storie.
    I bordelli, che tanti ricordano con piacere, erano qualcosa di aberrante, donne bambine che si prostituivano, erano praticati aborti con i ferri da calza, erano vendute, violentate, Dio solo sa quanta crudeltà ci fosse dentro quei bordelli.
    Se per voi i bordelli sono una soluzione, per me è un tornare indietro, corpi da amare non da comprare, dice uno slogan dei centri sociali.
    Allora offriamo a queste donne dignità, lavoro, casa, istruzione e vedrete che nessuno più si prostituirà, perché per nessuna donna, dico nessuna prostituirsi è una scelta. 08-12-2009 10:44 - Barbara
  • Io vorrei provare a valutare il problema della prostituzione anche dal punto di vista dell'altra parte, del cliente.
    Ma perchè tutti questa gente, tutti questi maschi che vanno a puttane? Ma perchè per avere un pò di sesso, un pò di calore, un pò di insana passione ci si deve risolvere a pagare, nello squallore, nelle macchine, nel freddo, nell'indifferenza, nell'ignoranza, nella solitudine, nella bruttezza?
    Che lo sappiano i clienti chi stanno finanziando, cosa stanno finanziando, che abominio di sistema, che vite al macello, che storie insensate.
    E perchè tutti questi uomini che hanno bisogno di pagare per una scopata? perchè c'è un mondo senza amore, un mondo senza carne, un mondo senza sesso, perchè non prendiamo esempio dalla scandinavia, uomini, donne, trans e bambini, PERCHÈ CONSIDERARE IL SESSO COME PRATICA IGIENICA È ANCORA NELLE MENTI E NEI CORPI OTTUSI DEGLI ITALIANI QUALCOSA DI INCONCEPIBILE E IMMORALE? PER QUANTO TEMPO ANCORA SAREMO SUCCUBI DELLA RETORICA VATICANA SULL'AMORE?
    NON È SOLO UN PROBLEMA DI SICUREZZA O DI ORDINE PUBBLICO O DI INTEGRAZIONE È PRIMA DI TUTTO UN PROBLEMA CULTURALE.
    Credo che gli italiani siano uno dei popoli sessualmente più frustrati del pianeta, basta guardare con quanta naturalezza ed apertura ci si rapporta al sesso in europa, in scandinavia o in spagna, per non parlare dell'africa o dell'america latina. CHE TRISTEZZA L'ITALIA, ANCHE, E FORSE SOPRATTUTTO, QUI. 08-12-2009 00:48 - Salvatore
  • Senti Barbara perche invece di farlo fare alle femministe non vieni te in redazione a spaccargli la faccia? Ci sono donne che si prostituiscono e sono completamente SOLE!, proprio cosi! nel senso che non hanno famiglia, vuol dire letteralmente nessuno alle spalle. nel tuo vocabolario e' contemplata la parola disgrazia? Questo dibattito potrebbe aiutare se si parlasse piu seriamente! perche no anche del lumpenproletariat e sai perche? perche chi e' sottoproletario sa' che non vive in un socialismo reale! e se rimane vittima del sistema o muore i suoi figli non li salvera' nessuno! Quindi basta con queste stupide ipocrisie! te le potevi risparmiare. 07-12-2009 21:49 - Silvio Orsaia
  • A me questo articolo è piaciuto, finalmente un po' di lavoro sul terreno e non per sfere celesti. E non condivido
    quest'idea delle femministe che vanno a spaccare la faccia ad A.M., sembra proprio quel vecchio stereotipo di destra della femminista brutta violenta e mascolina.
    E francamente, le escort di berlusconi a me sono sembrate gente decisamente più maggiorenne e vaccinata di quel che si vede in giro. Cento italiani con la spina dorsale della D'Addario, e l'Italia diventa un altro paese. 07-12-2009 21:16 - andrea61
  • un bell esempio per l italia ..sono un operatore della pm di roma e devo dire che in effetti le cose che si fanno qui per la repressione del fenomeno è la sanzione che non risolve il problema...anzi è solo un provvedimento di facciata.pura pubblicità. spero che altri comuni adottino provvedimentin simili a cominciare dalla capitale. 07-12-2009 17:03 - marco
  • Data storica quel 29 settembre 1948 quando vennero proibiti i bordelli di Stato dopo dieci anni di lotte parlamentari che si conclusero con l'approvazuione dell "Legge Merlin". Vennero aboliti i controlli polizieschi,le visite sanitarie obbligatorie e la schedartura di migliaia di "lucciole", licenziate in troco dalle "Case" che già in quegli anni registravano un fatturato superiore ai 14 miliardi di vecchie lire. Nella stragrande maggioranza dei casi, la strada divenne il mercato senzza regole del sesso a pagamento dove oggi più che mai regna disoedine, confusione e strmpalate leggi votate per punire i frequentatori e le escort di strada. Finalmente un Comune del profondo Nord,None, ha capito che é importante aiutare le sprovvedute frequentatrice delle rotonde. A due passi da Candiolo, nel Castello di Stupinigi, potrebbe sorgere un moderno e legale quartiere a luci rosse, dove gli addetti o le addette potrebbero esercitare la loro antichissima professione, al sicuro, pagare le tasse, salvaguardare la loro incolumità, la loro salute e quella dei sempre più numerosi clienti, oggi perseguitati da da inutili multe e retate, 07-12-2009 15:44 - Claudio Raineri
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