-
|
Daniela Preziosi
La democrazia per greggi
«Il vero volto di un governo e di una maggioranza lo si capisce non nei proclami, ma nelle scelte concrete che riguardano le priorità. Evidentemente, il pluralismo dell'informazione, le voci che non dipendono da editori che hanno interessi in mille altre cose, non sono precisamente al centro dei pensieri di questo governo». Usa un eufemismo per descrivere la situazione, il professore Gustavo Zagrebelsky, già giudice della Corte Costituzionale e prestigioso nome dell'associazione "Libertà e Giustizia". Con altri intellettuali di rango, nello scorso febbraio ha promosso un appello contro il declino della cultura democratica nel paese (si intitolava «Rompiamo il silenzio») che ha raccolto oltre 200mila firme. In questo anno, la tendenza non è cambiata. Gli chiediamo - ma, rivolta a lui, suona come una domanda retorica - se la cancellazione di fatto di molte testate, alcune delle quali - come il manifesto - partigianissime ma indipendenti, non sia un nuovo ulteriore aspetto di questa decadenza.
Berlusconi non teme di stupire. Cancella di fatto un gruppo di quotidiani in cooperativa e di partito, nonostante il suo conclamato conflitto di interessi sia un caso di interesse internazionale.
È il contrario: la sua scelta è una conseguenza del conflitto di interessi. Chi ci governa ritiene che l'informazione necessaria e sufficiente sia quella che proviene dai soggetti "autorizzati".
Altro aspetto sorprendente, la scelta del governo cade il giorno dopo la grande manifestazione del popolo «viola», che ha chiesto legalità e pluralismo. Una coincidenza?
I tempi della finanziaria sono questi, e prescindono dalle manifestazioni. Direi piuttosto che questa scelta ha a che vedere con una concezione generale della vita in comune: non c'è bisogno di pluralismo. Ed è conforme a una certa idea di democrazia per grandi numeri omologati: per greggi, insomma. La democrazia di massa deve fermarsi a una somma di soggetti aggregati, non soggetti pensanti.
Questo succede proprio mentre il governo non gode di buona salute. Fini si smarca, il Pdl divide, c'è un continuo ricorso al voto di fiducia. Come si spiega?
L'eccesso di ricorso alla fiducia non è difetto solo di questo governo. E sulla finanziaria non è una novità. C'è da temere che venga posta anche sul processo breve: lì toccheremmo il fondo. Comunque è in atto un fenomeno preciso, lo si potrebbe spiegare citando la formula latina «motus in fine velocior». Quando si intravede il rischio della fine si diventa più accaniti. O, meglio, nel momento di debolezza si fa mostra della maggior determinazione.
Lei crede che il governo stia arrivando alla fine?
Non posso saperlo, non sono un profeta. Ma non c'è dubbio che mai come ora ci sia una forte tensione dentro la maggioranza e intorno al governo. Ma motus in fine velocior è una legge della storia. Quando un governo è sicuro di sé, e forte, può fare gesti di magnanimità, tolleranza, apertura. Qui siamo agli antipodi.
L'Economist ha scritto «Berlusconi dimettiti». Il Financial Times scrive: «Non può governare». Ma da noi sono in pochi a chiedere le dimissioni del presidente. Come se lo spiega?
Non credo che fuori dal paese sappiano qualcosa più di noi. È che forse lì ragionano con categorie diverse dalle nostre.
Questo riguarda il governo ma anche l'opposizione. Nessun partito di opposizione, almeno parlamentare, chiede le dimissioni di Berlusconi.
Per chiedere le dimissioni bisognerebbe essere in un sistema politico che funziona. Uno dei drammi del nostro paese è che dopo l'eventuale fine del governo non sappiamo cosa c'è. La fine di questa maggioranza farà cadere nel caos il centrodestra, dove si scateneranno i potenziali successori. Ma nel versante opposto non si vede un'alternativa chiara. Il nostro è un sistema in decomposizione da tutti i lati. Il corteo di sabato è stata una sana manifestazione di dissenso, di ripulsa per lo stato in cui siamo piombati. Ma il guaio è che al 'dopo' la politica dovrebbe saper dare una risposta. Ma questa risposta, al momento, non sembra neanche all'orizzonte.
- 30/12/2009 [6 commenti]
- 30/12/2009 [9 commenti]
- 30/12/2009 [9 commenti]
- 30/12/2009 [15 commenti]
- 30/12/2009 [4 commenti]
- 30/12/2009 [5 commenti]
- 29/12/2009 [9 commenti]
- 29/12/2009 [6 commenti]
- 28/12/2009 [1 commenti]
- 28/12/2009 [5 commenti]
- 28/12/2009 [1 commenti]
- 26/12/2009 [14 commenti]
- 26/12/2009 [7 commenti]
- 25/12/2009 [4 commenti]
- 25/12/2009 [12 commenti]
- 25/12/2009 [14 commenti]
- 23/12/2009 [14 commenti]
- 23/12/2009 [4 commenti]
- 23/12/2009 [26 commenti]
- 23/12/2009 [0 commenti]
- 22/12/2009 [28 commenti]
- 22/12/2009 [10 commenti]
- 22/12/2009 [1 commenti]
- 21/12/2009 [1 commenti]
- 21/12/2009 [27 commenti]
- 20/12/2009 [5 commenti]
- 20/12/2009 [13 commenti]
- 20/12/2009 [15 commenti]
- 19/12/2009 [3 commenti]
- 18/12/2009 [13 commenti]
- 18/12/2009 [9 commenti]
- 17/12/2009 [6 commenti]
- 17/12/2009 [12 commenti]
- 16/12/2009 [40 commenti]
- 16/12/2009 [11 commenti]
- 15/12/2009 [1 commenti]
- 15/12/2009 [13 commenti]
- 14/12/2009 [0 commenti]
- 13/12/2009 [12 commenti]
- 12/12/2009 [18 commenti]
- 12/12/2009 [19 commenti]
- 11/12/2009 [12 commenti]
- 11/12/2009 [6 commenti]
- 10/12/2009 [1 commenti]
- 10/12/2009 [2 commenti]
- 09/12/2009 [6 commenti]
- 09/12/2009 [2 commenti]
- 09/12/2009 [2 commenti]
- 08/12/2009 [2 commenti]
- 08/12/2009 [6 commenti]
- 07/12/2009 [11 commenti]
- 06/12/2009 [7 commenti]
- 06/12/2009 [27 commenti]
- 05/12/2009 [67 commenti]
- 04/12/2009 [9 commenti]
- 04/12/2009 [8 commenti]
- 03/12/2009 [22 commenti]
- 03/12/2009 [16 commenti]
- 02/12/2009 [16 commenti]
- 02/12/2009 [3 commenti]
-
La Somalia va a pesca
| di Giorgia Fletcher del 21.12.2012 -
La termoelettrica di Huexca
| di Fulvio Gioanetto del 20.12.2012
-
Bob Lutz in Gm, l'eterno ritornoBob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili.7 novembre 2011
-
Lezioni di dissensoDomenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.7 novembre 2011
-
Cosa significa “centro antiviolenza”? (DL femminicidio IV parte)
di Luisa Betti - 17.09.2013 02:09
-
La terra dei fuochi come il Vajont
di francesca - 16.09.2013 21:09
-
Ridiamoci sopra, Alberto Perino
di massimozucchetti - 16.09.2013 12:09
-
Larry Summers fuori
di luca celada - 16.09.2013 08:09
-
E’ morto il biologo Albert Jacquard, un grande umanista
di Anna Maria - 12.09.2013 14:09
-
Le sigle televisive – una carrellata
di nefeli - 11.09.2013 11:09
-
Scuola: precari assunti con lo stipendio bloccato
di Roberto Ciccarelli - 11.09.2013 10:09
-
Metà fumetto e metafisica: Valvoline e dintorni sotto il segno inquietante di Giorgio De Chirico
di Andrea - 05.09.2013 16:09
-
Egitto: da Tahrir a Otranto
di giuseppe.acconcia - 05.09.2013 15:09
-
Ghosn, un uomo (sempre più) solo al comando
di fpaterno - 04.09.2013 17:09
-
Sal – Conversazione con l’attore Salvatore Ruocco
di Filippo Brunamonti - 26.08.2013 18:08
-
La foto
di giuliasiviero - 17.08.2013 22:08
-
Arrivano i vostri ovvero la sindrome di Sansone
di gianni - 06.08.2013 06:08












E l'Alitalia, a chi l'ha regalata? i debiti a noi, ma gli aerei? se non mi sbaglio si scrive Colaninno ma si pronuncia in un'altra maniera.
Da Veltroni in poi e' in atto una pulizia etnica, a sinistra, e il governo da' una mano agli amici suoi. E al momento giusto, ci sarà sempre il giusto numero di assenti in aula. 08-12-2009 22:58 - andrea61
Se non si comprende questo e si scomodano fantomatici atti dittatoriali, si dimostra l'autoreferenzialità di alcuni intellettuali che vivono chiusi ne proprio piccolo mondo antico, senza rendersi conto che al di là della loro cerchia di aficionados non spostano di un millimetro l'idea che la grande maggioranza del popolo ha della politica e delle società. 08-12-2009 16:40 - Gio