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Guglielmo Ragozzino
C'è ingiustizia nell'aria. Copenhagen comincia
Copenhagen comincia. Per un caso il vertice si chiama proprio Cop 15, e il numero serve per ricordare tutti i quattordici incontri precedenti. A poco a poco sono serviti a convincere i grandi della terra che occorre fare qualcosa. Contro il caldo che cresce, il deserto che avanza, la banchisa che si squaglia, il mare che tra poco ricopre Venezia e Manhattan, i luoghi delle fiabe. Sarà una gigantesca kermesse: migliaia di capi di stato, ministri, consiglieri, sherpa, osservatori, giornalisti, scienziati, divulgatori, ambientalisti, rappresentanti di popolazioni dimenticate e a rischio; e poi industriali, religiosi, filantropi, semplici curiosi. Dopo i primi giorni la zuppa primordiale di Copenhagen farà decantare la politica, i ministri, il club dei decisori. Almeno essi ne sono convinti. Poi il loro accordo che si prevede sarà debole: ne scaturirà un altro appuntamento o poco più. I tagli alle emissioni di gas all'origine del riscaldamento della Terra come l'anidride carbonica, saranno in sostanza rimandati ad anni lontani, quando nessuno dei decisori sarà più al potere (tranne forse soltanto uno, stando ai suoi sondaggi).
Per muovere il blocco degli interessi contrapposti, un certo giorno, intorno al 12 dicembre, ci sarà un po' di spingi-spingi da parte di coloro che sostengono che nessun accordo (no deal) sia meglio di un cattivo accordo (bad deal). Tutti ne sono al corrente, movimenti e polizie. Forse solo allora anche il popolo dimenticato, quello del preambolo della carta di San Francisco («Noi popoli delle Nazioni unite, decisi a salvare le future generazioni...») avrà di nuovo un po' di voce e di visibilità.
C'è molta ingiustizia nell'aria a Copenhagen. Un aspetto irrisolto riguarda l'anidride carbonica. L'idea base è quella di venderla e comprarla; insomma risolvere pagando i problemi dell'inquinamento globale. Pagando chi, viene da chiedersi? C'è però una soluzione, nell'aria. Sono quelli dei beni comuni a suggerirla. Anche la Co2 potrebbe essere considerata un bene comune globale, che gli umani si devono spartire, un tanto per uno. Non rivendicare i meriti e i sacrifici dei duecento anni del capitalismo trionfante - chi ha vinto e chi ha perduto - ma guardando avanti, al futuro dei figli. Emissioni uguali, per tutti. Un miliardo di cinesi non contano per uno, la Cina, ma per un miliardo. Lo stesso per trecento milioni di americani, per sessanta milioni di italiani. Il risultato non si raggiungerà in un giorno, ma è un obiettivo facile da capire, giusto.
Poi, tra gli altri, molti altri, c'è il problema dell'economia verde, un po' via di fuga dalla crisi economica, un po' riproposizione del tutto come prima, verniciato smeraldo. Nell'appello di Ravaioli e Petrella e tanti altri, pubblicato da il manifesto il primo dicembre, vi sono considerazioni amare sul miliardo di automobili verdi che circoleranno in prospettiva, aggiungendosi a molte di quelle esistenti, nel prossimo futuro. Cambia poco, se non cambia il modello complessivo, il rapporto tra le persone, la qualità della vita. Anche gli ecologisti più attenti lo sanno. Ma sono questioni sottili che forse il ministro italiano che ancora ieri si è fatto bello con la proposta di aumentare la velocità sulle autostrade, avrà difficoltà a capire. «Il suo cervel, Dio lo riposi, /in tutt'altre faccende affaccendato,/a questa roba è morto e sotterrato». E lo stesso vale, più in generale, per i nostri governanti, piuttosto scettici in tema di riscaldamento globale.
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Gli anticastristi hanno detto che è lei la causa di tutti i nostri mali.
Una raffineria che la Sanchez vede dalla sua casa all'Avana.
Un filo di fumo nero esce da questa ciminiera.
La raffineria Nico è spenta da più di due anni e la foto e datata,ma questi criminali hanno avuto il coraggio di accusare una nazione che raccoglie ancora le canne con il MACHETE.
Una nazione vittima di un blocco economico che la costringe a vivere in un periodo speciale al limite della fame.
Se non ci fossero i socialisti che distribuiscono il poco,in modo capillare e giusto,la gente sarebbe morta di fame per le strade.
Fanno cose incredibili e assassine e pòi hanno il coraggio di indicare le vittime a colpevoli.
I cinesi e gli indiani,hanno cominciato solo ora ad assaggiare il consumismo, e già, la mannaia gli è scesa sulla testa, accusandoli come se facessero questo, da anni.
Tanto i nostri monumenti sono illuminati tutta la notte.
Luci sfarzose per questo natale e corsa agli aquisti.
Panorama,ha fatto un suplemento da un kilo di cartra,per denunciare l'abbattimento delle foreste.
I borghesi son tutti..... 09-12-2009 09:00 - maurizio mariani