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Daniela Preziosi
Superbanana spegne le voci fuori dal coro
FRANCESCO TULLIO ALTAN, vignettista
Di solito disegna - per l'Espresso e Repubblica - vignette i cui dialoghi suonano così: «Posso scrivere: superbanana è basso?», e l'altro, vestito da direttore: «Scrivi che non è altissimo, non fare l'eroe». Oppure: «Spero che qualcuno sia pronto a dare la vita per difendere il mio diritto a dire tutte le cazzate che penso». Per non parlare dell'eterno signore che vuole infilare l'ombrello nelle terga dell'altro (il cittadino), un grande classico per le leggi porcata, o del suo inarrivabile operaio Cipputi: «Cosa le costa provare? Se poi non le va fra cinque anni lo toglie». Senza il tratto non rende, ma anche dal baloon si capisce lo stile di Altan (Francesco Tullio è il nome, all'anagrafe) uno dei maggiori vignettisti italiani. È anche autore di satire e fumetti, disegnatore, sceneggiatore. Parla poco, non volentieri.
Con i tagli alla finanziaria, 92 testate sono a rischio di chiusura.
Questo governo fa tutti gesti che vanno nello stesso senso: di limitare le voci che non sono nel coro.
Questo succede da parte di chi ha un tale potere mediatico da poter avere un qualche interesse a sembrare un po' meno autoritario con la stampa, non crede?
Questi del governo l'interesse di 'sembrare' non ce l'hanno proprio. Sono senza vergogna.
Questa scelta cade il giorno dopo la manifestazione del 'popolo viola', che chiede verità, giustizia e anche pluralismo.
Il normale buon senso politico, cioè il fatto che uno almeno fa finta di essere un po' meglio di quello che è questi qui non lo sentono. Ho visto i ragazzi vestiti di viola, è sempre una bella impressione quando si muovono i giovani. Anche se mi sembra che la montagna, l'ostacolo, sia più grosso, non sia alla portata di una manifestazione.
Crede che ci sia un'opposizione in grado di raccogliere il movimento della piazza?
Credo che da una piazza come quella l'opposizione può avere un po' di fiato. Certo, i risultati non arrivano il giorno dopo, sfortunatamente.VALERIO ONIDA, presidente emerito della Corte Costituzionale
«Non mi meraviglia che questa maggioranza prenda iniziative di questo genere. Un po' per fare cassa, un po' un'antica ostilità nei confronti delle voci cooperative. Ma suggerirei di analizzare questa vicenda freddamente». Valerio Onida, costituzionalista e presidente emerito della Corte Costituzionale, il 3 ottobre scorso è stato, un po' a sorpresa dato il tipo di studioso, il protagonista del palco della manifestazione per una stampa «senza bavaglio». In quel caso il bersaglio immediato della mobilitazione era, insieme alla libertà di stampa, la legge che vieta la pubblicazione delle intercettazioni.
Stavolta, presidente, sono a rischio 92 testate, fra cooperative e di partito. Dal 2010 il governo cancella il 'diritto soggettivo' al rimborso e stabilisce di anno in anno il contributo che darà alle testate. Cosa intende per 'uno sguardo freddo' su questa vicenda?
Accomunare i giornali di partito alle cooperative a mio parere è sbagliato. Dico di più: togliere il finanziamento pubblico agli organi di partito può persino essere sacrosanto. Altra cosa sono le cooperative di giornalisti, sul modello di Le Monde, per esempio. In questo caso un sostegno pubblico è altrettanto sacrosanto perché esse sono una genuina espressione di pluralismo diffuso. In più trasformare un diritto al contributo certo e discendente dalla legge in un fatto eventuale e secondo criteri governativi, ovviamente espone le testate a discrezionalità e incertezza. E non è libertà il fatto che la possibilità di stampare dipenda da decisioni governative.
Ma questo riguarda anche gli organi di partito. Dalla Padania a Liberazione, passando per L'Unità, perché i partiti, tanto più quelli piccoli, non dovrebbero essere aiutati a far sentire la propria voce, tanto più in un sistema mediatico segnato dal duopolio televisivo e dal conflitto di interessi del presidente del consiglio?
Perché nella stragrande maggioranza dei casi questi soldi si trasformano in contributi indiretti ai partiti. E perché nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di partiti o movimenti politici nati alla bisogna, o vivi solo per mantenere il contributo. Realtà fittizie.
In qualche caso, professore. Nella maggioranza si tratta di partiti veri, e dei loro organi di informazione.
A me sembra più serio che il sostegno pubblico vada a realtà come le cooperative di giornalisti che fanno il giornale e che non hanno alle spalle un gruppo economico più o meno potente. Anche perché c'è un discorso generale che riguarda l'informazione. Che ci sia la tal agenzia che fa capo a un personaggio o a un gruppo politico non è vera libertà di stampa.
Perché?
L'indipendenza della stampa, un giornale che cerca di dare informazioni corrette, non è un fatto qualsiasi. Gli organi di partito sono di per sé voci da cui ci si aspetta una presa di posizione a priori. Capisco che anche giornali non di partito rischiano di scivolare verso un'idea lontana dalla voce indipendente. Penso alle tentazioni di un quotidiano come Repubblica, per esempio. Ma un organo di stampa dovrebbe avere come caratteristica fondamentale quella di non avere dietro un altro interesse, se non informare. Fatto salvo l'orientamento: le idee sono idee. Non interessi.
Lei allarga il campo all'assenza della figura dell'editore 'puro'. E detta così, in Italia di libertà ce ne sarebbe ben poca.
Fra conflitto di interesse e concentrazioni dei mezzi economici, la situazione non è allegra. Tanto più con la tendenza, sempre più forte nel nostro paese, di fare degli organi di stampa i portavoce di qualcosa che c'è dietro.
Come definirebbe la condizione dell'informazione italiana?
Non sono un analista, preferisco sempre non fare discorsi in generale. Ma certo in Italia è tutto avvelenato. L'Italia è un gran corpo pieno di malattie.
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Lo volevano povero,quelli di De Benedetti.
Lo vorrebbero in galera quelli del tribunale e lo vorebbero menare quelli delle fabbriche.
Ma lui non ci sta e eccolo all'attacco!
Attacca con le stesse armi con cui è stato oggetto!
Con i laziali,gli ha mandato i reggisti....
Con i magistrati,le minacce velate da calzini e barbieri.
Con i giornalisti,il taglio dei finanziamenti.
Queste mosse meritano rispetto,perche dimostrano che non è un fesso e nemmeno quel testa di legno che abbiamo sempre creduto che fosse.
Un regista,non una comparsa.
Oggi fa fuori la vecchia mafia obsoleta e inutile.
Ha fatto carcerare più mafiosi, di primo e secondo livello, di tutti.
Si può dire che ci sono stati licenziamenti anche nel mondo della criminalità.
La crisi crea disoccupazione!
Siamo in tanti ora a fare lo schiaffo del soldato.
Ma ogni volta che ne riceve uno ecco che subito riconosce la mano.
Sembra il figlio di Andreotti!
Ma com'è che noi italiani dobbiamo sempre averne uno così, in mezzo al cavallo dei pantaloni? 10-12-2009 11:29 - maurizio mariani
Simonetta 09-12-2009 22:18 - sim