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FUORIPAGINA
12/12/2009
  •   |   Tommaso De Berlanga
    40 anni fa la strage di Piazza Fontana

    È sempre stupefacente come – in Italia, almeno – i «cercatori ufficiali di verità» si guardino bene dal fare domande ai testimoni diretti. Un caso esemplare
    di questa malattia è quello di Pasquale Valitutti. Appena ventenne all’epoca della strage di piazza Fontana, come tanti altri in quei giorni fece l’esperienza della questura. Non di una qualsiasi, ma proprio quella di Milano. Anzi, è stato l’ultimo compagno a parlare con Giuseppe Pinelli, la sera del 15 dicembre; poi lo ha sentito cadere dalla finestra. In questi 40 anni non ha mai cambiato la sua versione.
    Com’è stato il tuo 15 dicembre 1969?
    Dopo il 12 dicembre è iniziata la caccia all’anarchico. La polizia ha praticamente
    fermato tutti gli anarchici noti. Io non ero a Milano quel giorno; sono andati a casa mia, han preso mia sorella (che non faveva politica!) e han detto a mia madre che l’avrebbero lasciata andare solo se mi fossi consegnato. Quando sono andato in questura, il giorno dopo, c’era un sacco di gente. Poco alla volta hanno cominciato ad andar via e alla fine siam rimasti solo in due: io e Pino, in uno stanzone. Pino aveva una ventina di anni più di me che, da ragazzi,
    son tanti. Si scherzava un po’, cercava di consolarmi dicendo «Dai Lello, 'sta cosa qui ora finisce, tra un po’ ce ne andiamo a casa». Intanto faceva dei bei disegni per le sue bambine, che poi ho dato a Licia. Poi son venuti a prendere Pino e lo hanno portato nella stanza vicina per interrogarlo. L’ufficio della «squadra politica» era come un appartamento: una porta d’ingresso, un corridoio lungo con tante stanze. 

    Tu, da lì dentro, cosa sentivi?
    Se parlavano normalmente, non sentivo niente. Venti minuti prima della mezzanotte è successo qualcosa. Ho sentito rumori, mobili che si spostavano, gente che parlava in modo concitato, senza riuscire a distinguere bene le parole. Non ho sentito urla, ma è successo qualcosa che non era accaduto
    durante gli altri interrogatori. Sentendo questi rumori, chiaramente vado in
    tensione. La porta della stanza dove mi trovavo era una porta a vetri che dava sul corridoio, da cui potevano controllare chi stava dentro. Da lì ho potuto vedere e ti posso assicurare che, dal momento in cui avevano portato Pino nella stanza dell’interrogatorio, non è più passato nessuno. In particolare
    in quell’ultimo quarto d’ora, assolutamente nessuno.
    Quanti poliziotti c’erano nella stanza?
    Dovevano essere sei: Calabresi, Lograno, Panessa, Muccilli, Mainardi e un altro.
    Nessuno si è spostato. E Calabresi c’era sicuramente. Lo conoscevo bene, era il commissario, quello che comandava tutti; il più alto in grado presente. Quello che rompe il silenzio è un tonfo molto sordo, molto cupo. Il corpo di Pino che cade. La cosa veramente assurda è che nessuno ha reagito. Non ho più sentito nessun rumore. Nessuno ha urlato; come ho sentito il trambusto avrei sentito anche le urla. Ti puoi immaginare: sei in una stanza molto piccola, qualcuno
    si butta dalla finestra e nessuno urla?
    Dopo il «tonfo» che accade?
    Sono usciti dalla stanza e sono venuti da me, mi hanno bloccato ed è apparso Calabresi: «non capisco come possa essere successo, Valitutti; stavamo parlando tranquillamente con Pinelli di Valpreda, non capisco, all’improvviso si è buttato». L’ho detto subito al giudice nel primo interrogatorio, il 1 gennaio del ‘70, quando mi hanno chiamato a parlare con Caizzi.
    C’è stato un processo, poi. Avranno cercato di smontare la tua versione...
    Era il processo Calabresi-Lotta continua. Sono andato lì e gli avvocati mi han
    fatto tutte le domande e io ho raccontato tutto, come adesso. Importante: Calabresi era lì, con il suo avvocato e non mi hanno fatto neanche il controinterrogatorio. Non gli conveniva. Dal punto di vista giudiziario vuol dire che non potevano contestarmi niente e volevano farmi «scivolare via». Poi il presidente del tribunale ha disposto un sopralluogo in questura per capire cosa
    potevo aver visto veramente. Quando siamo andati lì, davanti alla porta a vetri era stato messo una grosso distributore di caffè e bibite. E il presidente mi ha detto: «con questa macchina davanti, lei poteva anche non vedere». Io gli ho risposto che la macchina non c’era; anzi, ho indicato sul linoleum del pavimento, sulla parete opposta, il segno che la macchina aveva lasciato. Mi ricordo la sua faccia. É rimasto costernato di fronte all’evidenza di un tentativo così maldestro di alterare la «scena del delitto».
    Mai accusato di falsa testimonianza?
    Mai. La cosa più singolare è che D’Ambrosio (Gerardo, ndr) non mi ha nemmeno
    interrogato, quando ha fatto l’inchiesta sulla morte di Pinelli. Sono stato interrogato la prima volta dal pubblico ministero. Poi ho testimoniato al processo Calabresi-Lc. Quando poi Licia ha fatto denuncia per omicidio contro ignoti, D’Ambrosio ha fatto la sua inchiesta e non mi ha interrogato. Lui ha sentito soltanto i poliziotti, che non erano testimoni, ma sotto avviso di garanzia. E non ha sentito l’unico testimone che c’era. Quando glielo dicono pare che si arrabbi sempre. Ma è stato molto scorretto.

     


I COMMENTI:
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  • Che Calabresi fosse presente o no nella stanza con Pinelli e di primaria importanza!!!
    falsa testimonianza inquinamento delle prove ostacolo alle indagini ... chiamatela un po' come vi pare, ma se un commissario di polizia agisce in questo modo, beh ... un buon motivo ci dovrà pur essere, no? altrimenti si sarebbe dovuto procedere per falsa testimonianza nei confronti di PV [come elegantemente mette in rilievo TdeB nell'articolo/intervista]
    fischi e familiari invece credo sia un'astuta manovra di strumentalizzazione da parte di chi ha ancora e sempre buoni motivi per continuare a gettare fumo negli occhi di chi vorrebbe vedere 21-01-2010 13:34 - telemaco homewood
  • intanto sono stati gli stessi familiari delle vittime a fischiare il palco...chi non era presente la smetta ci raccontare balle!!!...non so e in fondo mi interessa poco cosa successe alla questura di Milano...quello che so è che la strage di P. Fontana fu contro le lotte degli studenti e degli operai...fu un periodo terribile
    che ci tolse molte illusioni sulla democrazia nel nostro paese e sulla possibilità di cambiamento reale con metodi pacifici.... 14-12-2009 18:03 - spartaco
  • Fischiare i parenti delle vittime?
    La storia non insegna proprio niente vero?

    Sempre convinti di essere moralmente ne giusto a sinistra? 14-12-2009 12:51 - Riccardo Compagnoni
  • Pinelli è morto, Calabresi anche.
    Ma la verità su tutte le stragi del periodo 1969-1993 si capisce ancdando a vedere chi ci sta governando da ormai troppo tempo. Non è certo il PD e neppure la sinistra social-comunista!!! 14-12-2009 12:03 - katavan
  • Però leggetevi anche il libro di Mario Calabresi "Spingendo la notte più in la "che parla di tutte le vittime dei terroristi. 14-12-2009 09:40 - Johnni 59
  • sono passati 40 anni e oggi sul palco c'erano coi politici, i familiari delle vittime mentre la piazza, tutta intorno, protestava e fischiava. il pensiero dei contestatori non va mai ai familiari delle vittime? c'è solo spazio per i fischi, le bandiere rosse e le rivendicazioni. il tempo non passa per la piazza. ma per i familiari? 13-12-2009 19:01 - stefano
  • qualunque sia il modo in cui Pinelli finì giù da quella finestra e il perchè, in quella stanza non era solo.
    una responsabilita di qualcuno c'è.
    E se gidiziariamente non si trova o non si vuole trovare il responsabile è lo Stato e le sue istituzioni.
    Che si assuma le sue responsabilità 13-12-2009 18:34 - andrea api
  • Che Calabresi fosse presente o no nella stanza con Pinelli è un fatto sicuramente importante, ma secondario nella vicenda generale. E' invece essenziale sottolineare come Calabresi, insieme ai suoi superiori, avesse comunque la responsabilità personale e giudiziaria dell'incolumità di Pinelli, trattenuto in modo illegittimo oltre i termini di legge. E tanto, mi pare, basta ed avanza. 13-12-2009 11:58 - Filippo D.
  • 40 ANNI DI LATITANZA DELLA GIUSTIZIA ITALIANA , SONO UNA VERGOGNA, STRAGE DI STATO , PERPETUATA CON UN DISEGNO EVERSIVO FASCISTA ,CHE EBBE COPERTURA DAI CORPI DELLO STATO. SI SAPRA' MAI CHI FURONO I MANDANTI ? AVRANNO GIUSTIZIA I PARENTI DELLE VITTIME DELLA STRAGE DELLA BANCA DELLA AGRICOLTURA A MILANO? IO CREDO CHE NON VERRA' MAI A GALLA LA VERITA' PERCHE' TROPPO SCOMODA PER CERTI PERSONAGGI POLITICI . 13-12-2009 10:38 - euclide
  • la magistratura, "comunista" in parte, secondo tale berlusconi,ha espresso una certezza: Sofri in galera... 13-12-2009 10:31 - claudio
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