domenica 17 febbraio 2013
Abbonamenti 2012

 
Forum
 
LA ROTTA D'EUROPA
Le crisi senza Unione
di Rossana Rossanda
OGGI IN EDICOLA
giornale domenica 17 febbraio 2013
ACQUISTA IL PDF
Ottobre 2011
 
 
 
In edicola
dal 18 Ottobre

a 3€ con il manifesto, a 1,70€ più il prezzo del giornale negli altri giorni
 
Tunisia, la vertigine di poter scegliere
di SERGE HALIMI
Fissione nel cuore del nucleare francese
di TRISTAN COLOMA
 
 
Condividi su facebooktwitteraddthis.com
FUORIPAGINA
12/12/2009
  •   |   Tommaso De Berlanga
    40 anni fa la strage di Piazza Fontana

    È sempre stupefacente come – in Italia, almeno – i «cercatori ufficiali di verità» si guardino bene dal fare domande ai testimoni diretti. Un caso esemplare
    di questa malattia è quello di Pasquale Valitutti. Appena ventenne all’epoca della strage di piazza Fontana, come tanti altri in quei giorni fece l’esperienza della questura. Non di una qualsiasi, ma proprio quella di Milano. Anzi, è stato l’ultimo compagno a parlare con Giuseppe Pinelli, la sera del 15 dicembre; poi lo ha sentito cadere dalla finestra. In questi 40 anni non ha mai cambiato la sua versione.
    Com’è stato il tuo 15 dicembre 1969?
    Dopo il 12 dicembre è iniziata la caccia all’anarchico. La polizia ha praticamente
    fermato tutti gli anarchici noti. Io non ero a Milano quel giorno; sono andati a casa mia, han preso mia sorella (che non faveva politica!) e han detto a mia madre che l’avrebbero lasciata andare solo se mi fossi consegnato. Quando sono andato in questura, il giorno dopo, c’era un sacco di gente. Poco alla volta hanno cominciato ad andar via e alla fine siam rimasti solo in due: io e Pino, in uno stanzone. Pino aveva una ventina di anni più di me che, da ragazzi,
    son tanti. Si scherzava un po’, cercava di consolarmi dicendo «Dai Lello, 'sta cosa qui ora finisce, tra un po’ ce ne andiamo a casa». Intanto faceva dei bei disegni per le sue bambine, che poi ho dato a Licia. Poi son venuti a prendere Pino e lo hanno portato nella stanza vicina per interrogarlo. L’ufficio della «squadra politica» era come un appartamento: una porta d’ingresso, un corridoio lungo con tante stanze. 

    Tu, da lì dentro, cosa sentivi?
    Se parlavano normalmente, non sentivo niente. Venti minuti prima della mezzanotte è successo qualcosa. Ho sentito rumori, mobili che si spostavano, gente che parlava in modo concitato, senza riuscire a distinguere bene le parole. Non ho sentito urla, ma è successo qualcosa che non era accaduto
    durante gli altri interrogatori. Sentendo questi rumori, chiaramente vado in
    tensione. La porta della stanza dove mi trovavo era una porta a vetri che dava sul corridoio, da cui potevano controllare chi stava dentro. Da lì ho potuto vedere e ti posso assicurare che, dal momento in cui avevano portato Pino nella stanza dell’interrogatorio, non è più passato nessuno. In particolare
    in quell’ultimo quarto d’ora, assolutamente nessuno.
    Quanti poliziotti c’erano nella stanza?
    Dovevano essere sei: Calabresi, Lograno, Panessa, Muccilli, Mainardi e un altro.
    Nessuno si è spostato. E Calabresi c’era sicuramente. Lo conoscevo bene, era il commissario, quello che comandava tutti; il più alto in grado presente. Quello che rompe il silenzio è un tonfo molto sordo, molto cupo. Il corpo di Pino che cade. La cosa veramente assurda è che nessuno ha reagito. Non ho più sentito nessun rumore. Nessuno ha urlato; come ho sentito il trambusto avrei sentito anche le urla. Ti puoi immaginare: sei in una stanza molto piccola, qualcuno
    si butta dalla finestra e nessuno urla?
    Dopo il «tonfo» che accade?
    Sono usciti dalla stanza e sono venuti da me, mi hanno bloccato ed è apparso Calabresi: «non capisco come possa essere successo, Valitutti; stavamo parlando tranquillamente con Pinelli di Valpreda, non capisco, all’improvviso si è buttato». L’ho detto subito al giudice nel primo interrogatorio, il 1 gennaio del ‘70, quando mi hanno chiamato a parlare con Caizzi.
    C’è stato un processo, poi. Avranno cercato di smontare la tua versione...
    Era il processo Calabresi-Lotta continua. Sono andato lì e gli avvocati mi han
    fatto tutte le domande e io ho raccontato tutto, come adesso. Importante: Calabresi era lì, con il suo avvocato e non mi hanno fatto neanche il controinterrogatorio. Non gli conveniva. Dal punto di vista giudiziario vuol dire che non potevano contestarmi niente e volevano farmi «scivolare via». Poi il presidente del tribunale ha disposto un sopralluogo in questura per capire cosa
    potevo aver visto veramente. Quando siamo andati lì, davanti alla porta a vetri era stato messo una grosso distributore di caffè e bibite. E il presidente mi ha detto: «con questa macchina davanti, lei poteva anche non vedere». Io gli ho risposto che la macchina non c’era; anzi, ho indicato sul linoleum del pavimento, sulla parete opposta, il segno che la macchina aveva lasciato. Mi ricordo la sua faccia. É rimasto costernato di fronte all’evidenza di un tentativo così maldestro di alterare la «scena del delitto».
    Mai accusato di falsa testimonianza?
    Mai. La cosa più singolare è che D’Ambrosio (Gerardo, ndr) non mi ha nemmeno
    interrogato, quando ha fatto l’inchiesta sulla morte di Pinelli. Sono stato interrogato la prima volta dal pubblico ministero. Poi ho testimoniato al processo Calabresi-Lc. Quando poi Licia ha fatto denuncia per omicidio contro ignoti, D’Ambrosio ha fatto la sua inchiesta e non mi ha interrogato. Lui ha sentito soltanto i poliziotti, che non erano testimoni, ma sotto avviso di garanzia. E non ha sentito l’unico testimone che c’era. Quando glielo dicono pare che si arrabbi sempre. Ma è stato molto scorretto.

     


I COMMENTI:
  pagina:  2/2  | prima  | precedente
  • Vi consiglio di leggere un libro bellissimo, morte accidentale di un anarchico di Dario Fo, edizione Enaudi 1974, soprattutto a fine libro le due note, sulla rappresentazione teatrale, di Dario Fo e del Collettivo Teatrale La Comune.
    Quello che mi chiedo, come mai in tutti i processi per terrorismo, la magistratura ha sempre trovato i colpevoli e soprattutto ci sono stati pentiti che hanno collaborato, mentre nei casi di strage non si è mai giunti a una sentenza definitiva, che identificasse i colpevoli e soprattutto non ci sono mai stati dei pentiti che collaborassero?
    Ho sempre avuto il sospetto che fosse una resa dei conti mafia – governo.
    Potremmo chiedere ad Andreotti di lasciarci in eredità un libro dove dichiara tutto quello che sa, sicuramente ha molto da dire! 13-12-2009 09:39 - Barbara
  • Hanno fatto bene i cittadini di Milano a scuotere il palco dei politici.Hanno fatto bene gli urlatori a soffocare le strozate di ogni anno che dicono i nostri amministratori.Hanno fatto bene i giovani a non incuriosirsi sui libri e le nuove testimonianze che ogni anno fanno per speculare su quei nostri morti.
    Basta.Basta.Bastardi!
    Avete messo le bombe con gli americani per spegnere il 68 italiano.Lo avete fatto con il beneplacito di tutti i partiti di quel tempo e avete messo per 40 anni i segreti di Stato!
    Sapete benissimo,nomi e cognomi degli assassini,ma li avete protetti e pensionati.Ora Bruno Vespa,ci vuole dare ua chicca a pagamento.Fate schifo.Fare soldi sui morti.
    Lo sappiamo già chi ha fatto quella strage e quelle dopo.Lo abbiamo scritto sui muri con il nostro sangue.Tutti sanno quello che è successo.Non facciamo arricchire di nuovo,quelli che per 40 anni, hanno taciuto! 13-12-2009 07:42 - maurizio mariani
  • Per la verità, e senza voler giustificare nessuno, che Calabresi non fosse nella stanza al momento del "suicidio" di Pinelli lo sostenne anche Valpreda. Basta ascolatre l'intervista che rilasciò a Sergio Zavoli e che si trova su youtube. certo Valpreda quella sera era a Roma e Valitutti era presente in questura, quindi forse è più attendibile il secondo, ma allora perchè Valpreda era così sicuiro che Calabresi non ci fosse? Questo non cambia la sostanza politica della morte di Pienlli, ma certo, la ricostrruzione dei fatti non è semplice, come non è semplice spiegare l'atteggiamneto che Valitutti attribuisce al "demccratico" D'Ambrosio tanto amato dai dipietrini. 13-12-2009 00:46 - Franco
  • Il libro di Bruno Vespa è del '97: non è significativo che Gemma Capra candidamente ripeta ancora la bugia di Panessa come se fosse una verità?

    Se Pinelli ha avuto un malore perché hanno detto che si è buttato e Panessa ha raccontato la storia della scarpa?

    Si vorrebbe che la sentenza di D'Ambrosio fosse considerata una verità assoluta ma la verità di Calabresi era diversa: secondo lui Pinelli si buttò. 12-12-2009 22:25 - Ciccillo
  • Nel libro di Bruno Vespa "La sfida" c'un'intervista a Gemma Capra, che dice:

    "Quando Gigi tornò, mi raccontò tutto. Mi disse che aveva interrogato Pinelli fino a un certo momento, poi era stato chiamato da Allegra che gli sollecitava una conclusione perché a Roma avevano fermato Valpreda e lui voleva andare giù con il verbale. Allegra rimproverava spesso a Gigi il suo modo di interrogare. Lui permetteva che i fermati fumassero, prendessero il caffè, andassero in bagno, si alzassero, interrompessero l'interrogatorio. Allegra era molto rigido. Con Pinelli erano rimaste cinque persone, tra cui un ufficiale dei carabinieri. Mentre Gigi stava da Allegra sentì che un suo collaboratore gli correva incontro gridando: si è buttato, si è buttato. Tenevano la finestra aperta perché si fumava. Gli dissero che Pinelli si era buttato e un brigadiere aveva tentato di fermarlo, gli era rimasta una scarpa di Pinelli in mano".

    Dunque secondo Calabresi Pinelli non ebbe un malore ma si buttò. E come la mettiamo con la storia della scarpa, che candidamente (lo dico senza ironia) Gemma Capra ripete ancora? E' una bugia: Pinelli le scarpe le aveva tutte e due.

    Il libro di Gemma Capra andrebbe ristampato. 12-12-2009 22:15 - Francesco Spinelli
  • purtroppo è invalsa una autocensura per cui siccome sull'uccisione di calabresi non c'è vera chiarezza né processuale né politica tanti anche a sinistra si vietano di dire che calabresi da vivo e con buona pace di suo figlio in quanto commissario della squadra politica in un'epoca in cui le contrapposizioni internazionali erano da guerra fredda poteva essere compromesso con gli aspetti oscuri della politica interna in cui l'assassinio di pinelli poteva benissimo entrare. come si dice legge 30 e non legge biagi quasi si avesse paura di essere accusati, se la critica, di solidarizzare con i suoi uccisori... 12-12-2009 20:22 - irisblu
  • Beh, credo che ciascuno possa trarre le giuste conclusioni. Comunque non c'e' piu' sordo di chi non vuol sentire. 12-12-2009 18:50 - murmillus
  • Questa bella intervista a Pasquale Valitutti bisogna farla leggere al regista Giordana,che oggi sul quotidiano Repubblica,continua a dire che il commissario Calabresi non era nella stanza con Pinelli. 12-12-2009 17:45 - daniele
I COMMENTI:
  pagina:  2/2  | prima  | precedente
INVIA UN COMMENTO
* richiesto
Nome   *
E-mail  
Immagine CAPTCHA per prevenire lo SPAM
Se non riesci a leggere la parola, clicca qui.
Codice   *
Commento   *
 
INDICE
freccia
ottobre 2011 [ 106 ]
freccia
freccia
agosto 2011 [ 112 ]
freccia
luglio 2011 [ 111 ]
freccia
giugno 2011 [ 129 ]
freccia
maggio 2011 [ 132 ]
freccia
aprile 2011 [ 100 ]
freccia
marzo 2011 [ 99 ]
freccia
freccia
gennaio 2011 [ 100 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2010 [ 62 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2009 [ 27 ]
freccia
freccia
TERRA TERRA
  • Bob Lutz in Gm, l'eterno ritorno
    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
    7 novembre 2011
  • Lezioni di dissenso
    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
    7 novembre 2011
MANIFESTO BLOG
LOSANGELISTA Luca Celada
freccia
ANTIVIOLENZA Luisa Betti
freccia
LO SCIENZIATO BORDERLINE Massimo Zucchetti
freccia
QUINTOSTATO Roberto Ciccarelli
freccia
FRANCIAEUROPA Anna Maria Merlo
freccia
ROVESCI D'ARTE Arianna Di Genova
freccia
POLTERGEIST Nefeli Misuraca
freccia
HORROR VACUO Filippo Brunamonti
freccia
NUVOLETTA ROSSA Andrea Voglino
freccia
ESTESTEST Astrit Dakli
freccia
NAPOLI CENTRALE Francesca Pilla
freccia
POPOCATÉPETL Gianni Proiettis
freccia
AUTOCRITICA Francesco Paternò
freccia
SERVIZI