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FUORIPAGINA
14/12/2009
  •   |   Francesco Paternò
    Termini Imerese, i cinesi di Chery sono già in Italia

    I cinesi di Chery smentiscono a metà di essere interessati all'acquisizione della fabbrica di Termini Imerese che la Fiat vuole chiudere dal 2011. Ma Chery in Italia ha già un piede da due anni. In Molise, a Isernia, è partner della Dr Motor, piccola azienda italiana che importa e assembla per il nostro mercato auto nate a Wuhu, vicino Nanchino. La Chery ha poi con la Fiat una joint venture dall'agosto del 2007, che prevedeva l'avvio della produzione di Fiat e Alfa Romeo in Cina dalla primavera scorsa. La linea però non è mai partita e «mai partirà», ci dice una fonte del Lingotto, secondo cui il problema per il gruppo italiano è piuttosto come uscire dall'accordo. E se la cessione di Termini Imerese entrasse in questa partita, più che delicata considerando che si darebbe per la prima volta a un marchio straniero la possibilità di costruire in Italia?
    Yin Tongyuo, presidente della Chery, ha detto ieri di aver «saputo dalla stampa» dell'interesse della sua azienda per Termini Imerese. Non è nei piani, ha aggiunto, però Chery vuole avere 15 siti produttivi all'estero ed è pronta a comprare anche «fabbriche già esistenti che hanno sospeso la produzione». Alla Fiat, informalmente dicono di non saperne nulla. Il ministro delle attività produttive Claudio Scajola è invece molto «aperto» a ogni ipotesi di accordo. Il 22 dicembre c'è l'incontro a Roma tra governo, impresa e sindacati sul destino dei siti italiani del gruppo di Torino. Il clima è molto pesante. La manifestazione in Sicilia è una risposta alla durezza con cui l'amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne affronta il dossier in pubblico. In privato, parlando a porte chiuse venerdì sera al Lingotto ai suoi dirigenti, riferiscono sia stato ancora più drastico: «Va tagliato tutto quel che è malato».
    Chery sbarca a Isernia nel novembre del 2007, quando grazie all'intesa raggiunta quattro anni prima con Massimo De Risio, l'imprenditore a capo della Dr, il Suv Dr 5 comincia ad essere assemblato e venduto a prezzi d'attacco anche nei supermercati. Coincidenza vuole che domani la Dr Motor Italia inauguri il suo nuovo stabilimento, che raddoppierà la capacità produttiva annua a 25.000 unità per lanciare una citycar da circa 7.000 euro.
    Nel 2006, mentre tratta con De Risio, Yin Tongyuo si accorda con Marchionne per produrre in Cina 100.000 motori a benzina italiani. Il 7 agosto del 2008, l'accordo diventa una joint venture per la produzione di modelli Fiat e Alfa Romeo in Cina a partire dal marzo 2009. Marchionne ha appena divorziato con Nanjing, insoddisfatto del partner cui il gruppo italiano è legato dal 1999, con il pretesto che il socio cinese si è «distratto» comprandosi la Mg Rover. Ma nemmeno con Chery le cose vanno come auspicato. La Fiat è di fatto ferma sul mercato più grande del mondo.


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