-
|
Nicola Bruno*
Oscurare Facebook? "I politici non sanno di cosa parlano"
«Facebook che istiga all'odio? Mi sembra solo un'esagerazione che dimostra una totale mancanza di cultura digitale. Quello che succede online non è altro che la fotocopia della vita politica di un paese. Ci possono essere espressioni forti, ma per lo più più si tratta di semplice condivisione estemporanea di opinioni, come nelle chiacchiere da bar. Non c'è bisogno di nessun oscuramento». Così Corinna De Gennaro, ricercatrice all'Oxford Internet Institute in Gran Bretagna e autrice di un recente studio sul legame tra Internet e proteste politiche in Italia, commenta la crociata anti-Facebook lanciata dal centro-destra dopo che sul social network sono nati gruppi di sostegno a Tartaglia.
Ci risiamo. Appena un fatto di cronaca prende piede online, si torna a parlare di oscurare Facebook e togliere l'anomimato in rete...
Non ha alcun senso affermare che Facebook possa istigare alla violenza. Le dinamiche scaturite con i gruppi pro-Tartaglia non rappresentano nulla di nuovo. Semplicemente, quando c'è un forte evento politico, gli utenti si riversano online per commentarlo. C'è bisogno di scambiare idee perché magari, per mancanza di tempo, non si riesce a farlo più nella vita reale. E poi è bene ricordare che sui social-network spesso si ha un tipo di partecipazione politica ad elastico: è più forte quando accade un evento e poi va lentamente scemando.
Le dichiarazioni di Maroni e degli altri esponenti del centrodestra sono quindi del tutto fuori luogo?
Certamente. A dimostrazione del fatto che non sia colpa di Facebook, ieri sono subito nati gruppi pro-Silvio in cui una parte degli utenti utilizzava espressioni altrettanto violente nei confronti dei fan di Tartaglia. Il problema dell'Italia è che molti politici non conoscono affatto i fenomeni che vorrebbero regolamentare. Da altri studi che ho condotto su gruppi «violenti» online (come quelli pro-anoressia) è sempre emerso che, ad un certo punto, scatta una forma di autoregolamentazione. Dopo l'escalation iniziale, i toni si fanno più pacati e si tende ad isolare chi prende posizioni fuori luogo.
C'è chi sostiene, però, che in Italia il dibattito politico online sia molto più accesso rispetto ad altri paesi...
Non penso proprio. Chiunque abbia seguito l'ultima campagna presidenziale statunitense sa bene il picco di violenza verbale che si è raggiunta. E ancora adesso, su tanti blog molto schierati si continua ad utilizzare toni violenti nei confronti di Obama. Internet non fa altro che rispecchiare la cultura politica di un paese in un determinato momento. Con la differenza, rispetto agli media tradizionali, che qui c'è spazio per tutti.
Ma una particolarità in Italia c'è: in nessun altro paese le tv sono così controllate...
Questo dato certamente influisce sul modo in cui viene condotto il dibattito politico in rete. Dallo studio sui Vaffa-Day di Beppe Grillo che abbiamo appena pubblicato su First Monday (nota rivista di cultura digitale, ndr), è emerso con chiarezza una scollatura tra i media tradizionali (che hanno del tutto oscurato l'evento, sia prima che dopo) e quelli online. Questa contesto mediatico poco libero porta molti utenti ad utilizzare internet per discutere di politica e provare a cambiare l'agenda del paese. Su Facebook e i blog traspaiono idee che non avrebbero mai spazio sui grandi media italiani.
Il successo del recente No-B Day è stata una riprova di come Internet sia una potente piattaforma di organizzazione politica. Perché questo successo in Italia?
Sebbene l'Italia sia uno dei paesi con la più bassa penetrazione di internet in Europa, c'è un forte utilizzo della rete per socializzare le proprie idee politiche. E in alcuni casi passare anche all'azione, organizzando proteste come i Vaffa-Day e il No-B Day. In entrambi i casi, comunque, non si può parlare di semplici manifestazioni nate online. Non si costruisce nulla di duraturo se non c'è anche un forte nucleo organizzativo, capace di tenere le fila fuori dalla rete.
Ma al di là delle proteste una tantum, la rete può davvero cambiare la politica?
Internet certamente facilita la partecipazione civile, ma di qui a dire che può rivoluzionare la politica il passo è ancora lungo. Servono anche altre istituzioni (i partiti, ad esempio), in grado di intercettare questi movimenti e trasformali in qualcosa di concreto.* http//www.totem.to
- 30/12/2009 [6 commenti]
- 30/12/2009 [9 commenti]
- 30/12/2009 [9 commenti]
- 30/12/2009 [15 commenti]
- 30/12/2009 [4 commenti]
- 30/12/2009 [5 commenti]
- 29/12/2009 [9 commenti]
- 29/12/2009 [6 commenti]
- 28/12/2009 [1 commenti]
- 28/12/2009 [5 commenti]
- 28/12/2009 [1 commenti]
- 26/12/2009 [14 commenti]
- 26/12/2009 [7 commenti]
- 25/12/2009 [4 commenti]
- 25/12/2009 [12 commenti]
- 25/12/2009 [14 commenti]
- 23/12/2009 [14 commenti]
- 23/12/2009 [4 commenti]
- 23/12/2009 [26 commenti]
- 23/12/2009 [0 commenti]
- 22/12/2009 [28 commenti]
- 22/12/2009 [10 commenti]
- 22/12/2009 [1 commenti]
- 21/12/2009 [1 commenti]
- 21/12/2009 [27 commenti]
- 20/12/2009 [5 commenti]
- 20/12/2009 [13 commenti]
- 20/12/2009 [15 commenti]
- 19/12/2009 [3 commenti]
- 18/12/2009 [13 commenti]
- 18/12/2009 [9 commenti]
- 17/12/2009 [6 commenti]
- 17/12/2009 [12 commenti]
- 16/12/2009 [40 commenti]
- 16/12/2009 [11 commenti]
- 15/12/2009 [1 commenti]
- 15/12/2009 [13 commenti]
- 14/12/2009 [0 commenti]
- 13/12/2009 [12 commenti]
- 12/12/2009 [18 commenti]
- 12/12/2009 [19 commenti]
- 11/12/2009 [12 commenti]
- 11/12/2009 [6 commenti]
- 10/12/2009 [1 commenti]
- 10/12/2009 [2 commenti]
- 09/12/2009 [6 commenti]
- 09/12/2009 [2 commenti]
- 09/12/2009 [2 commenti]
- 08/12/2009 [2 commenti]
- 08/12/2009 [6 commenti]
- 07/12/2009 [11 commenti]
- 06/12/2009 [7 commenti]
- 06/12/2009 [27 commenti]
- 05/12/2009 [67 commenti]
- 04/12/2009 [9 commenti]
- 04/12/2009 [8 commenti]
- 03/12/2009 [22 commenti]
- 03/12/2009 [16 commenti]
- 02/12/2009 [16 commenti]
- 02/12/2009 [3 commenti]
-
La Somalia va a pesca
| di Giorgia Fletcher del 21.12.2012 -
La termoelettrica di Huexca
| di Fulvio Gioanetto del 20.12.2012
-
Bob Lutz in Gm, l'eterno ritornoBob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili.7 novembre 2011
-
Lezioni di dissensoDomenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.7 novembre 2011
-
Mahony: Ombra sul Conclave
di luca celada - 16.02.2013 20:02
-
Gentile cavaliere, scenda dalla sella
di Luisa Betti - 15.02.2013 18:02
-
Sulla gerontocrazia e i “grandi vecchi”
di massimozucchetti - 14.02.2013 22:02
-
Scuola: “Concorso-truffa”, seconda parte
di Roberto Ciccarelli - 13.02.2013 09:02
-
Matrimonio per tutti: l’Assemblée approva, 329 a favore, 299 contro
di Anna Maria - 12.02.2013 18:02
-
Dead Writers, annusa il profumo della letteratura
di arianna - 08.02.2013 09:02
-
Revolution: J.J. Abrams e i suoi errori
di nefeli - 04.02.2013 08:02
-
Full Metal Jacket, il diario in una App per Ipad
di Filippo Brunamonti - 02.02.2013 20:02
-
Metti Jac all’Ara Pacis: quadretti di un’esposizione
di Andrea - 20.01.2013 19:01
-
Un mezzo trasloco
di a. d. - 16.01.2013 15:01
-
Gomorra2, e che fiction sia
di francesca - 13.01.2013 16:01
-
I comunicati zapatisti / 2 e fine
di gianni - 10.01.2013 03:01
-
Ford Fiesta, MyKey è la tua
di fpaterno - 26.11.2012 19:11











Premetto che non mi trovoin Italia in questo periodo percio' non sto' seguendo il can can dei media nostrani ; quello' che so' lo apprendo dalla rete atrraverso circuiti un po' meno inquinati.
E' incredibile come i falchi del cavaliere stiano usando il gesto di un pazzoide per inasprire gli attacchi verso chiunque manifesti dissenso nei confronti del governo.
Senza nessuna preoccupazione e con totale incoscioenza , si sono scatenati , e a poche ore dal fatto si era gia provveduto a distribuire le responsabilita' morali dell "attentato" .
Al primo posto la sinistra che semina odio nei confronti del povero silvio, e Di Pietro che paga la gente per contestare seguiti a ruota dai giornali non allineati che scrivono calunnie e per finire internet , covo di terroristi che stimola a compiere atti del genere.
Ditemi voi se questo modo di agire e di parlare non ha come scopo quello di mettere a tacere qualsiasi forma di dissenso,utilizzando strumenti legislativi in possesso di questi nuovi estimatori dell autoritarismo.
Queste sono mosse tipiche dei regimi, basti buttare un occhio sull iran e ci si accorge drammaticamente come alcuni metodi utilizzati ,non si discostino molto da quelli che maroni a annunciato di voler introdurre in Italia per stroncare i nemici della democrazia.
Pazzesco , per difendere la democrazia , la si vuole ridurre a una sorta di cattedrale , dove tutti incensano coloro che officiano la funzione.
Siamo allo sfacelo e il sig. Tartaglia ha servito su un piatto d'argento a questi signori, l'arma da usare , e loro incoscientemente non si stanno facendo scrupoli ad usarla!
E mentre il povero Silvio dal suo lettino d' ospedale parla ormai in modo ascetico lanciando messaggi d amore, io aspetto con timore le prossime mosse dei suoi guardiani della rivoluzione... 15-12-2009 17:40 - Ivan
Sorvoliamo sull'"altre istituzioni", tranquillamente "perdonabile" (mi sembra tanto un'ingenuità da tecno-utopista alla "Wired", anche se leggermente redenta, visto quello che dice dopo): di fatto Internet NON E' (né mai sarà) UN'ISTITUZIONE, non solo nel senso della teoria liberal-democratica dello Stato, o di Max Weber, di Hans Kelsen, o di qualunque altro teorico-politico dello Stato: ma nemmeno nel senso degli economisti alla Elinor Ostrom o alla Oliver Williamson (tanto per stare all'attualità). Internet è "soltanto" un'infrastruttura tecnica per le comunicazioni, che per la sua particolare natura strutturale (=> è una rete, sì, ma diversa da una qualsiasi rete stradale o di trasporto: per usarla è sufficiente una dotazione individuale minima di mezzi, e si tratta in ogni modo di mezzi che aumentano di molti ordini di grandezza la velocità di "interconnessione" e comunicazione rispetto a qualsiasi altro mezzo precedentemente sperimentato) fornisce ai suoi utilizzatori potenzialità che nessun'altra infrastruttura di comunicazione ha mai avuto.
Resta il fatto, tutto ciò premesso, che Internet fornisce appunto il "mezzo" con cui interconnettersi. Dopo di che, e l'interessante dell'intervista sta proprio nel dirlo chiaro, ALLO STATO ATTUALE il fatto che ci si sia interconnessi di per sé non garantisce né democrazia né rappresentatività delle istanze che eventualmente sono andate formandosi nell'atto di interconnettersi. Crederlo è prendere abbagli e cantonate colossali.
Del resto, quello che sta succedendo in queste ore, qui come altrove, da immediatamente dopo l'incidente di domenica, lo dimostra incontrovertibilmente: così come d'altronde lo prova quanto accade sui blog e nei forum americani. Il fatto, citato appunto dall'intervistata, che in questi ultimi si continui ad esaltare o a dare addosso ad Obama, e non di men, Obama vada tranquillamente avanti per la sua strada, buona o cattiva che sia, prova che il peso delle argomentazioni pro- o contro-Obama, così come vanno formandosi nel dibattito online, è relativamente modesto nel determinare la direzione in cui il governo poi effettivamente decide di muoversi. A questo riguardo, invece, pare proprio che continuino ad avere un peso preponderante gli interventi di altre "istituzioni" (a cominciare, ovviamente, dai due rami del parlamento: senza tuttavia trascurare i "gruppi di pressione organizzati e legalmente riconosciuti", che negli Stati Uniti notoriamente sono accettati, tollerati, finanziati, e persino sottoposti a specifica normativa disciplinare).
Parimenti, quello che sta succedendo qui, o le cinquantamila adesioni ai gruppi "anti-B / pro-T", provano abbastanza incontrovertibilmente che, a meno di non introdurre forti strumenti di moderazione e "gestione" delle discussioni, o anche dei "flood" di commenti, luoghi come questo - e TUTTI gli altri analoghi - lungi anche solo dal sognarsi di diventare "nuovi strumenti di democrazia e rappresentanza politica", rimangono mestamente confinati al ruolo di "sfogatoi del malcontento", o versioni telematiche di quelli che una volta erano i "microfoni aperti" di Radio Radicale. Cinquantamila adesioni su Facebook che, per inciso, nel frattempo potrebbero anche essere diventate duecentomila, senza che la sostanza della questione cambi di uno iota. Primo, perché cinquantamila o duecentomila su una popolazione di circa 60 milioni di persone, e una popolazione - diciamo così - "Internet-aware" di circa 20 milioni di persone (stando ai dati più recenti), vuol dire meno dell'1% nella migliore delle ipotesi, e meno dello 0 virgola nella peggiore. Inutile persino provare a "costruirci" sopra delle "statistiche del malcontento". E secondo, perché sul web e nelle reti telematiche, forse più che in qualsiasi altro ambito del vivere associato, sono all'opera tutti quei comportamenti "gregario-conformisti" su cui ormai si è accumulata un bel po' di letteratura. Quindi, l'onda di "adesioni", con la stessa velocità con cui si è formata, può frangersi e sparire: e pensare di poterci fondare sopra della politica è quanto meno ingenuo.
Insomma, le discussioni nate e proseguite esclusivamente online, ALLO STATO ATTUALE, sono destinate a produrre nient'altro che mere enunciazioni di principio - nella migliore delle ipotesi - o la retorica autocelebrativa di chi vi prende parte - nella peggiore - fintanto che il dibattito viene abbandonato a se stesso e alla (eventuale, e comunque molto remota) capacità di automoderarsi ed autolimitarsi dei partecipanti: col risultato di farlo velocemente cadere preda delle solite dinamiche di gruppo e di clan che inesorabilmente si creano in qualunque discussione sul web. Soprattutto, però, queste discussioni restano STERILI fintanto che le istanze che eventualmente vi si formano non trovano alcuna istituzione rappresentativa CONCRETA del mondo "reale" ad "intercettarle" e a dare loro corpo e "gambe" per vivere e camminare. Istituzioni reali e concrete di quel mondo "in mattoni e cemento" (o alberi, per chi ha la fortuna di vivere nel verde) nel quale poi tutti, ci piaccia o meno, dobbiamo passare la totalità delle nostre ore, immersi nella forza di gravità. E non si tratta neanche solo di "intercettare" le istanze, a voler ben vedere: si tratta proprio di aiutare a far sì che si formino e si condensino in qualcosa che poi possa davvero diventare prassi politica. PRASSI POLITICA: non la sfuriata piazzaiola di un sabato pomeriggio.
Per chiudere: le discussioni che continuano ad "andare in onda" negli Stati Uniti, pro- o contro-Obama, si svolgono con toni al confronto dei quali quelli mediamente usati qui da noi sono roba da educande (farsi un giro per credere). Non di meno, NESSUNO si sognerebbe di voler chiudere i siti dove la battaglia infuria: anche perché chiunque abbia un minimo di dimestichezza con questa faccenda sa che sarebbe come voler vuotare il mare col cucchiaino. Come dire? La natura della rete è un po' anche questa: che "morto" un server, se ne "fa" un altro.
Questo, quindi, ancora una volta la dice LUNGHISSIMA sul grado di ABISSALE incompetenza di chi attualmente sta al governo...
P.S.: scritto prima della pubblicazione degli altri commenti :) 15-12-2009 15:29 - Alan Ross
Togliere la parola al mondo dei blog.
Mi sento offeso,più che minacciato.
Offeso nel animo antifascista che ho ereditato dalla cultura del mio paese.
Offeso per come trattano la mia Costituzione e come riescono a confondere i miei compatrioti.
Offeso per la sfacciataggine di gente collusa con mafie e stragisti,che invece di stare con la testa china,la alzano ancora di più,fino a far credere di essere loro le vittime.
I nostri fratelli,hanno lasciato il sangue sui serciati delle nostre strade,per bombe con il segreto di stato e per massoni e gladiatori che cospirando,ne hanno disseminato la nazione.
Questi p2isti senza cappuccio e senza pudore,ci accusano di essere i mandanti del "matto".
Ma la smettete per favore?
La smettete di dire tutte queste stronzte che ci offendo e non vi fanno onore.Continuate a ammazzarci,a bastonarci,a licenziarci e farci sparire,ma statevene zitti.
Fatelo come sempre;da vigliacchi e da cospiratori.Non vi presentate con questa faccia da ipocriti,che dopo tutti i fatti che viabbiamo smascherato,fate schifo. 15-12-2009 14:31 - maurizio mariani