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FUORIPAGINA
16/12/2009
  •   |   Loris Campetti, Thomas Martinelli
    Il comunismo in edicola A 50 euro

    Alcuni addetti stampa all'estero ci sorridono: «E' un onore avere con noi un giornalista del quotidiano più caro del mondo». Chi è sensibile conosce il valore della libertà d'espressione, più di un souvenir kitsch volante. Fra le forme espressive predilette dal manifesto ci sono sempre state, oltre alle parole, le immagini. Dalle prime pagine a doppio senso - ammirate e copiate - alle vignette di Vauro, dal vecchio Domenicale al grafico Alias!, fotografia e illustrazione hanno da sempre dignità sulle nostre pagine. Sarà anche per questo che, quando il manifesto chiede soccorso, il mondo del fumetto e della grafica è sempre generoso. Così l'inserto speciale del quotidiano in edicola domani («Comunista a chi?»), con le belle firme della parola scritta (Valerio Evangelisti, Stefano Benni, Eduardo Galeano, Domenico Starnone, José Saramago, Ascanio Celestini, Andrea Bajani, Alessandro Robecchi, Dario Fo, Massimo Carlotto) presenta una serie di tavole illustrate altrettanto significative. Realizzate «su commissione» per sostenere il giornale, sono «esposti» in anteprima nel numero speciale disegni, vignette e illustrazioni di David Lloyd (V for Vendetta) e l'Eisner award Nick Abadzis, un collage degli eredi Crepax di Valentina mentre legge il manifesto, i «disneyani» Tito Faraci e Giorgio Cavazzano, i «bonelliani» Luca Enoch (Lilith), Walter Venturi e Roberto Recchioni, Diego Cajelli, Giuseppe Ferrario, Carmine Di Giandomenico, Stefano Casini (Hasta la victoria!), Marcello Toninelli (Dante) e Paolo Bacilieri, gli «indipendenti» Otto Gabos (Banana Football Club), Flaviano Armentaro, Donald Soffritti, Solinas e Scalera, Sergio Ponchione e l'irriverente re/censore di film a strisce Stefano Disegni. Abbiamo fatto il pieno di amici di matita e amici di penna. Domani vorremmo fare il pieno di amici lettori. Ci contiamo.

    ***

    «Comunista sarai tu», grida un Lenin in versione Vauro, rinviando al mittente la provocazione. 50 euro sono tanti, troppi per un quotidiano sia pure speciale come il manifesto. Il fatto è che insieme al giornale, giovedì prossimo vendiamo in edicola la nostra pelle. Da quarant'anni sono stati i lettori tenerci in vita, grazie a loro il calabrone ha continuato a volare contro le leggi della fisica e dell'economia, in un mercato in mano a pochi (pre)potenti che controllano tutto, anche la pubblicità. Il calabrone è nel mirino dei cacciatori di Palazzo Chigi pronti a cancellare il diritto soggettivo ai contributi pubblici per i giornali in cooperativa. Non ci stiamo, e chiediamo un pezzo di tredicesima ai lettori, alla sinistra, ai democratici che non hanno gettato la spugna. Con 50 euro, insieme al quotidiano, il 17 troverete in edicola un inserto specialissimo che chiede a scrittori, disegnatori, artisti di rispondere alla domanda: «Comunista a chi?». C'è chi teorizza il passaggio dalla dittatura del proletariato all'estinzione dello stato (Valerio Evangelisti) e chi sogna la rivoluzione sulla canna della bici (Stefano Benni). Per Eduardo Galeano il nome (comunismo) è il meno: «Ulisse si salvò dicendo di chiamarsi Nessuno». Domenico Starnone non ha dubbi: «O si fa la rivoluzione oppure saluti e baci». Per il Nobel José Saramago il comunismo è «uno stato dello spirito», mentre Ascanio Celestini suggerisce «l'immaginazione al potere». Andrea Bajani scrive «in memoria di Boscevik», Alessandro Robecchi ci narra la «storia del decoder per il comunismo terrestre» e un altro Nobel, Dario Fo, recita «la Comune di sant'Ambrogio». Massimo Carlotto rilegge il bolscevismo nelle vesti di Viktor Serge. L'altro valore aggiunto del numero a 50 euro sta nelle tavole e nei disegni di straordinarie matite che ritengono il manifesto un bene comune. Ma di questo parleremo domani.


I COMMENTI:
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  • Leggo il Manifesto fin dal 1973 e lo compro tutti i giorni; SONO PENSIONATO E NON MI POSSO FARE L'ABBONAMENTO.QUESTO è IL MIO CONTRIBUTO.Voglio mandare un saluto al compagno prof. ASOR Rosa E UN PICCOLO PENSIERINO.CARO ASOR TU QUESTA FASE LA CHIAMI FASCISMO BIANCO, IO INVECE LA CHIAMO FASCISMO STRISCIANTE CHE CAMMINA LENTAMENTE.OGGI IL TIZIO è FORTE PERCHè HA RICOSTRUITO IL PIù GRANDE PARTITO SOCIALISTA NEL PDL, LANCIANDO ANCHE UNA CAMPAGNA ACQUISTA DI TUTTI SOCIALISTI CHE SI SONO ALLONTANATI DAL VECCHIO PARTITO - CHI NON SI ADEGUA VA DENUNCIATO O PERSEGUITATO: VEDI DEL TURCO, MARRAZZO ED ALTRI, MENTRE IL PD è UN PARTITO NATO MORTO E DEVE IMPLODERE PERCHè CI SONO INTERESSI INCONCIALIANTI, PERCHè LA MAGGIORNZA DEL VECCHIO PCI NON HA FATTO ANCORA I CONTI COL 1989. IL PDL STA PREPARANDO LA STOCCATA FINALE, ACCERCHIANDO E SCONFINGENDO LA FIOM AUGURI CARO COMPAGNO PROFESSORE DA LUIGI MONTONE 30-12-2009 09:59 - luigi montone
  • Io compro spesso il manifesto. Mi piace e lo leggo per avere una prospettiva diversa sul mondo, più vicina alla mia. Nutro una certa fiducia nell'informazione che date. Indipendetemente dalla sinistra o dalla destra, dal comunismo e dal capitalismo, so che leggerò qualcosa di onesto nei limiti delle possibilità giornalistiche.
    Però non è più tempo di collette, non in un periodo come questo. Non è tempo di chiedere sostegno alla gente, anche perché se il giornale deve chiudere è bene che chiuda, è il segno dei tempi, se ne apriranno altri. Potrebbe essere più facile dare spazio a nuove idee, magari più al passo con i tempi, più versate nell'oggi. Oggi in cui non è più importante il comunismo, quanto l'onestà. Si è scesi così in basso che i partiti politici sono un pensiero troppo lontano. Bisogna ricominciare da capo e ricostruire partendo da valori di base come la giustizia, la verità, l'onestà, la coerenza. A nessuno frega niente del comunismo oggi, se a trent'anni viene indebolito dalla frustrazione di non poter lavorare o da un'instabilità continua. Se il suo stile di vita dovrà abbassarsi di gran lunga rispetto a quello dei suoi genitori, se c'è berlusconi, se perde il lavoro. Se il suo assetto sociale è tale che non ha l'umiltà di fare lavori miseri anche se è povero, perché suo padre è avvocato o medico o architetto.
    Io credo che la vostra richiesta di 50 euro sia molto egoista e molto lontana dalla gente. Spero che questo sia l'ultimo anno, perché mina la stima che ho di voi.
    Se non avete i soldi, diminuite le pagine, fate altri lavori. Diventate free press. Non ho idea. Oppure cambiate forma, cambiate testa, cambiate giornale, fate meno gli snob. Cambiate nome.
    Siamo tutti in crisi. Tutti! Perché la gente dovrebbe aiutare voi? Siete voi che dovete aiutare la gente, con la forza della vostra informazione, che dovrebbe aprire porte e sfondare muri, soprattutto in un momento come questo in cui gli italiani sono confusi. Dovreste approfittare per farvi ascoltare, alzare la voce. Usate altri mezzi, se il giornale non va. Chi se ne importa che il manifesto chiude se la gente che c'è dietro è forte e sa quello che vuole. è solo l'attaccamento nostalgico a un oggetto. un modo per non voler mai cambiare. E se proprio non volete chiudere inventatevi qualcos'altro oppure mettetevi in modalità risparmio energia, ma non venite a chiedere i soldi a chi sta peggio di voi: i vostri lettori. 17-12-2009 16:29 - sa_can
  • Nevica! Sarà per ricordarci di andare in edicola? A dopo, come sempre... Con 50 euro in tasca! 17-12-2009 13:46 - Francesco
  • Uno crede che il Manifesto ci sarà comunque ed invece le cose finiscono.Ci pentiremo se non lo compriamo.Inizieranno le sottoscrizioni allora sarò inesorabile, corro in banca.Condivido cosa ha scritto Ermanno che sembra un Ermanno che conosco...Viva il Manifesto. 17-12-2009 12:57 - franco
  • 50 euro me li posso ancora permettere per una campagna di libera informazione di cui in italia c'e' e, temo, ci sara' sempre piu' bisogno nei prossimi mesi.
    buon lavoro e buona resistenza
    a domani 17-12-2009 12:49 - elisabetta
  • non ce la faccio 17-12-2009 11:47 - piero
  • Domanda: non sarebbe meglio magari proporre qualche volta il manifesto a 10 euro durante l'anno, piuttosto che un'unica batosta da 50? 17-12-2009 10:29 - Sara
  • Non c'è problema a chiedere aiuto quando si è in difficoltà. Mi sono comprato le azioni, le copie a 50 euro e, quando ho potuto, ho dato le mie sottoscrizioni, senza chiedere niente in cambio.
    Però se il manifesto è veramente un giornale "speciale" lo stabilesce chi lo legge, non chi ci scrive. Questa autoreferenzialità (siamo speciali, fateci uscire, ...) suona un po' presuntuosa, soprattutto in un momento in cui, secondo molti compagni, il giornale sta perdendo contatto con molte realtà in lotta, per dare voce soprattutto alle posizioni di alcuni redattori. Il commento che mi precede richiama le lotte per il diritto alla casa. Io aggiungo quelle in campo studentesco, riportate in modo parziale e selettivo, come se esistessero solo uniriot, esc e edu-factory (che poi, guarda caso, sono le realtà in cui il manifesto è direttamente presente). E la lista dei terreni sui quali il manifesto non ha saputo fare il suo mestiere non si ferma certo qui.
    Un po' di umiltà, a volte, aiuta a lavorare meglio. E meno autoreferenzialità favorisce il confronto politico.
    Saluti comunisti
    Giulio 17-12-2009 09:03 - giulio
  • è pazzesco come le accuse ai comunisti da parte dei sedicenti paladini delle libertà democratiche inciampino in commenti ancora più vetero dei loro "nemici" trinariciuti 17-12-2009 00:49 - silvia
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