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FUORIPAGINA
18/12/2009
  •   |   Silvio Messinetti
    L'ideologia imperante delle opere faraoniche

    E’ scattato il conto alla rovescia per la manifestazione nazionale contro il Ponte sullo Stretto. E’ atteso il pienone a Villa San Giovanni, il 19 dicembre. E non è un’esagerazione. Sono, infatti, migliaia le adesioni all’appello messo in rete dai No Ponte calabresi e siciliani. Tra cui spiccano molte personalità della cultura, dell’arte e dello spettacolo che hanno assicurato la propria partecipazione: da Ascanio Celestini ad Andrea Rivera fino a Vauro che ha personalmente curato il logo della manifestazione. La data della mobilitazione non è casuale. Cade, infatti, a soli quattro giorni dall’annunciata «posa della prima pietra» del Ponte prevista per il 23 dicembre a Cannitello e che rappresenta, indubbiamente, un repentino e deciso posizionamento del Governo in merito all’apertura dei cantieri.
    Della lotta contro il Ponte sullo Stretto, del dissesto idrogeologico che sconquassa la Calabria e di altro ancora, parliamo con Massimo Covello, segretario regionale della Cgil Calabria, organizzazione che ha già messo in campo tutta la sua forza logistica per garantire una massiccia affluenza al corteo.
    Nelle stesse ore in cui il governo decideva la ricapitalizzazione della società Stretto di Messina, cui destina altri 470milioni di euro in un fondo garantito dal Ministero dell’economia, l’organizzazione dei costruttori edili per bocca del suo presidente, Oddo Baglioni, dichiarava che «agli imprenditori edili non interessa affatto fare il Ponte di Messina quanto piuttosto tante piccole opere». Anche i costruttori sono diventati No Ponte?
    Non so se siano diventati No Ponte, me lo auguro. Certamente è cresciuta la consapevolezza, anche tra gli imprenditori edili più accorti, che l’opera «faraonica», a prescindere dalle ragioni pur essenziali di impatto ambientale e di inutilità sociale è un bluff dal punto di vista strettamente economico-industriale. Le troppe risorse, concentrate e orientate dalla politica attraverso il fallimentare e famigerato meccanismo del general contractor, alimentano, in combinato disposto col project financing, evidenti speculazioni finanziarie per le solite imprese, imponendo alle altre imprese attività solo in subappalto. Una competizione al ribasso sui costi, a partire dalla sicurezza e dai salari, che non aiuta affatto la crescita e l’innovazione delle imprese e che porta all’esclusione delle imprese socialmente responsabili. E’ evidente, viceversa, che siano gli investimenti per opere utili e diffuse a creare più opportunità e a coinvolgere direttamente più imprese. Le risorse impegnate per il Ponte sono state sottratte dal Governo a tutti questi altri necessari investimenti. Non un’opera aggiuntiva, dunque, ma sostitutiva. Penso che questo sia il ragionamento pragmatico dei dirigenti dell’Ance. Una novità interessante e da salutare positivamente.
    In un recente libro «Questo ponte s’ha da fare» di Giuseppe Cipriani la tesi di fondo dei sostenitori della grande opera, tra cui l’autore, è la seguente: assodato che il ponte non ha alcun valore dal punto di vista trasportistico e che è assolutamente antieconomico, la megaopera acquisisce valore in sé in quanto elemento simbolico. A questa «ideologia» delle grandi opere (Tav, Ponte etc), che permea anche ampi settori del Pd, la Cgil cosa risponde?
    Pur con sofferta elaborazione, nella Cgil calabrese cresce e si va affermando una cultura del territorio di segno completamente opposto. Le lotte di questi anni delle popolazioni di Scanzano, della Val di Susa, di Vicenza, ci hanno aiutato a comprendere che le grandi opere, di cui pensiamo la Calabria abbia bisogno, siano altre. Intanto urge l’accelerazione dell’ammodernamento dell’ autostrada Salerno-Reggio Calabria. Con gli attuali ritmi di cantierizzazione e soprattutto con le attuali coperture finanziarie, al di là della propaganda dell’Anas e del governo, ci vorranno ancora decenni per il completamento dei lavori. L’ammodernamento della statale 106 per togliere dall’isolamento tutta la fascia ionica calabrese. Il potenziamento del trasporto marittimo, a partire da quello nello stretto, che riesca ad intercettare il trasporto merci che oggi viene movimentato su gomma. La Calabria ha 700 chilometri di costa. Un insieme di porti che non fanno ad oggi nessun sistema. Un porto come Gioia Tauro, tra i più importanti del Mediterraneo: uno dei nostri pochi punti di forza, per qualità e performance operative è collegato col mondo ma non con la Calabria e soffre per il mancato completamento di tutte quelle strutture di servizio a terra che lo renderebbero più competitivo. Lo stesso vale per quelli di Corigliano, di Vibo, di Reggio, di Crotone. Così come per gli aeroporti, più che sufficienti se utilizzati pienamente. E’ importante un piano trasportistico nazionale che punti su queste opere per il ruolo strategico, per l’intero paese, che la Calabria può giocare al fine di garantire nuovi e stabili collegamenti tra le regioni del Mezzogiorno e l’area del Mediterraneo. Questo è uno dei terreni su cui si misura l’antimeridionalismo del governo in carica che nuoce all’intero paese.
    Il 24 ottobre la Calabria progressista e illuminata ha invaso le strade di Amantea per chiedere la bonifica integrale dei suoi mari e delle sue terre. Il 19 dicembre vi apprestate a scendere in piazza a Villa San Giovanni contro il Ponte sullo Stretto. Qual’è il filo che lega le due mobilitazioni?
    Intanto mi preme sottolineare che, prima di Amantea, c’è stata il 3 ottobre una straordinaria giornata di mobilitazione a Crotone così come il 28 novembre un enorme corteo sindacale, a Cosenza. Il trait d’union di queste iniziative è la sempre maggiore consapevolezza della devastazione che il territorio calabrese ha subito e sta subendo da troppo tempo, senza aumentare nè la ricchezza della regione, nè l’occupazione. La costruzione del Ponte sarebbe lo sfregio finale: inaccettabile. A fare da argine c’è una Calabria onesta e combattiva che si ribella e propone un altro paradigma. E’ la Calabria che si ritrova nelle forze come la Cgil, le associazioni, le reti sociali e ambientaliste, anche politiche. Quella Calabria che pensa che il lavoro, il buon lavoro, anche le buone imprese, possono essere create valorizzando le risorse oggi sciupate o degradate come: i beni archeologici e culturali, le foreste, l’acqua, il mare, le tradizioni artigianali, agroalimentari, zootecniche. Valorizzando, orientando e formando il talento, la tenacia, lo spirito di accoglienza e di solidarietà dei calabresi. Dunque bisogna partire da un piano straordinario di bonifica, restauro e risanamento ambientale. Dalla ricerca della verità sulla reale consistenza e distribuzione delle «navi dei veleni». Due questioni immediate su cui il governo continua a non dare risposte concrete ed esaustive.
    Il 6 dicembre a Lamezia Terme si è tenuto il Forum delle associazioni e dei comitati ambientalisti calabresi al fine di coordinare le numerose realtà di lotta. La Cgil è stata fondamentale per la riuscita della manifestazione di Amantea e si prepara a mobilitare le sue strutture in vista del 19 dicembre. Un tempo, i sindacati e gli ambientalisti erano ai ferri corti in quanto si credeva, da parte sindacale, che la tutela, senza se e senza ma, dei beni comuni mettesse a repentaglio i posti di lavoro. Oggi invece i rappresentanti dei lavoratori e i comitati marciano insieme in tutte le lotte ambientaliste. E’ cambiato il sindacato,sono cambiati gli ambientalisti o cos’altro?
    Noi stiamo sicuramente provando a cambiare, dopo avere amaramente imparato la lezione. Tutti i modelli di sviluppo importati in Calabria hanno miseramente fallito. Gli sforzi generosi, fatti in passato dai lavoratori e dal movimento sindacale calabrese, per lo sviluppo industriale della Regione, sono stati traditi o si sono mostrati effimeri. Lo scambio qualità ambientale/lavoro, che pure a volte abbiamo accettato e che spesso continua a riproporsi, è stato a senso unico. Praia a Mare ma soprattutto Crotone, sono casi emblematici. Della storia industriale di quelle città, sparito il lavoro e le fabbriche, falliti miseramente, anche per comportamenti criminali, i tentativi di reindustrializzazione, restano soltanto le macerie, le scorie tossiche, l’inquinamento diffuso e le malattie. Abbiamo acquisito la consapevolezza, anche se con ritardo dettato forse dall’utopia «industrialista» del «fare come al Nord», che la Calabria è stata ed è vittima di un patto perverso e speculativo tra un’imprenditoria, spesso del nord, predatoria e mafiosa, settori corrotti e collusi dello Stato, delle istituzioni locali, un ceto politico locale famelico e ascaro, organizzazioni criminali e ndranghetiste, poteri occulti e parassitari, che hanno avvelenato la terra e i mari della Calabria, devastato le coste, promosso l’abbandono delle colline e della montagna, allargato a dismisura le aree urbane cementificando le pianure, promosso l’abbandono dei centri storici, costruito aree industriali senza industrie, mega centri commerciali di prodotti importati, ecc. Un modello politico-sociale che, lungi dal portare benessere, buona occupazione e qualità democratica, ha prodotto degrado, spreco e corruzione, nel nome di una modernità capitalistica parassitaria che tutto mercifica e spreme. La crisi globale, e le scelte del governo, oggi, amplificano queste condizioni strutturali della Calabria, allargando le fasce di povertà, le precarietà, lo sfruttamento, il clientelismo, l’illegalità.
    In Calabria c’è una crisi sociale ed un’emergenza ambientale che non hanno eguali nel resto del Paese. Per converso c’è la più potente organizzazione criminale del pianeta, la ’ndrangheta. C’è un legame in tutto ciò?
    Sicuramente si. La 'ndrangheta è una forza opprimente, causa significativa della limitazione della democrazia, delle libertà individuali e collettive, della legalità. Una forza potente e pervasiva, inserita direttamente nelle istituzioni, nei settori più importanti come la sanità, le costruzioni, il turismo, il commercio, l’igiene ambientale, come rilevava l’ultimo rapporto della Commissione antimafia. Il legame tra crisi sociale ed emergenza ambientale è riscontrabile nel pactum sceleris, consumato a livello nazionale ed internazionale, con cui la 'ndrangheta è diventata esecutrice materiale dell’affondamento o dell’interramento dei rifiuti tossici e radioattivi nei sud del mondo ed in Calabria.
    Cosa ti aspetti dal 19 dicembre e, magari, anche dal 20 in poi?
    Che il governo capisca che la Calabria sana non vuole il Ponte. Che sono altre le opere di cui ha bisogno. E che siamo pronti a proseguire la lotta per centrare questi obiettivi. Poi penso che c’è bisogno di consolidare il lavoro comune delle forze democratiche calabresi, a partire da quelle mobilitate ed in campo. Oggi la Calabria è dentro una spirale drammatica di negatività ed è sola. Per questo è importante che il 19 dicembre si senta e si respiri la solidarietà nazionale, delle comunità e delle forze democratiche più sensibili del Paese. Perché come dice Tonino Perna : «per rispondere alla crisi globale bisogna immaginare, a partire dalla specificità dei territori, un altro orizzonte, un’altra civiltà».

     


I COMMENTI:
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  • Sono ancora sconvolto per quello che è successo sabato pomeriggio. Non so se il povero Nisticò si potesse salvare, ma è certo che i soccorsi sono stati inadeguati, né si è capito perché invece dell’autoambulanza è arrivato un furgone medico della P.S. non attrezzato per il pronto soccorso. Il clima a un certo punto si è arroventato e la tensione è salita alle stelle, con alcuni manifestanti che inveivano contro le forze dell’ordine e i poliziotti pronti a intervenire. Per fortuna il servizio d’ordine ha funzionato e si è scongiurato lo scontro. Vi lascio immaginare quello che sarebbe successo se la polizia avesse caricato, considerando che ci si trovava in una piazzetta sul lungomare di Cannitello. 24-12-2009 00:10 - pino licandro
  • Il problema non è il ponte (che insisto: non si farà MAI), e non è la Calabria. E' l'Italia. I sistemi mafioso-clientelari con cui il paese viene amministrato ormai sono comuni a tutta italia, e capillari. Le lupare sono l'aspetto più folkloristico, ma sono solo la punta di un iceberg. La vera massa è fatta dall'infinità di gente che delibera ed usa atti amministrativi con la stessa efficacia e secondo le stesse logiche con cui il mafioso tradizionale usa la lupara. E secondo le stesse logiche occupa tutto l'occupabile, trasforma la gestione di un servizio in un puro strumento di lucro, i permessi, le licenze, le ispezioni, in strumenti per il controllo dell'economia di un territorio. 19-12-2009 14:02 - andrea61
  • O grandi opere o niente!
    nell'italietta fascista e berlusconiana,o ci facciamo vedere con la bandiera in mano su una cima, oppure ce ne stiamo nelle fogne a vivere la nostra squallita vita di gente da terzo mondo.
    O ci facciamo vedere che primeggiamo come dei campioni, e allora tutti con le bandiere a fare il tifo di una Italia irreale e imperiale,oppure ce ne stiamo a bestemiare sulla Salerno Reggio Calabria insieme ai stranieri, che in altre lingue, dicono le stesse cose.
    O bestemioni o patrioti e sbandieratori.
    Miserabbili,abbracciati ai pariolini,che in momenti di giubilo si sentono tutti italiani.
    Miserabbili inseguiti dalle guardie dei pariolini,in momenti di reale vita italiana.
    Ma come diceva Paolo Villaggio,nel suo personaggio letterale:
    (Ma questa vita,mi fa schifo,fatemi sognare.)
    E allora continua a sognare.
    Fatti cullare da Berlusconi che ti farà gridare ancora,Viva l'Italia.
    Con il ponte! 19-12-2009 09:36 - maurizio mariani
  • sono d'accordissimo sulla inutilità del ponte sopratutto in regioni dove l'intervento riqualificativo del territorio sarebbe molto piu necessario(strade/ferrovie/aree urbane)ma sono convinto che il ponte alla fine verrà cosstruito per i seguenti motivi:la necessità dei nostri governanti di lasciare un segno , è piu "facile da gestire una unica opera che le molteplici necessarie,sappiamo benessimo che dopo l'entusiasmo iniziale quando l'attenzione si sposterà su altre urgenze rimarrano solo a manifestare il dissenso i cittadini legati a quel territorio .Spero anche di avere torto. Biro 19-12-2009 05:13 - biro
  • Sperando di fare cosa gradita
    stiamo allestendo le dirette della manifestazione

    http://stream.teknusi.org:8000/outoftheshell

    a questo link trovate dalle 9.00 (probabilmente anche prima) la diretta audio

    e dalle ore 13.30 circa anche la diretta video a questo link

    http://www.retenoponte.it/19dicembre2009/?p=359

    (salvo problemi tecnici,oggi ne abbiamo avuti purtroppo tanti)
    lasciate sotto il video un commento e fateci sapere cosa ne pensate della manifestazione e della diretta ..grazie ciao 19-12-2009 02:37 - No Ponte Streaming
  • Magari fosse un'opera faraonica. Qualcuno ci lavorerebbe. Invece è un'opera semplicemente irrealizzabile, ed i soldi (non pochi) verranno spesi in eterno in studi di fattibilità, e penali (nel giochino io te lo do - io te lo tolgo e pago penale - io te lo ridò, tra un governo e l'altro) e se li incasseranno tutti pochissime persone: un colossale affare a manodopera zero.
    Quanto all'ecologia, anche un ponte da qui alla luna sarebbe molto dannoso. Ma perchè di quello nessuno discute? e perchè invece di questo sì? E' uguale. 19-12-2009 01:04 - andrea61
  • Certo che se ci sono Ascanio Celestini e Andrea Rivera bisogna proprio essereci! Non partecipare, sarebbe un rimpianto insopportabile per il resto della nostra vita! 19-12-2009 00:04 - Silvia
  • Abito nel Bronx, New York e sono circondato da grandi ponti. C'e' il Troggs Neck che collega il Bronx con Queens costruito negli anni cinquanta. A un chilometro piu' in la' c'e' il Whitestone Bridge costruito agli inizi degli anni sessanta e anch'esso collega il Bronx con Queens. Questi ponti non hanno niente a che fare con Manhattan!! Leggermente piu' a sud c'e' il Triborough Bridge (ora rinominato Robert Kennedy) che college il Bronx sia con Queens che con Manhattan. Vi ricordo che il famoso Verrazzano Bridge collega Staten Island (popolazione 300000 nel 1964 e 600000 adesso) con Brooklyn. Saluti cianca. 18-12-2009 23:34 - cianca
  • Più che di ideologia penso si tratti di cultura MAFIFASCISTA dominante. La grande opera che appaga il pavoneggiarsi del regime incanta bauchi e l'affarismo Mafioso che coglie al volo il "pretesto" che motiva il lucrare legalitario su fiumi di danaro; poco importa dell'inutilità, dello spreco e del colossale danno economico, sociale, ambientale. Sono solidale con il movimento NO PONTE. 18-12-2009 22:33 - gigi
  • Domattina mi sveglierò alle 6.00 per mettermi in viaggio verso Villa S.Giovaanni e dire NO AL PONTE SULLO STRETTO.
    Abbiamo bisogno di altro...
    la Sa-Rc è una schifo, la ss 106 è pietosa. La Calabria è terra di veleni, i nostri mari sono stati utulizzati per i rifiuti a perdere !
    Il ponte è il compenso per coloro i quali hanno messo nelle mani, con i loro voti, il paese alla gente che ci governa. 18-12-2009 22:19 - Save
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