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Francesco Paternò
I dolori del giovane Elkann
Faccia da stadio in giacca e cravatta, mani alzate nel plastico gesto di un vaffa, cavolo è l'Avvocato. L'istantanea del fotografo Enzo Tartaglia è di oltre un decennio fa, ma quanto è attuale per la Juventus dei nostri giorni. Il cuore di Gianni Agnelli, anzi degli Agnelli, ha battuto per tante cose, ma per tre un po' di più: per la propria squadra di calcio, per l'acquisita Ferrari, per il proprio giornale, La Stampa.
Oggi ci vuole cuore per sopportare le brutte sconfitte bianconere, per vedere Michael Schumacher andarsene alla Mercedes come fosse un pilota e non una bandiera, per tossire ai bilanci in rosso del quotidiano. Non è roba da infarto, ma fa male a chi deve far male.
John Elkann, il nipote dell'Avvocato oggi al volante, salta da una punta all'altra di questo elettrocardiogramma impazzito. E non si chiama nemmeno Agnelli. Domenica allo stadio di Torino un gruppo di tifosi ha invocato l'arrivo – o il ritorno – alla dirigenza della Juventus del cugino Andrea Agnelli, figlio di Umberto. Come dire, vogliamo uno con il cognome della famiglia. Che curi l'azienda come l'avrebbe curata l'Avvocato e sappia prendere le decisioni giuste sugli uomini da mettere al comando. Siano allenatori o soprattutto dirigenti, perché se ci sono errori si comincia sempre dalla cima. O da una punta del cardiogramma impazzito.
«Vinca la Juve o vinca il migliore?» «Sono fortunato, spesso le due cose coincidono» rispondeva Gianni a un tifoso in tribuna, come racconta Marcello Sorgi nella sua presentazione del libro Il secolo dell'Avvocato. Il problema è che oggi in casa Elkann sembra non coincida più nulla. Dalla Juventus alla Ferrari, il baratro s'allarga. L'obtorto Schumacher sta per tornare a guidare in Formula 1, ma non un’auto Rossa. Scandalo degli scandali, riunendo sorti e portafogli con Ross Brawn, il direttore tecnico che aveva riportato al successo la Ferrari per poi piantare Maranello e fare fortuna - e che fortuna – altrove. Schumacher fugge, di chi è la colpa? E’ solo una banale questione di soldi, o chi dall'alto doveva gestire la nuova carriera manageriale del tedesco ha fallito, a Maranello e a Torino? La Formula 1 non dà emozioni da stadio, però non resteremmo stupiti se qualcuno dal paddock invocasse il ritorno della famiglia come per la Juventus. Chiedendo di un fratello invece che di un cugino.
Sempre Sorgi racconta di un duetto tra l'Avvocato e Igor Man, il collega della Stampa appena venuto a mancare e che mancherà a chi ha a cuore le sorti del giornalismo in questi tempi bui. «Alle volte temo di essere arrogante – gli dice Gianni Agnelli - me ne dolgo. Sicché capita che magari, invece di un cicchetto, sembra che elogi chi ha fatto una cappellata. Chi è intelligente capisce lo stesso, ma il cretino se ne va tutto contento». Igor Man era una colonna non scritta della Stampa, il giornale che oggi soffre insieme a buona parte della stampa mondiale. Come per la Juventus, magari è colpa anche del giovane allenatore, magari no essendo entrambi persone molto per bene, ma chissà l'Avvocato come l'avrebbe presa. O cosa avrebbe fatto.
Oggi la parola passa ai manager. Per una questione non di cuore, ma di cuore dell'impero. A Roma, la Fiat presenta a governo e sindacati il piano per i suoi stabilimenti italiani. Non esistono foto dell'Avvocato con Sergio Marchionne, amministratore delegato del gruppo, paracadutato a Torino solo nel 2004 dopo l'improvvisa morte di Umberto. A occhio, i due si sarebbero piaciuti. Ma sarebbe utile che la famiglia non lasciasse da solo Marchionne a decidere delle sorti di una fabbrica, naturalmente nel rispetto dei ruoli. Come dire, se le «due cose coincidessero» in positivo, come amava ripetere l’Avvocato per la sua Juventus, magari qualcosa di buono potrebbe accadere. Di sicuro, quel che sta avvenendo a Termini Imerese non è colpa degli operai.
- Per l'amor di Dio, lascino lavorare in pace Marchionne, l'unico che ne capaisce di auto e di aziende. Gli altri, al massimo, si occupino della juventus. 22-12-2009 14:28 - Claudio Raineri
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