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Marco d'Eramo
Passata negli Usa la riforma sanitaria voluta da Obama
Riunito in seduta plenaria, il Senato degli Stati uniti ha approvato ieri la legge di riforma sanitaria. L'augusto consesso dei 100 senatori (due per ogni stato Usa) è arrivato a questo voto col fiato in gola e la lingua penzoloni, se è vero che è la prima volta da 43 anni che il Senato si riunisce il giorno della vigilia di Natale. Non solo: i repubblicani hanno preteso che il testo della legge fosse letto per intero in aula, e poiché è lungo più di 2.000 pagine (di cui oltre 360 di emendamenti introdotti nell'ultima versione concordata dai senatori), la lettura ha preso più di sette ore, facendo rischiare un prolungamento notturno.
Per di più, tutto ciò proprio nel bel mezzo della peggiore bufera di neve da cui sia stata colpita la capitale, e gran parte della costa orientale degli Stati uniti, negli ultimi 120 anni. Il primo effetto della riforma sanitaria è stato quindi di far saltare le feste a tutto il personale politico, portaborse, assistenti, segretari, ricercatori, archivisti, consulenti. Inconvenienti natalizi a parte, si tratta di un voto storico, che viene a capo di quasi 70 anni di tentativi di riformare l'inefficiente e costosissimo sistema sanitario Usa. Da questo punto di vista si tratta di una grande vittoria per il presidente Barack Obama.
L'unico problema è che nessuno negli Stati uniti sa più in che cosa consista esattamente la riforma votata ieri. Tutti sanno quel che non c'è più. Si conoscono i cambiamenti che erano stati proposti e sono stati via via cancellati nel corso degli estenuanti negoziati. Da mesi ormai era saltata l'idea d'istituire un servizio sanitario universale e gratuito, quale esiste nella maggior parte degli altri paesi industrializzati. È poi saltata l'idea di far contrattare direttamente dallo stato il prezzo dei farmaci prescritti, per lo meno nei due sistemi sanitari parziali già in mano pubblica (e cioè Medicare, che copre gli ultra-65 anni, e Medicaid per i disoccupati e i poveri): negli Usa il prezzo dei farmaci è in media il 60% più alto che nei paesi dove esiste un ricettario nazionale. È stata cancellata anche la proposta, piccolo surrogato parziale del servizio sanitario nazionale, di una public option, cioè della possibilità di poter acquistare un'assicurazione pubblica nel caso una persona non possa permettersi nessuna assicurazione privata. Grazie al senatore del Connecticut, Joe Lieberman, è stato accantonato il contentino gettato ai liberals per consolarli della perdita della public option, e cioè l'idea di estendere Medicare agli ultra-55. È poi stato depennato l'aborto dalle prestazioni mediche rimborsabili. Così non stupisce se il Financial Times, nello stilare la pagella di chi vince e di chi perde con questa riforma, ha messo Obama sia tra i perdenti, sia tra i vincenti (vedi il box accanto).
Dopo tutti questi depennamenti, ci si chiede: cosa resta della riforma dopo un anno di estenuanti patteggiamenti e di mercato delle vacche (e dei senatori)? Sappiamo solo che la salute resterà in mano alle assicurazioni private, ma che in teoria il nuovo sistema dovrebbe offrire copertura sanitaria a 22 milioni di cittadini Usa, lasciandone però fuori altri 25 milioni (8% della popolazione). L'aspetto più positivo è che a partire da subito le assicurazioni non potranno negare ai bambini cure in nome delle «preexisting conditions» (se prima di assicurarti avevi una predisposizione a una malattia, le assicurazioni Usa si rifiutano di pagarti le cure: p. es. se da bambino hai avuto un raffreddore, ora non ti pagano la terapia per il tumore). Inoltre sarà consentito ai cittadini di iscriversi a un nuovo piano di assicurazione nazionale gestito dall'Office of Personnel Management, l'agenzia che cura l'assicurazione sanitaria per il personale federale e per i membri del Congresso. Solo nel 2013 entrerà in vigore un ritocco del prelievo fiscale sui redditi più alti, dallo 0,5 allo 0,8, per finanziare Medicare. La legge contiene minuzie, come una tassa del 10% sui saloni di abbronzatura (in base all'idea che i raggi ultravioletti sono correlati ai tumori della pelle), ma esclude la cosiddetta «tassa botox» sulla chirurgia estetica volontaria. Secondo l'Ufficio del Bilancio del Congresso, la legge costerà 871 miliardi di dollari nei prossimi 10 anni (comunque meno della metà di quanto costano all'anno le guerre in Iraq e Afghanistan), ma ridurrà il deficit di 132 miliardi di dollari nei primi 10 anni e di 1.300 miliardi su 20 anni.
Ma anche ora che la legge è passata, il tormentone continuerà: il testo varato dal Senato dovrà essere unificato con quello, assai diverso, approvato più di un mese fa dalla camera dei Rappresentanti. Tanto per fare un esempio: i deputati avevano approvato la public option, i senatori l'hanno esclusa. Il testo finale però dovrà essere quasi identico a quello passato dal Senato, perché per far saltare tutto il marchingegno basta solo un senatore che cambi idea. Perciò bisognerà convincere i deputati a ingoiare rospi. Ma i fieri parlamentari hanno già annunciato battaglia. In soldoni, come i senatori prima di loro, i deputati si stanno mettendo in fila per vendere il proprio voto. La senatrice dell'Alabama, Mary Landrieu, aveva ottenuto circa 300 milioni di dollari di finanziamenti per il proprio stato. Il senatore Ben Nelson, l'ultimo dei democratici anti-riforma, ha infine ammainato bandiera convinto da circa 100 milioni di dollari di esenzioni fiscali per Medicare per il suo amato Nebraska. E il senatore più di sinistra degli Usa, Bernie Sanders, ha ottenuto 10 miliardi di dollari di finanziamenti ai centri di salute comunitari, come compenso per non avere insistito sulla sua proposta di servizio sanitario nazionale.
D'altronde, nella compagine democratica alla Camera bassa si è avvertito uno scricchiolio preoccupante anche se marginale: il deputato democratico del Tennessee, Parker Griffith, ha annunciato che cambia partito e s'iscrive al gruppo repubblicano, citando proprio la riforma sanitaria come causa principale del suo voltafaccia. Il suo gesto era previsto da tempo, ma esprime bene i sentimenti di quel consistente drappello di nuovi deputati democratici eletti in circoscrizioni conservatrici del sud degli Stati uniti: la conquista di questi seggi non ha rafforzato i progressisti, ma ha spostato a destra il baricentro politico dei democratici.
Quest'intenso mercanteggiare farà saltare le vacanze di fine anno, visto che le commissioni parlamentari dovranno cominciare a riunirsi già lunedì 28. Infatti la scadenza più importante per Obama è quella del discorso sullo Stato dell'Unione, a fine gennaio prossimo. Il presidente vuole a tutti i costi che la versione finale della riforma sanitaria sia approvata in via definitiva entro quella data, per annunciarne la firma nel suo discorso. Ma ai parlamentari sarà difficile rispettare questa scadenza. Più probabile la firma definitiva entro febbraio. A quel punto si potrà davvero capire che riforma è stata votata e se davvero può essere definita una riforma. L'importante per Obama è essersi lasciato alle spalle questo capitolo così scomodo e viscido, che gli avrà certo insegnato molto sugli effetti boomerang dell'eccessiva astuzia politicista.
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Cambiare una legge dove dalla libertà si passa al diritto è come immettere un po di socialismo nelle società capitaliste.
Un contrasto ideologico che non si ottiene con una sola seduta in parlamento.Mandare 30mila soldati a combattere o buttare una bomba atomica su uno stato canaglia,basta il presidente e un congresso di deputati e senatori che firmano l'atto.
Ma fare una legge dove tutti devono pagare una sanità,che garantisca a tutti,compresi quelli che non possono pagare,una assistenza,viola i principi dei padri pellegrini che hanno fatto l'America.
Una America individulista e capitalista.
I ricchi hanno più dei poveri,non solo perche ricchi,ma perche è giusto e sacrosanto.
Se sei povero,in un paese libero come l'America,vuole dire che sei un incapace e un inetto.
Un essere spregevole che merita di vivere come un animale.
Solo gli eletti e i volenterosi,hanno il diritto di vivere bene.
Dare anche ai poveri,ai vagabondi e ai stranieri una cura sanitaria è per i patrioti di quella nazione come dare le perle ai porci.
Non è ammissibile che tutti siano uguali in qualche cosa.
Il loro Dio,che ispirò i santi padri pellegrini e gli dettò quella carta che chiamano costituzione.
Su quella carta c'è scritto che sulla libertà e non,sul diritto è fondata la loro società.
Purtroppo è vero.
Ma quanti preferiscono uno stato che garantisca,piuttosto che uno stato che ti da la libertà.
Liberi,perche i schiavi costavano più dei liberi 25-12-2009 03:36 - maurizio mariani
Ad ogni modo il fatto e' che questa riforma e' una vittoria, sotto tutti i fronti per le compagnie di assicurazione che vedranno circa trenta milioni di nuovi assicurati, quasi tutti giovani e a basso rischio di malattie: solo grasso che cola quindi.
Obama poi ha sbagliato tutto, avendo fatto una corsa continua cercando di corteggiare i repubblicani prima e i senatori "moderati" poi tra cui quel pagliaccio di Lieberman, noto frequentatore delle compagnie di assicurazione che hanno per lo piu' sede in Connecticut. Gli errori, o presunti tali di Obama, piu' intento a corteggiare i repubblicani e la destra delsuo partito, dovrebbero insegnare qualche cosa anche al nostro PD.
PS: non c'e' bisogno di scomodare Obama per capire che chi va con lo zoppo impara a zoppicare. 25-12-2009 02:23 - murmillus