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Stefano Liberti *
Al Qaeda nel Sahara. Gli ostaggi italiani
«Un sequestro anomalo, soprattutto per le modalità in cui è avvenuto». Professore alla School of Oriental and African Studies (Soas) di Londra, Jeremy Keenan è uno dei massimi esperti mondiali della fascia sahelo-sahariana,
quel vasto territorio desertico tra Mali, Mauritania, Niger e Algeria salito agli onori delle cronache per i sempre più frequenti rapimenti di occidentali.
Cos'è che non la convince del rapimento di Sergio Cicala, della moglie Philomène Kabourée e del loro autista ivoriano?
Ci sono alcuni elementi che non quadrano. La prima domanda che sorge spontanea è: perché viaggiavano di notte? È una cosa abbastanza insolita: in quei paesi non si viaggia con il buio, a meno che non ci sia un'emergenza. Questo ci porta a una seconda considerazione: come hanno fatto i rapitori
a riconoscere il minibus di notte e sparare a colpo sicuro? A partire da questi due punti, io avanzo l'ipotesi che il sequestro non sia opera degli uomini di Al
Qaeda nel Maghreb Islamico (Aqmi), ma risponda a una dimensione molto più locale. Qualcuno ha visto il minibus passare e ha pensato di fare il colpo. Ritengo quindi probabile che il sequestro sia opera di gente del posto, che ha
pensato di poter trarre vantaggio dal rapimento. Per questo non mi convincono molto le affermazioni del presunto capo del commando, arrestato lunedì.
Cosa bisogna aspettarsi? Un negoziato attivato con il gruppo locale o un passaggio di mano degli ostaggi?
Sempre più si assiste a rapimenti condotti non direttamente da Aqmi, ma da vari altri gruppi che poi li rivendono. Così è successo nel caso di Robert Fowler, il diplomatico canadese rapito un anno fa in Niger e rimesso nelle mani degli islamisti. Il punto è che la possibilità di facili guadagni attraverso i riscatti ha trasformato il rapimento di occidentali in un business e spinto probabilmente alla nascita di vari emulatori. Bisogna capire quanto questi presunti copycat siano in grado di negoziare direttamente o rivendere gli ostaggi a gruppi più articolati.
Nel caso in cui la coppia di italiani sia stata o sarà rivenduta agli uomini di Aqmi, finirà in Mali, come gli altri ostaggi attualmente detenuti – i tre spagnoli sequestrati il 29 novembre sempre in Mauritana e Pierre Camatte,
il cittadino francese catturato vicino al confine tra Mali e Niger?
Secondo me non è così sicuro che le persone sequestrate in Mauritania – i due italiani e i tre spagnoli – siano stati o saranno portati in Mali. La mia sensazione
è che il gruppo si stia organizzando nuovi basi in Mauritania, in particolare nella regione del Tagant, vicino a una cittadina chiamata Tidjikia, una zona molto
protetta, poco densamente popolata, ricca di acqua. D'altronde è anche logico: perché andare in Mali, un paese dove oggi sono presenti 300-400 uomini delle forze speciali americane, il contro-terrorismo francese e inglese, addestratori
delle forze speciali tedeschi e spagnoli, supportati da un sistema di monitoraggio satellitare coordinato dagli Stati uniti? La Mauritania è il terreno più adatto per stabilire una nuova base, soprattutto in un momento in cui in Mali la situazione diventa difficile da gestire e il gruppo deve affrontare alcuni problemi interni.
Chi sono questi uomini di Aqmi?
La storia di questo gruppo è molto interessante, perché in un certo senso è il risultato di una profezia che si auto-avvera. Nel 2001, subito dopo gli attentati contro le Torri gemelle, alcuni elementi dei servizi di sicurezza algerini (Drs) hanno pensato bene di approfittare della situazione e rafforzare i propri legami con gli Stati uniti. Pochi mesi dopo, c'è stato il primo colpo veramente rilevante
di Aqmi, che all'epoca si chiamava Gruppo salafista per la predicazione e il combattimento (Gspc), nel sud algerino. Sono stati sequestrati 32 turisti occidentali. Il rapimento è stato condotto da Amari Saifi, detto El Para, che è
certamente un uomo dei servizi, catturato poi in Ciad e consegnato alle autorità algerine, e dal suo vice Abdelhamid Abou Zaid, che è considerato oggi il capo della cosiddetta cellula di Aqmi nella regione sahariana.
Secondo lei, dunque, Aqmi non sarebbe altro che una creazione dei servizi algerini?
In buona parte sì. Diciamo che esistono tre cellule: la prima è nel nord, con le proprie basi in Kabylia, che è quella originale e genuina. Si tratta di qualche centinaia di combattenti che vogliono rovesciare il governo laico di Abdelaziz
Bouteflika. Non sono particolarmente pericolosi, ma ogni tanto fanno qualche azione. Poi, ci sono due cellule a sud; una creata ad arte dal Drs, un'altra infiltrata da esso. Diciamo che oggi è difficile distinguere tra queste due. La
verità è che la presenza di un pericolo terrorismo nel Sahara giustifica la permanenza di forze speciali americane ed europee, che sono in realtà lì per difendere gli ingenti interessi minerari dell'area, con la complicità dei governi di Mali e Niger. La zona è potenzialmente molto ricca – ci sono petrolio e uranio - ed è al momento terreno di conquista per quella che alcuni miei amici tuareg definiscono «ricolonizzazione delle nostre terre».
Come si inseriscono in questo contesto i rapimenti di occidentali? Sarebbero solo manovre diversive?
Diciamo che negli ultimi due anni, la situazione è in parte sfuggita di mano. C'è al momento una profonda divisione all'interno dei servizi algerini sulla strategia
da tenere. Questo è avvenuto in concomitanza con il cambio di nome del gruppo da Gspc ad Al Qaeda nel Maghreb islamico, una pura operazione di marketing che ha però creato alcune tensioni. C'è poi stato un altro evento significativo: la morte, nell'agosto 2007, del generale Smain Lamari, capo del contro-spionaggio del Drs e grande architetto dell'operazione di infiltraggio fin dal suo inizio. Il suo decesso ha creato un vuoto politico e una lotta di successione. In particolare, la nuova guardia – impersonata dal nuovo capo, il colonnello Ahmed Kherfi oggi promosso generale – è incline a giocare il gioco degli occidentali, soffiare sul fuoco del pericolo Al Qaeda e consentire quindi la
presenza di forze speciali straniere nel Sahara. La vecchia guardia più nazionalista – di cui fa parte anche il ministro degli interni Yazid Zerhouni e, a quanto sembra, anche il presidente Bouteflika – non ha mai gradito questo
salto di qualità e la presenza di truppe straniere in un territoriotradizionalmente controllato da Algeri.
Secondo la sua interpretazione, il vecchio gioco starebbe saltando? Cosa ci si può aspettare per il prossimo futuro?
Tutto dipende in parte da come si concluderà l'attuale crisi degli ostaggi. Se qualcuno dei rapiti sarà ucciso, dubito che la Francia e la Spagna reagiranno con la stessa indifferenza mostrata dal governo britannico dopo la morte di Edwin Dyer, giustiziato da Aqmi il 31 maggio scorso. La situazione al momento è assai pericolosa, anche perché i vecchi legami di Aqmi e gli apparati di sicurezza maliani sono in parte saltati. Il che rende più complesso il negoziato.
Diversi episodi confortano questa tesi: ad esempio, l'uccisione a casa propria qualche settimana fa a Toumbouctou, di Lemana Ould Cheikh, colonello dell’intelligence maliana. Secondo le informazioni in mio possesso, l'uomo aveva scoperto che Aqmi è infiltrata dal Drs e ha cercato di fare il doppio gioco. Subito dopo ci sono stati alcuni scontri armati tra l’esercito maliano - o parti di esso - e i combattenti di Aqmi.Tutti questi elementi mi fanno credere che nel prossimo
futuro qualcosa cambierà e che gli uomini di Aqmi stiano cercando di posizionarsi in un luogo più discreto, per l’appunto in Mauritania.* Ripubblichiamo questa intervista uscita sul manifesto del 23 dicembre vista la sua attualità
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Con l’avvento del GSPC la formazione islamista separatosi dal GIA con lo scopo dichiarato di perseguire esclusivamente obiettivi militari e non civili,sicuramente,le operazioni sotto copertura del DRS hanno perso di importanza anche sé probabile che personaggi come Ammari Saifi “ Le Parà” (sempre indicato prima come disertore dell’armata alla macchia con gli islamisti poi curiosamente istruito a Fort Braggs nel ‘92 e poi riapparso come emiro del GSPC da voci mai minimamente riscontrate diffuse e replicate solo su siti internet ,mentre in http://www.senato.it/documenti/repository/lavori/affariinternazionali/approfondimenti/41.Algeria,.sviluppi.di.situazione.pdf
” Nel 1995 inoltre un ridotto numero di personale algerino veniva ammesso all’International Military Education and Training Program”) potrebbero avere goduto di protezioni e altro.
Allo stato attuale nel nord Algeria l’attività terroristica si può definire residuale mentre assistiamo ad un’esplosione del fenomeno nella fascia saheliana molto ma molto preoccupante , gli algerini cercano in tutti modi di tenere l’attuale fenomeno di AQIM (il Gspc dopo l’affiliazione ad Al Qaida) fuori dai propri confini nazionali e AQIM stà proliferando in paesi come Mali,Mauritania,Niger in misura minore , paesi che hanno un assetto economico-sociale purtroppo molto simile ad Yemen e Afghanistan.
Per arrivare molto brevemente ad oggi in effetti la situazione è sfuggita di mano soprattutto dopo la scelta del governo maliano,mai smentita,di consentire la permanenza nel nord del paese di gruppi mobili di AQIM col patto di non aggressione (l’assassinio del colonnello a Timbouctu a poi portato ad una rappresaglia del governo con l’attacco ad un gruppo di AQIM) per quanto riguarda il diplomatico canadese Robert Fowler va ricordato che in primis la rivendicazione è apparsa su un sito di una fazione Touareg nigerina e poi solo successivamente il rapimento è stato adottato da AQIM .
Per quanto riguarda gli spagnoli il francese gli italiani le proprietà del documento di rivendicazione dimostrano che sono stati redatti dalla medesima persona quindi la regia è una sola,in particolare la rivendicazione degli italiani(con le foto) è stata redatta il 27 dicembre ,questo dimostra che il 28 ad Al Arabya è stata letta quella rivendicazione che è poi la solita pubblicata sui siti islamici in data 30 dicembre 03-01-2010 13:21 - sahariano