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FUORIPAGINA
29/12/2009
  •   |   Roberto Ciccarelli
    Fondi inutilizzati e atenei al lumicino

    Sui 1050 posti finanziati nel 2008 dalla seconda tranche dei fondi Mussi per il reclutamento straordinario dei ricercatori, le università ne hanno banditi solo 424. Nessuno però ha ancora celebrato i relativi concorsi, né si hanno notizie certe sulla composizione delle commissioni esaminatrici.
    Uno studio curato dall'associazione "20 maggio", del "Forum lavoro" del Pd fotografa la situazione al 14 dicembre scorso: si scopre così che alcuni tra i principali atenei italiani ricevono i finanziamenti, ma rinviano i concorsi. Bologna (0 su 55 previsti), Federico II di Napoli (0 su 50), Palermo (0 su 38), Tor Vergata di Roma (0 su 32), Torino (l'università 0 su 44 e il Politecnico 0 su 27). Alcuni lo hanno fatto, ma in parte, come il Politecnico di Milano (10 su 32). La Sapienza ha invece realizzato l'en plein (72 su 72).
    Uno stillicidio dovuto, in primo luogo, alla confusione sulle regole della composizione delle commissioni giudicatrici. Tutti i bandi che partiranno dopo il 31 dicembre, oltre a quelli già operativi, rischiano di essere bloccati a causa dell'assenza di una normativa sulle procedure di reclutamento.
    In realtà, le regole ci sarebbero. Sono quelle stabilite dalla legge 1/09: un professore ordinario o associato nominato dalla facoltà che ha richiesto il bando, due ordinari sorteggiati in una lista di afferenti al settore disciplinare di riferimento. Niente prove scritte, né colloquio orale, solo valutazione dei titoli o seminario del candidato per esporre il progetto di ricerca. Insomma, quello che dovrebbe essere il pane quotidiano per i ricercatori una volta approvata la riforma Gelmini.
    Gli atenei non sembrano però avere molta intenzione di anticipare una riforma che deve essere ancora discussa in parlamento. Bergamo e Parma, ad esempio, il bando con le nuove norme l’hanno fatto, ma hanno evitato di citare il limite massimo delle pubblicazioni da presentare alla commissione. Invece a Roma il rettore della Sapienza Frati assicura che il limite è stato fissato a 12.
    A chi ha fatto confusione, la Gelmini ha intimato di modificare i bandi. Al momento solo 8 atenei hanno risposto, mentre emergono altre anomalie. C’è chi infatti fa la prova scritta e non quella orale. E chi, invece, intende valutare il candidato in base alla discussione del suo seminario.
    Anche i 696 posti (sui 2100 previsti dalla terza tranche dei fondi Mussi) finanziati martedì 22 dicembre dal Miur soffriranno degli stessi problemi. Il taglio, peraltro già annunciato il 13 novembre scorso, si spiega con il fatto che, rispetto alle due precedenti tranche, è saltato il cofinanziamento obbligatorio degli atenei previsto dalla finanziaria del 2007.
    L'assegno statale erogato per la terza tranche verrà misurato sul costo medio del ricercatore (57.446 euro, pari a 0,5 punti organico) e non sul suo costo iniziale che è molto più basso, come è stato fatto per i concorsi precedenti. Questa misura si è resa necessaria per evitare che le università gestiscano un aiuto ministeriale decrescente nel tempo, obbligandole ad impegnare risorse che aumentano le spese complessive.
    Sembra essere questa la motivazione del blocco attuale, ma non bisogna dimenticare un’altra condizione: le tranche successive alla prima del 2007 dovrebbero essere utilizzate anche per il pagamento degli stipendi dei ricercatori assunti.
    Stando alla tabella pubblicata sul sito www.miur.it, alla Sapienza di Roma andranno 41 posti, a Bologna 39, al Politecnico di Milano 36. Questa ripartizione dei fondi ha premiato le università “virtuose” concentrate nelle grandi città e nel nord del paese. La classifica stilata lo scorso novembre dal ministero ha attribuito 523,4 milioni di euro di incentivi al merito previsti sul fondo di finanziamento ordinario (Ffo) di 7,2 miliardi nel 2009. Bologna, Napoli e Torino (oltre che la Sapienza) sono ai primissimi posti per la didattica e per la ricerca. 
    Anche a condizioni favorevoli, non sarà facile convincere questi atenei virtuosi ad assumere. Ogni nuova assunzione continuerà ad essere valutata alla luce delle spese generali. Se queste ultime supereranno il rapporto tra le spese del personale e il finanziamento annuale l'ateneo rischia il blocco del reclutamento.
    Uno degli orientamenti che la conferenza dei rettori (Crui) potrebbe decidere di adottare è di usare i fondi Mussi per fini diversi dall'assunzione dei ricercatori. E’ questo l’avviso del rettore di Trento (0 posti su 16 banditi) che però andrebbe verificato, dato che i fondi Mussi possono essere impiegati solo per i concorsi dei ricercatori. Il rischio, invece, si chiama “perenzione”, una norma che impone la spesa dei fondi entro 3 anni dall’erogazione. Pena il loro ritorno nelle casse del ministero dell’Economia. Se non si fa in fretta, presto o tardi i concorsi previsti non potranno essere celebrati. 
    Il rigore di bilancio imposto da Tremonti con le leggi 126 e 133 inizia a mostrare i primi effetti. Anche in presenza di fondi sicuri, gli atenei stanno a guardare. Sono troppe le incertezze legate al finanziamento pubblico, al punto che preferiscono bloccare le attività per non essere penalizzati in futuro.
    Nel 2010 gli atenei, virtuosi e non virtuosi, faranno a meno di 278 milioni di euro. E’ ciò che rimane del taglio all’Ffo di 678 milioni, compensato dai 400 milioni provenienti dallo scudo fiscale. Un caos destinato ad aumentare nel 2013, quando il taglio dell'Ffo raggiungerà 1,5 miliardi di euro e nessuno sa ancora con quali risorse pareggiarlo.


I COMMENTI:
  • Nel bell' articolo, e documentato, di Ciccarelli, si possono notare tutte le contraddizioni e storture della controriforma gelmininiana. A mio avviso, un discorso produttivo sull' università e sull' istruzione dovrebbe coinvolgere istanze extraaccademiche, cioè essere una riflessione-ricognizione generale sulle forze sociali, sul capitalismo cognitivo, sulla smaterializzazione del momento produttivo. Non semplicemente essere un controdiscorso sulla controriforma berlusconiana. Si tratta cioè di annullare le spinte che vogliono il sapere universitario come ratificazione e naturalizzazione dell' ordine costituito. Si badi bene che questo modello di sapere, acritico e neutrale, è presente in maniera subdola anche nell' opposizione alla visione berlusconiana-confindustriale dell' università.Si potrebbe anche fare qualche esempio. 30-12-2009 16:14 - Gianna Pisicoli
  • Io in università ci lavoro, e nell'articolo ritrovo i discorsi che semnpre senti fare a tutti: concorsi, concorsi, concorsi. Per carità, sono tutti discorsi estremamente sensati, precisi ed utili A ME, però sospetto che al pubblico pagante non glie ne possa fregar di meno. Ed il pubblico è veramente pagante, dato che le taasse degli studenti coprono una piccola parte del costo totale del gioco, il resto lo sborsano i contribuenti che in italia sono per lo più salariati di livello basso e medio.
    PS: essendo io romano, esprimo un ringraziamento particolare alla LEGA NORD, che intanto che ciancia di federalismo si sta facendo passare sotto al naso la riforma più centralista della storia dell'università italiana.
    Ringrazio un po' meno i partiti autodefinitisi di sinistra o centrosinistra che stanno a guardare mentre si smantellano quelli che erano gli unici aspetti civili delle università italiane: la democrazia interna (le nostre università sono le uniche al mondo dove persino i voti dei rappresentanti degli studenti pesano nell'elezione di un preside), la libertà individuale di didattica e di ricerca, il fatto che se ogni tanto uno vinceva un concorso "per sbaglio" eri obbligato a tenertelo. 30-12-2009 13:24 - andrea61
  • Io non sono mai stato a scuola.Ho fatto il libretto di lavoro a 14 anni e sono andato subito a lavorare.
    In quegli anni(60)parecchi miei amici sono passati dal lavoro allo studio.
    I loro genitori,anche se operai comunisti,sognavano un lavoro migliore per i propri figli.
    Un lavoro che non ti avrebbe costretto a vivere gran parte della giornata in una fabbrica o in una officina.
    Anche io con mio figlio,ho fatto lo stesso.
    Tutti alla ricerca di un lavoro migliore e di una vita migliore.
    Tutti a scuola.I figli degli operai si sono mischiati con i figli dei signori e sono andati a popolare aule e scuole.
    Ma la cosa non ha cambiato la condizione di vita dei nostri figli.
    Ora questi ragazzi fanno i stessi lavori che facevamo noi,con una laurea in tasca.
    Si signori,la scuola non è altro che un deposito dove collocare i ragazzi e farli diventare come dei pupazzi in mano loro.
    I figli degli operai,sempre operai.I figli dei farmacisti,farmacisti.Dei notai,notai.Dei avvocati,avvocati.
    Come delle caste, si sono rigenerati alla faccia dei nostri ragazzi.
    La fitanzata di mio figlio si è laureata con 100e *,ma lavora da Ikea,per 500 euro mensili.
    Un lavoro snervante,senza un attimo di tregua e con dei bambini da controllare.
    Terribile!
    Era meglio che non andavano a scuola.Era meglio che tutto quel tempo speso per uno studio,che è servito solo ai padroni per avere personale di prima qualità a basso costo,lo si spendeva a lavorare e imparare un mestiere.
    Lo studio è bello,ma dovrebbe essere uguale per tutti.
    Invece i figli dei baroni,diventano anche loro baroni,mentre i figli del operaio,sempre operai.
    Se potessi dare un consiglio ai ragazzi,le direi di non andare più nella scuola dei padroni.Studiare si,ma non è detto che quella scuola sia l'unica fonte del sapere.Si può studiare per i centri sociali,facendo circoli di studio.
    Si può studiare tra la gente facendo inchieste e parlando con chi deve fare la spesa con 500 euro di pensione.Vedreste che economisti uscirebbero da quella scuola.Si potrebbe fare volontariato nei canili e studiare da veterinario,con gli animali e non con decrepiti professori.
    Si poptrebbe fare architettura frequebtando i circoli degli artisti e parlare con i diretti interessati,invece di stare a sentire uno Sgarbi che non sa fare nemmeno una casetta con l'alberello vicino.
    Insomma,mandiamo a fare in culo la scuola,la Germini,i finanziamenti che non sono stati spesi e andiamo a studiare tra di noi. 30-12-2009 10:51 - mariani maurizio
  • Ma bisogna fare attenzione, per rispondere a murmillus, quando si affrontano i parametri di valutazione di un ateneo o di un docente. E' una materia spinosa, colonizzata nella semantica da parte delle destre, da parte di un potere che sotto una vaga verniciatura apparentemente condivisibile, vuole solo creare una subcultura aquiescente all' ordine dominante. Cioè, mi riferisco a tutti i criteri di valutazione, alla questione del merito, del nepotismo, etc. Si fa presto a convergere sullo stesso terreno di gelmini e confindustria, pur pensando di stare dalla parte giusta. 29-12-2009 23:13 - Morgana Marinelli
  • Non ci sono parole per descrivere quanto la cricca affaristico-mafiosa che è attualmente al governo tenga in scarsa considerazione istruzione e cultura. 29-12-2009 22:23 - Daniele Babusci
  • Prima di dare ancora una lira o euro che dir si voglia alle universita', bisognerebbe riformare l'Univerita' in modo democratico e eliminare il nepotismo, le baronie e gli enormi sprechi che ne derivano.
    Un primissimo passo sarebbe quello di eliminare la conferma per i professori ordinari e creare una commissione di valutazione, variabile, anonima, internazionale e messa nelle condizioni di valutare anonimamente i candidati ordinari o degli altri livelli.
    I soldi all'universita' cosi' com'e sono soldi gettati. 29-12-2009 20:24 - murmillus
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