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FUORIPAGINA
29/12/2009
  •   |   Michele Giorgio, inviato al Cairo
    Il muro di Rafah

    Si scava, ma non solo, lungo i 12 km di frontiera tra l’Egitto e la Striscia di Gaza. Si scava e si prepara la ragnatela di tubi che dal Mediterraneo porterà l’acqua necessaria per allagare la fascia di territorio lungo la quale correrà la barriera di acciaio in costruzione da Tel al Sultan a Sarsuriya. La seconda fase dei lavori è ormai avviata, scrive il quotidiano egiziano indipendente al Masry al Youm che ha avuto la possibilità di raccogliere le testimonianze di beduini che vivono in quella zona. Le potenti scavatrici che per giorni hanno preparato la sede per la barriera di acciaio impenetrabile, a prova di bomba, sono state spostate nell’area di Salah Eddin, non lontano dal memoriale per il milite ignoto. In campo intanto scendono le associazioni ecologiste, per denunciare un progetto che non solo chiude una delle bombole d’ossigeno più importanti per la popolazione di Gaza ma che rischia anche di provocare danni all’ambiente. «Allagare con acqua salata i tunnel sotterranei esistenti, o almeno la maggior parte di essi, metterà a rischio le scarse riserve d’acqua dolce delle due Rafah», ha avvertito l’ambientalista palestinese Nizar Wahidi.
    «Vogliamo sapere se questo progetto servirà a consolidare il pesante embargo che Israele attua contro i nostri fratelli palestinesi», ha protestato il deputato Abbas Abdel Aziz in una lettera aperta rivolta al premier Ahmed Nazif. Il deputato ha esortato le autorità del suo paese a non distruggere i tunnel con Gaza «perché sono fonte di sopravvivenza per la popolazione palestinese». Stasera i Comitati per la stampa libera e altre organizzazioni della sinistra egiziana terranno un sit-in al Cairo per protestare contro il «muro egiziano» che completerà l’accerchiamento di Gaza. Il regime di Hosni Mubarak da parte sua resta in silenzio di fronte alle critiche. Non ha ancora confermato i lavori in corso lungo la frontiera con Gaza eppure il progetto va avanti, senza soste, sull’onda delle pressioni americane (e israeliane), per mettere fine ai traffici sotterranei tra la Rafah palestinese e quella egiziana. Un movimento in profondità che non ha soltanto fatto entrare armi a Gaza, come proclama Israele, ma che ha anche assicurato il rifornimento di prodotti altrimenti introvabili nella Striscia stretta nella morsa del blocco israeliano. Mubarak non intende deludere in alcun modo Washington, cerca di riemergere come il principale alleato arabo degli Stati Uniti dopo il «freddo» degli anni della passata Amministrazione Bush, più aperta e disponibile (anche per gli interessi dell’ex presidente americano in campo petrolifero) nei confronti dell’Arabia saudita. L’Egitto vuole strappare a Riyadh il ruolo di «leadership» araba che ritiene suo. Senza dimenticare i finanziamenti al Cairo che Washington minaccia di revocare – 200 milioni di dollari in aiuti militari – se non verranno distrutti i tunnel con Gaza. Il Congresso ha  stanziato 23 milioni di dollari per fornire all’Egitto tecnologie moderne e assistenza tecnica nella lotta «al traffico sotterraneo» che, secondo Israele, garantisce nuovi  razzi e armi più sofisticate ad Hamas.
    La barriera in costruzione non bloccherà tutti i tunnel, prevedono gli esperti egiziani e palestinesi ma certo limiterà drasticamente i traffici che hanno contribuito a tenere in vita Gaza in questi ultimi anni. «Il muro egiziano si aggiunge a quello israeliano in Cisgiordania e rappresenta un’altra punizione collettiva per la nostra popolazione», ha protestato il vice presidente del parlamento palestinese Ahmed Bahar (Hamas), convinto che il progetto sia la fase preliminare di un nuovo conflitto a Gaza. Qualche giorno fa Hamas ha organizzato a ridosso del confine una dimostrazione di protesta, annunciandone altre per i giorni seguenti. Ma a scuotere la testa non sono soltanto i palestinesi. I 1.000-1.200 tunnel esistenti lungo il confine hanno dato lavoro a centinaia di famiglie della Rafah egiziana e ai beduini del Sinai, impegnati a procurare le merci chieste da Gaza. Raggiunto telefonicamente dal manifesto, Khaled Gaala, un commerciante egiziano di Sheikh Zowayed, ha raccontato che prima e dopo l’offensiva israeliana «Piombo fuso» è stato impegnato notte e giorno a preparare merci di ogni tipo per i palestinesi. «Ci richiedono di tutto, cibo, pannolini per bambini, sapone, medicine – ha riferito – certo, abbiamo guadagnato bene fino ad oggi, ma tutto sommato credo di aver semplicemente fatto il mio lavoro che è quello di assicurare ai clienti, in questo caso i  palestinesi, ciò di cui hanno bisogno. Il traffico sotterraneo ha anche contribuito ad abbassare i prezzi a Gaza, ad esempio quelli della carne e del carburante. Oggi un palestinese di Gaza compra la benzina al costo del Cairo e non di Israele». Al Aroubi è convinto che la barriera metterà fine a gran parte dei traffici. «E’ un progetto grosso, ho visto in azione macchinari enormi, molto potenti. I lavori finiranno presto», ha previsto il commerciante.

    La giustizia egiziana, intanto, ha cominciato a colpire i trafficanti. Secondo la stampa locale, 3mila persone sono state giudicate e condannate in absentia e, se catturate, dovranno scontare pene fino a tre anni di carcere. Temono la barriera anche gli abitanti del villaggio di Mahdeya dove grossisti e trafficanti hanno affittato, e talvolta anche costruito, magazzini per conservare le merci e il carburante destinati a Gaza. I tunnel sono l’unica fonte di reddito per tante famiglie di questo villaggio poverissimo, sperduto nel deserto e dimenticato dal governo. Quando il muro sarà completato soffriranno non solo i palestinesi di Gaza ma anche tanti egiziani del Sinai.

     


I COMMENTI:
  • Il governo Egiziano si trova ora nella spiacevole situazione di dover dare a Washington segnali tangibili della propria volontà di porre fine al contrabbamdo di armi verso la striscia di Gaza. Obama nel suo discorso del Cairo, nonostante abbia chiaramente marcato le distanze dalla politica occupazionale del governo Israeliano ha chiaramente richiesto la fine dei lanci di razzi sulle cittadine israeliane di confine. L'egitto è costretto a muoversi in questa direzione se vuole mantenere la fiducia sinora acquisita in campo internazionale. Ora pero' attenzione: hamas ha vinto delle elezioni che nessun organismo internazionale ha ritenuto falsate ed è ingiusto che sia relegato alla sola striscia di gaza. senza la presa di posizione di fatah non ci sarebbe mai stato "colpo di stato" perchè Hamas sarebbe il legittimo governante, che piaccia o meno. Chi cita ahmadinejad come paragone prende una cantonata! in iran le elezioni erano tutto fuorchè trasparenti.
    Hamas in se non è un pericolo. Le brigate iz-al dim al qassam lo sono. tenetolo a mente. Lo stesso che sono i martiri di al-aqsa per Hezbollah! E per chi dice che la creazione dello stato di Israele in se sia la causa dei mali in medio oriente, colio fare un invito alla riflessione: selo stato di israele si fosse costituito in qualunque altro luogo del mondo, avremmo un medio oriente piu' stabile?o solo un mondo meno libero e meno aperto alle convivenze interreligiose? 30-12-2009 17:02 - silvano
  • al lupo al lupo !!!un Nigeriano ,figlio di un miliardario bancario Nigeriano ,bravvissimo studente di una delle piu prestigiose universita' di Londra ( vedi il caso :proprio di Londra )nascondeva due tonellate di materiale esplosiva !!!!nelle sue mutandinee voleva mandare in aria un bel aereo americano e mandare a fare in culo i miliardi di suo paparino??non so,pensano che la gente è scema ? il trucco c'è non si vede ,IL MOTIVO é LO YEMEN .,prendiamo anche esso ci mettiamo a taccere tutto il medioriente ,non bastavano gli ebrei a uccidere i palestinesi ,ecco ora anche i loro frattelli Egiziani, coloro che sempre diffendevano i palestinesi ,,non bastava il muro di cemento armato ,ora egiziani fanno vadere al mondo che possono superare anche gli ebrei,i mussulmani quando vogliono ,possono superare tutti,bravi ,bravissimi egiziani ,,ora si vede che ahmadinejad con tutta la cattiveria che dimostrava aveva ragione 30-12-2009 16:10 - vaibarma
  • Consentite un vernacolo romanesco?
    Ma questi so' matti!!!!! 30-12-2009 11:35 - Roberto Pontecorvi
  • il 27 gennaio non si onorano solo le "vittime ebree", ma anche zingari, omosessuali, testimoni di Geova e oppositori politici, vorei ricordare inoltre che durante la Shoah lo Stato d'Israele non esisteva e se fosse esistito non so se i nazisti sarebbero riusciti ad uccidere tutte le persone che hhanno ucciso, ricordo inoltre ad a.chico che fare "classifiche" fra le sofferenze presenti dei palestinesi e quelle passate degli ebrei è squallido. Voglio ricordare che prima della Shoah ci sono stati i pogrom in Russia e tutto l'antigiudaismo di matrice cristiana, insomma è stato il nostro odio contro gli ebrei a favorire il successo del sionismo. Se non sbaglio Herzl scrisse il suo pamphlet mentre in Francia infuriava il caso Dreyfus e mi pare che lo stesso Herzl (ebreo ben poco religioso e "assimilato" nella società nel suo tempo) dichiarò "fu l'affare Dreyfus a fare di me un sionsta".
    Insomma noi abbiamo costruito un mondo in cui gli ebrei, minoranza malvista e oggetto di pregiudizi, furono per secoli costretti a dipendere dalla benevolenza del re cristiano o del sultano islamico di turno..benevolenza che come veniva concessa poteva anche essere ritirata..non mi stupisce se a un certo punto alcuni di loro hanno desiderato uno Stato tutto loro e le nazioni (quasi tutte, almeno), da che mondo è mondo nascono sulla guerra e sul sangue. Noi abbiamo costruito un mondo dove un popolo non è rispettato se non ha uno Stato dietro di sè: prendete i rom, per esempio, popolo "errante" come gli ebrei e suo fratello di sventura nei campi di sterminio, i rom sono l'unico popolo che non ha mai fatto guerre (le ha subite più che altro), non ha mai sentito il bisogno di uno Stato, non ha mai desiderato tornare nella sua terra dei suoi avi che è l'India..e come viene trattato?
    Il governo israeliano a Gaza compie crimini gravissimi, questo è vero, ma non dimentichiamoci che la responsabilità storica di quello che succede là è nostra.
    E distinguiamo sempre tra governo israeliano, popolo israeliano ed ebrei della diaspora, vi sono tanti ebrei israeliani e non che si battono per la pace: Zvi Schuldiner, Jeff Halper, Uri Avnery, Shulamit Aloni, Moni Ovadia, la rete Ebrei contro l'occupazine, sono solo alcuni nomi. Ricordo anche il fulgido esempio di convivenza tra ebrei e arabi che è il villaggio Neve Shalom- Wahat al-salam. 30-12-2009 11:02 - paolo1984
  • Sarebbe ora di piantarla di pensare per slogans e di ricordarsi che Gaza è in mano ad Hamas, ovvero l'Iran.
    Se qualcuno, come Giluiana Sgrena sui blog del Manifesto si lamenta di ciò che sta accadendo a Teheran, forse è anche in grado di immaginare cosa possono fare ( e hanno fatto ) ai loro fratelli di Fatah i miliziani che governano Gaza.
    E poi piantiamola di vedere tutto in funzione degli USA e di Israele, c'è una lotta ben più micidiale tra sunniti e sciiti, che agli occhi del Manifesto pare invece non esista.
    Una visione parziale porta a disastri. 30-12-2009 09:13 - alvise
  • certo è un altro figurone
    meraviglioso
    edificante...
    come il furto di certe scritte
    e gli scarsi film su un certo periodo storico
    quando le ragioni
    stanno all'innocenza
    di una sassata
    ...wow
    premiata ditta 30-12-2009 05:01 - giona bernardi
  • MI CHIEDO, DOVE SIANO TUTTI GLI
    ABBATTITORI DI MURI, DA QUELLO DI BERLINO IN POI.....?...

    AI KILLER IMPERIALISTI AMERICANI
    E A TUTTI I LORO SOSTENITORI,
    BASTA URLARE AL TERRORISMO PER
    POTER MASSACRARE INTERE POPOLAZIONI CIVILI INERMI.
    E TUTTI IN CORO......
    L E G G I T I M A D I F E S A
    Che vergogna..... 29-12-2009 22:07 - Caneliberonline
  • La creazione dello stato di Israele e' stato uno dei disastri del ventesimoi secolo. Un'ingiustizia senza giustificazioni e ragioni di sorta. La Germania e l'italia, hanno causato lo stermini degli ebrei, non la Palestina o i palestinesi. Tutto il resto sono frottole, come frottole sono i concetti dei diritti in nome della Bibbia. 29-12-2009 20:18 - murmillus
  • Questa asfissia economica con cui si vuole piegare una popolazione è cosa indegna. Non capisco come si possano deprecare le violenza naziste e consentire con l'indifferenza un martirio che dura da circa 70 anni. Chi onora le vittime ebree non dovrebbe tollerare i comportamenti di Israele e dei suoi alleati contro i Palestinesi e gli abitanti di Gaza, in particolare, le cui sofferenze in morte vessazioni e stenti hanno superato quelle ormai ritualmente commemorate. 29-12-2009 19:01 - a.chico
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