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FUORIPAGINA
30/12/2009
  •   |   Guglielmo Ragozzino
    Liberi soldi in libero stato

    Il diciassette per cento delle famiglie, una ogni sei, arriva alla fine del mese con molta difficoltà. Lo afferma un’indagine dell’Istat, l’Istituto nazionale di statistica. Il dato riguarda la situazione di un anno fa, e mostra un peggioramento rispetto al 15,4 delle famiglie nella stessa condizione rilevato un anno prima. Non occorre un profeta di sventura per immaginare che la povertà di quel tipo abbia raggiunto, alla fine del 2009, ancora più famiglie, ancora più persone: chissà, una ogni cinque, tanto per indicare un possibile obiettivo.
    Ironicamente, si può indicare l’obiettivo dell’una su cinque al governo, perché possa vantarsene nelle sedi internazionali. 

    Nel frattempo il governo vanta altri successi: con lo scudo fiscale sono rientrati 95 miliardi di euro, con un gettito di 4,75 miliardi. Il conto non fa una grinza. L’imposta era pari al 5% e ora questi soldi sono liberi, «liberi soldi in libero stato». Quale che fosse l’origine, anche la più depravata, ora sono quattrini come gli altri. Non hanno più peccati: si sono confessati – in privato, dal commercialista di fiducia – hanno fatto la penitenza del 5% e ora sono candidi e pronti a nuove avventure. Il governo ha assicurato che si trattava di un’occasione irripetibile, ma in modo scherzoso, strizzando l’occhio. Infatti l’irripetibilità si è già trasformata in una proroga – con l’aliquota al 6 e al 7% - e tutto lascia pensare che ci saranno altri scudi fiscali; e altri ancora.
    Si è aperta una voragine tra quelli che non arrivano alla fine del mese e questi che riportano indietro i soldi a colpi di scudo fiscale. Tra chi non ha di che comprare un abito necessario e chi ha solo il dubbio di scegliere le annate di vini preziosi. Un fossato c’era già, ma non di queste dimensioni. Un paese spaccato in due, a Natale.
    Il governo, il partito di maggioranza, l’alleato leghista hanno fatto acutamente il loro dovere. Hanno favorito gli interessi dei loro rappresentati, offrendo molto
    e chiedendo consenso. Intorno hanno saputo costruire una vasta alleanza di persone spaventate, con poco da perdere ma molta paura di perderlo. E un modello di ricchezza alla portata di tutti, di sfida tra tutti per raggiungerla,
    di gara continua, che soltanto chi bada ai propri interessi, e basta, può vincere.
    Chi invece non arriva alla fine del mese, non ha rappresentanti. I precari, i senza lavoro, le famiglie povere non hanno un partito di opposizione che interpreti i loro interessi. A parole alcuni partiti dicono di farlo, ma sono incredibili. Non riescono a non essere bipartisan: con il popolo e con i profeti liberisti. Protestano per i licenziamenti, ma sostengono le liberalizzazioni.
    I poveri sono soli; dalla loro, in parte, la Chiesa. La Chiesa che però li esorta a non ribellarsi.


I COMMENTI:
  • Mi pais: un altro regime è possibile

    A questo punto verrebbe da chiedersi se Licio Gelli non sia il più grande veggente della storia del nostro paese.
    Le sue “predizioni” contenute nel “piano di rinascita democratica” lo collocherebbero poco dietro i pastorelli di Fatima a cui si mostrò la Madonna per fare delle confidenze sul destino tragico del pianeta.
    In fin dei conti si diventa solo ciò che si è.

    Tuttavia la formazione del regime non sarebbe comprensibile senza considerarlo come l’atto finale di un costante processo di cessione di territorio partecipativo democratico. Senza segnalare l’arretramento e la trasformazione culturale subiti dalla sinistra nel paese negli ultimi anni. Senza consideralo, in definitiva, come il modello di una prassi politica e di un’ideologia assecondata e imitata da chi invece avrebbe dovuto combatterla.
    La trasformazione autoritaria delle istituzioni è figlia: tanto del revisionismo di destra che ha reinterpretato e neutralizzato senso e significato della cultura democratica sorta dalla resistenza; sia della rimozione dell’appostamento critico nei confronti della realtà maturato negli anni della contestazione del 68; che del revisionismo di sinistra il quale in virtù di una insostenibile idea di un capitalismo dal volto umano, si è votato alla mistica del mercato finendo, in nome di una svolta risultata incomprensibile alla propria base elettorale per consegnare paese ed istituzioni nelle mani di Berlusconi. Il vuoto pneumatico che segna l’egemonia culturale dei vincitori materializza la forma più insignificante ma anche la più subdola capacità di eversione con cui il populismo mediatico si innalza al ruolo d’ideologia statutaria del regime corredata ora, dopo la riforma Gelmini, da tanto di principi educativi e vademecum disciplinare-formativo.
    E’ il risultato più raffinato che discende dall’ indiscriminato e costante uso dell’informazione come arma di seduzione e formazione di consenso (di pasoliniana memoria) che la simbologia dell’imprenditore che opera al di là del bene e del male, ha conseguito in ogni dove del paese.
    Qualche anno fa, proprio quando si allargava la forbice della rappresentanza fra mondo della politica e paese reale e si lanciava il progetto di fare piazza pulita dell’antagonismo culminato con la repressione avvenuta in occasione del G8 di Genova, qualcuno si è sforzato di spiegarci come in Italia non si potesse parlare di regime ma tant’è.
    Come il più semplice dei calcoli aritmetici, si faceva strada ineluttabile, un senso della “cittadinanza” basato sulla decostruzione puntuale delle relazioni democratiche a cui faceva eco un epidemico sentimento di sfiducia nutrito dalla gente nei confronti delle istituzioni.
    Così si è creato un vuoto. Un vuoto di cui l’indulto ha rappresentato lo psicodramma mimato di fronte al paese da una classe politica alla ricerca della sospensione dello stato di diritto per sé e per quel sottobosco di procacciatori di consenso che capillarmente invadono il paese stravolgendo senso e significato della legalità.
    In questo senso il lodo Alfano conclude il medesimo processo facendo dell’immunità conseguita dal cavaliere il frutto velenoso contenuto nel progetto di trasformazione delle regole che presiedono alla formazione della rappresentanza democratica parlamentare.
    Il cosiddetto porcellum, la creazione del duopolio PDL-PD, l’eliminazione delle preferenze nelle modalità d’espressione del voto, l’innalzamento dello sbarramento al 5 e all’ 8% rispettivamente alla camera e al senato, le liste bloccate dalle segreterie di partito, l’appello bipartisan al “voto utile” non sarebbero stati possibili se tutto ciò non fosse stato preventivamente concordato e caparbiamente ricercato.
    E oggi che assistiamo alla sconfitta “epocale” d’ogni cultura democratica maturata nella luminosità di anni di battaglie civili e politiche combattute in nome e per conto dell’allargamento della costituzione materiale del paese, ci chiediamo : è questo il senso finale del tanto vagheggiato riformismo e della tanto ricercata normalizzazione del paese ?
    E dopo la riforma della giustizia, in queste condizioni d’emergenza democratica, conosceremo l’inedito volto di un Berlusconi che si ergerà a paladino della questione morale ? Qualcuno imbrigliato nella ragnatela della “riforma delle istituzioni” ordita da Berlusconi ed avvocati, rimarrà con un piede nella tagliola vittima di accordi non rispettati? L’opposizione ha perso e continuerà a perdere quando agli occhi della sua gente finisce per assomigliare troppo al nemico perpetuando quel senso di solitudine, di scoramento che oramai da anni campeggia fra tutti quei cittadini, lavoratori, studenti, precari, disoccupati, immigrati, donne e uomini, insomma fra tutti quei soggetti ed individui che nel corso di questi anni, proprio lì nel basso della società, hanno subito e subiscono un devastante processo di capillare annichilimento dei propri diritti e delle proprie condizioni materiali di vita. Il paese reale assomiglia ora e ogni giorno di più, alla vittima sacrificale offerta all’efficiente macchina di distruzione dei capisaldi del diritto costituzionale dietro cui si nascondono alchimie di alleanze forti che spianano la strada alla paurosa regressione civile, culturale, sociale ed economica della nazione.
    http://www.youtube.com/watch?v=ydzEp9mg3F0 31-12-2009 09:33 - entropia entropica
  • Non riesco ad accettare che moltissimi italiani siano ancora imbambolati e diano retta a Berlusconi e ad un governo che rappresenta il massimo della mistificazione. 31-12-2009 09:16 - ausilia deidda
  • Quando inizierete a scrivere del Signoraggio Bancario ? 31-12-2009 08:03 - Alessandro Brini
  • E' così. I poveri, gli esclusi, i senza voce, sono ai margini, nel fosso della grande autostrada del liberismo. E noi, che viaggiamo lentamente nella prima corsia o parcheggiati malamente nella corsia d'emergenza col motore in panne, non siamo in grado di fare nulla per fermare i prepotenti che viaggiano perennemente in corsia di sorpasso col piede a tavoletta. Per il momento, almeno. 31-12-2009 07:58 - william
  • Io condivido l'analisi amara, ma non credo che papi e lega abbiano favorito gli interessi dei loro rappresentati: a mio modo di vedere da anni stanno prendendo per i fondelli almeno il 60 percento del proprio elettorato. Che però sta al gioco. Del resto, sinistra e centrosinistra non sono stati da meno, e siccome hanno un elettorato molto meno tollerante, scontano e sconteranno per chissà quanto quello che i loro elettori hanno sentito come un colossale inganno ai propri danni: l'ultimo governo prodi. che TUTTI abbiamo vissuto come la continuazione del berlusconismo con altri mezzi. Nessuna discontinuità col passato, una politica di rientro finanziario che nessuno aveva chiesto a questi signori e dalla quale essi si erano tenuti ben lontani in campagna elettorale. Un governo nato a tutti i costi a dispetto di numeri improponibili, e morto in una storia che puzza di impiccio lontano un miglio. Un governo commissariato da un esponente della finanza internazionale, con i due partiti principali che intanto che ci stavano lavoravano per levarsi dai piedi gli altri. Questa vicenda su cui i leader hanno steso troppo presto un velo ipocrita, per la base è stata una ferita storica non rimarginabile. I protagonisti sono politicamente finiti, fantasmi che camminano, ma non lo accetteranno mai e condanneranno all'emarginazione politica mezza italia per chissà quanto ancora. 31-12-2009 00:38 - andrea61
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