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Marco d'Eramo
L'effetto domino della guerra al terrore
Qui è il topolino che partorisce la montagna, e non il contrario. Il fallito attentato, il giorno di Natale, sul volo 253 della Northwestern Airlines Amsterdam-Detroit, sta infatti provocando effetti politici, diplomatici, burocratici, che avranno pesanti implicazioni per tutti noi. Intanto rischia la poltrona la ministra degli Interni Usa, Jane Napolitano e altre teste salteranno nei servizi di controspionaggio. Per i cittadini comuni, i viaggi aerei diventeranno ancora più vessatori di quanto lo sono già oggi. E da un punto di vista geopolitico, si sta aprendo un terzo teatro della cosiddetta «guerra al terrore»: dopo l’Irak a l’Af-Pak (Afghanistan-Pakistan), ora nel mirino è lo Yemen.
Quel che all’inizio appariva come un tentativo dilettantesco da parte di un rampollo 23enne di un importante banchiere nigeriano, si rivela sempre più come un caso da manuale di tutto quel non funziona negli apparati di sicurezza e di intelligence. A dirlo è lo stesso presidente degli Stati uniti, Barack Obama, che è dovuto intervenire sull’argomento, per la seconda volta in due giorni, di fronte all’ondata sempre più forte di critiche che investono il governo Usa. Con tutta evidenza, non hanno funzionato i pur molesti controlli aeroportuali, se Umar Farouk Abdulmutallab è riuscito a portare in cabina 80 grammi di un potente esplosivo, il Petn. Ancora più a monte, i servizi segreti hanno trascurato tutti gli avvertimenti giunti da più fonti. Intanto la Gran Bretagna aveva rifiutato a maggio il rinnovo del visto al giovane, che pure aveva studiato ingegneria meccanica dal 2005 al 2008 in una delle università inglesi d’élite, l’University College London. Peggio: il ragazzo aveva soggiornato nello Yemen fino a inizio dicembre, e i servizi yemeniti avevano intercettato conversazioni della cellula locale di al Qaeda in cui si parlava «del nigeriano pronto a essere attivato». Infine, dopo una preoccupante telefonata del figlio, il banchiere Alhaju Umar Abdulmutallab si era recato di persona all’ambasciata Usa ad Abuja per avvertire la Cia che il proprio figlio si stava radicalizzando fuori controllo.
È comprensibile quindi il furore che ha suscitato la ministra Janet Napolitano quando, parlando del fallito attentato, ha detto che «il sistema aveva funzionato». È stata costretta a ritrattare, non solo, ma ha costretto Obama a intervenire due volte dalle Hawaii dove trascorre le vacanze di Natale (e i media repubblicani hanno accostato le idilliche foto del presidente che picnicca sulla spiaggia con le molestie che i viaggiatori subiscono da giorni negli aeroporti Usa).
Fatto sta che il volo 253 ha riaperto il dibattito sugli scanner corporali negli aeroporti, scanner che erano stati presi in considerazione ma fino a ora esclusi per ragioni di privacy. In pratica sono radiografie superficiali che ogni viaggiatore dovrà farsi fare a ogni viaggio, con tutti i rischi che le radiografie ripetute comportano.
Ma ancora più inquietante è l‘effetto carambola sulla «guerra al terrore». Da anni infatti lo Yemen era quasi un santuario di al Qaeda. Il governo yemenita vi aveva accolto molti reduci anti-sovietici dall’Afghanistan. Nell’ottobre 2000 al Qaeda affondò nel porto di Aden il cacciatorpediniere Cole, uccidendo 17 marinai statunitensi. L’anno scorso Said Ali al-Shihri, che era stato rilasciato da Guantánamo, era volato dall’Arabia saudita nello Yemen per aggregarsi ad al Qaeda. Parecchi altri ex detenuti di Guantánamo hanno integrato la cellula yemenita di al Qaeda (e questo fatto sta facendo rinviare la chiusura del carcere nell’isola di Cuba).
Ma è nel 2009 che lo Yemen salta fuori sempre più spesso: era appena tornato dallo Yemen il soldato che il primo giugno uccise una recluta a Little Rock (Arkansas). Il maggiore Nidal Malik Hasan che a novembre uccise 13 commilitoni a Fort Hood (Texas) era stato in contatto con un mullah oltranzista yemenita, Anwar al Awlaki. E ora risulta che lo studente nigeriano è stato indottrinato (e fornito di esplosivo) nello Yemen. Da qui a considerare lo Yemen il terzo teatro di guerra al terrorismo, il passo è brevissimo. Ma questo stesso terzo fronte dimostra con la sua sola esistenza la vanità della guerra in Afghanistan. Se anche al Qaeda fosse stanata da lì, ricomparirebbe nello Yemen. E se cacciata da lì riemergerebbe in Somalia, e poi ancora nel Sudan e così via. Se gli Stati uniti non riconsiderano il problema da cima a fondo, se non rimettono in discussione l’idea stessa di «guerra al terrore», l’idea cioè che gruppi disseminati di terroristi possano essere sconfitti da una guerra convenzionale, ebbene, allora la funesta predizione dell’ex presidente Dick Cheney si avvererà e questa sarà una guerra che durerà almeno un secolo e di cui nessuno dei nostri figli vedrà la fine.
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1- beh, se rimuovessero Janet Napolitano gli USA ci darebbero un bell'esempio davvero. Anzitutto perché da noi più sei incompetente e più strada fai, basta che sei lecchino..
e poi.. perché almeno loro potrebbero dire: 'ci siamo tolti dalle scatole Napolitano (hi-hi)'.
2-quando ammazzarono Kennedy qualcuno vietò il possesso dei fucili? NO. Macché. E allora come è che adesso, ad ogni attentato, ci dicono che bisogna 'rinunciare a qualche libertà'??? Chiudere internet o i commenti a Napolitano su Youtube, controllati da Pio Pompa e amici suoi? I fucili vanno bene e i diritti umani NO, che bell'esempio l'America!
E' come diceva Michael Moore su Farheneit: il latte in polvere te lo vietano, mentre gli accendini e i fiammiferi negli aerei li potete portare a piacimento, ma vafff... 02-01-2010 23:01 - Ricardo
Buon anno!
Gianni Zampieri
www.deicittadinidelmondo.it 01-01-2010 09:48 - Gianni Zampieri
Abbiamo iniziato con trentamila soldati in più in Afganistan,dopo ecco di nuovo la minaccia di Bin e nuovi santuari nello Yemen.
Stanno circondando l'Iran e siamo guasi pronti per una invasione che avverrà subito dopo che scatti la repressione interna contro una opposizione di marca inglese.
Ci siamo,fra alcuni giorni inizia la tempesta nuova.
Sarebbe una aggressione all'Iran e al suo alleato Chiavez in Venezuela.
Tutti sanno di questa operazione,compresi i pulitori di scarpe americane in Afganistan,che fanno finta di non conoscere l'inglese per ascoltare e spiare dall'interno le forze della Nato.
Lo sanno i nostri governanti,avvertiti dai talebani in cambio di soldi sottobanco.(Non vi siete mai domandati,perche gli italiani sono quelli che hanno avuto meno morti di tutti?)Lo sanno in Iran,che per almeno un anno sono riusciti a tenere lontano i soldati americani dalle loro terre,facendo le altalene diplomatiche sulla questione dell'atomica.
ora gli iraniani,pare che siano pronti a ricevere i nemici.
La guerra è alle porte.Preparate i vostri elmetti.
Nascondete i vostri "ossi",da masticare nei giorni difficili.
Sta per iniziare una nuova tempesta.
Questa,Obama è convinto di vincerla e di riportare,grazie al petrolio iranovenezuelano,una nuova rinascita economica dell'impero.
Ma Obama non è un bravo economista e nemmeno ha delle persone intelliggenti intorno a se.
Le solite facce decrepite di un imperialismo ormai alla sua fine.
Stare con Obama vuole dire stare con il capitalismo. 31-12-2009 22:29 - maurizio mariani
il tuo commento con una serena
riflessione, ma non si puo' perche' sei di una contraddizione unica. Qui siamo di fronte ad un sistema che se non ci fossero i
musulmani...gli inventerebbe per
fargli la guerra.
E' mai possibile che sia così'
difficile da capire.
L'unica cosa sensata che hai scritto e' "che i nostri governi dovrebbero inviare più aiuti economici a questi paesi,"
Qui sta il senso di tutto l'articolo di d'Eramo.
Per il resto ti consiglierei
di andare a scrivere i tuoi commenti in un altro giornale.
Magari troveresti piu'persone che la pensa come te.(perchè così come esposto, non si tratta di un confronto di ide
Mi costa molto,cio' che ho scritto, perche'non è di mio gradimento
entrare in merito ai commenti. 31-12-2009 19:04 - Caneliberonline
La vittoria o la sconfitta di Marco D'eramo e la nostra sta nel vincere e imporre il terreno dello scontro.
E' politico o religioso ?
La chiusura di Guantanamo con la quale Obama intendeva portare il confronto sul piano politico, pare sia stata un fallimento.
Il confronto sul piano religioso sembra inevitabile. E almeno su questo Al Quaeda ha per ora vinto. 31-12-2009 18:40 - alvise
Naturalmente il diavolo fa le pentole ma non i coperti e gli USA stanno scherzando con un fuoco che rischia di impantanarli/ci in un mare di merda.
Pretendere che chi ha il potere comprenda e' assolutamente impossibile come la Storia dovrebbe insegnare.
Adesso poi che l'URSS non esiste piu' come forza di bilanciamento mondiale, il capitalismo mondiale sta mandando a picco duecento anni di conquiste e di emancipazione. 31-12-2009 18:01 - murmillus