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Matteo Bartocci
Il duro lavoro della stampa
Il 2009 è sicuramente l’anno nero dei giornali di tutto il mondo. La crisi economica ha falcidiato bilanci e redazioni come non era mai accaduto nella storia dell’editoria. «Dietro la crisi c’è una ristrutturazione industriale senza precedenti - spiega Paolo Butturini del sindacato Stampa romana - il mondo dell’informazione sta cambiando dalle fondamenta e non c’è una strategia comune né degli editori né del governo, che non ha mai convocato gli stati generali dell’editoria sbandierati un anno fa».
Una cosa è certa. Indietro non si tornerà più. Quest’anno in Italia sono già una trentina le società editrici che hanno fatto ricorso ad ammortizzatori sociali per esodi definitivi. Secondo gli accordi firmati dalla Fnsi sono 598 i giornalisti usciti per prepensionamenti, uscite incentivate e quant’altro. Ma per il segretario del sindacato dei giornalisti Franco Siddi saranno almeno 700 e forse più entro la fine del 2010.
Le previsioni più pessimistiche arrivano fino a 2mila unità in meno entro i prossimi due anni, al termine di tutti i processi di crisi e ristrutturazione.
Sembrano numeri piccoli ma non lo sono. I giornalisti occupati nella carta stampata erano 10.929 nel 2006 (dati Fieg). Licenziarne un quinto è peggio di una decimazione. Soprattutto se si pensa che il totale dei collaboratori e dei freelance si aggira intorno alle 40mila persone. Non contrattualizzati, soggetti a una concorrenza spietata, pronti a vendere «notizie» al miglior offerente. Per ogni giornalista assunto ce ne sono già almeno 5 che aspettano fuori dalla redazione. Tenuti fuori dalla porta per tutto ciò che non siano righe o minuti da mettere in pagina o in onda a pochi euro.
La piramide tra dipendenti e non si fa sempre più larga. Gli iscritti all’Inpgi, l’organo di previdenza dei giornalisti, sono in tutto 16mila (carta, radio e tv). Gli iscritti attivi alla gestione separata (obbligatoria per i collaboratori «in regola») sono circa 25mila. La metà (il 45%) non arriva a 5mila lordi annui. Solo il 7% dichiara 34mila euro l’anno, che è lo stipendio minimo di un redattore ordinario. I privilegiati sono pochi: in 67 guadagnano più di 119mila euro.
In un contesto così magmatico «per il sindacato tenere assieme tutti, contrattualizzati e non, è una sfida difficilissima ma decisiva», avverte Daniela Stigliano, responsabile del lavoro autonomo per la Fnsi. Il «sommerso dei diseredati» è stimabile in almeno altre 30mila persone tra partite iva e cocopro assicurati con l’Inps o altro. «Magari ci fosse una vera ristrutturazione industriale - commenta Guido Besana (Fnsi) - non c’è un solo editore che abbia idea di cosa fare veramente. I manager stanno solo spostando ciò che resta della produzione giornalistica fuori dalle redazioni, poi si vedrà».
Nel 2009 sono emersi circa 5mila cococo in più ma con compensi tagliati del 30%. Per i più deboli la crisi è arrivata subito. Non è solo un problema di organizzazione del lavoro e tantomeno di garanzie contrattuali. La crisi colpisce direttamente la qualità dell’informazione quotidiana, stretta sempre di più tra il passato prossimo della televisione e il perenne presente di Internet. News senza contesto. Infotainment. Curiosità che sfiorano l’aneddotica.
Prepensionamenti ed esodi riguardano tutti: dai giornali di provincia agli organi di partito. Da colossi della carta patinata come Mondadori e Rcs ai quotidiani sportivi. Per la prima volta hanno ottenuto gli ammortizzatori tutti i principali gruppi editoriali italiani: Mondadori, Rizzoli-Corriere della Sera, Repubblica-Espresso, gruppo Caltagirone, Stampa e Sole 24 Ore, l’Ansa.
La crisi uccide i «piccoli» e umilia le grandi redazioni. E’ una ristrutturazione industriale gigantesca simile a quella americana. Secondo il ministero del lavoro Usa i quotidiani perderanno un quarto dei redattori. Secondo le proiezioni più recenti ACM (Bureau of Labor Statistics, Employment Projections 2009), dai 326mila giornalisti attuali si passerà a 245mila nel 2018 (-24,8%). La carta stampata è al 7mo posto nella classifica dei posti di lavoro persi nell’industria. In proporzione, i giornalisti scompariranno più dei sarti, dei minatori, dei benzinai. Sarà un lavoro del ’900.
In Italia la crisi non è senza paracadute. E’ stata agevolata da un intervento (positivo) del governo che per la prima volta ha coperto col bilancio dello stato una parte dei prepensionamenti anche nei periodici (non sfugga che il gruppo maggiore è la Mondadori di Berlusconi). Per Andrea Camporese, presidente Inpgi, il costo pubblico della crisi sarà di 300 milioni in 10 anni.
Il giornalismo è ormai un calderone in cui c’è di tutto. Irrappresentabile e irrappresentato. Nascosto. Nello stesso gruppo editoriale c’è il precario del web a 800 euro al mese e la firma da prima pagina che ne guadagna 12mila. Secondo la Fieg il costo medio di un giornalista in un quotidiano è di 100mila euro all’anno. Ma la realtà secondo la Fnsi è ben diversa: il lordo medio della maggioranza dei giornalisti è inferiore ai 35mila euro. E così il sistema, soprattutto previdenziale, rischia di crollare. I giornalisti pensionati sono 5mila. Già oggi ci vogliono tre assunti per pagarne uno. «La situazione è critica ma non è finita. Se nel primo semestre 2010 non c’è una ripresa della pubblicità è possibile che anche gli ammortizzatori sociali non bastino più», commenta preoccupato Luigi Ronsisvalle, l’esperto che ha seguito con la Fnsi molti degli stati di crisi degli ultimi dieci anni.
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Oramai siete finiti.
I giornali, tipo il Vs., non devono correre dietro alle notizie, che sappiamo già dai TG
o da Internet.
Inchieste sono la nuova linea.
Vi siete mai chiesto perchè, sebbene si continui a scioperare, per qualsiasi cosa, i posti di lavoro sono stati persi comunque.
Nel 1992 Prodi regalò l'Alfa Romeo alla Fiat.
Avete fatto qualcosa ?
Si, scioperi.
Adesso Marchionne chiude Termini Imerese.
Dove siete stati in questi anni ?
De Benedetti ha distrutto l'Olivetti, negli anni 80 la terza azienda Informatica europea.
Avete fatto qualcosa ?
Scioperi
Poi gli hanno regalato la rete telefonica delle FF.SS, l'ha chiamata Infostrada-Omnitel o qualtaltro o poi l'ha venduta.
Dove eravate ?
L'ENI si è venduta la Wind all'egiziano.
Dove eravate ?
Forse come diceva Mao Tzetung
7 anni al caldo poi 7 anni a lavorare nei campi.
Abbiamo bisogno di braccia per l'agricoltura iniziate a tiraVi su le maniche. 02-01-2010 07:28 - Alessandro Brini
..concordo con luigino. l'unico modo veramente utile ed intelligente per dare un senso all'esistenza di mezzo di comunicazione è quello di stravolgerne, appunto, il modus vivendi trasformandolo da divulgatore di informazione a collettore di denuncie, da raccoglitore di notizie a organizzazione/associazione per la legalità che agisca sul territorio tramite i suoi lettori e nei tribunali tramite i legali dell'organizazione/associazione stessa.
il giornale, il sito, poi saranno il megafono dei resoconti delle azioni legali.
una rivoluzione democratica.
ciò non toglie che anche quest'anno mi ri-abbonerò all'unico quotidiano leggibile del panorama italiota. 01-01-2010 20:38 - iggy
I giornali che hanno fatto la storia e le rivoluzioni sono sempre e solo stati quelli di partito, autofinanziati. D'altra partr si sa, Marx lo scrisse e descrisse molto bene: la borghesia e le classi dominanti possiedono i mezzi di produzione industriale ed intellettuale. La necessita' di ricorrere alla pubblicita' e' di per se dimostrazione di questa subordinazione.
I giornalisti poi sono stati spesso, proprio per il legame con il potere, una casta assai privilegiata, che ha sempre teso ad autoproteggere i privilegi con l'ordine dei giornalisti e via discorrendo.
Naturalmente la prularita' di informazione e' un bene essenziale in una democrazia, ma la mia domanda e': e' questa la democrazia che vogliamo? 01-01-2010 16:53 - murmillus
Ma possibile che non vi chiediate mai a chi possa interessare leggere notizie sentite il giorno prima in TV? Per il resto poi che offre oggi un quotidiano? OPINIONI!! Opinioni di una sedicente intellighenzia, firme di vedute talmente "elevate" e "superiori" a quelle di noi miseri lettori che.... finiscono per interessare solo voi altri del circolo del settore.
L'unica cosa che potrebbe salvarvi sarebbe solo un giornalismo di azione, fatti al posto di opinioni. Quindi INCHIESTA E DENUNCIA, denuncia vera e propria nei Tribunali con i vari esiti e resoconti.
Mi è capitato di rivolgermi ad una testata giornalistica chiedendo di interessarsi ad un caso in cui si palesava un grave dolo, da parte di un PM, verso la mia persona ed a favore di un Ministero, dopo qualche promessa MI HANNO RISPOSTO PICCHE!! Nella mia città (di nemmeno 50 mila abitanti, quindi lascio pensare quanti pochi parcheggi a pagamento possano esserci) il Comune che ha dato in affitto i parcheggi ad una società privata, a fine 2007, invece di riscuotere l'affitto, si dice abbia versato alla società privata ben 7 milioni di euro, e per tutti gli anni precedenti nessuno sa cosa sia successo. Sapete quale è stato un recente titolo PRIMA PAGINA di un quotidiano che riporta la cronaca locale della mia città? "PER LE FESTE DI NATALE TARIFFE PARCHEGGI SCONTATI DELLA META'"!!
Mi dite allora che dobbiamo farcene noi lettori dei vostri quotidiani che pubblicate? 01-01-2010 16:20 - Ciabattoni Luigino