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Giusi Marcante
La Gelmini mette il tetto agli stranieri
Il ministro Maria Stella Gelmini ha inviato a tutte le scuole una nota in cui indica il tetto del 30% di alunni stranieri nelle classi per il prossimo anno scolastico. Un limite che entrerà in vigore in modo graduale, ha spiegato sempre il ministro, partendo dalle classi prime sia della scuola primaria che secondaria di primo e secondo grado. Per la Gelmini stabilire un tetto «è un modo utile per favorire l'integrazione, perchè grazie a questo limite si evita la formazione di classi ghetto con soli alunni stranieri». Nella stessa nota del ministero si spiega che il limite non è così rigido perchè potrà essere alzato o abbassato in relazione alle competenze linguistiche degli alunni.
Protesta la Cgil che con il segretario nazionale della Flc Mimmo Pantaleo parla di misura «sbagliata che produrrà maggiore esclusione» perché tantissimi alunni saranno «costretti a spostarsi verso scuole lontane o in altri comuni con il rischio che si allarghi l'area dell'evasione scolastica. «Valuteremo se impugnare la nota - spiega Pantaleo - noi siamo d'accordo che non ci siano classi monoculturali ma questa misura non può essere accettata». La Cisl invece, con il segretario confederale Liliana Ocmin, giudica «plausibile e sensata» l'indicazione del ministro solo se sarà attuata in modo corretto. Auspicio che appare ingenuo se si pensa che in alcune città, come a Prato dove pure l'amministrazione è targata Pdl, la nota del ministero sta scatenando il panico perché sono diverse le classi composte solo da alunni stranieri. Un problema subito segnalato dalla Flc Cgil della Lombardia che pensa alle situazioni dove è più alta la concentrazione di immigrati: Mantova dove vivono molti indiani sikh o Zingonia dove c'è una popolosa comunità marocchina fino a Milano dove moltissimi sono gli studenti non di origine italiana. Per la Uil scuola andrebbe evitata una gestione «con la calcolatrice alla mano». Ma il provvedimento del ministro Gelmini non suscita particolare entusiasmo neanche tra i vescovi tanto che mons. Bruno Schettino, il responsabile Cei per le migrazioni dice «si tratta di situazioni ambivalenti: da una parte si cerca di aiutare e dall'altra si creano altre discriminazioni». Un modo per dire che nelle condizioni attuali della scuola questa misura non sembra percorrere la strada dell'integrazione.
Il ministro aveva più volte annunciato l'introduzione del limite e in questo senso erano andate anche le richieste di alcuni dirigenti scolastici regionali come quello della Lombardia e dell'assessore all'istruzione del Veneto come anche di amministratori di centro sinistra del nord (nel sud della penisola la presenza di studenti stranieri è molto inferiore). Ora la Gelmini è passata ai fatti mentre ha lasciato all'annuncio imprecisati finanziamenti aggiuntivi per le scuole dei territori con un'alta concentrazione di comunità straniere. Secondo i calcoli della Caritas nelle scuole italiane ci sono più di 628 mila alunni figli di genitori stranieri che rappresentano il 7% del totale degli studenti. L'aumento nell'anno scolastico 2008/2009 è stato del 10% rispetto al precedente. Quattro su dieci sono nati in Italia mentre sette su dieci frequentano la scuola dell'infanzia.
Sul fronte politico se la Lega plaude all'iniziativa il Pd è critico. «Il tetto non risolve il problema, servono finanziamenti straordinari per scuole e insegnanti» ha detto Livia Turco. E il leader Idv Antonio Di Pietro ha aggiunto « se gli americani avessero adottato questo metodo gli Stati Uniti non sarebbero quella società aperta e multiculturale che ha eletto un presidente di colore».
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Il loro capetto e' truccato come una cocotte, il sottopanza del capo ha una faccia di sbieco che sembra l'uomo che ride sempre delle corti settecentesche.
Poi vado al Vaticano e vedo il papa con le pappucce rosse e il cappelletto a disco volante rosso con il bel ricciolo argenteo che svirgola sotto la falda.
Non c'e' che dire, proprio un bel vedere. 10-01-2010 19:32 - murmillus
Lo scrivo maiuscolo perchè intendo un NO collettivo, un NO di rivolta, un NO d'incitamento ad una mobilitazione collettiva e Costituzionale. «Mi rivolto, dunque siamo» così Albert Camus invogliava ogni singolo individuo a ribellarsi contro ogni forma di autoritarismo. 10-01-2010 18:37 - enrico monzatti
se ci sarà un domani, l'italia, un giono, si vergognerà di se stessa. 10-01-2010 11:46 - Andrea B