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Giulia Torbidoni
Al supermarket del contratto
Nell'epoca dei supermercati aperti anche la domenica, un contratto aziendale può essere sostituito da una brochure. È quanto ha fatto Carrefour, la più grande catena di distribuzione in Europa, la seconda in Italia e al mondo, che a settembre aveva inviato ai suoi dipendenti il «Piano Aziendale per il Collaboratore». Una specie di depliant, diffuso dalla multinazionale ai suoi dipendenti senza che ci sia stata alcuna contrattazione sindacale, che spiega la nuova forma di rapporto economico tra azienda e dipendenti. Il «Piano» entrerà in vigore domani, ecco perché i «collaboratori», che sono in realtà i lavoratori, hanno protestato in varie città.
Torino, Genova, Lucca, Massa Carrara, Firenze, Casoria in Campania e Marcon in Veneto. Qui, ieri, i dipendenti Carrefour hanno scioperato e protestato davanti ai punti vendita del marchio. Nei giorni scorsi sono scesi in piazza i lavoratori di Bologna, Pisa e Matera, quelli lombardi e pugliesi. Si tratta di 25 mila dipendenti in tutta Italia che accusano la multinazionale di avere portato alla rottura delle trattative sul rinnovo del contratto integrativo aziendale (Cia), cioè il contratto che le aziende stipulano con i propri dipendenti e che si va ad aggiungere al contratto nazionale.
«Non potevamo firmare. L'azienda pretende la sospensione di istituti fondamentali per noi come il premio di produttività, la maturazione dei premi fissi e le maggiorazioni previste dal Cia del 2004 per il lavoro domenicale», ha detto Maria Grazia Gabrielli, responsabile nazionale Filcams Cgil. Trattativa fallita e, da domani, applicazione del «Piano per il Collaboratore». «Verranno cancellati tutto l'integrativo precedente dei lavoratori e il premio variabile (cioè quello legato a parametri concordati dalle due parti come il fatturato aziendale, la produttività o lo scontrino medio, ndr) e verranno azzerate tutte le maggiorazioni per il lavoro domenicale», ha sottolineato Gabrielli.
La vicenda ha inizio lo scorso luglio quando Carrefour stralcia il Cia del 2004 e, il 1 ottobre, cala dall'alto il suo «Piano», nato senza la contrattazione sindacale e reso noto ai dipendenti con una brochure. I sindacati accusano l'azienda di comportamento antisindacale al tribunale di Torino. A novembre, la risposta del giudice obbliga la multinazionale a ritirare il suo «Piano» e a reintrodurre le regole del Cia 2004, ma solo fino al 31 dicembre. Negli ultimi due mesi dell'anno, quindi, i sindacati e l'azienda iniziano una trattativa per il rinovo del Cia, ma senza successo. «Con una comunicazione, poi, l'azienda ci ha detto che dall'11 gennaio entrerà in vigore il Piano», ha ricordato Gabrielli.
Secondo alcuni calcoli dei sindacati, con i tagli previsti dal Piano, i lavoratori perderanno fino a 1.000 euro all'anno. Per ora, ha detto Gabrielli, «andremo avanti a manifestare il nostro dissenso. Il 12 gennaio avremo il coordinamento unitario dei delegati e decideremo le prossime tappe della protesta per arrivare a riaprire la trattativa».
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Il nostro paese senza più i comunisti è alla deriva.
Tutti a dire che era arrivato il tempo della concertazione e che dovevamo lavorare uniti per il miglioramento sociale e economico di questa Italia Pertiniana.
Tutte le bandiere sventolate ai mondiali.Tutti quegli abbracci e tutte quelle canzoni che ci facevano uniti e italiani.
Tutti patrioti e leghisti nello stesso tempo.Cattolici e razzisti.
Sindacalisti che organizzano il lavoro degli operai in funzione della produzione e del capitale.
Tutti uniti sotto la grande bandiera.
Forza Italia!
Uniti,ma non economicamente.Uniti come popolo ma ognuno nella classe a cui appartiene.Così chi viaggia a trecento e arriva a Milano riscaldato e riposato e chi sta su quei carri bestiame che chiamano treni,pieni di pidocchi e che camminano come lumache,sempre dopo.
Chi sta sulla barca,anche se figlio di comunisti e capo della sinistra italiana e chi non ha stipendio e ammazza la famiglia per non farla patire.
Tutti a festeggiare l'anno nuovo.
Solo che i ricchi stanno al piano di sopra e tirano merda a quelli di sotto.
Quelli di sotto, sono contenti a vedere i ricchi che si divertono.
Il divertimento maggiore per la plebe è sapere se il cane della figlia di Berlusconi ha fatto la cacca.
I comunisti non ci sono più.Non va più di moda la bandiera rossa e gli operai anche se si arampicano sui tetti e fanno i blocchi stradali,nessun giornalista li osserva e parla di loro.Perche quegli operai non esistono.Non sono più di moda.
Quindi anche se stanno sui tetti e si stanno procurando bastoni e pistole,loro non esistono.Non esistevano neanche prima di Piazza Statuto.
Non esisti fino a che non ci scappa il morto!
Dopo però esisti.Vedi quanto esisti.
Dopo, tutti corrono a vedere,sentire e riprendere le bandiere in soffitta.
Ma abbiamo fatto la conta.Quanti siamo? Non fate come dopo la resistenza che eravate tutti partigiani... 11-01-2010 18:56 - mariani maurizio