sabato 31 luglio 2010
FUORIPAGINA
11/01/2010
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Antonello Mangano
L’uomo nero di Rosarno
«Quando i bambini vedono l'uomo nero, si spaventano. Non vorrei dirlo, ma aveva ragione Benito Mussolini. Se ne stiano a casa loro». Dietro l'Hotel Vittoria di Rosarno, pochi metri dalla stazione ferroviaria, sono concentrati i mezzi blindati dei carabinieri e i giornalisti delle testate nazionali. Arriva il comitato promotore della manifestazione dei cittadini «abbandonati dallo Stato e criminalizzati dai mass media». Una piccola lezione di giornalismo, con qualche ardita incursione storica. «Bisogna dire la verità. Non siamo razzisti», ripetono ossessivamente. E pretendono che lo facciano pure gli altri. Si piazzano dietro la giornalista di RaiNews 24, mostrano un cartello sui cui c'è scritto «non siamo burattini della mafia». A proposito, cosa pensate della 'ndrangheta? «C'è anche qui, come in tutte le città». Dallo schermo Lcd arriva la voce del Papa: «Rispetto per gli immigrati». Momenti di silenzio e imbarazzo. Si può contraddire un inviato, ma come la mettiamo col vicario di Cristo? Meglio quindi ripiegare su Anno Zero. Ecco che circondano Ruotolo. Santoro è il "demonio" fin dai tempi di Samarcanda. Uno di quelli che non parla dei lati positivi di questa terra.
«Non sono razzisti? Allora perché colpiscono solo noi neri e non gli altri immigrati?», chiede Moussa, uno dei feriti nei giorni della caccia all'uomo. Viene dalla Guinea Conakry e mostra la sua gamba fasciata e insanguinata, ferita da decine di pallini da caccia che dovranno essere estratti uno ad uno. Un'altra piccola sfera di piombo è invece la causa di tutto. È stata sparata con un fucile ad aria compressa contro Aiya Boussa, un togolese che si esprime in un ottimo francese, è arrabbiato ma non ha perso la lucidità. Sa che tutto è iniziato con il suo ferimento, parla senza mezzi termini di razzismo, spiega che adesso ha difficoltà a bere e mangiare, e non accetta quanto accaduto. Ci mostra il permesso di soggiorno come richiedente asilo. Scadrà a febbraio: era venuto in Europa per ottenere protezione umanitaria, si ritrova nel letto di un ospedale con un pezzo di piombo nella pancia. «Togliendolo faremmo più danno», spiega il medico. Dovrà tenerselo tutta la vita, ricordo indelebile di «una ragazzata». Così la definiscono in tanti, gli stessi che parlavano di corsie di ospedale piene delle «nostre donne e dei nostri bambini». Siamo nel reparto chirurgia di Gioia Tauro, ed in effetti le stanze sono piene, ma di africani. Di italiani ricoverati non c'è traccia, meno che mai della fantomatica donna che avrebbe perso il bambino, un aborto dovuto alla paura. Crimine infame, secondo la cultura mafiosa che si respirava nell'aria («le donne non si toccano»). Notizia falsissima invece, buona però ad esasperare anche animi solitamente miti ed a isolare gli africani. Pogrom, deportazioni e pulizia etnica, anno 2010.
«Bande di immigrati hanno messo a ferro e fuoco la cittadina nella provincia di Reggio Calabria. Siamo solidali con i cittadini di Rosarno, colpiti nella tranquillità quotidiana. Siamo pronti a scendere in piazza», dice il coordinatore regionale di Forza Nuova. Il segretario Fiore ha annunciato l'intenzione di andare a Rosarno e tenere un comizio. «Non sono mafiosi», spiega. «È gente che si sente abbandonata dalle istituzioni e che rivendica il diritto a vivere in tranquillità». Esattamente quello che dicono i comitati dei rosarnesi. «Abbandonati dallo Stato, criminalizzati dai mass media, venti anni di convivenza non sono razzismo», dice lo striscione del corteo di ieri. Il giorno precedente, dopo le voci su un possibile arrivo dei «no global», un comitato di "accoglienza" si era organizzato per lo scontro. «Se arrivano, li spappoliamo», si legge nei violentissimi dibattiti su Facebook. E ancora: «Clandestini fuori dalle palle». «Padroni a casa nostra». «Adesso bisogna ristabilire l'ordine», ribadiscono i giovani del Pdl.
Alcuni esponenti di Casa Pound sono arrivati in Calabria. «Ciò che ci ha colpito maggiormente - dichiarano - è il messaggio che i media stanno facendo passare, ovvero quello che i cittadini rosarnesi sono razzisti e xenofobi. Nulla di più sbagliato. Da oltre venti anni la città di Rosarno aiuta quotidianamente e come può gli innumerevoli immigrati clandestini presenti nella piana di Gioia Tauro con pasti caldi». Oltre ai "pasti caldi", effettivamente forniti da chiese e volontariato, ai lavoratori erano riservati ricatti e condizioni durissime. Sono tante le storie di gente non pagata, come emerge anche da una inchiesta della magistratura che ipotizzava estorsioni ed uno stato di riduzione in schiavitù. Anche nei giorni della "pulizia etnica", molti ragazzi - prima di andare via - volevano ricevere quanto dovuto. «Oggi non posso. Lunedì andrò in banca», aveva risposto un proprietario. La reazione all'inchiesta, che risale allo scorso maggio e che parte dalla denuncia di una cittadina bulgara, è furiosa. La Destra di Storace cavalca la protesta. Nasce un gruppo internet dal nome inequivocabile («Gli africani hanno rotto il cazzo a Rosarno») che insulta pesantemente tutti, dagli stranieri ai volontari. La stampa locale scopre all'improvviso l'invasione: «Arrivano 3000 extracomunitari in un territorio alle prese con la crisi economica». Il responsabile de La Destra avvia una campagna di contrapposizione: «Ci sono tanti italiani in condizioni disagiate, come i dipendenti Asl in ritardo con gli stipendi». Le accuse rivolte ai proprietari sarebbero ingiuste e infamanti, le responsabilità unicamente dei caporali bulgari.
In occasione della rivolta del dicembre 2008, quella che avrebbe suscitato solidarietà dei locali perché pacifica, La Destra lamentava «una città invasa da extracomunitari, quasi tutti clandestini, cassonetti rovesciati, vetri rotti, strade occupate, genitori costretti ad andare a prendere di corsa i figli a scuola...».
Nell'ospedale di Gioia Tauro i ragazzi feriti sbarrano gli occhi ogni volta che pronunciano la parola Rosarno. Non ci metteranno mai più piede. Nei prossimi anni e finché non arriverà almeno una parola di scuse, Rosarno sarà un nome maledetto che riecheggerà negli internet café di Lagos, nelle comunicazioni Skype da Accra, nelle chiamate intercontinentali con Ouagadougou. Dall'altra parte nascono nuovi eroi. «Fortugno libero», diceva uno degli striscioni esposti nella piazza del Municipio. Si tratta dell'uomo che trovò il coraggio di rapinare braccianti poverissimi. Un ivoriano ebbe la milza spappolata. Fu la causa scatenante della prima rivolta: una notte di protesta dell'intera comunità africana. Purtroppo, non sufficiente a far comprendere agli autoctoni che questa è gente che non si rassegna.
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probabilmente invece per te sarà tutt'altra cosa!A proposito:ti consiglio la visione dei film del grande Totò;là sì che c'è da riflettere sui tipi come te.Sempre più cordialmente. 16-01-2010 17:43 - enrico
Concordo con te: trattasi proprio di "compitini".
Cordialità. 16-01-2010 15:00 - francesco
Per quanto riguarda la diatriba sulla democrazia,vorrei sommessamente ricordare che senza l'intervento degli alleati-occidentali-nessun genere di democrazia sarebbe mai nato e cresciuto,e noi non saremmo qui-in un simposio virtuale,o men che meno reale-a polemizzare tra noi su cosa sarebbe meglio o peggio in politica,nel sociale e in economia(o in qualsiasi altro campo);ecco la differenza. 16-01-2010 11:20 - enrico
Tu scrivi:
"Io non ho ricette per il resto del mondo,non ho tanta presunzione,sarebbe già impagabile fornire indicazioni corrette per il nostro paese,e all'inferno la globalizzazione,termine prediletto D E I dirigenti delle multinazionali,le uniche a T R A R C I enormi profitti da questa situazione,e per multinazionali intendo non solo quelle occidentali e giapponesi,ma anche quelle russe,cinesi,indiane,coreane,malesi e arabe!"
La domanda sorge spontanea:
ma che "razza" di italiano parli?
Cordialmente 15-01-2010 19:43 - francesco
violenti domani?
http://www.corriere.it/cronache/10_gennaio_14/clochard-ucciso-bufi_f64b668c-00da-11df-9901-00144f02aabe.shtml
Forse sarebbe il caso di cominciare, seriamente, ad usare altri tempi. Il tempo presente, ad esempio: gli italiani SONO violenti. Anche verbalmente. Cosa che prima o poi si traduce in quello che abbiamo sotto gli occhi: una maggioranza capace di schierarsi dalla parte della 'ndrangheta, pur di non avere fra i piedi i poveri. 14-01-2010 18:27 - Antonella
Eh che non vi siete accorti che c'avete le terre più fertili del pianeta? E venite in Calabria a guadagnare due euro all'ora, a vivere nelle baracche di lamiera...? Con tutti i soldi che vi piovono addosso...e che non potete incazzarvi, una buona volta con i vostri governi? Magari, care signore africane, nel mentre trattate di scappare da guerre, carestie, stupratori variamente armati (toh...non sapevo delle vostre innumerevoli fabbriche di armi...) scrivete (ops...ma davvero non vi hanno insegnato a leggere ed a scrivere?...) un bel discorso di protesta. Sicuramente di tempo per scrivere e protestare ne avete voi africani...soprattutto in quelle lande in cui l'AIDS ha falcidiato la gente in età "da lavoro". Che se non è morta è moribonda. Nel mentre crepate, dimostrate di non essere fannulloni!!!! E come se non bastasse a lavorare mandate i vostri bambini. Che per fortuna sono tanto poveri da accontentarsi di fare a pezzi, altrove, i nostri rifiuti. A noi il "decoro urbano" suggerisce di tenere lontani i bidoni della mondezza (mondezza si ma, cari i miei africani, noi facciamo la rccolta differenziata), figuriamoci se possiamo tenerci in casa le montagne di cellulari e computer che ai nostri figli "nun me piac" quando il modello è di tre mesi prima.
Mi sembrano discorsi che si facevano, in "illo tempore" su noi meridionali. Che "preferivamo" vivere nei sottoscala di Torino piuttosto che lavorare le loro terre. Certo che una vera costante nella storia c'è: i discorsi imbecilli.
E da calabrese mi rivolgo ai rosarnesi: non vi illudete, che la solidartietà del ministro lumbard sarà acqua passata da un pezzo quando i signori,"lassù", ricominceranno a lagnarsi dei troppi meridionali che lavorano nella scuola padana. Che ricominceranno con la solfa "imparino il nostro dialetto" (come se fosse uno solo poi...)..etc, etc, etc...
Una precisazione è doverosa: tra lo sfogarsi da frustrati e l'indignarsi c'è la misura della differenza tra i tuoi, cara Silvia, referenti politici, Borghezio in primis, ed i nostri. I miei sono state persone come Enrico Berlunguer, ad esempio. Sono Persone come Rosy Bindi (seppure non voti per il PD); come Nichi Vendola (seppure non voti Sinistra e Libertà). È stato Fausto Bertinotti, seppure non ho sempre condiviso le sue posizioni.
I tuoi rappresentanti sono, innanzitutto, rappresentanti di una furia razzista. Quella sì frutto di frustrazione.
E non della classe media, ma di quei piccolo-borghesi scivolati, culturalmente, in una condizione di sottoproletariato (nel senso marxiano del termine) incapace di individuare i suoi veri nemici. E`una classe politica che rappresenta mancanza assoluta di dignità. Una apotente e pericolosa mancanza di dignità. Ma il fatto che siate numericamente maggioranza non vi fa migliori di chi, invece, si tiene stretta la dignità dell'indignazione. Che non è un'opzzione irrilevante. 14-01-2010 18:08 - Antonella
Quanto a chi parla di pezzenti:
''La guerra che è cominciata è uguale all'ultima, l'ultima guerra vide la povera gente della nazione sconfitta fare la fame, e la povera gente della nazione vittoriosa fare la fame'' (B.Brecht).
In pratica, è anche quello che è successo con i giovani americani mandati in Irak (Farenheit 9/11), sono guerre non tra nazioni ma tra ceti sociali: i poveri sono troppi, e i ricchi si inventano guerre per sterminarli in massa. Altro che storie. E con Rosarno, che Marroni si accorge adesso di questa crisi è veramente ridicolo. Ricordiamoci di CASTEL VOLTURNO, era poco più di un anno addietro e già non lo sento più nominare. Come è labile la memoria, purtroppo! 13-01-2010 19:09 - s.m.