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FUORIPAGINA
11/01/2010
  •   |   Antonello Mangano
    L’uomo nero di Rosarno

    «Quando i bambini vedono l'uomo nero, si spaventano. Non vorrei dirlo, ma aveva ragione Benito Mussolini. Se ne stiano a casa loro». Dietro l'Hotel Vittoria di Rosarno, pochi metri dalla stazione ferroviaria, sono concentrati i mezzi blindati dei carabinieri e i giornalisti delle testate nazionali. Arriva il comitato promotore della manifestazione dei cittadini «abbandonati dallo Stato e criminalizzati dai mass media». Una piccola lezione di giornalismo, con qualche ardita incursione storica. «Bisogna dire la verità. Non siamo razzisti», ripetono ossessivamente. E pretendono che lo facciano pure gli altri. Si piazzano dietro la giornalista di RaiNews 24, mostrano un cartello sui cui c'è scritto «non siamo burattini della mafia». A proposito, cosa pensate della 'ndrangheta? «C'è anche qui, come in tutte le città». Dallo schermo Lcd arriva la voce del Papa: «Rispetto per gli immigrati». Momenti di silenzio e imbarazzo. Si può contraddire un inviato, ma come la mettiamo col vicario di Cristo? Meglio quindi ripiegare su Anno Zero. Ecco che circondano Ruotolo. Santoro è il "demonio" fin dai tempi di Samarcanda. Uno di quelli che non parla dei lati positivi di questa terra.
    «Non sono razzisti? Allora perché colpiscono solo noi neri e non gli altri immigrati?», chiede Moussa, uno dei feriti nei giorni della caccia all'uomo. Viene dalla Guinea Conakry e mostra la sua gamba fasciata e insanguinata, ferita da decine di pallini da caccia che dovranno essere estratti uno ad uno. Un'altra piccola sfera di piombo è invece la causa di tutto. È stata sparata con un fucile ad aria compressa contro Aiya Boussa, un togolese che si esprime in un ottimo francese, è arrabbiato ma non ha perso la lucidità. Sa che tutto è iniziato con il suo ferimento, parla senza mezzi termini di razzismo, spiega che adesso ha difficoltà a bere e mangiare, e non accetta quanto accaduto. Ci mostra il permesso di soggiorno come richiedente asilo. Scadrà a febbraio: era venuto in Europa per ottenere protezione umanitaria, si ritrova nel letto di un ospedale con un pezzo di piombo nella pancia. «Togliendolo faremmo più danno», spiega il medico. Dovrà tenerselo tutta la vita, ricordo indelebile di «una ragazzata». Così la definiscono in tanti, gli stessi che parlavano di corsie di ospedale piene delle «nostre donne e dei nostri bambini». Siamo nel reparto chirurgia di Gioia Tauro, ed in effetti le stanze sono piene, ma di africani. Di italiani ricoverati non c'è traccia, meno che mai della fantomatica donna che avrebbe perso il bambino, un aborto dovuto alla paura. Crimine infame, secondo la cultura mafiosa che si respirava nell'aria («le donne non si toccano»). Notizia falsissima invece, buona però ad esasperare anche animi solitamente miti ed a isolare gli africani. Pogrom, deportazioni e pulizia etnica, anno 2010.
    «Bande di immigrati hanno messo a ferro e fuoco la cittadina nella provincia di Reggio Calabria. Siamo solidali con i cittadini di Rosarno, colpiti nella tranquillità quotidiana. Siamo pronti a scendere in piazza», dice il coordinatore regionale di Forza Nuova. Il segretario Fiore ha annunciato l'intenzione di andare a Rosarno e tenere un comizio. «Non sono mafiosi», spiega. «È gente che si sente abbandonata dalle istituzioni e che rivendica il diritto a vivere in tranquillità». Esattamente quello che dicono i comitati dei rosarnesi. «Abbandonati dallo Stato, criminalizzati dai mass media, venti anni di convivenza non sono razzismo», dice lo striscione del corteo di ieri. Il giorno precedente, dopo le voci su un possibile arrivo dei «no global», un comitato di "accoglienza" si era organizzato per lo scontro. «Se arrivano, li spappoliamo», si legge nei violentissimi dibattiti su Facebook. E ancora: «Clandestini fuori dalle palle». «Padroni a casa nostra». «Adesso bisogna ristabilire l'ordine», ribadiscono i giovani del Pdl.
    Alcuni esponenti di Casa Pound sono arrivati in Calabria. «Ciò che ci ha colpito maggiormente - dichiarano - è il messaggio che i media stanno facendo passare, ovvero quello che i cittadini rosarnesi sono razzisti e xenofobi. Nulla di più sbagliato. Da oltre venti anni la città di Rosarno aiuta quotidianamente e come può gli innumerevoli immigrati clandestini presenti nella piana di Gioia Tauro con pasti caldi». Oltre ai "pasti caldi", effettivamente forniti da chiese e volontariato, ai lavoratori erano riservati ricatti e condizioni durissime. Sono tante le storie di gente non pagata, come emerge anche da una inchiesta della magistratura che ipotizzava estorsioni ed uno stato di riduzione in schiavitù. Anche nei giorni della "pulizia etnica", molti ragazzi - prima di andare via - volevano ricevere quanto dovuto. «Oggi non posso. Lunedì andrò in banca», aveva risposto un proprietario. La reazione all'inchiesta, che risale allo scorso maggio e che parte dalla denuncia di una cittadina bulgara, è furiosa. La Destra di Storace cavalca la protesta. Nasce un gruppo internet dal nome inequivocabile («Gli africani hanno rotto il cazzo a Rosarno») che insulta pesantemente tutti, dagli stranieri ai volontari. La stampa locale scopre all'improvviso l'invasione: «Arrivano 3000 extracomunitari in un territorio alle prese con la crisi economica». Il responsabile de La Destra avvia una campagna di contrapposizione: «Ci sono tanti italiani in condizioni disagiate, come i dipendenti Asl in ritardo con gli stipendi». Le accuse rivolte ai proprietari sarebbero ingiuste e infamanti, le responsabilità unicamente dei caporali bulgari.
    In occasione della rivolta del dicembre 2008, quella che avrebbe suscitato solidarietà dei locali perché pacifica, La Destra lamentava «una città invasa da extracomunitari, quasi tutti clandestini, cassonetti rovesciati, vetri rotti, strade occupate, genitori costretti ad andare a prendere di corsa i figli a scuola...».
    Nell'ospedale di Gioia Tauro i ragazzi feriti sbarrano gli occhi ogni volta che pronunciano la parola Rosarno. Non ci metteranno mai più piede. Nei prossimi anni e finché non arriverà almeno una parola di scuse, Rosarno sarà un nome maledetto che riecheggerà negli internet café di Lagos, nelle comunicazioni Skype da Accra, nelle chiamate intercontinentali con Ouagadougou. Dall'altra parte nascono nuovi eroi. «Fortugno libero», diceva uno degli striscioni esposti nella piazza del Municipio. Si tratta dell'uomo che trovò il coraggio di rapinare braccianti poverissimi. Un ivoriano ebbe la milza spappolata. Fu la causa scatenante della prima rivolta: una notte di protesta dell'intera comunità africana. Purtroppo, non sufficiente a far comprendere agli autoctoni che questa è gente che non si rassegna.



I COMMENTI:
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  • Sarebbe stato bello vedere arrivare oltre la polizia anche il segretario della Cgil, quello della Flai e il segretario del Pd. Prendere insieme ai militanti locali (ma esistono?) il controllo politico della piazza e avviare un dialogo verità, fare inchiesta e informazione in televisione e sul web, impedire la cacciata dei braccianti stagionali neri, chiedere il rispetto del contratto di lavoro, individuare e denunciare il caporalato che è comunque un reato, denunciare la colpevole assenza dei controlli da parte delllo stato. Il razzismo si ferma mettendosi in mezzo ai razzisti e alle vittime del razzismo, si ferma parlando della questione del lavoro:Perchè è dalla produzione e dalla riproduzione sociale che nasce tutto questo orrore 12-01-2010 12:25 - tommaso
  • Bruttio, ‘ncuzzuto e cattivo, ossia calabrese
    Ma qualcuno si è forse preso la briga di andare a vedere come si vive a Rosarno? In quali condizioni di lavoro versano gli italiani su quelle stesse terre? Qual è il reddito medio mensile di una famiglia italiana del posto? Quali sono i problemi di un’area da sempre degradata sottoposta persino a Commissariamento prefettizio? Quali i presupposti per pensare che sia possibile per un immigrato lavorare e vivere a Rosarno con dignità, quando la stessa dignità è stata da sempre negata agli autoctoni, costretti a loro volta ad emigrare o a condurre lotte sindacali di massa per vedere riconosciuti diritti elementari –cf. Antonello Mangano su Manifesto del 9 gennaio-? Ancora una volta una guerra tra poveri e una lettura di parte. I giovani scapestrati di Rosarno, che hanno innescato la miccia, hanno forse agito diversamente dall’uomo che nell’ottobre scorso al mercato di Milano ha massacrato con una mazza da baseball un giovane senegalese, riducendolo in fin di vita? I padroni schiavisti di Rosarno sono forse diversi da quello che a Biella il 4 dicembre 2009 ha ucciso Ibrahim con nove coltellate e l’ha gettato in un fosso nelle risaie vercellesi, per nasconderlo, per dimenticarlo, ma soprattutto perché chiedeva di essere pagato? I rosarnesi che chiedono agli immigrati di andarsene traducono forse un sentire diverso rispetto al proprietario del centralissimo caffè a due passi dal Policlinico di Milano, che cerca ‘barista di bella presenza, no straniero’ o dagli agenti immobiliari longobardi che, a scanso di equivoci, precisano sui loro annunci ‘no animali, no stranieri’? La Milano del 2009 è forse diversa dalla Rosarno del 2009? E sono forse diversi i milanesi odierni da quelli degli anni ’60, che discriminavano i meridionali, ma ne compravano la manovalanza per quattro soldi? E’ davvero avvenuta a Milano, come diceva Pasolini, una mutazione antropologica dopo la fine del lavoro operaio? E potrà mai avvenire una mutazione antropologica a Rosarno, dove si stenta ad avere un lavoro, si è taglieggiati dalla mafia, si vive in un paese amministrato da politici xenofobi e conniventi ed si viene quotidianamente ignorati dalle istituzioni (“i calabresi che fino a una notte fa chiedevano “più polizia che ci difenda” e che ora sono tutti armati a caccia del nero” da Repubblica del 9 gennaio)? La storia è il nostro orto, ma anche il nostro ghetto. E le mani pulite non dipendono dalla latitudine. Facile però dimenticarlo. 12-01-2010 11:52 - simona
  • Silvia, tutte le volte che posti spari a zero contro la 'sinistra'. Ma perché non vai a commentare le notizie del Giornale.it? Invece di stare ad insultare la 'sinistra' qui, oltre tutto postando sistematicamente delle cose che a volerle considerare seriamente, sono delle idiozie totali. 12-01-2010 11:45 - s.m.
  • Certo che è vergognoso vedere le condizioni nelle quali un uomo può vivere...a Rosarno tutti lo sapevano, nessuno ha fatto mai niente. Dove sono le autorità? Boh? L'immigrazione clandestina sta comodo solo agli sfruttatori e ai delinquenti di casa nostra,e non solo a Rosarno, ed è per questo motivo che il fenomeno non si può arginare. 12-01-2010 11:21 - stefano
  • "....si ritrova nel letto di un ospedale con un pezzo di piombo nella pancia" Se erano esasperati, dovevano prendersela con chi da anni li sfrutta e li rende schiavi, adesso non si troverebbe in un letto di ospedale ma nella camera mortuaria! Facile prendersela con i più deboli vero? E' questa la loro logica di civiltà? Picchiare le donne, terrorizzare i bambini? A Milano si ricerca un africano che ha stuprato una ragazza nel parcheggio di un condominio. Sono successi altri casi analoghi di donne stuprate da un africano. Sulla logica degli immigrati africani di Rosarno, i Milanesi devono andare dove vivono e incominciare a menare? Perchè è questo che ci hanno insegnato: la legge della giungla! Come mai nessuno di loro ha condannato i gesti di violenza verso gli abitanti di Rosarno, nemmeno per quella mamma e i suoi bambini? Come mai sono condannati solo gli atti di violenza nei loro confronti? Perchè loro sono primitivi e incivili e i Rosarnesi no? Chi sono i razzisti? Quelli che giustificano la violenza dei neri perchè barbari, incivili, selvaggi senza regole e autocontrollo, o coloro che condannano la violenza senza se e senza ma da qualsiasi parte provenga? 12-01-2010 11:03 - Silvia
  • ritengo indispensabile una riflessione:la storia dimostra che questo sentimento xenofobo scoppia sempre in concomitanza di crisi economiche e sociali;io non lo definirei razzismo,ma piuttosto timore,paura e ansia di ciò che non si conosce e di cosa potrebbe accadere,e che trova,nei ricorsi storici,ampio riscontro nei pogrom,antichi e contemporanei.L'unico modo per evitare tali situazioni è solo quello di educare le nuove generazioni al rispetto del"diverso",e viceversa di educare il"diverso" al rispetto degli italiani. 12-01-2010 10:34 - enrico
  • 1893, la caccia agli italiani a Aigues Mortes in Francia. Un secolo dopo 2010 in Calabria, la caccia ai neri. La cosa che turba è il fatto è passato un secolo di conoscenze reciproche, dopo Obama, dopo l’appartheid….Una regressione e un vergogna all’intelligenza umana.
    Dal Senegal 12-01-2010 10:08 - bamba
  • A simone: io non dico che questi non avessero sante ragioni di essere arrabbiati, ma contro chi? Il leghismo nasce nel momento in cui il nemico della tua rabbia perde il proprio volto individuale e diventa una classe etnica, in questo caso tutti i bianchi di rosarno. Tra l'altro vedo che tra i commenti cominciano ad appparire robe tipo "a rosarno sono razzisti". A rosarno gli esseri umani hanno due braccia e due gambe come tutti noi. Qualcuno sarà una carogna xenofoba e qualcuno no. 12-01-2010 09:59 - andrea61
  • Cari compagneros, io ci andrei cauto a parlare di schiavitu'...
    nel 700 venivano portati in catene in altri continenti, adesso, ma guarda un po', vengono LORO, di LORO spontanea volonta', nella ns terra, forzando le ns leggi che gielo impedirebbero.....Si direbbe allora che, se sono schiavi, gli africani se lo vengono a cercare un padrone!!!! Non sara' per caso che da soli non sono capaci di fare nulla? 12-01-2010 09:45 - Derio
  • Come facciamo a dire che esiste solo leghismo nero e leghismo bianco ?
    In Calabria governa Loiero, mica la destra.
    Forse la realtà non è riconducibile a slogan semplici. Dov'era la Sinistra, PRIMA ? 12-01-2010 09:40 - alvise
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