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Antonello Mangano
L’uomo nero di Rosarno
«Quando i bambini vedono l'uomo nero, si spaventano. Non vorrei dirlo, ma aveva ragione Benito Mussolini. Se ne stiano a casa loro». Dietro l'Hotel Vittoria di Rosarno, pochi metri dalla stazione ferroviaria, sono concentrati i mezzi blindati dei carabinieri e i giornalisti delle testate nazionali. Arriva il comitato promotore della manifestazione dei cittadini «abbandonati dallo Stato e criminalizzati dai mass media». Una piccola lezione di giornalismo, con qualche ardita incursione storica. «Bisogna dire la verità. Non siamo razzisti», ripetono ossessivamente. E pretendono che lo facciano pure gli altri. Si piazzano dietro la giornalista di RaiNews 24, mostrano un cartello sui cui c'è scritto «non siamo burattini della mafia». A proposito, cosa pensate della 'ndrangheta? «C'è anche qui, come in tutte le città». Dallo schermo Lcd arriva la voce del Papa: «Rispetto per gli immigrati». Momenti di silenzio e imbarazzo. Si può contraddire un inviato, ma come la mettiamo col vicario di Cristo? Meglio quindi ripiegare su Anno Zero. Ecco che circondano Ruotolo. Santoro è il "demonio" fin dai tempi di Samarcanda. Uno di quelli che non parla dei lati positivi di questa terra.
«Non sono razzisti? Allora perché colpiscono solo noi neri e non gli altri immigrati?», chiede Moussa, uno dei feriti nei giorni della caccia all'uomo. Viene dalla Guinea Conakry e mostra la sua gamba fasciata e insanguinata, ferita da decine di pallini da caccia che dovranno essere estratti uno ad uno. Un'altra piccola sfera di piombo è invece la causa di tutto. È stata sparata con un fucile ad aria compressa contro Aiya Boussa, un togolese che si esprime in un ottimo francese, è arrabbiato ma non ha perso la lucidità. Sa che tutto è iniziato con il suo ferimento, parla senza mezzi termini di razzismo, spiega che adesso ha difficoltà a bere e mangiare, e non accetta quanto accaduto. Ci mostra il permesso di soggiorno come richiedente asilo. Scadrà a febbraio: era venuto in Europa per ottenere protezione umanitaria, si ritrova nel letto di un ospedale con un pezzo di piombo nella pancia. «Togliendolo faremmo più danno», spiega il medico. Dovrà tenerselo tutta la vita, ricordo indelebile di «una ragazzata». Così la definiscono in tanti, gli stessi che parlavano di corsie di ospedale piene delle «nostre donne e dei nostri bambini». Siamo nel reparto chirurgia di Gioia Tauro, ed in effetti le stanze sono piene, ma di africani. Di italiani ricoverati non c'è traccia, meno che mai della fantomatica donna che avrebbe perso il bambino, un aborto dovuto alla paura. Crimine infame, secondo la cultura mafiosa che si respirava nell'aria («le donne non si toccano»). Notizia falsissima invece, buona però ad esasperare anche animi solitamente miti ed a isolare gli africani. Pogrom, deportazioni e pulizia etnica, anno 2010.
«Bande di immigrati hanno messo a ferro e fuoco la cittadina nella provincia di Reggio Calabria. Siamo solidali con i cittadini di Rosarno, colpiti nella tranquillità quotidiana. Siamo pronti a scendere in piazza», dice il coordinatore regionale di Forza Nuova. Il segretario Fiore ha annunciato l'intenzione di andare a Rosarno e tenere un comizio. «Non sono mafiosi», spiega. «È gente che si sente abbandonata dalle istituzioni e che rivendica il diritto a vivere in tranquillità». Esattamente quello che dicono i comitati dei rosarnesi. «Abbandonati dallo Stato, criminalizzati dai mass media, venti anni di convivenza non sono razzismo», dice lo striscione del corteo di ieri. Il giorno precedente, dopo le voci su un possibile arrivo dei «no global», un comitato di "accoglienza" si era organizzato per lo scontro. «Se arrivano, li spappoliamo», si legge nei violentissimi dibattiti su Facebook. E ancora: «Clandestini fuori dalle palle». «Padroni a casa nostra». «Adesso bisogna ristabilire l'ordine», ribadiscono i giovani del Pdl.
Alcuni esponenti di Casa Pound sono arrivati in Calabria. «Ciò che ci ha colpito maggiormente - dichiarano - è il messaggio che i media stanno facendo passare, ovvero quello che i cittadini rosarnesi sono razzisti e xenofobi. Nulla di più sbagliato. Da oltre venti anni la città di Rosarno aiuta quotidianamente e come può gli innumerevoli immigrati clandestini presenti nella piana di Gioia Tauro con pasti caldi». Oltre ai "pasti caldi", effettivamente forniti da chiese e volontariato, ai lavoratori erano riservati ricatti e condizioni durissime. Sono tante le storie di gente non pagata, come emerge anche da una inchiesta della magistratura che ipotizzava estorsioni ed uno stato di riduzione in schiavitù. Anche nei giorni della "pulizia etnica", molti ragazzi - prima di andare via - volevano ricevere quanto dovuto. «Oggi non posso. Lunedì andrò in banca», aveva risposto un proprietario. La reazione all'inchiesta, che risale allo scorso maggio e che parte dalla denuncia di una cittadina bulgara, è furiosa. La Destra di Storace cavalca la protesta. Nasce un gruppo internet dal nome inequivocabile («Gli africani hanno rotto il cazzo a Rosarno») che insulta pesantemente tutti, dagli stranieri ai volontari. La stampa locale scopre all'improvviso l'invasione: «Arrivano 3000 extracomunitari in un territorio alle prese con la crisi economica». Il responsabile de La Destra avvia una campagna di contrapposizione: «Ci sono tanti italiani in condizioni disagiate, come i dipendenti Asl in ritardo con gli stipendi». Le accuse rivolte ai proprietari sarebbero ingiuste e infamanti, le responsabilità unicamente dei caporali bulgari.
In occasione della rivolta del dicembre 2008, quella che avrebbe suscitato solidarietà dei locali perché pacifica, La Destra lamentava «una città invasa da extracomunitari, quasi tutti clandestini, cassonetti rovesciati, vetri rotti, strade occupate, genitori costretti ad andare a prendere di corsa i figli a scuola...».
Nell'ospedale di Gioia Tauro i ragazzi feriti sbarrano gli occhi ogni volta che pronunciano la parola Rosarno. Non ci metteranno mai più piede. Nei prossimi anni e finché non arriverà almeno una parola di scuse, Rosarno sarà un nome maledetto che riecheggerà negli internet café di Lagos, nelle comunicazioni Skype da Accra, nelle chiamate intercontinentali con Ouagadougou. Dall'altra parte nascono nuovi eroi. «Fortugno libero», diceva uno degli striscioni esposti nella piazza del Municipio. Si tratta dell'uomo che trovò il coraggio di rapinare braccianti poverissimi. Un ivoriano ebbe la milza spappolata. Fu la causa scatenante della prima rivolta: una notte di protesta dell'intera comunità africana. Purtroppo, non sufficiente a far comprendere agli autoctoni che questa è gente che non si rassegna.
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Non tutti i comportamenti di avversione agli immigrati sono dettati dal movente razzista.
La xenofobia è qualcosa di diverso dal razzismo. E' giusto o sbagliato accettare i ripopolamento massivo di luoghi specifici del territorio italiano da parte di popolazioni estranee al tessuto culturale degli autoctoni italiani?
Può funzionare una gestione di questo fenomeno immigrativo che non si preoccupa delle conseguenze che può ingenerare una tale affluenza e concentrazione di persone extracomunitaria in ambienti limitati?
Le istituzioni democratiche dove sono? 12-01-2010 09:02 - gabriele
Mussolini, Mandolini, Macaroni e Mafia. Dopodichè, SBLAM !Gli ha dato un fortissimo pugno in faccia spaccandogli il setto nasale. Capito l'antifona ? 12-01-2010 07:34 - gianni
hai sentito le parole degli abitanti di Rosarno?
ho sentito anche questa, Leghismo nero paragonato a quello Padano!
va bene, va bene, va bene... 11-01-2010 23:23 - Simone
Direi che tutto il male non viene per nuocere.
Abbiamo imparato che per eliminare la schiavitù basta cacciare gli schiavi.
Allo stesso modo potremmo vincere la mafia cacciando i mafiosi, debellare il cancro in Italia portando in Francia i malati di cancro, diventare ricchi esiliando i poveri, ringiovanire ammazzando i vecchi, ma soprattutto cancellare da questa Italia l’ipocrisia dando un calcio in culo agli ipocriti e spedendoli in Danimarca 11-01-2010 22:16 - paolo trezzi