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FUORIPAGINA
12/01/2010
  •   |   Sara Farolfi
    Primo marzo, un giorno senza migranti

    «Cosa succederebbe se i quattro milioni e mezzo di immigrati che vivono in Italia decidessero di incrociare le braccia per un giorno? E se a sostenere la loro azione ci fossero anche i milioni di italiani stanchi del razzismo?». La giornata senza immigrati arriva anche in Italia, buttata lì da Emma Bonino, concretamente lanciata da quattro donne (di cui tre immigrate) e portata alla ribalta, «nostro malgrado» dicono loro, dai fatti di Rosarno. Astensione dal lavoro per chi potrà permetterselo, sciopero dei consumi come alternativa, «20 mila contatti su facebook non sono una stima realistica, lo sappiamo», dicono le organizzatrici, «ma accanto allo sciopero ci sono molte forme di partecipazione, e quindi il primo marzo potrà anche non fermarsi il paese, l'importante sarà che arrivi un segnale». Soprattutto dopo Rosarno. 
    La giornata senza migranti scompiglia ulteriormente le carte in una Cgil già presa dal dibattito congressuale. Nessuna decisione è ancora stata presa. Contatti (finora telefonici) tra il sindacato e il comitato promotore della giornata sono in corso. «Noi speriamo che i sindacati aderiscano, lasciare che un'iniziativa così si frantumi sarebbe un'occasione persa», dice Stefania Ragusa, una delle promotrici, «ma se il sindacato non ci sarà non sarà la fine del mondo, il nostro obiettivo è quello di mandare un segnale forte e chiaro per fare capire quanto sono importanti i migranti nella nostra società».
    Il maggiore sindacato italiano, la Cgil, con ogni probabilità non ci sarà. Imbarazzi e timidezze della prima ora assumono sempre più la forma di un'alternativa: uno sciopero generale - e il periodo, tra elezioni e congresso Cgil, sarebbe sempre quello - in cui assorbire anche le tematiche del lavoro migrante. Sui fatti di Rosarno ieri il segretario dell'organizzazione, Guglielmo Epifani, ha tenuto una conferenza stampa. Lo ha fatto per proporre un'agenzia pubblica che, in collegamento con sindacati e enti locali, organizzi e governi l'utilizzo della manodopera e anche per lanciare una serie di manifestazioni sindacali contro il razzismo. L'11 febbraio (a Firenze, per l'anniversario dell'uscita dal carcere di Nelson Mandela) e il 20 marzo (in occasione della giornata mondiale contro il razzismo). Neppure un accenno al primo marzo.
    L'argomento è delicato e la discussione per nulla univoca. Morena Piccinini, segretaria confederale con delega all'immigrazione, spiega: «Se per sciopero intendiamo l'astensione dal lavoro, organizzare quella dei soli migranti è un errore, anche dopo Rosarno, un errore strategico e politico. Dobbiamo pensare a come unificare le lotte e mobilitare l'intero mondo del lavoro sui diritti dei migranti». In Cgil si discute (da tempo) di uno sciopero generale - «comprensivo di tutte queste tematiche» dice Piccinini - ma le reticenze, con la mannaia del congresso alle porte, seguitano a essere molte. 
    Il dibattito è comunque articolato. Gianni Rinaldini, segretario dei metalmeccanici Cgil, è convinto che il punto non è quello di dichiararsi pro o contro la giornata senza migranti: «C'è bisogno di un'interlocuzione è evidente, il problema esiste e dunque il confronto va costruito». Così del resto ha fatto la Fiom, continuando a partecipare ai tavoli della rete costituitasi all'indomani della manifestazione antirazzista del 17 ottobre (tra i cui promotori c'era anche la Cgil). Nel report dell'incontro del 13 dicembre si propone espressamente «di lanciare una giornata di mobilitazione nazionale per il primo marzo 2010, in concomitanza con lo sciopero dei migranti in Francia». Tra i firmatari, che si ritroveranno a Roma il 24 gennaio per una nuova assemblea, c'è anche il coordinamento nazionale migranti della Fiom, oltre ai sindacati di base, e diverse associazioni, coordinamenti e comitati. Sveva Haerter (coordinamento migranti Fiom) dice: «Discuteremo nei prossimi giorni di come stare dentro a un percorso di movimento che dopo Rosarno assume una valenza ancora maggiore».
    Chi parla di uno «sciopero indispensabile» è invece Aboubakar Soumahoro, responsabile immigrazione delle Rdb. Abou, come lo chiamano gli amici, ha parlato sul palco della manifestazione antirazzista lo scorso 17 ottobre e quella piazza non se la dimenticherà mai. Oggi è convinto più che mai che le premesse di uno sciopero ci sono tutte, «e non si tratta solo del colore della pelle, ma di una condizione lavorativa di sfruttamento, solitudine e miseria». Perciò lo sciopero va fatto, «si chiama sciopero dei migranti ma noi in piazza ci vogliamo portare tutti, senza dimenticare però che, una volta espulsi dalle fabbriche, per i lavoratori migranti c'è in gioco il permesso di soggiorno, la condizione di "clandestinità"...». Ad Abou non importa un bel nulla del web, la maggior parte delle persone di cui si occupa non ha neppure un pc: «Non è questione di slogan - conclude - sto ai tempi e alla realtà e questa mi dice che il primo marzo dobbiamo esserci».


I COMMENTI:
  • La proposta sarebbe molto interessante se TUTTI gli immigrati( provenienti dall'africa ,clandestini,musulmani ,arabi ecc...)il primo marzo decidessero in un momento di lucidità di ritornare TUTTI alle LORO nazioni di provenienza , starsene Lì per almeno un anno per vedere come NOI italiani ce la caviamo senza di loro.Al massimo se poi dovremmo aver bisogno ,facciamo ritornare quelli che potrebbero servire( dando loro un lavoro sicuro e una casa)facendoli vivere in modo decente e si porrebbe fine a tanti inconvenienti. 12-01-2010 20:25 - carson
  • Io propongo asteniamoci dal lavoro tutti noi, che non siamo razzisti, un pò come hanno fatto il popolo del viola e chissenefrega dei sindacati! 12-01-2010 19:46 - Barbara
  • Unità unità.Non credo ad Emma Bonino.La Cgil ha davanti una sfida storica fare stare assieme anche chi non lavora ed è espulso dal lavoro, garantendoci diritti politici e redditi.Non dividiamoci.Il proletariato non ha nazione, è poi costretto ad essere classe nazionale.Devono crescere le tessere del sindacato.I partiti comunisti devono avere tessere nella classe operaia.Unità, vogliamo un mondi di tutti colori ma che diano sul rosso.Bonino vuole far sua la tesi liberista ed anticomunista della fine dei conflitti e della divisione di classe, i conflitti sono con il capitale che è lavoro sfruttato biecamente.Non americanizziamo la politica e dividiamo le cose.Sciopero generale presto, dignita forza alla classe unità, contro un governo dei padroni ed un governo militarista quindi imperialista.Non dicono che le migrazioni e l'esercito di riserva di lavoratori sfruittati non è solo questioni di andrangheta.E il capitalismo bellezza.La nostra legalità si rompe sciopero contro la Bossi Fini, credono di avere solo loro il popolo con argomenti gretti economcisti, rozzi e fascisti.La bocciata e corrotta alla UE Emma Bonino vede un mondo americanizzato e vende l'oppio di Obama.Noi vogliamo il socialismo non arretriamo.Tra identità ed uguaglianza prendiamo le due cose, è la lotta di classe che ci rende uguali, dite pure fratelli senza confessioni il laicismo della Bonino è poca cosa.Siamo materialisti storici e materialisti dialettici.L'uomo fuori dalle relazioni materiali e cioè dalla società non lo conosciamo lottiamo e siamo immersi nei rapporti economici di sfruttamento.Partiamo dalla costituzione giacobina dell'89, ecco cosa vuol dire fraternitè...ma la continuiamo con la rivoluzione socialista, rossa.Il popolo unito non ha bisogno dei consigli di liberticidi che vogliono metterci nel museo della preistoria, ignoranti e cinici, donna in carriera la Bonino.Non possono le masse essere imbrigliate in questioni di diritto canonico questi legulei difendono la proprietà.Noi lottiamo contro ciò per la collettivizzazione ed il libero sviluppo di ciascuno e ne rispettiamo il colore della pelle e perfino il credo religioso fino a quando la maturazione delle forze sociali supererà questo limite angusto.I sindacati non sono il comunismo sono molti passi indietro ma essi sono il prodotto non datoci per sempre ma conquistato dalla lotta di classe nazionale e mondiale.Difendiamo le nostre lotte la nostra unità senza suggerimenti di tecnici e donne ed uomini pagati dai poteri finanziari rotelline dell'imperialismo.Sanatoria e libertà manifestiamo sempre per le sanatorie ed i permessi di soggiorno contro Shengen contro l'Europa dello stato banca della finanza.Vogliamo un mondo governato dalle masse non da legulei del capitale.Ci rivoltiamo per ogni ingiustizia ai fratelli di colore siamo con loro.La loro religione civile vuole unire le classi in lotta ecco la vera guerra civile.Il proletariato deve essere unito ed avere il suo partito il partito dei comunisti il partito dell'assidua lotta di classe a Sarno ed ogni dove contro la violenza borghese che è fascismo intolleranza a travestimento liberale oppiaceo indigesto.W la lotta di classe l'unità dei proletari nel comunismo. 12-01-2010 18:04 - laura
  • Sono molto scettico sulle iniziative di questa sinistra,per gli exstracomunitari.
    Il razzismo,non è solo di destra,ma è entrato prepotentemente anche a sinistra.
    Per paura di perdere i voti questa sinistra sarebbe disposta anche a fare le marce a Piazza Venezia insieme ai fasci littori e padani.
    C'è un certo Enzo che non fa altro che criticare ogni cosa che dico.
    mi ha anche accusato di essere un fascista e di defilarmi alla prima occasione.
    Colgo l'occasione per lasciargli la mia posta eletronica,così può vendersela alla questura per un piatto di lenticchie di capodanno, che hanno lasciato per siffatte persone.
    pastomare@gmail.com Mi dispiace che ci siano persone in questo momento storico che ancor non abbiano capito la portata della situazione.
    Siamo allo scontro finale.
    Non sanno più cosa fare pur di continuare ancora un giorno con questo capitalismo ormai esaurito e saturo.
    Gli operai italiani e stranieri sono senza più diritti e hanno anche nelle società capitaliste un tipo di lavoro uguale a quello lasciato nelle loro terre.
    La globlizzazione per la borghesia,vuole dire,uniformare tutti i lavoratori del mondo a una legge economica mondiale.
    Dove gli operai lottano per mantenere i diritti aquisiti,gli vengono spostate le fabbriche.Dove si accetta il modo servile e di corvè che hanno creato questi economisti per le classi operaie del mondo capitalista,il lavoro rimane.
    Siamo tutti negri e come negri da oggi ragioniamo.
    Enzo,non so se sei un proletario o altro,ma da oggi,uniformati alla classe a cui appartieni,perche non ci saranno più neutri!
    Noi non li tollereremo più! 12-01-2010 17:04 - maurizio mariani
  • Come si chiede Portelli sulla prima pagina di oggi, è meglio star fermi e tacere per la Cgil? O rischiare una giornata di sciopero generale per contrastare il razzismo dilagante, che persino la Cei condanna in modo fermo ed inequivocabile? 12-01-2010 16:54 - lorenzo
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