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FUORIPAGINA
12/01/2010
  •   |   Sara Farolfi
    Primo marzo, giornata senza immigrati

    Arriva anche in Italia, nell'Italia di Rosarno, la giornata senza immigrati. Merito di quattro donne, che hanno deciso di aprire una breccia nel muro dell'assuefazione lanciando, in contemporanea alla  francese journe sans immigré, un primo marzo all'italiana. Il movimento è già su internet, dove ha raccolto oltre 20 mila contatti, mentre nei territori sono nati e stanno nascendo i «comitati primo marzo».  L'hanno chiamato «sciopero degli stranieri», astensione dal lavoro per chi potrà farlo, ma anche sciopero dei consumi, degli acquisti o della fame per tutti, italiani e stranieri. Non importa come, l'obiettivo, come spiega sul manifesto Stefania Ragusa, una delle quattro organizzatrici, è quello di lanciare un segnale potente, una parola forte e chiara non solo per mostrare le invisibili fondamenta su cui poggia la nostra società del benessere, ma anche perchè la difesa dei diritti dei migranti ci riguarda tutti e «la storia insegna che quello che oggi lo stato fa agli stranieri domani lo farà ai propri cittadini».


I COMMENTI:
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  • Ho tradotto il Manifesto presente sul sito francese.


    Facciamo di questo 1 marzo una giornata storica.
    Noi, uomini e donne de ogni credenza, di ogni orizzonte politico, e ogni colore di pelle,
    Immigrati, discendenti d’immigrati, cittadini coscienti dell’apporto essenziale dell’immigrazione al nostro paese, ne abbiamo abbastanza dei discorsi indegni tenuti da alcuni responsabili politici che mirano a stigmatizzare o criminalizzare gli immigrati e i loro discendenti. Vogliamo ricordare che un immigrato é colui che é percepito come tale dagli altri pure al di là delle sue origini. Noi vogliamo riappropriarci di questo termine e riabilitarlo, diventato peggiorativo grazie alla forza della strumentalizzazione politica.

    Noi rifiutiamo i luoghi comuni che minacciano la coesione sociale. Rifiutiamo che i benefici passati, presenti e futuri degli immigrati che da sempre hanno contribuito alla costruzione della Francia vengano improvvisamente negati. E d’altra parte é necessario capire che tocca a noi valorizzarli.

    Gli immigrati e i loro discendenti hanno più volte manifestato per difendere i loro diritti. E in cambio, hanno ricevuto soltanto disprezzo. Oggi, poiché é diventato un dato di fatto che « il consumo é il motore della crescita economica », noi vogliamo fare leva su questo perno per esprimere la nostra indignazione.

    Il 1 marzo 2005 é entrato in vigore il « codice di entrata e soggiorno degli stranieri e del diritto d’asilo » (CESEDA), meglio conosciuto come il codice degli stranieri. Questa legge é il simbolo di una concezione utilitarista dell’immigrazione, o in altre parole, un’immigrazione scelta in base a criteri economici. Non potevamo trovare un giorno migliore per fare appello a « un giorno senza immigrati ». Noi, immigrati, discendenti d’immigrati, cittadini consci dell’importanza apportata dall’immigrazione al nostro paese, siamo tutti dei consumatori e partecipiamo quotidianamente al benessere economico del nostro paese.

    La nostra azione cittadina ha come obiettivo la valorizzazione del contributo di ognuno di noi alla prosperità generale. Tutti noi abbiamo il potere di agire sul nostro avvenire, prendiamolo.
    Il 1 marzo 2010 : Agiamo smettendo di consumare e/o lavorare.

    Per 24 ore, partecipiamo alla non attività economica nelle fabbriche, nelle associazioni, nel settore pubblico, nelle scuole, nei licei, nelle università, negli ospedali, nei negozi, nelle industrie, nell’artigianato, nell’agricoltura, negli uffici, nei media, nella politica…

    Per la prima volta in Francia, decidiamo di non partecipare alla vita della polis. Attraverso quest’assenza, vogliamo evidenziare la necessità della nostra presenza. 13-01-2010 11:08 - lucio dallagiacoma
  • Condivido questa iniziativa e spero che la data del primo marzo non abbia soltanto un valore simbolico ma possa rappresentare una svolta politica decisiva per un concreto cambiamento nell'ambito del settore lavorativo degli immigrati e degli "indigeni". 13-01-2010 09:56 - ausilia deidda
  • I borghesi,per anni hanno sfruttato i negri italiani e stranieri.
    Quando il capitalismo era in crescita e servivano braccia per le industrie e per l'gricoltura i negri erano accettati.
    Oggi che le automobili si vendono ancora grazie ai regali che fa il governo alle industrie e gli aranci non si piazzano al mercato,ormai ristretto.
    Le mafie dell'agricoltura e dell'industria italiana sono sature e non hanno più bisogno di quelle braccia che fin a ieri erano accettate e ben volute.
    Si chiude.
    Il benessere è finito, armeno per noi
    Altro che lo sciopero del consumo o del lavoro.
    Ci stanno cacciando.
    Ci stanno vendendo le fabbriche.
    I negri dell'Africa devono tornarsene ai loro paesi e i negri Italiani invece devono sostituire i negri africani nella raccolta degli aranci a 20 euro .
    Mi fanno ridere quelle persone che credono di fare paura con lo sciopero.
    Quì i scioperi non servono perche non c'è più il lavoro.
    Quì c'è bisogno di lottare.
    Non ci sono più spazzi per giocare.
    I negri dell'aluminio sardo ci hanno chiamato alla lotta dura.
    Hanno ragione,perche non hanno più nulla.
    Quando tuo fratello di chiede un pezzo di pane e un aiuto concreto,chi è quell'infame che lo nega?
    Negri della sardegna,io sto con voi.
    Parlatemi---- Pastomare@gmail.com----perche da Roma se vi occorre qualche cosa e posso,ve la dò.
    Negri di tutto il mondo Uniamoci.
    I nostri nemici sono i stessi per ognuno di noi.
    Una lotta dura che impedisca anche ai nemici di godere,mentre noi soffriamo.. 13-01-2010 08:22 - maurizio mariani
  • Meno male che c' è qualcuno che si ricorda che le persone immigrate in primis sono persone e in quanto tali vanno rispettate, inoltre sono fondamentali per l' economia; forse se i razzisti italiani vengono toccati sul portafoglio si accorgeranno che gli immigrati non sono solo carne da macello..... 13-01-2010 07:10 - silvio bassignano
  • queste iniziative sono proprio disgustose. tipiche di un antirazzismo ipocrita e perbenista. della serie accogliamo gli immigrati perchè aumentano il pil! disgustoso. non mi meraviglia che tra le organizzatrici ci sia la bonino. come al solito l'economia è il fulcro dell'esistenza moderna. qualsiasi cosa/persona fa girare i soldi è buona e giusta. 13-01-2010 00:02 - kulma
  • Mi pare una buona idea per rispondere anche al "siam stati troppo tolleranti" del sig. Maroni, una frase degna di uno schiavista. E poi, se anche l'Osservatore Romano sente brutta aria in giro, significa che è più che pessima. Sarebbe il caso che anche CGIL e PD si mobilitino perché qui non siamo nemmeno a Marx (che magari gli fa venire i brividi) ma a Rousseau : il diritto di un essere umano ad essere trattato in quanto tale e non come una bestia o una schiavo. 12-01-2010 23:16 - Spartacus
  • L` iniziativa e` partita anche in Grecia, ispirata dall` Italia, a sua volta ispirata dalla Francia. Nel giro di poche ore 11.000 adesioni !!!
    Saluti da Atene
    Teresa 12-01-2010 22:42 - Teresa
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