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FUORIPAGINA
14/01/2010
  •   |   Geraldina Colotti
    La catastrofe corre su Twitter

    «Nessun contatto con le nostre famiglie, solo notizie da Twitter», commenta sconsolato Exan Exius, direttore di Radio haitienne de France. Nella sede della radio, che trasmette dalla città di Nanterre, nella periferia parigina, si sono radunati i rappresentanti delle associazioni haitiane in Francia: per organizzare le reti di solidarietà e anche viaggi di ritorno. Notizie dirette dai familiari, però, non ce ne sono, le comunicazioni telefoniche con il paese d'origine sono quasi impossibili, solo alcune postazioni internet hanno retto. Le immagini di Haiti devastata dal terremoto, corrono sui social network come Twitter, il servizio che permette di comunicare a tutti quel che si sta facendo in un determinato momento attraverso un messaggio di 140 caratteri al massimo inviato tramite web, messenger o sms.
    «Non c'è acqua, non c'è cibo, non c'è nulla. La reazione della gente è imprevedibile. È ormai lotta per la sopravvivenza», comunica da Port-au-Prince la fotografa brasiliana Cris Bierrenback attraverso skype. La sua testimonianza è raccolta da Uol on line. Molti altri anonimi utenti della rete pubblicano foto strazianti e richieste di aiuto. In poche ore, su Facebook, il gruppo «Andiamo in aiuto di Haiti» volto a «sostenere moralmente e a dare informazioni» agli haitiani conta oltre 600 membri. Attraverso Facebook, il poeta James Noel, partito insieme a un gruppo di scrittori per partecipare alla seconda edizione del festival haitiano «Etonnants voyageurs», dice di essere ancora in vita. Molti altri scrittori, però, potrebbero essere sotto le macerie dell'hotel Karibe, che avrebbe dovuto accogliere la manifestazione, crollato per metà.
    «Come si può uscire da quest'incubo, visto che si tratta di uno dei paesi più poveri del mondo?», posta Cyrille Dupuis, mentre una fruitrice del gruppo Maloone Lyn's annuncia: «Parto per Haiti, voglio aiutare, fare qualcosa di buono». Sulla rete rimbalza anche il nome dell'associazione «Yele», fondata dalla star dell'hip hop, l'haitiano-americano Wyclef Jean, nel 2005. L'artista, che twitta da New York, lancia un appello alla solidarietà attraverso il sito di micro-blogging: http://twitter.com/wyclef
    «Pregate per il popolo haitiano e per me», scrive il musicista, dichiarando l'intenzione di lasciare immediatamente gli Usa per la Repubblica dominicana - che condivide l'isola d'Hispaniola con Haiti - e da lì recarsi nel suo paese. «L'esercito americano deve arrivare ad Haiti prima possibile - dice ancora - il mondo deve aiutarci e i 4 milioni di haitiani che vivono fuori dal paese devono mobilitarsi in fretta». Un appello - con tanto di abbreviazioni necessarie per non superare i 140 caratteri - rivolto a 1,3 milioni di internauti interessati ai suoi messaggi e all'attività dell'associazione, che sostiene progetti educativi ad Haiti.
    Attraverso Twitter arriva anche l'appello della regina di Giordania, Rania - rivolto a oltre un milione e duecentomila internauti che la seguono sul social network -, per chiedere acqua, tende, medicinali. Numerosi anche gli appelli di persone che ad Haiti hanno perso contatto con i familiari: «Qualcuno ha notizie di danni nella zona di Belleville?», chiede un belga. Richieste analoghe dal resto d'Europa, Francia e Germania soprattutto, e dagli Stati uniti. Ogni tanto, c'è anche chi, come BlackiceStudios, comunica di aver ritrovato un parente. Qualcuno invece si affretta a segnalare il funzionamento di una linea telefonica o di un collegamento internet : «Chiamate ora i vostri cari, tra poco la linea potrebbe cadere di nuovo». Per la quantità di messaggi, ieri Twitter è risultato a tratti irraggiungibile. Su molti avatar, gli utenti Twitter avevano issato la bandiera di Haiti.


I COMMENTI:
  • Cari ragazzi. Io non bazzico con Twitter e nemmeno con Face Book, però so questo. Quando in uno dei pochi paesi a regime socialista superstiti nel mondo come Cuba è stata in qualche modo limitata la libertà dei cittadini, in tutto il globo terracqueo sono esplose grida di indignazione,pompate sapientemente dai network della stampa e della televisione, soprattutto perchè il governo cubano non è un leccapiedi degli USA. Ad Haiti da decenni spadroneggiano governi liberticidi, la popolazione vive una mieseria spaventosa ed il sangue scorre a fiumi, ma siccome il governo è un buon alleato degli Stati Uniti tutti finora hanno taciuto, a cominciare dal Presidente Obama, nonostante il colore della sua pelle. Ci voleva una catastrofe di simili proporzioni per attirare l'attenzione dei distratti media a livello mondiale ?
    CHE SCHIFO ! 15-01-2010 08:23 - gianni
  • Condannati alla subalternità e ora anche condannati a morte! Questo decreterà il potere economico di questo putrido Impero Capitalistico! Li hanno ridotti alla fame prima, come potrebbe aiutarli ora? Quali interessi economici dovrebbero spingere il Capitale ad investire in favore dello sviluppo economico, politico e sociale? NESSUNO a mio parere. Occorre l'immediata mobilitazione delle forze comuniste, in tutti gli ambiti ove sono presenti per : 1- campagna politica e contestuale raccolta fondi; 2- incalzare il governo per l'invio certo e trasparente di aiuti alimentari, medico- sanitari e finanziari a carico delle aziende e imprese più significative nazionali; 3- impegnare le OO.SS. ad indire un'ora di sciopero nazionale e devolvere le risorse in favore delle masse colpite dal sisma; 4- costringere la LEGA NORD alla raccolta degli aiuti poiché, da sempre, sostengono che non sono razzisti e che questi popoli vanno aiutati, per lo sviluppo, nel loro paese: BENE QUESTO È IL MOMENTO PIÙ ADATTO PER INCALZARE QUESTI FOLLI POLITICI E I LORO LACCHÈ, tra cui anche i Feltri di turno. Con Haiti nel cuore e nella mente. SALUTI COMUNISTI! 15-01-2010 02:35 - Giuseppe
  • E pensare che Feltri ha dato il meglio di sé anche stavolta. Il terremoto di Haiti sarebbe una "catastrofe "anticapitalista". Niente niente che 'sti comunisti se la sono voluta?
    Al peggio non c'è limite. Soprattutto quando si tratta di Vittorio Feltri 14-01-2010 18:44 - Antonella
  • Come ha scritto la fotografa brasiliana?
    "Non c'è acqua, non c'è cibo, non c'è nulla. La reazione della gente è imprevedibile. È ormai lotta per la sopravvivenza". Ma che cosa si aspettava di trovare, il carnevale di Rio? Ma di chi è il giornale che può pagare la trasferta ad una furba così? Però pure voi, arriva un massacro in mezzo alla sovraffollata capitale di uno dei paesi più poveri del pianeta, e mi tirate fuori un articolo su twitter e facebook... E questo sarebbe il quotidiano comunista? 14-01-2010 18:39 - andrea61
  • Questa tragedia, come molte altre, peserà sulla coscienza dell'intera popolazione mondiale non meno degli orrori nazisti e delle morti per fame, sebbene sia dovuta a cause naturali. Non dimentichiamoci che nel sistema solare e dintorni, esiste un solo pianeta ove vivono esseri umani! 14-01-2010 15:50 - GB
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