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Sara Farolfi
Sciopero nazionale del gruppo Fiat
Quattro ore di sciopero nazionale dell’intero gruppo Fiat il prossimo 3 febbraio. Il piano industriale di Marchionne è riuscito a mettere d’accordo i sindacati metalmeccanici (Fiom, Fim, Uilm e Fismic) che ieri - mentre da Detroit l’amministratore delegato del gruppo ripeteva per la seconda volta in due giorni che sulla chiusura di Termini Imerese non ci piove - hanno risposto.
Termini - Italia: questo è il punto. Il piano industriale del «principe di Detroit», come lo chiama il Financial Times, sposta progressivamente il baricentro dell’azienda verso gli Usa per le produzioni dei segmenti più alti e a più alto valore aggiunto, verso Serbia e Polonia per quelli più bassi. All’Italia uno strapuntino, o poco più.
A Termini Imerese i lavoratori, con il sostegno di tutta la comunità cittadina, sono sul piede di guerra. Ma qualcosa più di una preoccupazione serpeggia in tutti gli stabilimenti, da Pomigliano d’Arco, dove la vertenza dei precari a cui Fiat non ha rinnovato il contratto non promette nulla di buono, fino a Torino, dove a partire dal 2011 la monovolume sostituirà la produzione di tre modelli (Multipla, Musa e Idea) e i sindacati temono un calo produttivo, e un conseguente calo occupazionale, dell’ordine di un terzo. «Nell’orbita Fiat avremo un ruolo marginale, non c’è dubbio», osserva Enzo Masini, coordinatore del settore auto per la Fiom. Perciò lo sciopero del 3 febbraio riguarderà i lavoratori di tutto il gruppo (auto, macchine agricole, motori, componentistica e via dicendo): 80 mila dipendenti, 11 mila dei quali sono attualmente in cassa integrazione (i sindacati chiedono risposte anche sugli ammortizzatori sociali).
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Il sindacato non deve solo chiedere qualche cosa,ma deve mettersi davanti alle politiche economiche della FIAT del generale Marchionne.
Non si può più parlare di salari,di prezzi e di profitti.
Occorre in questo caso che la classe operaia diventi parte politica di questo stato.
Non siamo cittadini di serie B.
Abbiamo anche noi il diritto di fare le scelte economiche per il nostro paese.
Anche se questo Stato è lo stato di Berlusconi e della sua banda ,noi in questa società ci siamo e siamo parte integrante.
Non ci possono sbattere come stracci.Non possono parlare solo di soldi.
Quando lo stato ci chiama andiamo a fare la guerra per lui.
Ora ci buttano a mare come buttano i neri che vengono dall'Africa.
Siamo anche noi di questo stato e non hanno alcun diritto di fare queste cose senza interpellarci.
Lo sciopero non si deve fare solo a livello economico,ma a livello politico.
Dobbiamo andare al parlamento a fare la manifestazione e dobbiamo parlare con i politici di questo stato.
O con noi o contro di noi.
Niente pesci in barile.Questa volta si fa sul serio.
Sciopero si,ma politico! 15-01-2010 16:49 - mariani maurizio