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FUORIPAGINA
15/01/2010
  •   |   Fausto Della Porta
    Haiti, lotta contro il tempo

    Un altro giorno, un'altra notte da incubo. In una Port-au-Prince quasi rasa al suolo, dove mancano luce ed acqua, la gente dorme per strada. Edifici crollati, strade distrutte, nulla o quasi è rimasto in piedi in quella che era la capitale del paese più povero dell'emisfero occidentale. 
    La gente scava a mani nude tra le macerie per cercare di recuperare i propri cari, ma con il passare del tempo le speranze si affievoliscono. «Non si sentono più lamenti tra le macerie», ha sottolineato una cooperante italiana. Dalle immagini restituite dalle agenzie, si vede un paesaggio di devastazione totale: morti che rimangono per le strade, palazzi collassati, persone che si muovono per la città con lo sguardo perso nel vuoto. Un bilancio ufficiale è impossibile farlo. Un senatore dell'opposizione, Youri Latortue, ha parlato di «500mila morti». Il primo ministro Jean-Max Bellerive ha fatto una stima di «100mila vittima». La Croce rossa internazionale ha prevede «almeno 40-50mila morti». Comunque un'ecatombe.
    Tre milioni e mezzo di persone sono rimaste senza casa e senza niente. A quanto raccontano i membri di Medici senza frontiere (Msf), operativi da tempo ad Haiti, «non è stato individuato finora un luogo, a Port-au-Prince, dove mettere i morti del sisma e che via via si stanno recuperando». I soccorritori lavorano senza fermarsi mai: si teme che sotto le macerie possano esserci ancora migliaia di persone ed è incalcolabile il numero di feriti rimasti senza soccorsi. Si teme anche per gli undicimila uomini della missione Onu, la Minustah, che garantisce l'ordine nel tormentato paese: come tanti altri palazzi anche la sede della missione è andata distrutta e nel crollo sarebbero morti anche il responsabile, il tunisino Hedi Annabi (ma la notizia non è stata confermata dall'Onu), e il suo vice. Sono 36 i morti accertati tra i dipendenti Onu (4 poliziotti, 19 militari e 13 civili, ma il portavoce non ha precisato se si tratta di personale locale o internazionale): tra i militari ci sono almeno 11 caschi blu brasiliani e tre giordani; tra i poliziotti un argentino e un cittadino del Ciad. Un centinaio i dispersi. Un dipendente della missione Onu è stato trovato vivo dopo aver trascorso oltre 36 ore sotto le macerie: è un estone di 35 anni, fa la guardia del corpo.
    Ad Haiti sono arrivati un primo volo con aiuti Unicef per un valore di 500mila dollari, sufficienti ad assistere 10mila persone, e un aereo cargo (il primo di sette complessivi previsti) di Medici senza Frontiere: a bordo 25 tonnellate di materiale, tra cui 3 kit con materiale medico d'urgenza e coperte, teli di plastica, set per cucinare, tende e contenitori per l'acqua. Ma è una corsa contro il tempo: più passano le ore, più diminuiscono le possibilità di trovare qualcuno vivo. Tutti gli esperti parlano di 72 ore, il periodo di tempo cruciale per ritrovare gente ancora viva. Poi inizierà l'emergenza successiva: quella delle malattie, delle possibili epidemie. 
    Lentamente, con la difficoltà determinate dalla logistica, sta cominciando ad attivarsi la macchina degli aiuti. L'aeroporto di Port-au-Prince è congestionato, senza contare che la torre di controllo è crollata e che quindi si atterra a vista. La strada da Santo Domingo è piena di gente, di mezzi. Per un tragitto che normalmente richiede sei ore ne servono il doppio, anche perché le autorità di Santo Domingo hanno rafforzato i controlli, temendo un'ondata di profughi in fuga dal paese devastato. 
    La comunità internazionale cerca di rispondere all'appello lanciato dal presidente René Préval poche ore dopo il sisma: «È una catastrofe inimmaginabile. Non lasciateci soli». Il presidente degli Stati uniti ha assicurato ieri il suo sostegno: «Non sarete abbandonati e dimenticati, gli Stati Uniti e il mondo sono con voi» ha detto in un discorso da Washington in cui ha annunciato l'invio di soldati e medici alla popolazione oltre a fondi per 100 milioni di dollari. Gli aiuti monetari che stanno per arrivare ad Haiti sono già di 450 milioni di dollari. 
    C'è una lunga lista di paesi che ha già assicurato l'invio di fondi. L'Unione europea si sta coordinando per non mandare aiuti in ordine sparso, ma per avere un unico coordinamento, gestito dalla resposnabile degli esteri Lady Catherine Ashton e dalla presidenza spagnola. Lunedì è prevista a Bruxelles una riunione dei ministri per lo sviluppo dei 27. A Santo Domigo, invece, le autorità impediscono l'accesso agli haitiani in fuga aumentando i controlli alla frontiera.
    Intanto, ha detto il ministro degli esteri Franco Frattini da Addis Abeba dove era in visita, nel corso di una tournée africana: «Una parte dei nostri concittadini non è stata rintracciata». Si teme per almeno un centinaio di italiani, al momento dispersi. 


I COMMENTI:
  • @Sandra
    Sicuramente è vero che di Haiti si parla solo adesso. Ma questa è la sorte che tocca ed è toccata a molti Paesi. Dell'Africa ad esempio, dei molti paesi africani disastrati da guerre intestine, siccità, predoni stranieri (gli eterni predoni stranieri, anche italiani) ormai non si parla più,
    Non gliene frega niente a nessuno, o almeno sono in pochi a parlarne e ad interessarsi. 17-01-2010 03:45 - Antonella
  • Io ci sono nata ad Haiti, SOLO oggi se ne parla! Non servono chiacchiere 'politiche' servono fatti. Di Haiti non se ne parla perché non è Cuba perché non è il Cile prché non interessa a nessuno né a destra, al centro e a sinistra. Ci voleva questo sacrificio? E poi per quanto tempo? Altri 4 giorni. E poi? 16-01-2010 12:20 - sandra
  • Già:"750 miliardi di dollari per le spese del Pentagono" ed io con pochi altri a fare l'obiezione fiscale contro le spese militari per dodici anni: senza alcun risultato ovviamente, perché "la pace non sarà il frutto di un gruppo di volonterosi, ma camminerà sulle spalle di una moltitudine".
    Così dal 1996 propongo (alla moltitudine) un PATTO TRA I CITTADINI DEL MONDO in cui tra l'altro si chiede e propone di ""convertire gli apparati militari nazionali in organismi per la prevenzione anti-bellica, la protezione civile e ambientale"", ma LA MOLTITUDINE RIMANE MUTA, nonostante i numerosi Primo Levi conservati come ipocrite icone: ""E' ORA QUINDI CHE PARLIATE TUTTI VOI CHE AMATE LA LIBERTA', TUTTI VOI CHE AMATE IL DIRITTO ALLA FELICITA', TUTTI VOI CHE AMATE DORMIRE IMMERSI NEL VOSTRO PRIVATO SOGNO, E' ORA CHE PARLIATE O MAGGIORANZA MUTA! PRIMA CHE ARRIVINO PER VOI.""

    www.deicittadinidelmondo.it 16-01-2010 09:34 - Gianni Zampieri
  • E' orribile. E dire che ieri sera ho vinto al lotto.. bah. Non è durata molto la gioia (misera, in verità). Poi avete visto Annozero? I morti lasciati nel deserto? Roba da incubo, quello che stava ancora in posizione di preghiera.. incredibile. Questi sono i regali del 'partito dell'Amore' no?

    Io di questa storia ho saputo in maniera anomala. Avevo messo il registratore per registrare 'Wild' su La7, e invece la sera ecco lo speciale del disastro. Pazzesco, non riesco a crederci, mucchi di morti, come ai tempi dello Tsunami del 2004. E dire che l'ONU è ad Haiti dal 1993, ma che cazzo hanno fatto in tutti questi anni? Di fatto, c'hanno magnato con la scusa della protezione internazionale. Ad Haiti l'unica autorità è quella dei criminali e di qualche stregone wodoo. Che orrore, e sarà anche peggio: già me li vedo i leghisti a far passare un decreto 'Haiti' appositamente per fermare l'ondata di profughi che di sicuro andrà ad abbattersi anche da noi. Mica possiamo mandare gli haitiani a seccare nel deserto no? Mica a Gheddafi lo paghiamo per ammazzare anche loro. 15-01-2010 19:57 - s.m.
  • Le diseguaglianze economiche e sociali macroscopiche del "migliore dei mondi possibili" continuano a generare situazioni inimmaginabili come quella di Haiti al tempo di questo devastante terremoto. Un paese poverissimo dotato di pochissime strutture e di nessun servizio di emergenza e/o di intervento pubblico per tentare di fronteggiare le emergenze (che pure in quel paese sono frequenti). Ricordo la novità che Haiti espresse con la presidenza Aristide subito rimossa dal padrone del cortile di casa e ricordo l'approccio diverso che lo caratterizzava per un possibile sviluppo di quel paese. Ma questo è "il migliore dei mondi possibili" e le regole le dettano gli interessi economici. Poco importa lì come ormai ovunque l'emancipazione, l'autonomia e la autodeterminazione di un popolo, di un paese, di un modello...
    La conferma della profonda ingiustizia la vedi perfino nei salvataggi a Port-au-Prince. Tutti impegnati con dovizia di mezzi e uomini a recuperare qualche bianco in qualche sede consolare o Onu e bambini, donne e uomini haitiani abbandonati (morti o ancora vivi) a se stessi in attesa dei tempi, sempre troppo lunghi ed interessati, della "compassione" del ricoo occidente. Li hanno definiti gli ultimi degli ultimi (in Occidente), ma la fine della lista non si intravvede, né lì né altrove... 15-01-2010 18:00 - danilo marini
  • Obama sta mettendo nella finanziaria dell'anno 750 billion dollars for the Pentagon. 750 miliardi di dollari per le spese del Pentagono! Una cifra colossale, quasi inimmaginabile. Pensate cosa si potrebbe fare in opere di bene con quella cifra invece che distruggere e stipendiare parassiti di ogni sorta. Lutvak incluso. 15-01-2010 15:58 - murmillus
  • Lo spettacolo che stiamo vedendo in queste ore è la prova di come questa società è marcia e ormai al suo crepuscolo.
    Nessuna persona sincera,mi può dire di essere un settario e un opportunista,quando accuso il capitalismo di una realtà cosi meschina.
    Quelle persone sotto le macerie e sopra,morte da tre giorni che cominciano puzzare,ma nessuno si preoccupa di raccogliere è la prova che una società divisa in classi non è affatto preparata a situazioni di questo tipo.
    Una società che nasce dallo sfruttamento dell'uomo su l'uomo non può che generare scene come queste.
    Sono giustificati anche i neri con il machete che razziano le case dei benestanti alla ricerca di cibo e cose.
    La legge del più forte,lo stato liberista,l'eliminazione dello stato e la libertà senza diritti,genera questo stato di cose.
    L'orrore della ragione, avrebbe detto Pablo Neruda.
    Ma chi lo legge più Pablo.
    Era un poeta comunista e il comunismo è morto.
    ora siamo tutti più realisti del Re.
    Parliamo tutti nello stesso modo e ci preoccupiamo di come la pensa la gente.
    Ma chi è la gente?
    Ma che cazzo stiamo dicendo?
    Non vedete che siamo in guerra.
    Ci stanno distruggendo anche con le idee.
    Nessuno che si sente uguale all'altro.
    Il socialismo,la concordia,la solidarietà,il prossimo,sono parole che non hanno un senso.
    Io,IO,IO.
    Prima dicevamo noi.
    Noi,il collettivo,i compagni,gli amici il gruppo la classe,noi.
    Noi ci siamo,non siamo morti.
    Siamo come quei negri che nessuno vuole tirare fuori dalle macerie.
    Noi,dobbiamo capire che da soli si muore.
    noi siamo animali sociali e solo se stiamo uniti potremo battere il qualunquismo borghese.
    Quel qualunquismo che a Haiti,lo si può vedere. 15-01-2010 15:28 - maurizio mariani
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