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Matteo Bartocci
La risfida di Puglia
Se Massimo D'Alema voleva toccare con mano la popolarità di Vendola a Bari gli sarà bastato, forse, l'applauso a scena aperta del Petruzzelli all'arrivo del presidente uscente in prima fila con l'ex ministro degli esteri, Giorgio Napolitano e Gianni Letta per festeggiare l'intitolazione dell'università pugliese ad Aldo Moro. Una standing ovation di compassati professori universitari, ricercatori, studenti. Un consenso personale che si riflette sui 6x3 che tappezzano la città: «Difendi la Puglia migliore», niente facce, niente simboli di partito. Solo lo slogan su sfondo rosso e una firma: «la fabbrica di Nichi».
Dopo la cena di giovedì con il sindaco di Bari Emiliano, D'Alema ha convocato ieri pomeriggio alla vigilia della delicatissima assemblea regionale di oggi una riunione di oltre tre ore per un confronto preventivo con la minoranza «franceschiniana». Insieme a lui Sergio Blasi e Nicola Latorre. La candidatura di Francesco Boccia alle primarie è l'ultimo asso nella manica della «Volpe del tavoliere». Ripetere pari pari la sfida del 2005. Ma per evitare la sconfitta stavolta D'Alema spera ancora nell'aiuto della cavalleria. Cioè nell'appoggio non ufficiale nei gazebo dell'Udc e magari dell'Idv a favore del suo candidato.
Quella di Boccia contro Vendola «è una morte annunciata - commenta a latere il consigliere regionale della minoranza Roberto Carbone - candidarlo in queste condizioni è ingeneroso nei suoi confronti». Tre ore a porte chiuse non bastano insomma a convincere tutti gli stati maggiori ad accettare di dividere l'elettorato di centrosinistra. Perché allo stato Boccia non ha il consenso nemmeno di tutto il Pd. Anzi. Su 126 delegati, 38 fanno riferimento a Emiliano e 25 a Franceschini.
Sul territorio l'umore è nero. A Bari e altrove è già partita la rivolta dei circoli contro la «colonizzazione» romana. Perfino nella storica sezione di Bari centro - dove sono iscritti, tra gli altri, Beppe Vacca e lo stesso Latorre - la base non ci sta: «Se D'Alema non capisce più nulla della Puglia venga da noi che glielo spieghiamo per bene», si sfoga uno dei dirigenti.
La «primavera» del 2005 è lontana. Ma tra primarie vere, personalità locali popolari e forti (nel bene e nel male) come Emiliano e Vendola, la Puglia democratica vive davvero il tormentone sul suo candidato come un sopruso.
Dopo il mezzo passo indietro di giovedì, Boccia entra alla riunione con D'Alema rilanciando la sfida: «Sono disponibile a candidarmi alle primarie se non cambia la coalizione». La faccia non è del vincitore. E a chi gli ricorda che l'Udc è indisponibile alle primarie, Boccia risponde: «La partecipazione dell'Udc non è una cosa indifferente, è importante». D'Alema infatti sta provando a suo modo a ritessere la trama del centrosinistra puntando innanzitutto su Casini. I centristi ufficialmente stanno alla finestra: «Non possiamo sciogliere noi nodi che altri hanno aggrovigliato - confida un dirigente vicino al leader centrista - se Boccia accetta questa sfida rischiosissima delle primarie avrà al massimo il nostro silenzio-assenso». La scommessa dalemiana, se c'è, è tutta qui.
Perché a Roma, intanto, Berlusconi non va tanto per il sottile e convoca a palazzo Grazioli Adriana Poli Bortone, la popolare leader leccese di «Io Sud». Poli è indigesta a tutti i ras locali del Pdl: Fitto, Mantovano, forzisti locali. Ma è l'unica candidata che può davvero ipotecare la regione. E se Berlusconi decide di puntare proprio su di lei all'Udc non resterebbe che consegnarsi alla destra a braccia alzate. Casini da ago della bilancia diventerebbe al massimo un portatore d'acqua. Per questo, ragionano i dalemiani, ai centristi conviene favorire Boccia più o meno segretamente. Su Vendola, infatti, il veto dell'Udc «è assoluto». «Boccia non si boccia ma sboccerà», confessa Casini da Roma. Perso per perso meglio eliminare la sinistra «radicale» di Vendola e portare fino in fondo l'Opa sul Pd.
Nichi Vendola osserva a distanza le decisioni del Pd sul suo sfidante. La sua campagna per le primarie-lampo (il 24 o al più tardi il 31 gennaio) è già pronta. Sa che la conta preventiva dei delegati chiesta da Boccia è fallita miseramente. Anche Michele Emiliano avrebbe fatto capire a D'Alema che forse è meglio che sia il Pd a incoronare Vendola senza uscire sconfitto da una conta sanguinosa. Si cerca di tenere i toni bassi, di «salvaguardare l'unità del partito», come si diceva una volta. «Ma se Boccia perde alle primarie - si sfoga un dirigente franceschiniano - come facciamo poi a dire che non ha perso il Pd? Io posso pure sostenerlo lealmente ma il mio voto vale uno». I gazebo, insomma, non sono pilotabili. A decidere saranno i pugliesi democratici. E forse se perdono loro e la Puglia va a destra, a D'Alema e ai centristi impegnati nel «grande gioco» nazionale, alla fine importa poco.
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Noi non vogliamo poltrone comode per noi,perche altrimenti ci addormentiamo.Dobbiamo essere ben svegli.Oggi si fa la storia''
lo sai che la propieta privata è difesa dalla costituzione , e che dove c' è il comunismo chi la pensa diversamente muore. 16-01-2010 13:02 - alessio
Inserendo nella strategia politica dei buoni propositi di cambiamento, un confronto con l'IDV di Di Pietro. Pagando anche il prezzo di impreparazione per il test regionale. Ma la lotta continua. 16-01-2010 12:55 - giuseppe giordano
Lo avrebbero votato anche in Europa.
Baffo imbiancato,piace perche è i re degli inciuci.
La sua politica non è di sinistra e neanche di destra.
Lo possiamo classificare un macchiavellico della politica.
Uno che non gli importa sapere dove andare,basta che a guidare è lui.
berlusconi e compari,non temono un uomo che si può impastare
come la creta Può diventare un bellissimo soprammobile da tenere sulla mensola e giustificare con esso che nel nostro paese esiste anche la sinistra.
Non sporca,gli piace navicare e se gli metti sotto il culo una bella barca arriva anche fino alle Barbatos senza domandarsi cosa fanno gli operai sui tetti.
Lui è l'ideale per un partito commerciale come quello dei suoi antagonisti.
Una bella mascherina di compagno che naviga spensierato e non si domanda cosa passava per la mente ai negri che spaccavano tutto a Rosarno.
Un ottimo uomo di gomma.
Uno,inaffondabile,lavabile e sgonfiabile,alla bisogna.
Lui non sente la tensione dei precari,dei disocupati e dei giovani che non hanno futuro.
Non sente la rabbia di chi non ce la fa più amantenere una famiglia e metida la morte per se e per i suoi cari.
Non sente le urla strazianti dei malati che aspettano una visita da mesi.
Non sente i studenti ammucchiati in aule fredde e senza neanche il gesso per la lavagna.
Lui navica sul mare e se ne frega di tutto e di tutti.
Ora vuole dare a Boccia il potere di una amministrazione,buona e di sinistra.
Strategie politiche.
Io non voglio vincere con chi mi è stato sempre ostile.
Preferisco perdere dignitosamente.Mantenere le mie idee,anche se oggi non vanno di moda.
Le idee giuste possono vivere anche senza governo.
Noi non vogliamo poltrone comode per noi,perche altrimenti ci addormentiamo.Dobbiamo essere ben svegli.Oggi si fa la storia! 16-01-2010 12:33 - maurizio mariani