mercoledì 18 settembre 2013
Abbonamenti 2012

 
Forum
 
LA ROTTA D'EUROPA
Le crisi senza Unione
di Rossana Rossanda
OGGI IN EDICOLA
giornale mercoledì 18 settembre 2013
ACQUISTA IL PDF
Ottobre 2011
 
 
 
In edicola
dal 18 Ottobre

a 3€ con il manifesto, a 1,70€ più il prezzo del giornale negli altri giorni
 
Tunisia, la vertigine di poter scegliere
di SERGE HALIMI
Fissione nel cuore del nucleare francese
di TRISTAN COLOMA
 
 
Condividi su facebooktwitteraddthis.com
FUORIPAGINA
18/01/2010
  •   |   Pablo Castro
    In Cile ritorna la destra

    Ha vinto la destra. Non ci riusciva per via democratico-elettorale dal 1958 e dall’11 settembre 1973 per via golpista. Con il super-miliardario Sebastián Piñera al palazzo presidenziale della Moneda, il Cile, uno dei paesi con l’economia più libera del mondo, cercherà nuovi spiragli per consnetire al il venerato «mercato» di toccare nuovi picchi del suo splendore. E in un paese che in questi anni ha usato il contagocce per aprire la strada alla giustizia sui crimini del regime di Pinochet, l’alleanza conservatrice dirà ora che bisogna «guardare verso il futuro» e non al passato.
    Piñera ha vinto domenica il ballottaggio con il 51,6% dei voti su Eduardo Frei, che era il candidato della coalizione di centro-sinistra al governo dal ’90 e si è fermato al 48,4%. Per quanto la presidenta socialista Michelle Bachelet goda di una popolarità dell’81% e i cileni riconoscano progressi importanti nei 20 anni di governi della Concertación por la democracia, la coalizione imperniata su democristiani e socialisti, Frei non è riuscito a chiudere il gap del primo turno elettorale del 13 dicembre (29,6% contro il 44% di Piñera) e il ricordo della sua mediocrissina presidenza fra il ’94 e il 2000, e neppure a cancellare l’usura e il discredito della coalizione.
    Proprietario del canale tv Chilevisión, della squadra di calcio più popolare - il Colo Colo (la preferita anche di Pinochet) - di compagnie finanziarie e dell’aerolinea Lan, fra molto altro business accumulato negli anni ’80 - quelli dello sfrenato libero mercato pinochettista - il presidente eletto ha cercato di togliersi di dosso l’ombra lunga di Pinochet rivendicata ancora con ostinato entusiasmo, tuttavia, da molti leader della destra cilena, per quanto rimasti in secondo piano durante la campagna elettorale. Almeno fino a domenica.
    Ma la notte della vittoria, al di là delle strategie elettorali, nessuno ha potuto evitare che nella prima linea dei festeggiamenti di fronte all’hotel Crowne Plaza di Santiago, la sede del comando del candidato della destra, i fan di Piñera sbandierassero impunemente poster e perfino busti del criminale responsabile di almeno 3000 desaparecidos e 27 mila vittime, fra assassinati e torturati. Se qualcuno avesse dei dubbi, nessuno del clan del nuovo presidente ha avuto niente da ridire.
    «La crescita del Cile si deve a Pinochet», ci ha detto Inés, un’ingegnera di 45 anni che domenica si apprestava ad andare a votare in un seggio di Las Condes, il barrio ricco per eccellenza di Santiago. A Las Condes domenica si respirava un’aria di festa ed euforia. Saluti, abbracci, distinzione, eleganza. Militari in divisa con al braccio signore raffinate. Terra di «momios», come si chiamavano ai tempi di Allende. Le mummie che ora sono tornate.
    A partire dal ’73 la dittatura impose un radicale taglio di diritti umani, sociali, politici ed economici, mentre i militari s’incaricavano di fare sparire le persone che non erano con loro. Nell’81 i Chicago Boys seguaci del professor Milton Friedman per risolvere la feroce crisi seguita ai primi anni del pinochettismo, tagliarono salari, privatizzarono tutto (meno il rame: ma lo farà Piñera, secondo quanto ha annunciato) e cominciarono a spalancare l’economia cilena al mondo esterno, in un grado mai raggiunto da nessun altro paese. Nè gli Stati uniti di Reagan, né l’Europa del riflusso, né l’America latina delle altre dittarture militari fasciste-liberiste.
    Verso la fine degli anni ’80, con una distribuzione della ricchezza pessima e consolidata (che si è mantenuta fino a oggi), il Cile conobbe una crescita accelerata. Con pochi margini di manovra e sotto la tutela armata di Pinochet, che era ancora capo delle forze armate anche dopo l’uscita dalla Moneda nel ’90, la Concertación non volle o non poté cambiare gli assi portanti del sistema economico imposto ed ereditato dalla dittatura. Nuove generazione lasciate allo sbando, noncuranza per i settori più carenti della popolazione, sanità e istruzione private e carissime, pensioni privatizzate (secondo la geniale idea di José Piñera, il fratello del neo-presidente: buon sangue...).
    Bisogna ricordare, in questo momento buio, che non si tratta solo della rivincita dei «momios». La destra cilena è riuscita negli ultimi anni a dotarsi anche di una sua base popolare come dimostra la vittoria di Piñera, domenica, in barrios umili dell’hinterland di Santiago e Valparaíso. In parte si spiega con il discorso populista, centrato anche qui sulla sicurezza dei cittadini contro «la criminalità rampante», e in parte con la scorpacciata in camera lenta del «cambio perché nulla cambi», dell’eterno flirt con il mondo imprenditoriale che hanno caratterizzato i 20 anni della Concertación in campo economico.
    «Sarò il presidente dell’unità nazionale e governerò in nome di tutti i cileni ma con un’attenzione speciale per i più umili e per la classe media che ne ha tanto bisogno», ha detto Piñera domenica notte davanti ai suoi euforici sostenitori riuniti nell’Alameda, il grande viale del centro di Santiago.
    Piñera proviene da una famiglia democristiana. Suo padre fu fra i fondatori della Dc qui in Cile insieme a Eduardo Frei Montalva, il padre del suo rivale nel ballottaggio (assassinato con il veleno dalla polizia pinochettista nell’81). Questo retaggio viene usato spesso per dimostrare che non è organico a Pinochet e alla destra ultrà. Ma qualche devianza in famiglia era già apparsa perché il fratello José, il creatore delle pensioni private, fu ministro di Pinochet. E anche lui, Sebastián evidentemente non era molto convinto del suo anti-pinochettismo quando nell’89 si iscrisse a uno dei due partiti che al pinochettismo si rifanno: Renovación nacional.
    Ora cercherà di cooptare qualche dirigente dc nel suo governo. Non sembra probabile che siano in molti ad accettare ma in ogni casi si approfondiranno le crepe nella Concertación. Ricardo Lagos, il presidente socialista dal 2000 al 2006, ha già detto che bisogna dare strada alle «nuove generazioni» (Marco Enríquez Ominami, il socialista new age «indipendente» che il 13 ottobre ebbe il 20% dei voti?).
    Quel che spaventa con Piñera è il ritorno in forze al governo della Opus Dei, il potere forte più forte del Cile. I tecnocrati avranno sempre più potere. Lui al proposito è stato ambiguo ma non si può scartare la possibilità di un «punto final» nei processi contro i militari autori di crimini, processi che in realtà sono appena cominciati. Saranno messi da parte o rinviati i diritti civili, come i matrimoni gay e l’aborto. Lo Stato si ritirerà da tutto e resterà in vigore, se va bene, la sua funzione di ambulanza.


I COMMENTI:
  pagina:  1/2  | successiva  | ultima
  • alla stupidità e vaquità umana non c'è limite 20-01-2010 13:26 - Miria
  • Come é possibile che vi siano state quasi 200 mila schede nulle e altre 50 mila in bianco, e cioé il 2,6% dei voti espressi, alle elezioni in Cile domenica 17 gennaio 2010 ? Puzza di manomissioni ! 20-01-2010 08:16 - ermanno
  • Poi si lamentano se li definisci stupidi. Fra l'altro blaterano senza considerare l'aspetto più grave, e cioè che fra i sostenitori di questo Berlusconi cileno ci sono estimatori di Pinochet. Certo..uno come Amen sicuramente preferisce che ci siano paesi in cui gli oppositori vengono trascinati in uno stadio e fatti fuori. Meglio massacratori che comunisti, o anche moderatamente progressisti.

    Purtroppo il candidato dell'altro schieramento,Frei, non aveva alcuna affidabilità. Non ha convinto l'elettorato di sinistra che (io immagino...ma di questo possono parlare meglio Vittorio ed Alessandra) già scontento. Peccato. Un paese riconsegnato ad un figuro losco, dopo anni in cui qualche spiraglio di luce si era visto. 19-01-2010 17:16 - Antonella
  • A perchè in Italia e in Cile ci sono stati i comunisti al Governo, Amen? Sai che non me ne ero accorto, ma se lo dici tu... 19-01-2010 16:11 - Mauro Pigozzi
  • I cileni sono un popolo intelligente quasi come gli italiani : via i comunisti dal governo per sempre.! Amen 19-01-2010 15:12 - Amen
  • Penso che ormai, purtroppo, il parallelismo tra Cile e Italia sia compiuto: Un Berluschino presidente, un revisionismo strisciante riguardo al Boia dei Boia Pinochet, una sinistra suicida e masochista oltre ogni limite, che ha commesso il suo più grosso errore nel non riformare la Costituzione, che è ancora quella pinochetiana e, ancor più grave, non essersi discostata più di tanto dai concetti neo-liberali dell'economia cilena... Errori voluti o no (credo che Pinochet avesse talmente inquinato la vita cilena, che risultava difficile per la Concertazione sconfiggere definitivamente l'oligarchia più reazionaria), ora il Cile si ritrova con una capriola all'indietro di 30 anni veramente pericolosa! Speriamo bene! 19-01-2010 12:48 - Mauro Pigozzi
  • Il mio commento precedente deve essere andato perduto!
    Dicevo che una vittoria dell' avversario non deve essere subito denigrata e delegittimata. Non è democratico. Semmai occorre analizzare e meditare sulla sconfitta. Sennò diamo ragione a Berlusconi che demonizza gli avversari e cerca di abbatterli anche a spallate. 19-01-2010 12:12 - a.chico
  • Il solito autogol della sinistra (direi anche piuttosto moderata e riformista) che consegna il paese ad un uomo completamente inaffidabile, un affarista con diversi scheletri nell'armadio 19-01-2010 10:21 - Vito A.
  • Frei non doveva doveva essere il candidato della sinistra alle elezioni presidenziali che si sono svolte in Cile domenica 17 gennaio 2010. Giacché é stato soprattutto il rifiuto di votare un Frei ormai fuori-gioco, da parte di tanti elettori socialisti e comunisti, che ha consegnato nelle mani di un miliardario senza scrupoli, un Paese dove si respirava già l' aria di un autentico socialismo del XXI secolo. 19-01-2010 08:56 - ermanno
  • Mi sembra semplicemente assurdo da cileno leggere un articolo in cui si dimentica il ruolo fondamentale nella relizzazione del golpe da parte della dc....penso che gia' parecchi anni fa si facesse un parallelismo tra la situazione politica italiana e quella cilena...20 anni hanno avuto per fare giustizia sociale economica e giuridica ma hanno preferito essecondare un modello economico che continua ad uccidere il mio paese....dato positivo è quel 20per cento a dicembre del candidato "new age"come viene chiamato dal signor Casto che se non sbaglio è il figlio di MIGUEL HENRIQUEZ lider e fondatore del MIR cileno ucciso dalla dittatura creata anche dalla dc cilena.

    un cileno incazzato ma neanche troppo 18-01-2010 21:47 - morchio vittorio
I COMMENTI:
  pagina:  1/2  | successiva  | ultima
INVIA UN COMMENTO
* richiesto
Nome   *
E-mail  
Immagine CAPTCHA per prevenire lo SPAM
Se non riesci a leggere la parola, clicca qui.
Codice   *
Commento   *
 
INDICE
freccia
ottobre 2011 [ 106 ]
freccia
freccia
agosto 2011 [ 112 ]
freccia
luglio 2011 [ 111 ]
freccia
giugno 2011 [ 129 ]
freccia
maggio 2011 [ 132 ]
freccia
aprile 2011 [ 100 ]
freccia
marzo 2011 [ 99 ]
freccia
freccia
gennaio 2011 [ 100 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2010 [ 62 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
TERRA TERRA
  • Bob Lutz in Gm, l'eterno ritorno
    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
    7 novembre 2011
  • Lezioni di dissenso
    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
    7 novembre 2011
MANIFESTO BLOG
ANTIVIOLENZA Luisa Betti
freccia
NAPOLI CENTRALE Francesca Pilla
freccia
LO SCIENZIATO BORDERLINE Massimo Zucchetti
freccia
LOSANGELISTA Luca Celada
freccia
FRANCIAEUROPA Anna Maria Merlo
freccia
POLTERGEIST Nefeli Misuraca
freccia
QUINTOSTATO Roberto Ciccarelli
freccia
NUVOLETTA ROSSA Andrea Voglino
freccia
STREET POLITICS Giuseppe Acconcia
freccia
AUTOCRITICA Francesco Paternò
freccia
HORROR VACUO Filippo Brunamonti
freccia
ANZIPARLA Giulia Siviero
freccia
  • La foto
    di giuliasiviero - 17.08.2013 22:08
POPOCATÉPETL Gianni Proiettis
freccia
SERVIZI