mercoledì 18 settembre 2013
Abbonamenti 2012

 
Forum
 
LA ROTTA D'EUROPA
Le crisi senza Unione
di Rossana Rossanda
OGGI IN EDICOLA
giornale mercoledì 18 settembre 2013
ACQUISTA IL PDF
Ottobre 2011
 
 
 
In edicola
dal 18 Ottobre

a 3€ con il manifesto, a 1,70€ più il prezzo del giornale negli altri giorni
 
Tunisia, la vertigine di poter scegliere
di SERGE HALIMI
Fissione nel cuore del nucleare francese
di TRISTAN COLOMA
 
 
Condividi su facebooktwitteraddthis.com
FUORIPAGINA
20/01/2010
  •   |   Stefano Liberti, inviato a Port-au-Prince
    Haiti, è l'ora del fai-da-te

    Una jeep con una batteria, un generatore, un microfono e un tavolo rotondo in mezzo alla strada. «Amici ascoltatori, benvenuti su Radio Caraibes, 94,5 Fm. Sempre con voi: la vita continua anche nella catastrofe». Joseph Yvenert afferra il microfono e legge le ultime news, direttamente da uno schermo collegato a internet sistemato in mezzo alla scrivania. Barba rada, camicia ben stirata, francese impeccabile, questo giornalista dallo sguardo intelligente sembra convinto di quello che fa: trasmettere tra le macerie, lanciare un segnale che non tutto è perduto, continuare a dare informazioni.
    Così la radio privata più ascoltata di Haiti, 61 anni di servizio alle spalle, ha reinventato se stessa, dopo il sisma che martedì ha distrutto buona parte del paese e reso pericolanti i suoi locali. «Ci abbiamo messo pochi minuti a decidere: bisognava continuare ad andare in onda. Era un dovere civico» racconta Yvenert. Qualche ora di intervallo per risolvere i problemi tecnici: trovare la macchina, il generatore, il tavolino con le sedie; caricare la batteria; rendere funzionante la connessione a internet, assicurata da un computer rimasto all'interno dell'edificio, che qualcuno deve andare ad accendere ogni volta rischiando la vita. Approntate queste soluzioni di fortuna, la «radio sinistrée» è ripartita. Rieccola nell'etere, anche se in una forma del tutto nuova: da martedì, il palinsesto è stravolto. Non più trasmissioni di musica e intrattenimento. Si parla solo del sisma, di problemi sanitari legati alla permanenza dei cadaveri nelle strade, degli aiuti che non arrivano. Ma soprattutto, ci si organizza. Perché Radio Caraibes è diventata il centro di una rete di auto-autogestione che cerca di ovviare alla mancanza, di fatto, del governo.
    «Abbiamo lanciato un appello mercoledì: create dei comitati di quartiere. Riuniamoci. Diamo vita a una società civile. La reazione è stata incredibile. Da allora la macchina non si è più fermata: riceviamo continue adesioni». Sul tavolino accanto al microfono, una pila di fogli compilati a mano indica la contabilità ancora un po' artigianale dei vari gruppi che si sono nati. Soddisfatto di questa adesione massiccia, Yvenert manda in onda un valzer di Chopin.
    In pochi giorni Radio Caraibes si è trasformata nel fulcro di una rete costituita da decine di comitati, forme embrionali di auto-governo. Ogni gruppo è formato da cinque persone, per soddisfare i bisogni primari della popolazione rappresentata: una si occupa della salute, una dell'alimentazione, una della sicurezza, una delle relazioni esterne e un'altra della pulizia (rimozione cadaveri, macerie, e rifiuti).
    Ognuno segna il proprio numero su un foglio, che sarà poi messo in rete sul sito della radio (www.caraibesfm.com). «Abbiamo risposto all'appello di Radio Caraibes perché ci sembrava utile metterci in relazione con altri comitati. Mostrare che gli haitiani sono persone risolute, che non si arrendono» dice Jude Maignan, responsabile per la pulizia del comitato della Place Saint-Anne, una piazza in pieno centro che ha subito danni gravissimi e che tuttora aspetta l'intervento delle ruspe per rimuovere le macerie e i cadaveri.
    Privi di reali poteri, incapaci di fornire i servizi di cui ci sarebbe bisogno per mancanza oggettiva di mezzi, i comitati sono soprattutto un modo per far rinascere una comunità e per mostrare alle autorità che gli haitiani non stanno con le mani in mano. «Il governo è assente, gli aiuti non arrivano, ma noi ci siamo» sottolinea fiero Gabriel Geed, responsabile delle relazioni pubbliche di un altro comitato. «L'idea è presentare una struttura già funzionante nel momento in cui gli aiuti partiranno davvero, far vedere al governo e alle istituzioni internazionali che gli haitiani non sono solo saccheggiatori e sciacalli, ma persone responsabili e solidali tra loro» rilancia Yvenert.
    In effetti, l'immagine che viene fuori da questa esperienza di strada è molto diversa di quella veicolata da tutti quei media che si concentrano sugli episodi di violenza, marginali per il momento. Ancora scioccati dalla devastazione che si è abbattuta su di loro una settimana fa, gli haitiani cercano soprattutto di riorganizzarsi. Stanno cominciano a riaprire alcuni negozi che non erano stati danneggiati. Le poche farmacie funzionanti vengono letteralmente prese d'assalto. I benzinai sono contornati da file interminabili. Baracchini per strada vendono cibi fritti e ricariche per telefoni che funzionano ancora a singhiozzo.
    L'atmosfera non è tesa, anche se alla lunga potrebbe degenerare. «Dove sono gli aiuti? Perché non si vede nessuno?» chiedono praticamente tutte le persone per strada. «Noi siamo in una via centrale, a pochi passi dalla cattedrale, e dal giorno della scossa nessuno è venuto a portarci del cibo o a spalare le macerie per portare via i cadaveri che sono sepolti sotto» tuona Maignan del comitato Place Saint-Anne. Intorno a lui, alcune centinaia di sfollati cercano di far passare il tempo come possono: chi gioca a carte, chi ascolta la radio, chi discute.
    «Io temo che qualcuno abbia una strategia precisa - azzarda Yvenert -: creare ad Haiti dei moti per la fame. Mobilitare le folle per poi imporre un regime di sicurezza. Altrimenti, perché non distribuiscono gli aiuti, che pure arrivano da tutto il mondo? Perché stanno facendo in modo che la gente non abbia più acqua?». L'accusa è pesante. Ma il rimedio è sempre lo stesso: organizzare la società civile attraverso i comitati. «Alla fine il governo, la comunità internazionale non avranno altra scelta: ci dovranno ascoltare». Benvenuti su Radio Caraibes, 94,5 Fm, la radio della ricostruzione.


I COMMENTI:
  pagina:  1/3  | successiva  | ultima
  • Veramente io non so nemmeno se Slan sia uomo o donna,ma non è questo il punto:il punto invece è che secondo la tesi di thor,che mi pare tragga spunto e conforto dalla suggestiva teoria del caos(quella per la quale se una farfalla batte le ali in Giappone,per tutta una serie di eventi concatenati,si scatena poi un tornado nel Kansas),terremoti che sviluppano energie dell'ordine di 7,9x10 alla 21ma erg(o più) sarebbero scatenati-e scatenabili,da ordigni nucleari;se così fosse vorrei che mi spiegasse perchè,nel periodo degli anni '50 e '60,in cui americani,sovietici e cinesi facevano a gara nel far scoppiare sottoterra(e nell'atmosfera)centinaia di bombe a fusione e a fissione di enorme potenza,nessuno ha mai fatto cenno a conseguenze telluriche dirette,almeno di qualche rilevanza,ritenendo assolutamente fisiologica e naturale l'attività sismica di quel periodo!Ma concordo con la moratoria(ancora meglio sarebbe la messa al bando,ma è pura utopia)delle armi nucleari.Omaggi. 22-01-2010 11:31 - enrico
  • ma che c'entra . Qua si sta parlando non solo di eventi voluti intenzionalmente, ma anche di tutte le prove di testate atomiche sottomarine che appunto perchè non hanno un "bersaglio" preciso, possono causare movimenti tellurici anche dall'altra parte del globo rispetto a dove vengono effettuate. una moratoria internazionale su tutti i test atomici sottomarini non sarebbe certo controproducente al nostro pianeta.. 21-01-2010 21:00 - thor
  • Lasciamo perdere, piuttosto vado a scovare l'acqua con la mia bacchetta da rabdomante. Compitino da fare a casa per Thor e gli altri scienziati: un fronte d'onda sismico generato da una esplosione può avere un ipocentro diverso dal punto dell'esplosione? Chi ha un po' di cervello può intuire il senso della domanda. 21-01-2010 20:01 - Slan
  • Comunque un terremoto sarà pure un evento fisico "non lineare", ma un'esplosione atomica sottomarina come la chiamate ."lineare"? 21-01-2010 17:55 - thor
  • e questo come lo chiamiamo? "Un amore di Sian"? eh eh 21-01-2010 17:46 - thor
  • Caro Enrico, la pensiamo allo stesso modo... 21-01-2010 16:51 - Slan
  • @Slan:Il fatto è che anche il dottor Balanzone si esprimeva così,e certo chi commenta qui difficilmente è stato insignito del Nobel! 21-01-2010 15:39 - enrico
  • Non mi aspetto che i lettori del Manifesto abbiano chissà quale cultura scintifica, e non mi stupisce che alcuni dei luminari che hanno commentato ignorino il concetto di equazione differenziale non lineare... 21-01-2010 14:45 - Slan
  • @Gue Vara:insisto col ritenere la mia opera di fantascienza pù originale e più attendibile delle fonti citate nel tuo commento!Suerte. 21-01-2010 14:00 - enrico
  • @ mariani: Come "non ci sono mai stato"? ma non sei "il nostro inviato a Port-au-Prince"? forse volevi dire che non ci sei mai stato "prima" del terremoto? non ho capito bene 21-01-2010 13:44 - pietro spina
I COMMENTI:
  pagina:  1/3  | successiva  | ultima
INVIA UN COMMENTO
* richiesto
Nome   *
E-mail  
Immagine CAPTCHA per prevenire lo SPAM
Se non riesci a leggere la parola, clicca qui.
Codice   *
Commento   *
 
INDICE
freccia
ottobre 2011 [ 106 ]
freccia
freccia
agosto 2011 [ 112 ]
freccia
luglio 2011 [ 111 ]
freccia
giugno 2011 [ 129 ]
freccia
maggio 2011 [ 132 ]
freccia
aprile 2011 [ 100 ]
freccia
marzo 2011 [ 99 ]
freccia
freccia
gennaio 2011 [ 100 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2010 [ 62 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
TERRA TERRA
  • Bob Lutz in Gm, l'eterno ritorno
    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
    7 novembre 2011
  • Lezioni di dissenso
    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
    7 novembre 2011
MANIFESTO BLOG
ANTIVIOLENZA Luisa Betti
freccia
NAPOLI CENTRALE Francesca Pilla
freccia
LO SCIENZIATO BORDERLINE Massimo Zucchetti
freccia
LOSANGELISTA Luca Celada
freccia
FRANCIAEUROPA Anna Maria Merlo
freccia
POLTERGEIST Nefeli Misuraca
freccia
QUINTOSTATO Roberto Ciccarelli
freccia
NUVOLETTA ROSSA Andrea Voglino
freccia
STREET POLITICS Giuseppe Acconcia
freccia
AUTOCRITICA Francesco Paternò
freccia
HORROR VACUO Filippo Brunamonti
freccia
ANZIPARLA Giulia Siviero
freccia
  • La foto
    di giuliasiviero - 17.08.2013 22:08
POPOCATÉPETL Gianni Proiettis
freccia
SERVIZI