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Francesco Paolillo
Il ministro e il velo di Fatima
Fatima è bellissima. Coi suoi 12 anni e l'ambra dell'oriente a colorarle gli occhi, il viso, le labbra. Ieri ha messo gli abiti buoni, i pantaloni e la maglia delle occasioni importanti. Fatima avrebbe dovuto parlare davanti al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e al ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, nella «Giornata della legalità» organizzata al liceo artistico di Reggio Calabria, in Italia, nel paese in cui vive da diversi anni dopo la fuga della sua famiglia dal Libano.
Ma aveva il velo Fatima. Rosa, dipinto con disegnini bianchi a dare un tocco gioviale e sbarazzino al suo copricapo, un hijab per bambina. L'aveva stretto in testa, così da non far scivolare nemmeno un capello lungo la fronte, come vuole la tradizione islamica. Eppure, per poter parlare, l'avrebbe dovuto togliere. È il sindaco Domenico Lucano a raccogliere l'indignazione della vice preside della scuola media di «Monasterace-Riace» che, da due giorni, faceva la spola col capoluogo per accompagnare la bimba alle prove del suo discorso. Era tutto pronto. Ma, lungo il tragitto, il cellulare dell'insegnante è squillato almeno 5 volte. Dall'altro capo del telefono, un non meglio precisato «direttore» le raccomandava che Fatima, per poter intervenire, avrebbe dovuto togliere il velo. Racconta la professoressa: «Mi hanno detto che si trattava di un semplice accorgimento per una questione di suscettibilità». Incredibile, ma vero. E dalla vicenda prende subito le distanze una funzionaria del ministero della Pubblica istruzione presente alla cerimonia di ieri. Spiega il punto di vista ufficiale: «Come Fatima sono stati molti i bambini esclusi per una questione di tempo e organizzazione. Anche loro avevano regolarmente svolto le prove». In ossequio a una scaletta rigida e inflessibile si è dovuta prendere una scelta: «Sul palco, a ogni modo, è salita un'altra piccola straniera, polacca e studentessa di Rosarno. Si è quindi preferito far intervenire una compagna di Fatima, italiana e anche lei impegnata fra i banchi di Riace, semplicemente per non tracciare differenze fra stranieri e italiani». Equità, dunque. E nessun caso di razzismo. Anche se, presente a una riunione nella presidenza del liceo artistico, convocata d'urgenza da tutti gli interessati sospinti dai giornalisti, un amministrativo della scuola di Riace, presente al momento delle telefonate fra la vice preside e l'incognito «direttore», ha parlato di «pressioni arrivate dal ministero dell'Interno». Dal Viminale, secondo la sua testimonianza, sarebbe partita l'offensiva al velo islamico di una bimba che avrebbe voluto dire che «a Riace si sta bene». All'amministrativo, però, la funzionaria del ministero ha risposto con un sorriso: «Ma figuriamoci». Pure la piccola, confusa da tanto clamore, ammette che le è stato chiesto di levare il copricapo islamico: «Ovviamente ho detto di no». Adesso, la mamma di Fatima vuole andare fino in fondo a una storia che ha visto sua figlia protagonista inconsapevole: «Voglio denunciare tutti. Voglio che i giornali ne parlino». Il suo sdegno ha raggiunto persino il Capo dello Stato che, con madre e figlia, strette nel velo delle loro radici, si è concesso una fotografia. La mamma di Fatima l'ha detto a Napolitano, gli ha raccontato che la sua bimba avrebbe dovuto parlare dal palco. Non le è stato concesso. Il Presidente, travolto da abbracci, saluti e affetto, potrebbe non aver compreso. E solo nel tardo pomeriggio la presidenza ha diffuso un comunicato ufficiale per precisare che: «Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha incontrato e salutato direttamente la piccola Fatima... come è del resto documentato dalle riprese televisive e dalle immagini fotografiche dell'iniziativa». Alla mamma di Fatima resta solo la rabbia. Cose del genere non le erano «mai accadute». Lì, a Riace, paese della tolleranza e dell'integrazione, dove il sindaco Lucano è diventato un simbolo della lotta alla discriminazione razziale, «mai si sarebbe verificato un così spregevole episodio».
E il primo cittadino non le manda a dire, attaccando il governo che, «con la sua scellerata politica sull'immigrazione, oggi si è macchiato di un'infamia nei confronti di una bimba di 12 anni».
E pensare che, poco prima, il presidente Napolitano aveva incontrato tre degli immigrati rimasti feriti nei giorni della rivolta di Rosarno. E pensare che, ancora prima, ai piccoli delle scuole di Scampia, di Reggio, dello Zen di Palermo, il ministro Mariastella Gelmini aveva detto che «bisogna vincere la paura e occorre privilegiare la cultura della reciprocità e del confronto». Fatima, invece, se n'è tornata a casa. A Riace, la sua nuova dimora. Col suo discorso rimasto chiuso in un libretto, i capelli chiusi sotto al velo e l'innocenza di chi sa di non sapere.
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..sto aspettando l'ultimo post che ho scritto in risposta ad Andrea ed Enrico....considerando che se lui(enrico) ha diritto di replica non vedo perché non dovrei averlo pure io..... 24-01-2010 15:24 - Valentino
la redazione: Non risultano presenti post non pubblicati su questo articolo
Io ho fatto carriera col velo, eppure quando dobbiamo incontrare un cliente importante fanno parlare qualcun altro al posto mio, per non urtare la suscettibilita' di un potenziale acquirente.
Certo tocca a noi musulmani lottare prima di tutto contro le brutture dei "nostri", i matrimoni forzati, le mutilazioni genitali etc., che nulla hanno a che fare con l'Islam ma che troppi musulmani praticano. Certo che, in confronto, cio' che e' accaduto a Fatima non e' niente.
Ma allo stesso tempo bisognerebbe dare piu' visibilita' ai casi positivi, cosa che non viene fatta (quasi) mai. Quella di Fatima e' piu' che altro un'occasione sprecata. 23-01-2010 14:28 - amina
Si parla della Calabria solo per annunciare, sciagure e tragedie. Non si dice mai che la Calabria e' sempre stata aperta ad accogliere. I pregiudizi esistono dappertutto, ma certamente Fatima sta meglio a Monasterace che a Verona. La lega cerca di scendere a Sud. Non credo che ce la fa!!! Fuori la lega, forza Fatimina. xx 23-01-2010 14:12 - patrizia
Forse ho male interpretato, è che la lotta al clericalismo e all'oscurantismo religioso è un po' il mio chiodo fisso e a volte mi lascio trascinare.
Ti chiedo scusa
Comunque vorrei fare presente a Cinzia Aicha Rodolfi che la Francia non vieta il diritto all'istruzione a nessuno, hanno solo stabilito che dentro la scuola pubblica nessuno deve ostentare la sua identità religiosa qualunque sia la religione. E' una misura forte che si può approvare o meno, ma serve a ricordare che l'identità di una persona non può basarsi unicamente sulla fede religiosa (come spiega Amartya Sen in Identità e violenza). Non possiamo definire noi stessi e la nostra cultura solo in base alla religione: la cultura araba non è solo il Corano, la cultura occidentale non è solo la Bibbia e la cultura ebraica non è solo Torah e Talmud. Oltretutto queste tre culture nella storia si sono incrociate e influenzate reciprocamente. Non dimentichiamo che la nostra identità culturale è plurale e complessa, non deve essere ridotta ad un unico aspetto e mostriamo sempre gratitudine alla Francia che è il primo Paese che, pur con errori, deviazioni ed eccessi (ma era inevitabile essendo la prima volta) si è ribellato per primo al privilegio e all'oscurantismo religioso in nome della libertà dell'uguaglianza , della fraternità e della laicità dello Stato.
Viva i principi del 1789! 23-01-2010 13:50 - paolo1984
Ma chi difende integralisti o oppressioni religiose? Qui si parla di altro e ciò va commentato. Poi se vogliamo parlare appunto di islam e paesi arabi lo possiamo fare ma non in questo contesto che non c'entra nulla.
Ma se vogliamo a tutti i costi recitare la solita parte tanto cara alla nostra ormai grande cultura suprema facciamolo. boh 23-01-2010 13:16 - Simone
A Fatima è stato negato un diritto ed è stata limitata la sua libertà che nulla centra con l'emancipazione della donna Musulamana.
Forse sono voluto essere anche provocatorio ma il succo poi è quello.
ciao 23-01-2010 12:56 - Simone