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FUORIPAGINA
22/01/2010
  •   |   Francesco Paolillo
    Il ministro e il velo di Fatima

    Fatima è bellissima. Coi suoi 12 anni e l'ambra dell'oriente a colorarle gli occhi, il viso, le labbra. Ieri ha messo gli abiti buoni, i pantaloni e la maglia delle occasioni importanti. Fatima avrebbe dovuto parlare davanti al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e al ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, nella «Giornata della legalità» organizzata al liceo artistico di Reggio Calabria, in Italia, nel paese in cui vive da diversi anni dopo la fuga della sua famiglia dal Libano. 
    Ma aveva il velo Fatima. Rosa, dipinto con disegnini bianchi a dare un tocco gioviale e sbarazzino al suo copricapo, un hijab per bambina. L'aveva stretto in testa, così da non far scivolare nemmeno un capello lungo la fronte, come vuole la tradizione islamica. Eppure, per poter parlare, l'avrebbe dovuto togliere. È il sindaco Domenico Lucano a raccogliere l'indignazione della vice preside della scuola media di «Monasterace-Riace» che, da due giorni, faceva la spola col capoluogo per accompagnare la bimba alle prove del suo discorso. Era tutto pronto. Ma, lungo il tragitto, il cellulare dell'insegnante è squillato almeno 5 volte. Dall'altro capo del telefono, un non meglio precisato «direttore» le raccomandava che Fatima, per poter intervenire, avrebbe dovuto togliere il velo. Racconta la professoressa: «Mi hanno detto che si trattava di un semplice accorgimento per una questione di suscettibilità». Incredibile, ma vero. E dalla vicenda prende subito le distanze una funzionaria del ministero della Pubblica istruzione presente alla cerimonia di ieri. Spiega il punto di vista ufficiale: «Come Fatima sono stati molti i bambini esclusi per una questione di tempo e organizzazione. Anche loro avevano regolarmente svolto le prove». In ossequio a una scaletta rigida e inflessibile si è dovuta prendere una scelta: «Sul palco, a ogni modo, è salita un'altra piccola straniera, polacca e studentessa di Rosarno. Si è quindi preferito far intervenire una compagna di Fatima, italiana e anche lei impegnata fra i banchi di Riace, semplicemente per non tracciare differenze fra stranieri e italiani». Equità, dunque. E nessun caso di razzismo. Anche se, presente a una riunione nella presidenza del liceo artistico, convocata d'urgenza da tutti gli interessati sospinti dai giornalisti, un amministrativo della scuola di Riace, presente al momento delle telefonate fra la vice preside e l'incognito «direttore», ha parlato di «pressioni arrivate dal ministero dell'Interno». Dal Viminale, secondo la sua testimonianza, sarebbe partita l'offensiva al velo islamico di una bimba che avrebbe voluto dire che «a Riace si sta bene». All'amministrativo, però, la funzionaria del ministero ha risposto con un sorriso: «Ma figuriamoci». Pure la piccola, confusa da tanto clamore, ammette che le è stato chiesto di levare il copricapo islamico: «Ovviamente ho detto di no». Adesso, la mamma di Fatima vuole andare fino in fondo a una storia che ha visto sua figlia protagonista inconsapevole: «Voglio denunciare tutti. Voglio che i giornali ne parlino». Il suo sdegno ha raggiunto persino il Capo dello Stato che, con madre e figlia, strette nel velo delle loro radici, si è concesso una fotografia. La mamma di Fatima l'ha detto a Napolitano, gli ha raccontato che la sua bimba avrebbe dovuto parlare dal palco. Non le è stato concesso. Il Presidente, travolto da abbracci, saluti e affetto, potrebbe non aver compreso. E solo nel tardo pomeriggio la presidenza ha diffuso un comunicato ufficiale per precisare che: «Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha incontrato e salutato direttamente la piccola Fatima... come è del resto documentato dalle riprese televisive e dalle immagini fotografiche dell'iniziativa». Alla mamma di Fatima resta solo la rabbia. Cose del genere non le erano «mai accadute». Lì, a Riace, paese della tolleranza e dell'integrazione, dove il sindaco Lucano è diventato un simbolo della lotta alla discriminazione razziale, «mai si sarebbe verificato un così spregevole episodio». 
    E il primo cittadino non le manda a dire, attaccando il governo che, «con la sua scellerata politica sull'immigrazione, oggi si è macchiato di un'infamia nei confronti di una bimba di 12 anni».
    E pensare che, poco prima, il presidente Napolitano aveva incontrato tre degli immigrati rimasti feriti nei giorni della rivolta di Rosarno. E pensare che, ancora prima, ai piccoli delle scuole di Scampia, di Reggio, dello Zen di Palermo, il ministro Mariastella Gelmini aveva detto che «bisogna vincere la paura e occorre privilegiare la cultura della reciprocità e del confronto». Fatima, invece, se n'è tornata a casa. A Riace, la sua nuova dimora. Col suo discorso rimasto chiuso in un libretto, i capelli chiusi sotto al velo e l'innocenza di chi sa di non sapere.


I COMMENTI:
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  • Come è possibile evitare l'accaduto quando al potere ci sono razzisti e fascisti. Il popolo italiano reagisca democraticamente:NON VOTATELI PIU'. Vi perdoniamo l'errore del passato. Aprite gli occhi, una goccia di collirio e vedrete meglio. A perte che queste sono cose che vedono anche i ciechi e le sentono anche i deboli d'udito. Salute a tutti. Roberto 22-01-2010 14:49 - roberto
  • Non vedo perchè meravigliarsi. E' la degna prosecuzione dei 150 anni di razzismo nei confronti dei meridionali. E' cambiato solo il colore delle braccia. Ma queste non sono cose da dire ad una sinistra sorda, afasica e supponente. 22-01-2010 14:16 - Massimo
  • Se si fosse trattato del velo integrale (il niqab che lascia scoperti solo gli occhi) avrei capito e approvato il divieto, ma l'hijab è una cosa diversa,non copre il volto, ma solo i capelli come il velo delle suore o delle donne merdionali sessant'anni fa.
    Quindi l'hijab può essere tollerato e non vorrei che questa campagna contro il velo spingesse per reazione gli islamici a rinchiudersi sempre più nelle loro tradizioni.
    Ci tengo a chiarire che io sono illuminista e laicista e non amo affatto le religioni rivelate monoteiste, ma penso che la lotta contro l'oscurantismo religioso e per la libertà individuale si combatte con la persuasione e non con l'imposizione.
    Mi preoccupa che Fatima abbia un'immagine intollerante della cultura occidentale e possa rinchiudersi sempre più nelle sue tradizioni familiari. Per fortuna a scuola le avranno sicuramente parlato dell'Illuminismo e della Rivoluzione Francese che, a mio giudizio, sono stati i momenti più esaltanti (non privi di errori certo, ma niente è perfetto) della storia europea, il momento in cui ci siamo ribellati contro l'autorità religiosa. Proprio dall'Illuminismo sono nati tutti i movimenti di emancipazione che hanno reso l'Occidente un po' più libero di prima: dal movimento antischiavista, al movimento operaio fino alla rivoluzione sessuale e femminista e il mondo islamico ha indubbiamente bisogno di una propria Rivoluzione sessuale. 22-01-2010 14:11 - paolo1984
  • La storia del velo di Fatima si commenta da sola. Purtroppo la risposta governativa ad una religione rigida come l´islam e´stata ancora piu´ rigida . Purtroppo tutto questo non fa altro che creare un´ulteriore muro contro muro a scapito di una vera civile convivenza e mutuo rispetto. 22-01-2010 14:11 - eugenio lorenzano
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