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Michele Giorgio, inviato a Ramallah
Made in Israel per i palestinesi
«Il 2010 sarà un anno decisivo per ripulire i mercati palestinesi dalle merci prodotte nelle colonie israeliane che occupano le nostre terre».
Lo scorso 7 gennaio, dopo aver pronunciate queste parole, il premier dell'Autorità nazionale palestinese (Anp) Salam Fayyad sollevò un pacco con un marchio in lingua ebraica, rendendolo ben visibile alle telecamere delle rete televisive presenti, e lo lanciò verso una catasta in fiamme di prodotti degli insediamenti colonici sequestrati in quel periodo. In linea con la posizione del presidente Abu Mazen di rifiuto dei negoziati con il governo israeliano sino a quando la colonizzazione non cesserà completamente, Fayyad ha avviato una campagna di boicottaggio dei prodotti dei «settler» nei territori controllati dall'Anp (di fatto solo le principali città cisgiordane). Ha anche creato il «Fondo per la dignità nazionale», gestito dal ministro dell'economia Hassan Abu Libda, per «risarcire» i commercianti palestinesi che si sono visti sequestrare le merci che avevano comprato dai coloni. «Abbiamo confiscato e distrutto sino ad oggi prodotti provenienti dagli insediamenti ebraici per un valore di 1.5 milioni di dollari», ha riferito Abu Libda di recente alla Camera di commercio di Nablus, aggiungendo che le colonie israeliane vendono annualmente nei Territori occupati merci per 500 milioni di dollari.
Spinti anche dall'urgenza di ridare credibilità ad Abu Mazen, che ancora paga per la decisione (poi revocata) presa alla fine dello scorso anno di congelare il voto del Consiglio dei diritti umani dell'Onu sul rapporto Goldstone relativo ai «crimini di guerra» commessi da Israele a Gaza un anno fa, i dirigenti dell'Anp ora puntano sul boicottaggio delle colonie e chiedono il massimo del rigore ai commercianti, non mancando di minacciare pesanti sanzioni. Allo stesso tempo non mettono minimamente in discussione il Protocollo di Parigi - che lo scomparso presidente Yasser Arafat firmò dopo gli accordi di Oslo - che garantisce a Israele il controllo dell'economia dei Territori occupati.
«L'Anp non rigetta le merci provenienti dal territorio israeliano ma solo quelle prodotte nelle colonie», ha messo in chiaro Abu Libda negando l'intenzione di boicottare Israele. La precisazione non è bastata al premier dello Stato ebraico Benyamin Netanyahu che ha prontamente etichettato la campagna dell'Anp «un incitamento contro lo Stato di Israele» nonostante riguardi solo le colonie, illegali per le risoluzioni internazionali e che continuano ad esportare in tutto il mondo con il marchio «Made in Israel».
E' una nuova Intifada palestinese contro l'occupazione, fatta di boicottaggi commerciali, lotte popolari non violente, di collaborazione con le organizzazioni della sinistra israeliana più radicale e che vede anche una partecipazione dell'Anp? E' difficile affermarlo di fronte ad un governo palestinese debole, ambiguo nelle sue politiche e pesantemente condizionato dagli aiuti internazionali che garantiscono la sua sopravvivenza in cambio della «lotta al terrorismo» (Hamas). Pesa anche lo scontro tra l'Anp e il movimento islamico che spacca politicamente e territorialmente i palestinesi. Israele in ogni caso già vede la «terza Intifada». I giornali in lingua ebraica hanno riferito e commentato con preoccupazione nei giorni scorsi le proteste (non violente) contro il muro in Cisgiordania e le occupazioni (da parte dei coloni) di case arabe a Sheikh Jarrah (Gerusalemme) che mettono dalla stessa parte attivisti palestinesi, israeliani e stranieri e riscuotono crescenti consensi internazionali.
L'Anp comunque non poteva più sottrarsi alle pressioni della società civile palestinese per l'adozione di misure incisive contro la colonizzazione. «Ritengo il boicottaggio delle colonie israeliane un primo passo nella giusta direzione ma non basta perché è l'atteggiamento complessivo dell'Anp nei confronti di Israele e delle sue politiche che deve mutare se i palestinesi vogliono liberarsi dell'occupazione», sostiene l'opinionista Omar Barghuti, uno dei principali esponenti della campagna «Boycott, Divestment and Sanctions» (Bds) lanciata a livello mondiale per spingere Israele a rispettare le risoluzioni internazionali.
A minare le fondamenta della campagna dell'Anp contro le colonie israeliane è la «mancanza di alternative», in particolare quando si parla di forza lavoro e di possibilità reali di occupazione nei Territori occupato. Secondo i dati dell'Ufficio palestinese per le statistiche, dei 529mila lavoratori in Cisgiordania 76mila sono occupati nelle colonie, in maggioranza proprio nei cantieri edili che servono ad espanderle. Tra questi diverse migliaia hanno partecipato e partecipano ancora alla costruzione del muro israeliano in Cisgiordania. «Non mi piace lavorare per i coloni che mi umiliano, ma una giornata di lavoro qui mi viene pagata anche 200 shekel (50 dollari) mentre nelle nostre città non mi darebbero più di 80 shekel (20 dollari) per lo stesso lavoro», spiega Farid Abdel Hadi, 37 anni di Ramallah, che alle 3, quando è ancora notte fonda, si mette in fila davanti ai posti di blocco militari nella speranza di superare i controlli e guadagnarsi una paga giornaliera da manovale. Farid, come altri lavoratori, assicura di essere pronto ad accettare un compenso più basso pur di boicottare le colonie israeliane ma chiede un lavoro garantito nelle centri abitati palestinesi. «Ho una famiglia da sostenere», aggiunge.
Non pochi ora pensano alla costituzione di un altro fondo speciale, tale da garantire aiuti alle famiglie dei lavoratori che rinunceranno ad andare nelle colonie. L'Anp da parte sua dovrebbe spostare in questo fondo una parte dei finanziamenti che riceve da Europa e Stati uniti. «Non avverrà mai, non ci credo - taglia corto Omar Barghuti - Ue e Usa versano quei fondi proprio per controllare l'Anp, per addomesticarla, per spingerla a investire nella sicurezza e non nell'interesse dei cittadini palestinesi». Un passo volto a boicottare le colonie, non concordato con gli sponsor internazionali, afferma, «avrebbe pesanti conseguenze per Abu Mazen e i suoi uomini».
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Non credo che murmillus si carichi delle respondabilità di Berlusconi e simili...
comunque la proposta dell'ANG è di boicottare le merci prodotte non in Israele in generale ma nelle colonie fuori dei "confini del '67". 03-02-2010 10:35 - irisblu
noi a questa offensiva contro israele. Si sa che affari d'oro fa con certi prodotti in italia.
A chi sta a cuore la vita e la libertà dei Palestinesi, boicottando i prodotti provenienti da Israele, ci rendiamo partecipi di fatto alla liberazione della Palestina.
Su internet si trovano marche e codici di riferimento dei prodotti Israeliani, basta fare attenzione nella spesa.
W la Palestina libera 27-01-2010 00:36 - Caneliberonline.blogspot.com
Vede, io non cerco la perfezione, mi accontenterei che nel mondo ci fosse un po' meno sofferenza di prima e la religione è una (non la sola) causa delle sofferenze del mondo anche se sembra che debba alleviarle, ma è un sollievo simile a quello dato dall'oppio. L'agnostico è chi ritiene che non si possa dare una risposta definitiva sull'esistenza o non esistenza di Dio. Alla domanda "esiste Dio" l'ateo risponde "no", l'agnostico risponde "non lo so e comunque ci sono questioni più importanti", una risposta che mi piace molto.
Mi sembra di capire che lei, come tanti comunisti, dpo il crollo del Muro di Berlino ha cominciato a provare simpatia per la religione, il Papa e gente simile.
Sarà vero che il Papa accusa il capitalismo, ma la Banca Vaticana e tutti i ricconi che stanno nell'Opus Dei (organizzazione integralista cattolica) mi sembrano molto capitalisti.
Sì il Papa dice "poveri immigrati accogliamoli" però poi il reato di clandestinità passa in Parlamento mentre non abbiamo una legge sulle coppie di fatto e le scuole cattoliche sono finanziate coi soldi pubblici segno che i temi che stanno a cuore alla Chiesa sono altri.
Poi approfondendo ho capito che il problema non è il cattolicesimo (o meglio lo è per noi italiani), ma la religione in sè (solo il buddismo si salva, forse, ma è quasi più una filosofia che una religione): oltre alla schiavitù economica c'è anche una schiavitù spirituale e morale di cui dobbiamo liberarci che è quella della tradizione religiosa.
Sono nato nel 1984 quando è caduto il Muro avevo cinque anni e il comunismo l'ho studiato a scuola, ma sono attratto dal messaggio di giustizia e libertà che promana in maniera diversa da tutte le ideologie di progresso dall'Illuminismo fino al socialismo, il comunismo, il socialismo libertario e anche il socialismo liberale dei fratelli Rosselli.
Ho imparato che tutti i progressi che abbiamo fatto hanno trovato il potere religioso sempre contro e questo mi ha insegnato a diffidare dei religiosi anche quando dicono cose che condivido (anche se questo non mi impedisce di ammirare singole figure come Oscar Romero, don Milani, don Luigi Ciotti, don Andrea Gallo).
Penso che una sinistra degna di questo nome debba coniugare uguaglianza e libertà, giustizia sociale e diritti della persona e questo non si può fare se simpatizziamo con il tradizionalismo religioso ebraico cristiano e islamico, per quanto cete battaglie possano sembrare simili, il nostro è un autentico messaggio di liberazione radicalmente alternativo anzi opposto a quello delle religioni.
Comunque ha ragione potremmo stare a discutere per anni...
La saluto. 26-01-2010 19:49 - paolo1984
Qualche intellettuale,mi ha classificato come agnostico,ma non so cosa voglia dire.
Però,sento quello che sentono tutti i normali come me.
Sento che le certezze scientifiche,non sono tutte perfette.Siamo delle persone che partono da una parte e cercano la perfezione.
La stiamo cercando.Ne abbiamo bisogno,più del pane.
Un tempo c'era il muro di Berlino che ci nascondeva questa esigenza.Caduto il muro,ci siamo ritrovati nudi e di nuovo soli.
I scienziati,ci hanno detto che si erano sbagliati e che quello non era il paradiso.
Soli,senza più una "certezza".
Camminavamo con vicino un corvo che non ci criticava più.
Farfugliava e faceva tutte quelle cose che per anni aveva detto di no!
In questi ultimi anni mi sono sentito molto più vicino a un Papa che accusava il capitalismo che a una sinista che scalava il potere con il professor Balanzone.
Capisco i palestinesi,perche sono proprio come noi.
Capisco i venezuelani che osannano il cristiano Chavez e capisco anche l'Africa che diventa mussulmana,dopo l'umbriacatura di modernità occidentale,che non li ha portati da nessuna parte.
Ma di questo,ne possiamo parlare per anni...
Ciao! 26-01-2010 17:26 - maurizio mariani
Cio' non toglie che la voce che si sente e che ha potere e' quella dell'AIPAC e non di quella minoranza di ebrei che si identifica in una apparteneza culturale e non religiosa. La capacita' mobilizzatrice delle organizzazioni ebree filoisraeliane (lo so che ci sono rabbini e sette che non riconoscono Israele e che anzi ne condannano la creazione come antibiblica) e' comunque fortissima in tutti i settori dell'establishement mentre la capacita' di penetrazione dei messaggi di ebrei progressisti e' relegata a quello che e': un messaggio di sinistra.
Non solo, ma gli ebrei progressisti vengono spesso tacciati di tradimento dagli ebrei della maggioranza religiosa. 26-01-2010 16:43 - murmillus
Teniamo presente che gli ebrei americani e delle altre nazioni non sono fatti con lo stampino e non la pensano tutti allo stesso modo. in Italia abbiamo Fiamma Nirenstein, ma abbiamo pure Moni Ovadia.
Poi "ebreo" al massimo può delimitare un'identità cultural-religiosa mentre vi sono molte persone atee e agnostiche di origine ebraica...a meno che non si voglia attribuire al termine "ebreo" un significato etnico-nazionale o razziale come per secoli è stato fatto tanto che gli stessi ebrei hanno finito per crederci a forza di sentirselo ripetere a volte con ammirazione, ma più spesso con odio.
Ma ciò che mi preme dire a Murmillus è che l'AIPAC (la lobby americana pro-governo israeliano) non rappresenta tutti gli ebrei statunitensi: Woody Allen di Israele non si è mai interessato e la rivista ebraica progressista Tikkun di Michael Lerner mi sembra che abbia più volte criticato i governi israeliani. 26-01-2010 13:58 - paolo1984
bè noi italiani la pulizia etnica l'abbiamo pure fatta in Jugoslavia durante la guerra oltre ad aver massacrato migliaia di etiopi innocenti negli anni '30 (abbiamo addirittura usato i gas per uccidere civili prima di Hitler!).
Quanto al difficile rapporto del mondo islamico con la modernità, sì è un problema che esiste e non si può negare,ma se gli USA non avessero abbattuto il governo Mossadeq nell'Iran degli anni '50 e se non avessero sostenuto i fondamentalisti islamici in Afghanistan contro l'URSS forse oggi le cose sarebbero diverse. 26-01-2010 13:45 - paolo1984
Noi siamo i miserabili che chiedono giustizia.Se non ci riusciamo tra di noi,proviamo anche con Dio,non si sa mai!" m. mariani
Tralasciando la sua retorica catto-pauperista (del resto anch'io avrò la mia retorica, tutti coloro che hanno idee forti ne hanno una) scusi, ma secondo lei bisogna credere in Dio per commuoversi leggendo le lettere dei condannati a morte o per apprezzare i film di Pasolini? Crede che un ateo non abbia un senso morale anche più forte di quello religioso? Lo sa cosa diceva Kant sulla legge morale dentro di noi e il cielo stellato sopra?
E si rilegga il mio post perchè io non ho mai detto che i credenti sono tutti bigotti reazionari, ma penso che l'ideologia religiosa sia sbagliata in sè anche se uno può interpretarla e viverla in modi diversi.
Comunque se vuole provare a chiedere giustizia a Dio faccia pure. le preghiere ricevono sempre una risposta, ma di solito la risposta è no. 26-01-2010 13:38 - paolo1984
Chavez,il suo socialismo venezuelano lo impasta con il suo credo cristiano.A Cuba riaprono le chiese e sono numerosi i fedeli che tornano a pregare la Madonna del Cobre e Raul non perde una occasione per omaggiare tutte le fedi e tutte le chiese.
Nel Nicaragua i sandinisti portano al collo il loro Cristo e così tutti i rivoluzionari antiimperialisti del mondo.
Quando,la merce imbarbarisce a tal punto le persone e lo spirito/coscienza della gente per bene,ecco che la fede ritorna impetuosa in tutte le persone che hanno una coscienza.
Certo,voi itellettuali,queste cose non vi toccano,perchè avete fatto troppi passaggi in avanti e vi siete perduti, a noi popolo di sinistra, dietro.
Noi siamo ancora quelle persone semplici che gritavano d'avanti al plotone di esecuzione tedesco viva l'Italia,e chiedevano i sacramenti,prima di morire.
Noi siamo quelli che leggono ancora le lettere dei condannati a morte e piangono vedendo la scena del figlio di Mamma Roma che muore sul letto di contenzione.
Noi siamo i miserabili che chiedono giustizia.Se non ci riusciamo tra di noi,proviamo anche con Dio,non si sa mai! 26-01-2010 10:43 - mariani maurizio