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Anna Maria Merlo
Parigi, il burqa della discordia
Oggi la missione parlamentare che per sei mesi ha lavorato sulla questione del velo integrale in Francia, consegna le proprie conclusioni al parlamento. Filosoficamente, dopo aver ascoltato gli interventi di una cinquantina di esperti, tra sociologi, specialisti dell'islam, storici, sindaci, membri di associazioni (femministe, musulmane, laiche), le conclusioni sono al punto di partenza. In Francia, cioè, c'è unanimità per dire che il velo integrale è contrario ai principi della repubblica. Il fenomeno resta marginale, limitato a qualche migliaio di donne. Sarkozy aveva affermato, nel giugno scorso, che «il burqa non è benvenuto in Francia». Politicamente, invece, il clima si è teso. I lavori della missione hanno subito l'interferenza del dibattito sull'identità nazionale, voluto dal ministro dell'immigrazione Eric Besson e che si è tradotto nella liberazione di discorsi a sfondo razzista, con fini elettorali per le regionali di marzo, che si annunciano difficili per la maggioranza di destra.
La missione parlamentare conclude che «per il momento, non esiste unanimità a favore dell'adozione di una legge di proibizione generale e assoluta». A destra, la ministra della giustizia, Michèle Alliot-Marie si interroga sull'eventuale inconstituzionalità di una legge del genere. La missione propone al parlamento di votare una «risoluzione», cioè una dichiarazone di principio senza effetto vincolante, per ribadire i valori di eguaglianza tra uomini e donne, a cui si dovrebero aggiungere dei regolamenti, per impedire il niqab nei servizi pubblici (uffici, trasporti ecc.) e davanti alle scuole (perché i direttori non sanno se consegnano i bambini alla madre giusta). Portare il burqa costituirà un ostacolo alla concessione della nazionalità francese.
Ma il capogruppo dell'Ump (il partito di Sarkozy) all'Assemblea, Jean-François Copé, che ha ambizioni presidenziali (per il 2017), si è lanciato in una battaglia individuale a favore di una legge precisa di interdizione nello spazio pubblico. Nella proposta di legge preparata da Copé si legge: «Nessuno può, nei luoghi aperti al pubblico e in strada, portare una tenuta o un accessorio che abbia per effetto la dissimulazione del viso». Chi contravviene, sarà passibile di 750 euro di multa. Copé non teme il ridicolo quando elenca le eccezioni: tenute di carnevale, malati di influenza che portano una mascherina comprata in farmacia, moticiclisti con il casco integrale...
La destra è divisa e prudente, per paura della censura del Consiglio costituzionale. A sinistra, la confusione è analoga. Il Ps «condanna con forza il niqab, oltraggio alla dignità della donna», ha affermato la segretaria Martine Aubry. Ma non voterà una «legge di circostanza» con arrière-pensées elettorali. Il Pcf, contrario anch'esso al velo integrale, si opporrà a una legge «stigmatizzante». I comunisti propongono dei «dibattiti cittadini» con le donne. Divisi i Verdi, ma pare siano contro una legge generale.
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Ma voi avete mai provato a sentire le loro ragioni? ma siete sicuri che gli ideali che state ripetendo fino alla nausea (liberazione sessuale in primis) sia quello che deisderano? O volete forse educare gli "inferiori" ai vostri ideali, convinti che prima o poi vi ringrazieranno -ora, povrette, non capisocno ancora che lo si fa per il loro bene!
Le musulmane francesi hanno indetto una petizione CONTRO questa legge:
http://jesigne.fr/contreunenouvelleloiislamophobe
So che non serivira' a nulla, ma serve a dimostrare che anche loro hanno una testa per pensare, anche se la coprono. 27-01-2010 12:53 - amina
siete il simbolo della superbia occidentale che pensa che il senso dell'esistenza sia la libertà (forzata) di tutti, e per imporre la libertà illuminista (prettamente occidentale) volete distruggere qualsiasi tradizione. Questa si chiama evangelizzazione. 27-01-2010 11:50 - kulma
C'entra moltissimo, il burka, il niqab significano obbligo di restare vergini fino al matrimonio, angelo del focolare come unico destino della donna, il piacere sessuale rinchiuso nella gabbia matrimoniale, insomma sottomissione a modelli patriarcali e il fatto che la sottomissione sia liberamente accettata non cambia il fatto che si tratta di sottomissione.
Certo che non possiamo imporre nulla a nessuno, ma ribadire le conquiste della rivoluzione sessuale e tentare per quanto possibile di farle conoscere anche alle donne islamiche che vivono in Europa, bè questo è doveroso altrimenti mi spiega le femministe per cosa cavolo hanno combattuto?..io pensavo fosse per il diritto ad una sessualità più libera e gioiosa e per la piena sovranità sul proprio corpo. Secondo lei invece combattevano per il diritto delle donne di sparire dietro al velo integrale? Qui mi sa che il relativismo etico è pericoloso quanto il tradizionalismo religioso.
Ci sono cose che gli illuministi e i progressisti devono combattere senza se e senza ma, e il tradizionalismo religioso è una di queste cose, una battaglia culturale senza imporre niente con la forza, ma una battaglia si deve fare! 26-01-2010 23:34 - paolo1984
La Francia laica difende i suoi valori forse in maniera forte come quando vietò l'ostentazione di simboli religiosi nella scuola pubblica, ma lancia un messaggio preciso: la religione non può e non deve essere l'unico criterio attraverso il quale le culture e le persone definiscono se stesse. Un messaggio che condivido.
Anch'io ho dei dubbi sulla reale efficacia di queste misure, anch'io, come murmillus, credo che la battaglia debba essere ideologica e culturale..però l'illuminista che è in me non si trattiene: Vive la France! 26-01-2010 22:33 - paolo1984
portare il burqa assume significati plurali che non possiamo aver la pretesa di ridurre alla presunta liberazione dell'individuo - chi è libero? - e della donna in particolare. c'è bisogno di molta sensibilizzazione, ma da entrambe le parti. se ancora si pensa di dover salvare o liberare gli altri e le altre, perchè da sole non possono, allora le battaglie storiche non sono servite a molto, tranne a confermare l'etnocentrismo che ci domina, tutti. per noi il burqa è ovviamente aberrante, ma non si può imporre di liberarsene pensando che ciò corrisponda al rispetto della libertà individuale. 26-01-2010 21:58 - alessandra m.