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FUORIPAGINA
26/01/2010
  •   |   Anna Maria Merlo
    Parigi, il burqa della discordia

    Oggi la missione parlamentare che per sei mesi ha lavorato sulla questione del velo integrale in Francia, consegna le proprie conclusioni al parlamento. Filosoficamente, dopo aver ascoltato gli interventi di una cinquantina di esperti, tra sociologi, specialisti dell'islam, storici, sindaci, membri di associazioni (femministe, musulmane, laiche), le conclusioni sono al punto di partenza. In Francia, cioè, c'è unanimità per dire che il velo integrale è contrario ai principi della repubblica. Il fenomeno resta marginale, limitato a qualche migliaio di donne. Sarkozy aveva affermato, nel giugno scorso, che «il burqa non è benvenuto in Francia». Politicamente, invece, il clima si è teso. I lavori della missione hanno subito l'interferenza del dibattito sull'identità nazionale, voluto dal ministro dell'immigrazione Eric Besson e che si è tradotto nella liberazione di discorsi a sfondo razzista, con fini elettorali per le regionali di marzo, che si annunciano difficili per la maggioranza di destra.
    La missione parlamentare conclude che «per il momento, non esiste unanimità a favore dell'adozione di una legge di proibizione generale e assoluta». A destra, la ministra della giustizia, Michèle Alliot-Marie si interroga sull'eventuale inconstituzionalità di una legge del genere. La missione propone al parlamento di votare una «risoluzione», cioè una dichiarazone di principio senza effetto vincolante, per ribadire i valori di eguaglianza tra uomini e donne, a cui si dovrebero aggiungere dei regolamenti, per impedire il niqab nei servizi pubblici (uffici, trasporti ecc.) e davanti alle scuole (perché i direttori non sanno se consegnano i bambini alla madre giusta). Portare il burqa costituirà un ostacolo alla concessione della nazionalità francese. 
    Ma il capogruppo dell'Ump (il partito di Sarkozy) all'Assemblea, Jean-François Copé, che ha ambizioni presidenziali (per il 2017), si è lanciato in una battaglia individuale a favore di una legge precisa di interdizione nello spazio pubblico. Nella proposta di legge preparata da Copé si legge: «Nessuno può, nei luoghi aperti al pubblico e in strada, portare una tenuta o un accessorio che abbia per effetto la dissimulazione del viso». Chi contravviene, sarà passibile di 750 euro di multa. Copé non teme il ridicolo quando elenca le eccezioni: tenute di carnevale, malati di influenza che portano una mascherina comprata in farmacia, moticiclisti con il casco integrale...
    La destra è divisa e prudente, per paura della censura del Consiglio costituzionale. A sinistra, la confusione è analoga. Il Ps «condanna con forza il niqab, oltraggio alla dignità della donna», ha affermato la segretaria Martine Aubry. Ma non voterà una «legge di circostanza» con arrière-pensées elettorali. Il Pcf, contrario anch'esso al velo integrale, si opporrà a una legge «stigmatizzante». I comunisti propongono dei «dibattiti cittadini» con le donne. Divisi i Verdi, ma pare siano contro una legge generale.


I COMMENTI:
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  • Il bourka e il velo integrale sono il simbolo di un'ideologia tradizionalista religiosa, patriarcale e sessuofobica.
    Ogni progressista degno di questo nome ha il dovere di combattere questa ideologia nel nome di del diritto di ogni persona di vivere una sessualità libera quando e con chi vuole avendo come unico limite la libertà e la dignità dell'altra persona.
    Il fatto che alcune donne decidano spontaneamente di indossare il velo integrale non cambia di una virgola il significato reazionario di questi simboli: la religione è l'oppio dei popoli, è una trappola che se da una parte ti da' sicurezza dall'altra ti toglie libertà. Il fatto che molte persone decidano di preferire il "sollievo" della religione alla libertà individuale e sessuale non cambia di una virgola il fatto che il tradizionalismo religioso è il principale nemico di ogni progresso civile, sociale e culturale.
    Il dilemma è: quali strumenti per combattere? Le leggi proibitive rischiano di radicalizzare le posizioni e rafforzare indirettamente il tradizionalismo..quello che dobbiamo fare è una grande battaglia ideologica e culturale nelle scuole, nelle università, sui media,su internet le cui parole d'ordine saranno Laicità Libertà Individuale e Liberazione Sessuale prima di tutto in nome delle donne arabe che subiscono il tradizionalismo, non lasciamo questo tema alla destra che contrappone il fondamentalismo cristiano a quello islamico!
    Viva gli ideali del 1789! Viva Olympe de Gouges! Viva Alexandra Kollontai e Rosa luxemburg! Viva il femminismo e la liberazione sessuale! Abbasso il tradizionalismo! 26-01-2010 17:55 - paolo1984
  • Décidément les mâles communistes sont tombés très bas....
    Francesca Blache 26-01-2010 11:19 - francesca
I COMMENTI:
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