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Carmine Fotia
Al via la Rete per la Costituzione
La tre giorni di Acquasparta, prima assemblea nazionale di Articolo 21, si è conclusa dopo settanta interventi di giornalisti, politici, esponenti del mondo sindacale e dell'associazionismo. Un caloroso battesimo della Rete per la Costituzione, come ha detto nelle conclusioni il portavoce di Articolo 21, Beppe Giulietti, riprendendo la felice definizione di Valentino Parlato che aveva parlato di una «lobby per la Costituzione». Non una difesa statica della Carta costituzionale, che non è un totem, bensì il riferimento per un'affermazione attiva dei diritti di cittadinanza.
La novità risiede nel fatto che la battaglia per la piena attuazione della Costituzione («un vasto programma», come ha detto Fausto Bertinotti) non è più un affare per giuristi e specialisti del ramo, bensì si incarna nei soggetti concreti protagonisti delle battaglie di questi mesi, offrendo un terreno di incontro: dai lavoratori dell'Ispra, ai comitati contro le morti sul lavoro - forte su questi temi l'impegno della Cgil espresso da Fulvio Fammoni - dai giornalisti che difendono la libertà di poter raccontare i fatti, ai magistrati che vogliono difendere il loro ruolo di potere di controllo, ai giovani dei movimenti antimafia di Libera, dal movimento pacifista della Tavola della Pace alle associazioni per la libertà della cultura, ai giornali di Mediacoop, ai blogger in lotta contro le censure sulla Rete.
Dunque, un'impostazione che non concede nulla al conservatorismo istituzionale, anzi si fa portatrice di una moderna idea di cambiamento, perché individua nei principi costituzionali inattuati o violati la cornice delle singole battaglie. Sono più moderni i lavoratori della ricerca che vogliono più investimenti in un settore cruciale per la ripresa economica o chi li nega? Sono più moderni i ragazzi antimafia che vogliono liberare il sud dal medioevo mafioso o i politici che con essi scendono a patti? I giornalisti che raccontano la realtà usando le potenzialità dell'era digitale o chi vorrebbe mettere la museruola alla Rete, come hanno sottolineato Roberto Natale, Vincenzo Vita, Paolo Gentiloni? I magistrati che, come ha detto Antonio Ingroia, vogliono affermare semplicemente l'eguaglianza dei cittadini davanti alla legge o coloro che ammazzano il diritto alla giustizia per difendere gli interessi di una persona - «l'anomalia italiana», oggetto di una relazione di Giulio D'Eramo e stigmatizzata come vera e propria ferita in Europa da Leoluca Orlando?
La presenza del "popolo viola", di cui Articolo 21 si sente partecipe, sottolinea la necessità di dare continuità alle mobilitazioni dei mesi scorsi, dando respiro a queste nuove e straordinarie forme di autorganizzazione democratica. Altro che "antipolitica". Se le forze del centrosinistra non sono cieche e sorde non possono non vedere in queste forme di partecipazione dal basso una declinazione nuova e moderna della politica che, come dimostra la straordinaria partecipazione alle primarie pugliesi , non appena trova gli spazi travolge come un fiume in piena vecchie oligarchie, e offrirebbe sangue nuovo da immettere nelle anemiche vene dei partiti.
Da Acquasparta comincia un cammino aperto a tutti. La prossima tappa sarà una manifestazione comune di magistrati e giornalisti in difesa dei poteri di controllo. E nasce un "Osservatorio sulle notizie non date", dai Tg con l'idea di produrre documentari di denuncia, a cominciare da un'operazione verità su L'Aquila.
Per una continuità operativa, Articolo 21 si dà una forma organizzativa - un comitato di coordinamento - proponendosi di formare associazioni territoriali, di potenziare il sito e la Radio Web, di fare del fund raising una delle priorità.
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