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Daniela Preziosi
Un nuovo Ulivo in Piemonte?
Presidente Bresso, Sergio Chiamparino vuole aprire il cantiere di un nuovo Ulivo dopo il voto. Lei, in Piemonte, ha messo insieme una coalizione che va dall'Udc alla sinistra. È il suo il nuovo Ulivo?
Con l'Udc abbiamo fatto un accordo interessante, non al ribasso. Dall'altra parte abbiamo un accordo di governo che comprende Sinistra ecologia e libertà e i verdi. Poi ci sono i radicali. Con la Federazione della sinistra stiamo chiudendo un patto elettorale: loro non presentano un candidato presidente, noi gli riconosciamo un posto nel listino e gli diamo un pezzetto del nostro premio di maggioranza.
Una coalizione larghissima, come voleva Bersani, che non è riuscita a nessun altro nelle regioni che vanno al voto. Ha ragione il sindaco di Torino, Bersani è andato a zig zag?
Ho sempre apprezzato Bersani per le battaglie di libertà nel paese di angosciosi monopoli. Che da noi significa essere rivoluzionario. Detto questo, la capacità di Berlusconi di fare fumo è uno stress per il povero segretario. E le fibrillazioni interne sono state forti. Sono stati fatti degli errori, ma l'idea degli accordi con l'Udc l'hanno condivisa tutti. Non si sono rivelati praticabili? Del resto non si possono fare a tavolino. E in ogni momento di incertezza qualcuno tira in ballo Chiamparino.
Ha detto lui di volersi impegnare nel nuovo soggetto politico.
Meno fumo facciamo e più arrosto ci verrà. Non si può continuare a fare alchimie politiche. Per eccesso di alchimie abbiamo avuto dei problemi, anche in Puglia. Serve un Pd stabilizzato, che dialoga con il resto del centrosinistra, compresa l'Udc se è disponibile. Cosa vuol dire 'nuovo soggetto politico'? Esistono i partiti e le coalizioni. L'Ulivo era una coalizione. Per fare una nuova coalizione ci vuole una sinistra alla nostra sinistra. E invece le sinistre sono spezzate in diversi tronconi.
Il Pd qualche volta ha puntato al loro azzeramento. In Puglia il Pd che stava con Boccia di fatto ha accettato la pregiudiziale anti-Vendola.
Con Vendola abbiamo sbagliato. Per il futuro dico: il Pd c'è, vale tra il 27 e il 30 per cento. Il tema è: chi sono gli alleati? L'Udc ma, ripeto, se è disponibile a un discorso non solo occasionale. C'è l'Idv. E poi le forze di sinistra. Che però al momento sono un campionario di cose non chiare. Sinistra e libertà si è spaccata, i verdi e i socialisti non ci sono quasi più. Poi Prc e Pdci. Una galassia senza collante politico-organizzativo, di partitini con i quali non riesci neanche a discutere. Ognuno con il problema della sopravvivenza, perché ogni volta pensa che sia l'ultima occasione per raccattare qualcosa.
La sinistra è divisa. Ma anche il Pd non gode di una grande coesione interna. Vedasi il caso Puglia.
Non è così. Il peggio che ci può succedere è che perdiamo qualcuno. L'uscita di Rutelli&Co non ha spostato neanche un voto. Se qualcuno non ha più voglia di stare nel Pd, non ci stia.
Se n'è andato anche Carra, i teodem alla spicciolata. Secondo lei nel Pd non c'è una 'questione cattolica'?
Può darsi che sia stato un errore mettere insieme Margherita e Ds. Ma adesso è così e non c'è motivo di riaprire la questione del partito. Anche nella componente di Franceschini c'è una forte presenza di laici. E poi c'è il 20 per cento di Marino. Insomma nel Pd c'è una maggioranza laica che vuole un partito di sinistra progressista ma moderata e capace di parlare al centro. Si tratta di rafforzarlo, stabilizzarlo, costruire meglio il patrimonio di valori e progetti.
Cosa intende quando dice che potrebbe essere stato un errore mettere insieme Margherita e Ds?
Se molti se ne vanno, un errore può esserci stato. Ma oggi dobbiamo guardare avanti. Né si può immaginare che la sinistra, se non per piccoli segmenti, entri nel Pd. Quindi, finché la sinistra non si aggrega in un progetto radicale ma non comunista per noi resta un problema fare alleanze. Il comunismo è morto e stramorto. In Russia come in Cina. Prima la sinistra smette di chiamarsi comunista e affronta i problemi dell'oggi, meglio sarà per tutti.
Rimandiamo ad altra occasione la disputa teorica, il manifesto è e resta giornale comunista proprio perché nato da una scissione del Pci contro il socialismo reale. Parliamo invece di contenuti. La sinistra, nella sua coalizione piemontese, porta, per esempio, la voce dei No Tav.
Noi siamo favorevolissimi alla Tav. E siamo insieme a tutta la società piemontese, che era con noi al convegno pro-Tav degli scorsi giorni. Non c'era il mio sfidante Cota? Ma tanto lui è un lombardo camuffato.
Scusi, ma i suoi alleati di sinistra sono contrari alla Tav. E anche un pezzo del suo elettorato.
So che fra i nostri c'è qualcuno che ha fra i referenti i No Tav, e quindi vuole addolcire la pillola. Ma il nostro sì è una posizione non negoziabile. Una scelta politica, non etica o di fede. Se qualcuno non è d'accordo, peggio per lui. Sinistra e libertà ha al proprio interno qualche dubbio? Se lo tiene.
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Altre soluzioni concrete non ce ne sono, secondo la mia modesta opinione. restano solo masturbazioni intellettuali.
Hasta la vista! 29-01-2010 23:39 - Enzoa
Una accozzaglia di contraddizioni che provo a tradurre in italiano: "dobbiamo far capire alle lobby che saremmo bravi quanto e più di Papi a tener buono il popolo bue". Poi ci dice che una cosa è un "nuovo soggetto politico", un'altra molto meno impegnativa una "coalizione elettorale". Salvo però poi lamentarsi qualche riga più sotto perchè Casini potrebbe andar bene come "alleato" ma solo se se "è disponibile a un discorso non solo occasionale". Inoltre tanto perchè si parla di un semplice cartello elettorale si comincia a dettare condizioni a sinistra: Bisogna (1) organizzarsi meglio (senti da che pulpito...), (2) darsi una moderata ideologica (ma guardati in casa tua...).
Ma la perla veramente sconcertante è quella sulla TAV, "Il nostro sì è una posizione non negoziabile. Una scelta politica, non etica o di fede. Se qualcuno non è d'accordo, peggio per lui". Sembra un discorso da dittature d'altri tempi. E anche scemo, visto che se uno non è d'accordo finisce che non ti votra e peggio per te, non per lui. E poi che cavolo vuol dire "una scelta politica, non etica o di fede"?
Questi si sono completamente bevuti il cervello. 29-01-2010 23:21 - andrea61
Ho bisogno di una opposizione che mi spieghi come mai ci ritroviamo dinnanzi ad una crisi dei mercati che ha molti degli aspetti della lontana crisi del '76 . Dove gia' allora si imputavano le colpe ad una economia di mercato monopolizzata, che poteva solo essere salvata da economie di libera impresa e regolamentazione con al centro l'individuo contro i monopoli d'impresa. Se non si ragionava in vista di cambiamenti per una economia socialista, si sarebbe auspicato ad una economia a svantaggio dei piccoli e medi imprenditori. Già in quegli anni ci si auspicava dei forti aiuti al terzo mondo per l'apertura e sfogo di nuovi mercati.
Tutto quello che oggi è drasticamente ancora attuale , dove c'é una economia di libero mercato congestionata, e dove il Terzo mondo è ancora lo stesso di 30 anni fa! L'unica differenza che un partito di sinistra opprime le tesi di un altra economia possibile e in piu' si chiama democratico e opprime le forze antagoniste alla sua sinistra( come sempre), unica fonte garante di critica democratica, trasformandolo in un partito antidemocratico, a servizio dei monopoli economici e culturali.
Mi auguro che tra brevissimo ci sia un centro borghese ampliato in cui converga la maggioranza del PD. 29-01-2010 23:16 - giuseppegiordano
Ogni decisione politica e' negoziabile infatti, per definizione. Solo le decisioni ideologiche non lo sono o almeno potrebbero per coerenza non esserlo. 29-01-2010 21:02 - murmillus