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Alfredo Marsala, Termini Imerese
Termini, la Fiat non risponde
Cosimo Varvaro è stanco, commosso. Mentre scende dal capannone della Fiat, dà un ultimo sguardo a quella che per dieci giorni è stata la sua casa. Giù ad aiutarlo ci sono i vigilantes della Fiat, che hanno fatto quel che potevano per assistere i 13 lavoratori della Delivery, che hanno trascorso all'addiaccio nove notti, al freddo, al vento, con temperature vicine allo zero. Una protesta passata quasi sotto silenzio, mentre Marchionne annunciava il dividendo per gli azionisti e Marcegaglia benediceva la chiusura di Termini Imerese.
Scende Cosimo, i suoi compagni lo guardano da sopra, giù ci sono i familiari, mogli, figli. Cosimo era pronto a festeggiare ieri sera 47 anni con i colleghi, compagni con i quali ha condiviso paure, mortificazioni e speranze. «È un compleanno amaro, ma a vado a casa dai miei figli. Domani vedremo», dice con la voce spezzata. Sono stremati, smagriti, ammalati. Volevano continuare la protesta, ma amici e familiari li hanno convinti a desistere. Da Roma, via telefono, Roberto Mastrosimone (Fiom) e Vincenzo Comella (Uilm) hanno riferito che qualche risultato dalla riunione al ministero dello Sviluppo per loro era emerso. La Delivery, ditta dell'indotto che si occupa della pulizia dei cassoni per Fiat, ha revocato i licenziamenti e dopodomani sindacati e Regione siciliana concorderanno la richiesta di cassa integrazione in deroga con l'impegno alla ricollocazione nell'ambito delle soluzioni che saranno trovate per la Fiat.
Li hanno definiti «gli operai sul tetto», ma hanno tutti un nome e una storia: Giuseppe Concialdi, 34 anni; Giacomo Lo Curcio, 42 anni; Giuseppe Semiti, 57 anni; Vincenzo Castronovo, 49 anni; Cosimo Varvara, 47 anni; Tommaso La Bua, 37 anni; Vincenzo Nasca, 47 anni; Giovanni Gargano, 42 anni; Angelo Fascella, 49 anni; Marco Sperandeo, 50 anni; Salvatore La Barbera, 43 anni; Mario Galfo, 47 anni; Antonio Tarantino, 43 anni. Per diversi giorni sul capannone c'erano anche Michele Balsamo, Domenico Terrasi e Agostino Picone: si sono sentiti male e sono stati trasferiti in ospedale. La Fiat ieri li aveva pure denunciati, scatenando un coro di critiche. «La denuncia sarà ritirata», assicura ora Mastrosimone. Rimane però la «macchia».
Cosimo e gli altri avranno la Cig per un po', poi seguiranno le sorti degli altri 2000 di Fiat e indotto. Ieri, il Lingotto ha confermato la chiusura della fabbrica per fine 2011, dando la disponibilità a cedere gli impianti, per i quali ci sarebbero 7 manifestazioni d'interesse, tra cui quelle del fondo Cape del finanziere Simone Cimino, dell'imprenditore Gian Mauro Rossignolo e di un gruppo automobilistico cinese.
Voci che a Termini Imerese lasciano quasi indifferenti. Tra molti operai c'è rassegnazione. I più stanchi sono quelli della Fiat, soprattutto chi è vicino alla pensione o chi con una mobilità lunga si metterà alle spalle le paure cominciate nel 2002, anno in cui il gruppo di Torino per la prima volta parlò di chiusura dello stabilimento. «Otto anni fa ho fatto le barricate - ricorda Giovanni, autotrasportatore - caricavo sul camion i compagni per andare a bloccare l'autostrada o gli imbarcaderi a Messina. Ma è cambiato tutto, sono stanco e oggi penso ad altro». Giovanni era il più arrabbiato quando le mogli degli operai della Delivery martedì scorso hanno bloccato l'ingresso della fabbrica, impedendo ai tir di entrare e uscire dallo stabilimento. «Mi hanno sequestrato per due giorni», blatera davanti la fabbrica, circondato dalla polizia e dai carabinieri, chiamati dall'azienda per identificare chi bloccava i cancelli.
In realtà dopo il sit-in delle donne, nessun operaio ha bloccato la fabbrica, tanto che i lavoratori sono rimasti sorpresi dalla decisione del Lingotto, assunta martedì sera, di sospendere l'attività di produzione a tempo indeterminato. «Motivi di sicurezza» e «blocco delle merci», ha scritto Fiat in un telegramma indirizzato ai sindacati e a diverse autorità (Regione, comune, questura, prefettura, Asl, Inail, ispettorato del lavoro) per giustificare lo stop. «Non era mai successo: Fiat aumenta la tensione e intende mettere i lavoratori l'uno contro l'altro», dice Agostino Cosentino, operaio della Fiat. Per molti la sorpresa è arrivata quando si sono presentati ai cancelli per lavorare. «Come ti chiami... No, non sei in lista. Oggi non lavori», è la risposta che mille operai si sono sentiti dare dai vigilantes, ai quali i dirigenti hanno consegnato le liste con i nominativi di chi poteva o non poteva entrare. L'ingresso, da martedì scorso, è consentito solo agli impiegati e ad alcuni lavoratori individuati dall'azienda per partecipare a corsi di formazione per attività che in passato la Fiat affidava all'esterno ma che ha deciso di accorpare. Come quelle svolte finora dalla Delivery mail.
Alla stanchezza di molti operai della Fiat fa da contraltare la rabbia delle tute blu della Bienne Sud e della Lear, aziende dell'indotto, il cui futuro è appeso a un filo. Seicento lavoratori in totale. La maggior parte di questi operai è giovane: trenta, quarant'anni. «Se Fiat chiude, noi siamo i primi a rimanere in mezzo a una strada», dice Marco, 34 anni. Sono arrabbiati alla Bienne Sud e vorrebbero spaccare il mondo. Parlano di occupazione, di sciopero a oltranza, di manifestazioni clamorose. Ma vorrebbero con loro tutti gli altri, soprattutto quelli della Fiat. «Siamo tutti sulla stessa barca - spiega Roberto, 38 anni - Non possiamo far finta di niente e aspettare la fine del 2011 quando Marchionne ci dirà: grazie, è stato un piacere, andati tutti a casa». Vogliono reagire subito. Rispetto al 2002, però, gli operai si sentono meno soli. Il governo di Raffaele Lombardo (Mpa) ha reagito, con più concretezza rispetto all'ex governatore Totò Cuffaro. «Non permetteremo che la Fiat trasformi i suoi operai specializzati in venditori di stoviglie e lampadine», ha chiarito Lombardo al tavolo con Scajola, chiudendo le porte a Ikea, il gruppo svedese che guarda con interesse all'area industriale di Termini per costruire un grande centro commerciale.
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Ma non durerà all'infinito.
La vita è fatta di spese famigliari e di dignità.
Possono passare le spese.
Invece di andare in auto,si va a piedi.Invece di mangiare bistecche si mangia pasta ascuitta dell'Eurospin.
Invece di dare i soldi ai figli come paghetta,questi vanno a fare piccoli lavoretti.
Ma la dignità,chi te la ridà?
Specialmente a quei lavoratori che per 30 anni hanno dignitosamento lavorato e portato quei quattro soldi a casa.
La miseria c'è sempre stata,anche qundo si lavora.
Non sono i Bonolis che perdono 5 milioni per fare San Remo.
Nemmeno sono deputati,assessori,sindaci o altro che ogni mese si intascano decine di mila euro.
Sono dei lavoratori che prendevano a malapena 1000 euro al mesee.
Gente povera,come i disoccupati inglesi.
La paga in Italia,per un metalmeccanico è pari al buno di disooccupazione di uno stato europeo come l'Inghilterra.
Ma vedete,anche quella miseria,dava una dignità al nosto operaio.
Grazie a quella miserabile maga poteva far fronte alle spese di una vita senza pretese.
La loro paga e la paga della moglie,facevano entrare le spese basiche di una economia domestica.
Ora se quell'operaio,va a rubare e lo beccano,alla società costerà un mare di soldi.
Pensate che un detenuto costa,circa 6000 euro mensile alla società.
La classe operaia,maltrattata a confronto di tutti i lavoratori europei,ma avantaggiata ai cinesi,coreani e indiani,sta per diventare come i secondi.
La globalizzazione,offree all'operaio mondiale,una sola paga e un solo futuro!
Politicamente,è una situazione ottima per affermare il socialismo.
Quando la manovra padronale sarà attuata in tutto il mondo,secondo i marxisti,è l'inizio della fine del mondo capitalista.
Niente più frontiere e niente più concorrenze.
I speculatori,muoiono da soli,come i germi patogeni,nei loro escrementi.
Ma tanto il povero metalmeccanico,senza più dignità sta scendendo le scale.
Non ha il coraggio,neanche di salutare la moglie e i figli già lo calcolano come una nullità.
Poveraccio!
Che pena.
Ma le palle,dove le ha lasciate?
Sul Tetto?
Sveglia compagno.
Invece di leccarti le ferite,comincia a strillare e dare spinte.
Fai vedere che sai anche morire per il tuo lvoro e per la tu dignità.
Alzati e mostra i tuoi denti.
Ciao! 31-01-2010 15:01 - maurizio mariani
Questi farabutti, ma vi ricordate, quando un mese fa c'era uno spot in cui la '500 ci faceva il saluto dall'America? Era una pernacchia! Basta con i soldi elargiti a chi poi si fa gli affari suoi e lascia le redini a Ikea. E che minchia! Andassero a costruire le macchine in Cina se gli garba, ma non venissero a fare i parassiti qui. una volta la Fiat era, bene o male, il motore dell'Italia. Da quando le hanno svenduto l'Alfa e ha cominciato a delocalizzare, E' solo una piattola. 31-01-2010 12:24 - s.m.
L'avversità, mascherata di pace ed equilibrio sociale, a vere azioni di sviluppo del governo attuale, insieme alla sordità di una parte dell'opposizione, saranno responsabili delle sventure delle attuali giovani e future generazioni. Basta crisi e basta politiche di favore solo verso chi con questa crisi ci guadagna. Supportiamo un mondo del lavoro regolamentato senza piu' compromessi a discapito dei lavoratori. Da adesso La crisi la pagano i padroni. 30-01-2010 16:00 - giuseppegiordano