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FUORIPAGINA
01/02/2010
  •   |   Adriana Pollice
    Il nero dell'Alcatel

    Una baracca di 50 metri quadrati nella zona industriale di Battipaglia. Tetto in lamiera e muffa sulle pareti, una patina verde-marrone intorno alle strette finestrelle fuori norma e nei bagni. Un unico piccolo varco d'accesso e dentro dieci postazioni di lavoro, materiale altamente infiammabile vicino a stufette elettriche e cartoni, scatole di pasta e di tonno tra circuiti stampati e componenti elettroniche, aspiratori difettosi che diffondono nella stanza fumi di stagno. Non è un laboratorio clandestino fuori dai confini della «civile» Europa ma il luogo di lavoro per operai del salernitano o, meglio, per la parte più debole, il terminale di un percorso che dai contratti a tempo all'Alcatel-Lucent li ha portati al lavoro nero alla Meditec srl di Claudio Rinaldi. Un blitz dei carabinieri giovedì scorso ha avviato l'inchiesta, a cui stanno lavorando anche la Guardia di finanza e l'Asl, ma a portarla alla luce sono stati gli stessi lavoratori dell'Alcatel e la Cgil di Salerno. Al momento del blitz all'interno c'erano quattro operai, due dei quali fuggiti alla vista delle divise, che assemblavano schede con il marchio della multinazionale franco-statunitense accanto ad altri siglati Meditel.

    La dismissione e i nuovi soci
    La storia comincia a settembre quando cinque operai si barricano nello stabilimento Alcatel con delle taniche di benzina. La casa madre sta progressivamente abbandonando gli impianti europei per delocalizzare in Cina. «Ha già venduto lo stabilimento di Maddaloni, nel casertano - racconta Antonio, trentasettenne laureato in informatica - e gli operai sono finiti tutti a casa, poi è toccato ai 450 dipendenti di Frosinone e anche in quel caso la vicenda si è conclusa con la chiusura dello stabilimento. Adesso tocca a noi e ai colleghi di Rieti». A Battipaglia sono in oltre 200 con il contratto a tempo indeterminato: 120 lavorano nel centro di ricerca e sviluppo, 85 circa alla produzione dei componenti per la trasmissione di informazioni attraverso la banda larga, adsl ma anche la tecnologia wi-max, cioè reti di telecomunicazioni senza fili. Lavoratori specializzati, affiancati da ingegneri e informatici in grado di sviluppare un mix di hard e software per British Telecom, Orange Telecom, Wind, per aziende israeliani, spagnole, norvegesi e persino cinesi. Una produzione che assicura utili per 80milioni di euro all'anno. Accanto a loro ruotano circa 150 interinali, alcuni di loro precari da oltre dieci anni, con contratti rinnovati ogni tre mesi. Nell'ultimo periodo il loro numero si è ridotto e i rinnovi, per i pochi fortunati, sono cadenzati ogni mese.
    La multinazionale vuole vendere. Così dai vertici milanesi viene messo a punto il piano utilizzando il management byout: una cordata composta per il 40% da sette manager dello stabilimento di Battipaglia, a cui l'azienda in alcuni casi si dice che presti i capitali in cambio dei futuri guadagni, e al 60% dall'imprenditore Pierluigi Pastore, che già in precedenza aveva concluso un affare simile con la stessa impresa, rilevando un ramo d'azienda per poi ricevere commesse dalla ditta madre, mettendo a lavorare gli operai a cottimo. Con il tempo il ramo d'azienda è diventata la Meditel, l'unica società a cui l'Alcatel fornisce i materiali in conto lavorazione nel salernitano. Per Pastore e soci il nuovo affare frutterebbe 250 milioni di euro in commesse per quattro anni, quando decrescono c'è sempre la vendita di strutture e suoli, all'orizzonte i progetti per la costruzione dell'interporto, intorno a cui dovrebbe ruotare la logistica dello scalo marittimo di Salerno, che dovrebbe spostare le attività commerciali verso Battipaglia e Pontecagnano. «Noi produciamo e facciamo ricerca - raccontano - ma le merci che girano, tra traffici e ditte di trasporto, sono un affare migliore per la camorra».

    La scoperta della Meditec
    A settembre, a protestare davanti ai cancelli Alcatel sono in tanti, quando la tensione diminuisce le ore d'attesa passano chiacchierando. Così cominciano a girare voci sempre più insistenti di colleghi precari che si arrangiano in uno strano capannone a duecento metri da loro. A portarli alla Meditec c'è un mediatore interno alla struttura, in agricoltura si direbbe un caporale, che li seleziona a partire da un requisito fondamentale, avere il sussidio di disoccupazione, condizione utile a tappare loro la bocca per evitare grane. Un requisito che impedisce di raccontare cosa significa lavorare tra muffe e fumi di piombo, senza alcun presidio antincendio, nemmeno un elementare estintore, in un prefabbricato con un'unica piccola porta, con un plaid sulle gambe per ripararsi dal freddo. La paga è di 25 euro al giorno in nero, come per i braccianti di Rosarno. I prodotti finiscono impacchettati nelle scatole di cartone Alcatel-Lucent e via sul mercato.
    Servono le prove e allora i lavoratori si organizzano per infiltrare una «spia», un collega con orgoglio professionale e consapevolezza dei diritti in un paese dove i controlli sul lavoro sono un diritto di là da venire. È la «talpa» che apre le porte ai colleghi con telecamere e macchine fotografiche, supportati dal sindacato, per documentare lo stato dei luoghi, mentre i carabinieri finalmente avviano l'indagine. «La cosa assurda - spiega Franco Tavella, segretario generale Cgil Salerno - è che tutto questo accadeva da tempo e nessuno ha fatto nulla. Mi domando dove fossero le istituzioni, perché chi è delegato al controllo non sia intervenuto prima. In quelle condizioni era probabilissimo che capitassero incidenti, anche molto gravi».
    In attesa che la Finanza chiuda l'inchiesta, si può provare a valutare i fatti, e i fatti sembrano dire che l'Alcatel paga, in base al costo di mercato, una serie di servizi alla Meditel ma l'azienda fa fare una parte del lavoro, a poco prezzo, a un laboratorio che sfrutta il lavoro nero (di proprietà della Meditec), violando le norme di sicurezza e di igiene. Una vicenda che sembra prefigurare cosa potrà accadere con la cessione totale della struttura al gruppo guidato da Pastore. «Non abbiamo nessuna intenzione di fare la fine dei lavoratori Meditec» ripetono i colleghi, agguerriti e preparati, e chi lo sa cos'altro possono escogitare per proseguire la ricerca nelle telecomunicazioni. La multinazionale è avvertita.


I COMMENTI:
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  • non sto dicendo che tutto si deve appiattire verso il basso, tornare indietro di 50 anni e piu, per carità, che si deve lavorare da schiavi per pochi soldi. I diritti che i lavoratori hanno acquisito in 30 anni qui in italia sono sacri e vanno minimo mantenuti. La concorrenza della cina è una concorrenza sleale perchè ci devono essere le stesse regole, gli stessi diritti per tutti, cinesi, indiani, rumeni ecc ecc
    non penso sia solo avidità degli imprenditori che li fa andare a delocalizzare la ma solo per tenere i prezzi bassi ed essere concorrenziali su tutti i mercati.
    NB ho comprato una sciarpa all'ipermercato a 2 euro made in cina e un paio di scarpe a 18 euro sempre made superdilà non potrebbe essere altrimenti a quei prezzi. Com è che alcuni imprenditi notoriamente di sinistra costruiscono le scarpe in cina e le vendono in Italia a 200 euro al paio come media?
    Questi fanno schifo.... 09-02-2010 08:30 - giovanni8187
  • non sara' un po' colpa della globalizzazione? e prodi che fine a fatto?. si riempiva la bocca quando parlava della globalizzazione ma sono sicuro che non capiva neanche quello che stava pensando.
    certo sara' colpa anche dell'alto costo del lavoro in italia dovuto alle tasse necessarie a pagare i milioni di posti finti e di imboscati in enti inutili che pesano sul sistema ,del grande magna magna geneale dello spreco di risorse in opere inutili
    i risultati sono qui. per forza poi le aziende vogliono chiudere
    ed aprire altrove. ma noi che fine facciamo ci mangiamo la suola delle scarpe? 08-02-2010 18:05 - francesco
  • x giovanni8187 : In Cina sono abituati a lavorare in regime di tipo schiavistico da secoli, senza fiatare, senza osare ribellarsi per non essere bastonati, imprigionati o peggio da chi detiene il potere. E' con queste abitudini, appunto, che hanno raggiunto il pil a due cifre, i cui benefici economici non finiscono certo nelle tasche dei lavoratori (tu stesso sai - e ammetti - che lavorano per compensi da fame). Secondo te, anche noi dovremmo prendere questo tipo di abitudini? A dire il vero, pare che molti industriali stiano chiedendo al governo di insegnarci come si fa: sembra che tu sia d'accordo.
    Complimenti, giovanni! 08-02-2010 17:17 - c
  • Io non appartengo ideologicamente alla sinistra e, ad esser franco, le lotte operaie non rappresentano il mio principale interesse, però trovo insensate le critiche mosse da taluni contro il sindacato, che dopo tutto resta il solo e ultimo baluardo dell'operaio contro quel sistema di potere che ne sfrutta il lavoro. Sarebbe ingenuo individuare le cause della crisi nell'impegno sindacale (che tral'altro negli ultimi 20 anni è andato indebolendosi) e non piuttosto negli azzardi dell'alta finanza, nelle scelte scellerate dell'industria mondiale, nella abolizione delle regole che governavano i traffici e i rapporti economici internazionali, nella globalizzazione, nella ammissione della Cina al WTO, nei giochi di potere. Se le imprese delocalizzano non è certo a causa delle pressioni sindacali e chiamerei piuttosto la gente a riflettere sull'avidità di quelle grandi aziende, che, in nome della conservazione del capitale e del profitto, mascherati sotto i soliti clichè relativi alla concorrenza, si mostrano subito pronte ad abbandonare il territorio nazionale, lasciando senza lavoro interi distretti industriali e condannando alla disoccupazione migliaia di famiglie. 08-02-2010 16:35 - ?
  • hai mai provato a dividere il PIL cinese per il numero dei cinesi? Così vedi quanto guadagnano, e perché si delocalizza. Il problema è avaer aperto ai prodotti cinesi come se fossero prodotti in un sistema economico libero. 08-02-2010 16:20 - giuseppe zamapini
  • vorrei fare una domanda semplice semplice a qualcuno di voi a sinistra e a qualche esperto sindacale:
    In cina non esistono diritti umani, non esistono sindacati, chi protesta contro il regime gli inseriscono un proiettile nella nuca a bruciapelo, sono piu di un miliaro e due e lavorano sodo senza nessuna tutela di nessun tipo a prezzi irrisori e come mai hanno un pil a 2 cifre????
    Da noi ci siete voi di sinistra i sindacati tutte le possibili tutele (giustissime) per i lavoratori e, come in tutta europa, abbiamo un pil a meno di una cifra zero virgola????
    Colpa di Berlusconi??? Non ci credo neanche fosse il papa con a fianco il suo principale a dirmelo.
    Non è che alla fine siete proprio voi che state riducendo il ns paese allo sfascio?
    Pensateci gente 08-02-2010 11:32 - giovanni8187
  • Parlo da ex dipendente alcatel rieti...da noi hanno smembrato lo stabilimento reatino vendendo a imprenditori reatini facendo la cosidetta ritel rilevata con capitale sociale con soli 12.500 euro! Abbiamo manifestato...sciperato, bloccato autostrade ma a niente e' servito...l'alcatel ha venduto a ritel con le promesse che in 3 anni le commesse alcatel sarebbero sparite e rimpiazzate con commesse ritel...risultato?...niente commesse ritel, commesse alcatel in diminuzione e da 300 interinali lo stabilimento ora ne ha solo 40...i 200 fissi nn sono stati toccati ma leggendo questo articolo leggo che e' solo questione di tempo! Organizzate qualcosa di forte a livello di pubblicita' nazionale perche' solo questo ora ci puo' salvare...da ex interinale mandato a casa posso solo augurarvi buona fortuna!!! 08-02-2010 10:33 - Precario a vita...
  • sono sicuro che un intervento sindacale riesca a sistemare le cose in modo legalizzato, ma questo non sarà sufficiente perchè la casa madre delocalizzerà comunque in cina ove non ci sono interventi sindacali e la gente lavorerà in nero per 12 e piu ore al giorno e per pochi soldi.
    Qui in Italia invece saranno tutti in cassa integrazione e poi disoccuoati , molti in pensione anticipata a carico della comunità nazionale.
    complimenti ragazzi, avanti così
    andremo tutti a zappare la terra
    a GRATIS per due foglie di insalata, mentre i cinesi volano col pil sopra al 10 % 08-02-2010 07:57 - giovanni8187
  • Ieri 1 febbraio 2010 c'è stato l'incontro con il Governo, ma dopo tanti impegni presi i frutti sono amari. L'unica soluzione che ci ha saputo dare il Governo è stata di accettare la vendita a Pastore. Ma vi rendete conto? Vendita dell'Alcate-Lucent (una multinazionale) ad un uomo che cede il lavoro ad aziende che lavorano in nero e che mette in cassa integrazione gli operai della sua azienda?
    Qui tutti ci guadagnano tranne che gli operai che resteranno chi senza lavoro e chi con un lavoro a dir poco precario. Vi prego di aiutarci. Non è giusto che il Governo non faccia nulla. Senza Alcatel-Lucent non c'è lavoro per centinaia di operai specializzati ed ingegneri. 02-02-2010 23:33 - Rosario
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