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Daniele Rovai
Bufera a Caorso, sciopero nucleare
Dopo un anno e 52 cask partiti a Caorso tutto è fermo. L'azienda che deve gestire il lavoro addirittura commissariata e i 115 dipendenti della centrale in sciopero perché nessuno sa dirgli quale sarà il loro futuro.
L'invio del combustibile è iniziato a dicembre del 2008, procedendo celermente per mandar via l'80% della radioattività ereditata dalla stagione atomica degli anni '70. Dopo Caorso toccherà a Trino e poi a Saluggia, gli altri comuni nucleari del nord. Trasferito tutto il combustibile all'estero si potrà finalmente iniziare a smantellare la centrale.
Ad agosto dell'anno scorso, con la maggior parte delle barre ormai trasferite, seppur temporaneamente, sul suolo francese, tutto si è fermato. Ma il tempo fugge e ogni ritardo può compromettere un accordo che è costato alle famiglie italiane, per pagarsi la loro sicurezza nucleare, ben 277 milioni di euro. Quello che sta succedendo a Caorso ce lo raccontano i protagonisti stessi.
«Da dicembre del 2008 ad agosto del 2009 abbiamo fatto partire 52 cask per un totale di 884 elementi radioattivi. Abbiamo lavorato su tre turni e i giorni festivi, visto che le disposizioni europee permettono il trasporto di materiale radioattivo solo la domenica. E ora ci sentiamo dire che blocchiamo lo smantellamento della centrale solo perché chiediamo di sapere che fine faremo. Siamo i primi a volere che la centrale sia smantellata. Ma abbiamo qualche diritto anche noi».
Quando a ottobre del 2008, con il disegno legge "Sviluppo", l'esecutivo ha deciso di commissariare e smembrare l'azienda, hanno chiesto rassicurazioni al governo sui posti di lavoro senza ottenere risposta. Anzi il ministero, ci dicono, cestinava le mail senza nemmeno aprirle. È in quel periodo che inizia un'agitazione sindacale unitaria. Verso la metà di agosto il neo commissario rassicura verbalmente le organizzazioni riportando la situazione alla normalità. Solo la Cgil, e soprattutto la Rsu di Caorso, non ci stanno trasformando l'agitazione in uno sciopero degli straordinari e delle turnazioni. Come ci tengono a precisare, è però d'accordo tutta l'assemblea dei lavoratori, anche quelli iscritti alla Cisl.
«Pur non spendo cosa sarebbe successo abbiamo lavorato con impegno sino ad agosto. Poi abbiamo deciso di farci sentire. Sfido chiunque a lavorare facendo straordinari, anche di notte, domeniche comprese, quando una legge dice che sarai venduto a pezzetti a qualcuno - e non sai a chi - e le uniche promesse sono parole».
Il loro è un lavoro particolare e rischioso. Devono prendere delle barre radioattive depositate dentro una piscina piena d'acqua a 12 metri di profondità e metterle dentro dei cask, cilindri d'acciaio alti 4 metri. Tutto il lavoro avviene sott'acqua usando un carro ponte che pilotano da svariati metri d'altezza. L'acqua è l'unica barriera che li protegge dalle radiazioni. Ma quando il cask sigillato viene tirato fuori dall'acqua e asciugato la loro dose di radiazioni, seppur bassa, la prendono. Ogni giorno.
Sono persone che conoscono l'impianto come le loro tasche. Qualcuno lo ha addirittura visto nascere e sono consapevoli della responsabilità che hanno verso la popolazione. Per questo quasi si offendono quando gli domandiamo se la Sogin potrebbe utilizzare personale esterno per fare il loro lavoro.
«Certamente che potrebbero farlo. Alcuni lavori li hanno già appaltati a ditte esterne. Ma la legge (ddl 230 del 15 marzo 1995, ndr) dice che al momento dell'invio di materiale radioattivo fuori dalla centrale devono essere presenti le squadre di sicurezza. Cioè noi. E siccome i trasporti di materiale radioattivo la prefettura li autorizza solo di domenica non parte nulla».
Però ai primi di dicembre finalmente qualcosa si muove. «Abbiamo incontrato il commissario Mazzuca in videoconferenza che ci ha assicurato come l'azienda rimarrà in mani pubbliche e che crescerà grazie al ritorno al nucleare. E per dimostrare che non erano promesse ma impegni lo ha messo nero su bianco e firmato. Quando gli abbiamo chiesto che volevamo anche la firma di Scajola ci ha assicurato che non avrebbe firmato se non fosse questa la volontà del ministero. Certo se era questa la soluzione perché non lo hanno detto subito?»
La domanda è interessante. Anche perché la legge parlava di "smembramento" della società e vendita dei beni ad aziende energetiche controllate al 20% dallo stato. La lettera del commissario parla invece di una Sogin divisa in due con lo Stato azionista di maggioranza sia della prima (100%) che della seconda (51%). Non è una differenza da poco.
«Noi abbiamo voluto credere alle parole del commissario ed il 6 dicembre, per dimostrare che non è nostra intenzione mettere in imbarazzo l'azienda, abbiamo fatto partire i due cask pronti da settembre. E così abbiamo zittito chi getta la colpa addosso a noi per il rallentamento delle operazioni di smantellamento. Ma ci teniamo ad essere chiari: se il 18 gennaio, quando ripartiranno le operazioni per l'invio, non ci sarà il decreto ministeriale con gli indirizzi operativi del governo che confermano la lettera del commissario, da qui non parte più niente».
Mentre veniamo via da Caorso pensiamo a quell'impianto nucleare e a quei tecnici che sembrano vivere in simbiosi con la loro centrale. Ci hanno raccontato come hanno cambiato lavoro, e casacca, ormai troppe volte. Negli anni '70 tecnici Enel del ramo nucleare. Poi, quando il sogno è finito, ecco la casacca di Enel-Sogin e la trasformazione in costose guardie giurate di impianti diventati improvvisamente vecchi. Infine smantellatori di impianti atomici con la casacca Sogin, cioè l'esternalizzazione da parte di Enel dei servizi di gestione del "vecchio" nucleare: un onere costoso che non dava alcuna remunerazione e che avrebbe potuto danneggiare un'azienda pronta per il collocamento in borsa. In fondo chi poteva smontarli se non chi li conosceva meglio?
Ci hanno colpito le parole di commiato: «Chi opera nelle vecchie centrali nucleari italiane è un bene prezioso. È la memoria storica di quel luogo. Chiuderci non solo non avrebbe senso. Ma sarebbe un grave errore anche per il nucleare futuro».
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Perche dobbiamo vivere nello stile capitalista?
Ci sono popoli sulla terra che vivono senza energia eletrica e nonostante tutto,riescono a vivere,anche meglio di noi.
Ci sono delle comunità cristiane,negli USA che vivono senza l'energia eletrica e nonostante tutto,vivono bene e studiano.
Ci sono società,come quella cubana che vivono al minimo di energia e di tecnologia,questo per colpa di un blocco economico che subiscono da 50 anni, dagli USA.
Eppure,non è che si estinguono.
Anzi,diventano esempi per tutti quelli che cercano una alternativa a questo schifoso consumismo.
I popoli,più ricchi,oltre ad avere il problema dellenergia,ne hanno uno peggiore che e quello delle sue scorie.
La mondezza che produce una società come la nostra,è una vera e propria piaga.
Come tutte le scorie,noi italiani,che siamo i meno coscienti dei disastri che queste creano,le sotteriamo.
Le buttiamo con tutte le navi in mare,oppure le bruciamo creando nell'aria le micro particelle di rifiuti che sono molto più nocive di quelle grandi.
Vi ricordate Comorra,quando i camion venivano seppelliti sotto terra?
Il contadino,si intascava i soldi,e contiunuava a coltivare quella terra.
Non sapeva, che ora la terra era finita.
Noi siamo come quel contadino.
Fino a che non moriremo di cancro,non capiremo mai quello che abbiamo fatto.
Andiamo,come una vena d' acqua verso il basso.
Pronti a cambiare rotta,se si entra in crisi energetica.
Ieri avevamo sconfessato il nucleare,pensando a quello che successe ai nostri vicini russi.
Tutti a cacarsi sotto,anche per via dei terremoti.
Ora grazie a Berlusconi e alla crisi economica,tutti a costruire centrali atomiche.
Berlusconi ha detto che ne vuole una vicino Arcore,per far vedere alla gente che non c'è da aver timore.
Anche Simpson,in fondo lavora in una centrale nucleare.
Ne vuole un'altra vicino Villa Certosa,cosi i sardi potranno lavorare.
Non temete,le centrali che vuole il governo,saranno supersicure.
Come tutte le cose che il mate in Italy,produce da un po a questa parte.
Perfette come gli occhiali di Lapo.
A parte i scherzi,stiamo nella merda e con questo vento di destra,siamo anche con la puzza. 02-02-2010 18:07 - maurizio mariani
Meno solido è il futuro del nostro territorio, visto che in questo settore non puoi improvvisare senza rischiare di farla grossa. E dall'articolo invece scopriamo il "decentralismo nucleare", ossia un sistema in cui un po' di uffici a casaccio si inventano ruoli e competenze, mentre a livello governativo nessuno ha visto nessuno ha sentito. 01-02-2010 19:04 - andrea61