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Daniela Preziosi
Pdl-Polverini, scoppia di fatto
Ammicca in serie dai muri di Roma in giacca rossa, oppure in gessato e camicia bianca attillata, o ancora senza foto ma con un simbolo copiato di sana pianta a Sinistra e libertà. Tutto bene per Renata Polverini, almeno finché non parla. Perché ogni volta che invece ne dice una di sua iniziativa, c'è qualcuno del voluminoso comitato di sostenitori che storce o apertamente le dà contro. Ieri è stata la volta delle coppie di fatto: lei, Renata, sa di essere indietro nei sondaggi e quindi di dover rincorrere Emma Bonino. Claudio Velardi, l'ex dalemiano suo spin doctor, ha furbamente orchestrato l'immagine mediatica della sindacalista che piaciucchia a sinistra, e quotidianamente la spinge a fare incursioni nel campo avversario. E così, nel corso della giornata, Polverini ha snocciola ragionamenti che sembrano pescati qua e là dai discorsi degli avversari. «No al binomio immigrati-delinquenza». E poi: «Spezzerò il legame fra politica e nomine nella sanità», e già qui comincia ad essere un problema, visto che il campione di quel binomio (politica-sanità) è il suo grande fan Francesco Storace. Ma poi Renata - o chi per lei risponde al suo blog - si sporge troppo avanti e si ritrova ai confini del campo avversario, quando dice «sì a una legge che rinosca le coppie di fatto», non matrimoni di serie B , ma «allo stesso tempo sono convinta che diritti e doveri reciproci debbano essere riconosciuti alle coppie che vivono fuori del matrimonio».
La replica del sindaco di Roma Gianni Alemanno è secca: «Inutile discuterne. Sono materie che non competono né alla regione, né al comune, ma allo Stato». Stessa musica da Carlo Giovanardi, ex Udc ma ora pasdaràn papalino nelle file del Pdl : «Stia attenta a non perdere il voto dei cattolici. Su questioni così politicamente delicate come quelle che riguardano i temi famigliari è bene che i candidati presidenti del Pdl tengano conto dei programmi del governo e della maggioranza parlamentare che lo sostiene». E così a stretto giro Renata Polverini si trova a doversi rimangiare tutto: «La regione non ha titolo», ammette, e in fondo lei intendeva solo ribadire «quanto già prevede il nostro codice civile per quanto riguarda la tutela dei figli» e cioè cose «di assoluto buon senso». Ma il senso è chiaro: a suo sostegno, e contro l'anticlericale Bonino, si sta scatenando tutto un sottobosco di personaggi che neanche il 'sindaco con la celtica al collo' Gianni Alemanno aveva messo in campo nella competizione per il Campidoglio. Come Olimpia Tarsia, campionessa di manifesti pro-life e militante del movimento per la vita. Allo staff di Polverini non sfugge che personaggi di questo genere saranno anche graditi Oltre-Tevere, ma di qua dal fiume rischiano di essere controproducenti.
Ma in queste condizioni la campagna elettorale si trasforma in un campo minato, ed è per questo che nel pomeriggio una nota ufficiale ha comunicato che il 10 febbraio Silvio Berlusconi parteciperà a un comizio con Renata, per fugare i dubbi che circolano a proposito della freddezza del cavaliere verso la candidata.
Dall'altra parte invece Bonino affila le armi. Ieri finalmente l'inaugurazione del suo comitato elettorale, un ex magazzino del ferro con le sale che affacciano sul Lungotevere. Mancavano le linee telefoniche (attaccate nel pomeriggio) e un po' tutto, ma non l'animo. In attesa della candidata, Queen e l'inno europeo, Beethoven.
Un centinaio di persone inzeppate, ma sul piccolo palco poche presenze scelte: Riccardo Milana e Rita Bernardini, coordinatori del comitato, tengono a bada i presenzialisti (i cronisti assistonoa un siparietto fra Milana e alcuni dipietristi). E così i nomi illustri si ritrovano per l'occasione schiacciati in mezzo alla folla: c'è Nicola Zingaretti, Ignazio Marino, Giovanna Melandri, Bobo Craxi, Angelo Bonelli, deputati e dirigenti sparsi del Pd laziale. Marco Pannella, chioma bianca al vento, le pizzica ad uno ad uno e gli chiede di farsi la doppia tessera. Nel pomeriggio l'ennesima direzione Pd esprime gli ennesimi dubbi interni, ma pace.
Sul palco Emma chiama solo Miriam Mafai e Monica Guerritore. Ringrazia il regista Marco Bellocchio che si è messo a disposizione (in maniera vintage e scicchissima: organizzando un cineforum nella sede dei radicali), e Ouattara Gaoussou, immigrato leader della battaglia radicale per il rispetto della legalità dei tempi del rinnovo del permesso di soggiorno.
La candidata chiede ai suoi sostenitori di non fare affissioni abusive, e piuttosto di «addobbare le vostre finestre, le vostre macchine, gli uffici, le biciclette».
I soldi sono pochi - una nuova campagna di affissione partirà nei prossimi giorni ma è una goccia nel mare dei manifesti con cui il Pdl ha inondato la capitale e le province - ma il problema non è solo quello. Serve, dice lei, «un'assunzione di responsabilità di tutti». Lo slogan è «ti puoi fidare», Bonino usa un po' di parole per spiegarne il significato. I mezzi sono pochi ma il senso è chiaro. Forse anche a destra.
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la loro esposizione era per la manifestazione del primo maggio annullata.ma perchè un piccolo sindacato avrebbe dovuto spendere un milione di euro????
sarebbe gradita una piccola inchiesta 18-02-2010 18:53 - menelik
Apprezzo le sue battaglie sui diritti civili, meno un'idea economica liberista e non liberale che sta distruggendo le società attuali.
Il lavoro onesto è fondante di ogni società democratica e deve permettere al singolo tramite equa retribuzione di progettare la propria esistenza. 03-02-2010 14:43 - Miria
Credo che lei riesca a evidenziare bene la sua diversità dalla Polverini che è nessuno, visto che bleffa e cerca di confondere tutto, copiando il cartello rosso degli altri, per non far notare il nero più deteriore che la sostiene. 03-02-2010 11:08 - Cristina Giambuzzi