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FUORIPAGINA
03/02/2010
  •   |   Simone Pieranni
    Pechino a Obama: lascia stare il Tibet

    «Se il presidente Obama incontrasse il Dalai Lama, andrebbe incontro alla nostra ferma opposizione e finirebbe per minacciare la fiducia e la collaborazione tra Stati Uniti e Cina». Le parole alla stampa di Zhu Weiqun, un alto responsabile del partito comunista cinese, nel momento in cui la massima autorità religiosa tibetana si accinge a raggiungere gli Stati Uniti (visita di dieci giorni, a partire dal 16 febbraio) chiariscono la precarietà dei rapporti tra i partner del cosiddetto «G2». La Casa bianca ha fatto sapere che incontrerà il leader tibetano, nonostante l'ira di Pechino.
    Dopo che Google, azienda americana, ha violato le leggi cinesi rendendo disponibili on line contenuti precedentemente censurati, dopo il discorso di Hillary Clinton contro la foga censoria di Pechino e infine dopo la paventata possibilità da parte degli Usa di vendere armi a Taiwan, per un totale di oltre 6 miliardi di dollari, Pechino sembra aver scelto la strategia dell'avvertimento preventivo: il Dalai Lama volerà negli Usa subito dopo il capodanno cinese (e tibetano), ma dalle voci ufficiali cinesi giunge un fermo «no» alla possibilità di un incontro con il presidente Obama. La Cina non ha gradito le ultime mosse di Washington e pare intenzionata a concedere alla Casa Bianca il vantaggio di conoscere la propria opinione, se ce ne fosse bisogno: se Obama incontra il Dalai Lama, la misura sarà colma.
    Supportato da un'opinione pubblica profondamente critica nei confronti di Obama, da una stampa che non ha risparmiato, anche nelle sue voci più aperte, stilettate pesanti contro Washington, il governo di Pechino si muove con una certa sicurezza nell'ammonire l'amministrazione democratica: il popolo, se fosse necessario dimostrarlo, è con i propri politici. E il rischio è che spinga per qualcosa di più delle sole minacce retoriche.
    Il tutto inoltre è avvenuto nel momento in cui erano in corso nuovi incontri tra autorità cinesi e rappresentanti tibetani: come di consueto l'happening è sembrato risolversi in un nulla di fatto, nonostante ottimismi e buoni propositi. La propaganda cinese dipinge ogni giorno un grande futuro per il Tibet cinese, sviluppato, ricco nonché privo del fardello religioso del leader spirituale e non molla di un centimetro l'aspetto che appare più sensibile per i tibetani in esilio: il concetto di autonomia della regione. Un discorso fuori portata, vista la fermezza cinese al riguardo. Sulla visita del Dalai Lama a Washington, da parte degli Usa arrivano segnali poco apprezzati da Pechino. Un portavoce della Casa Bianca il mese scorso, aveva chiarito le intenzioni di Obama: «il Presidente ha specificato al governo cinese che intende incontrare il Dalai Lama, è sempre stata sua intenzione».
    Benzina sul fuoco dalle parti di Pechino a testimonianza di un rapporto di fiducia con Obama ormai gettato alle ortiche: Obama è la grande delusione cinese, nonostante - poco prima della visita di novembre in Cina - avesse rifiutato un incontro con l'autorità religiosa tibetana, in segno di rispetto per Pechino. Un fatto che si perde perfino nei meandri della longeva memoria cinese.
    Da Dharamasala, nel frattempo, il governo tibetano in esilio ha respinto il monito cinese su un eventuale incontro tra il presidente Usa e il Dalai Lama, sottolineando che «non vi è niente di male in un incontro tra Barack Obama e sua Santità», poiché «riteniamo che il ruolo degli Stati Uniti sia di facilitare un dialogo corretto e onesto tra gli inviati del Dalai Lama e il governo cinese».


I COMMENTI:
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  • E cmq questa storia che siccome la Cina ha i soldi, nessuno si può permettere di criticarla è veramente inaccettabile. Così come il fatto che i cinesi stiano sistematicamente hackerando i siti internet di loro interesse, rubando tutte le informazioni rubabili. Questo dovrebbe far diventare la PRC uno stato canaglia quale è, invece sono loro che dicono a noi chi dobbiamo incontrare e chi no. Quando il Dalai Lama venne in Italia i politici lo evitarono come la peste, l'unico 'politico' che accettò la sfida fu Beppe Grillo. Gli altri tutti ad evitare i fulmini di Pechino. A maggior ragione ora, che TREMONTI ha venduto alla Cina parte del ns debito pubblico. Ora, anche se nessuno l'ha ancora detto, che la Cina è diventata in realtà la padrona d'Italia.

    Ma voi mi raccomando, continuate a notare la scostumatezza di M.M, quello si il problema. LOL. 08-02-2010 20:35 - s.m.
  • Purtroppo la capità di M.Mariani di usare l'arma della provocazione non è molto compresa dai lettori del Manifesto. Io, a dire il vero, sono invece affascinato da questa qualità. E noto come sia superficiale chi lo critica, totalmente inabile ad afferrare l'essenza dei suoi discorsi. E mi sa, che sono discorsi fatti ben a ragione no?

    Quel che M.M. vuole dire, è che gigioneggiare sul colore della pelle non vuol dire niente oramai, al Sud non è che lavorano solo 'neri', lavorano anche slavi, eppure vengono trattati uguale. Obama può essere 'abbronzato', ma è sempre espressione degli Stati Uniti e delle loro potentissime lobby, e sebbene io sia disperatamente a suo favore (pur che peggio non venga..) è chiaro, come insegna il caso HONDURAS, che gli USA non sono diventati improvvisamente 'angeli salvatori' del mondo. Chi lo pensa, in stile Giuliano Ferrara, dovrebbe tirare la catena e provare a pulirsi il cervello.

    Cmq non c'é problema: 10:1 vincente che il prossimo presidente degli USA sarà un cinese, perché no?

    Se i lettori del Manifesto qui presenti avessero afferrato meglio il concetto, MM era dannatamente nel giusto affermando che il razzismo è lo sfruttamento in sé, e più che sulle razze, si basa sulle differenze di ricchezza. Ma oramai la sx ha talmente esaurito le sue capacità di analisi che non riesce più a capire nemmeno chi fa discorsi provocatoriamente 'antibuonisti'. Bah. 08-02-2010 20:27 - s.m.
  • Concordo con i commenti che stroncano quanto scritto da maurizio mariani ed in generale con questa sub-cultura (che di sinistra non ha nulla) che vede negli USA il male assoluto, dimenticando con troppa facilità che tra USA e Italia il primo Paese è infinatamente più libero e democratico del secondo, che per converso è forse il Paese più sciatto, avido, conservatore, bigotto e corrotto dell'intero occidente. Esprimo poi, in merito alla vicenda in sé, grande apprezzamento per la scelta di Obama: magari lo incontrasse davvero, il Dalai Lama! Quanto alla colossale panzana mediatico-culturale della Cina come reale antagonista degli USA, chi scrive dovrebbe informarsi molto bene. La Cina non supererà mai gli USA (almeno non in questo secolo) e questo per una questione di spietata matematica: la Demografia condanna la Cina ad ujn lento ed inesorabile declino. A questo si aggiunga il fatto che si, è vero, i Cinesi detengono circa il 60% del debito pubblico americano. Per questo sono semplicemente in trappola. E comunque, almeno per quello che mi riguarda, guerra o no, la questione è molto semplice: W OBAMA. Lo scietticismo che accompagna la figura del Presidente Nero (ma ci pensate quanto siamo distanti in Italia da simili traguardi di civiltà?)assomiglia fin troppo a quello che per esempio accompagna Nichi Vendola. Entrambi sono considerati, dai "duri e puri", siano essi di sinistra o di destra, semplicemente come dei bluff. Evidentemente, la cultura conservatrice è molto più radicata di quel che sembra dagli schieramenti politici... 04-02-2010 22:41 - Antonio-Foggia
  • Ma Parlato o Rossanda quando leggono queste idiozie partorite dalla mente dei lettori non si deprimono? 04-02-2010 15:17 - tommaso
  • Capperi!
    ma sono lettori del manifesto quelli che si dilettano nei commenti di cui sopra? Se così è, la crisi del manfo non è economica ma esistenziale, nel senso che se questi opinioni sono risultato della sua lettura, nulla si perde con la sua scomparsa. Tanto per dire, Pechino ha ben altri nemici del Dalai, Lotta Continua e Potere Operaio esprimevano una critica alla politica loro contemporanea puntuale ed efficace, fornivano strumenti di conoscenza e di lotta che oggi ce li sognamo. E confondere Servire il Pollo con L.C. denota giovane età o incapacità di lettura. L'Impero era da combattere ai tempi della guerra al Vietnam, così come ora, nel tempo delle guerre preventive e di rapina ai distributori di benzina. Le frettolose affermazioni cazzare macro-economiche sono, appunto, cazzate. Tornate alla lettura. 04-02-2010 14:29 - desperate
  • Ho paura, non vorrei che dietro a tutto questo buonismo ci sia un disegno di guerra, prima la vendita di armi a Taiwan, contemporaneamente il premio nobel della pace vende armi alla Cina e fa guerre ovunque, ora il Tibet, che ha tutte le ragioni ma spinto dai guerrafondai usa mi sembra che si voglia far scoppiare qualcosa di grosso in Cina in modo da dividerla e non dover rendere i debiti che hanno gli usa, soliti esportatori di guerra e morte. 04-02-2010 13:37 - Emanuele Salvadè
  • Ci sarebbe da ridere se invece non fosse da piangere!E'straordinario come l'ideologia possa deformare la corretta e obbiettiva visione delle cose.La storia,purtroppo,a larga parte degli esseri umani non ha insegnato un accidente di niente;la democrazia,per esempio,sembra un dettaglio scontato e/o irrilevante,un cavillo noioso burocratico;vorrei capire come si può paragonare la pur difettosa,migliorabile e anche vulnerabile società occidentale,costruita certo su squilibri socio-economici,ma attenuabili e/o recuperabili, almeno in prospettiva medio lunga,a dittature feroci e spietate,che sono l'antitesi di qualsiasi civile governo e convivenza sociale!Ma a quali punti di riferimento politici e storici si aggrappa chi stronca-senza tentennamenti nè dubbi-la cultura occidentale?(Peraltro è solo grazie ad essa che costoro possono esprimersi in tal guisa,senza timore di essere censurati,arrestati,torturati o uccisi).Consiglio ad alcuni commentatori la lettura approfondita di testi e trattati storico-politici obbiettivi e non di parte-per quanto ciò sia di difficile reperimento-ma lo ritengo di capitale importanza(per il bene comune). 04-02-2010 13:32 - enrico
  • Compagni, attenzione alle trappole: le guerre hanno sempre trovato un ottimo motivo (senza di che non sarebbe possibile alcuna mobilitazione militare dei popoli): portare la civiltà a popolazioni arretrate, raggiungere l'unità nazionale, difendere le minoranze nazionali oppresse, ecc.
    Le guerre attuali (e la prossima) hanno (avranno) la loro accattivante giustificazione nella difesa dei diritti umani.
    Rileggete, vi prego, il saggio sull'imperialismo di Lenin, più che mai attuale. Mao tse tung ha così brillantemente sintetizzato il pensiero di Lenin:"Da un punto di vista marxista non esistono che due soluzioni: o la rivoluzione impedisce la guerra o la guerra porta alla rivoluzione": questo giudizio risulta più che mai vero.
    L'aumento della concorrenza internazionale porta alla lotta per l'accaparramento dele materie prime, alla creazione di mercati protetti sempre più vasti, ecc.
    Di fronte alla concorrenza cinese, gli USA (e con loro i reggicoda europei), incapaci di reggerla sul piano economico, saranno sempre più tentati dall'uso della propria forza militare per difendere gli interessi mondiali dei loro monopoli.
    Le presenti schermaglie tra USA e Cina rappresentano così i primi preparativi della prossima guerra interimperialistica.
    La domanda è: avranno i popoli la saggezza di sottrarsi e la forza di opporsi all'abbraccio e alle lusinghe dei loro monopoli? 04-02-2010 11:40 - bike
  • La sinistra,perde e perderà sempre,se non la smette con la retorica e con il falso perbenismo.
    Cosa vuol dire essere razzisti,quando critico un presidente nero?
    Ma dove stiamo? in Alabama nel 1913?Oppure siamo in un mondo globale?
    Prima,tutti uguali,ma appena critichi qualcuno,ecco che ritirano fuori i mostri dall'armadio e altri orrori del passato.Tanto nel presente....
    In palestina il popolo leggittimo è in un recinto che chiamarlo,campo di concentramento è offensivo per gli ebrei.
    Obama,manda 30 mila soldati a invadere il mondo,ma nessuno si deve azzardare a fare dell'ironia per la sua pelle.
    Io,in estate stò ore e ore sotto il sole, per avere una pelle nera.Cazzo vuol dire tutto ciò.Mi si vuole criticare.Bene che mi si critichi per la sostanza e non per discorsi che puzzano di falso.
    Oggi i razzisti sono quelli che vogliono lo straniero per sfruttarlo.
    Il razzismo è stato sostituito dallo sfruttamento dell'uomo su l'uomo 04-02-2010 10:17 - maurizio mariani
  • i primi due commenti sono allucinanti, maurizio, più che parlare delle chiappe nere degli altri, dovrebbe parlare dei suoi problemi, dato che è un incredibile razzista, nonché sta dalla parte di chi si fa esplodere in mezzo a bambini a casaccio come i talebani, e di chi nega l'oocausto, paragonabile tra l'altro, alle purghe di stalin; dulcis in fundo, si augura in maniera totalmente antioccidentale, il crollo economico dell'occidente, e tenta di fomentarlo. vaibarma invece trasuda simpatia x chi nega la democrazia (cina) grazie alla quale lui scrive le sue scemenze, un classico. vergognatevi. 04-02-2010 07:38 - bruno
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