domenica 17 febbraio 2013
Abbonamenti 2012

 
Forum
 
LA ROTTA D'EUROPA
Le crisi senza Unione
di Rossana Rossanda
OGGI IN EDICOLA
giornale domenica 17 febbraio 2013
ACQUISTA IL PDF
Ottobre 2011
 
 
 
In edicola
dal 18 Ottobre

a 3€ con il manifesto, a 1,70€ più il prezzo del giornale negli altri giorni
 
Tunisia, la vertigine di poter scegliere
di SERGE HALIMI
Fissione nel cuore del nucleare francese
di TRISTAN COLOMA
 
 
Condividi su facebooktwitteraddthis.com
FUORIPAGINA
03/02/2010
  •   |   Simone Pieranni
    Pechino a Obama: lascia stare il Tibet

    «Se il presidente Obama incontrasse il Dalai Lama, andrebbe incontro alla nostra ferma opposizione e finirebbe per minacciare la fiducia e la collaborazione tra Stati Uniti e Cina». Le parole alla stampa di Zhu Weiqun, un alto responsabile del partito comunista cinese, nel momento in cui la massima autorità religiosa tibetana si accinge a raggiungere gli Stati Uniti (visita di dieci giorni, a partire dal 16 febbraio) chiariscono la precarietà dei rapporti tra i partner del cosiddetto «G2». La Casa bianca ha fatto sapere che incontrerà il leader tibetano, nonostante l'ira di Pechino.
    Dopo che Google, azienda americana, ha violato le leggi cinesi rendendo disponibili on line contenuti precedentemente censurati, dopo il discorso di Hillary Clinton contro la foga censoria di Pechino e infine dopo la paventata possibilità da parte degli Usa di vendere armi a Taiwan, per un totale di oltre 6 miliardi di dollari, Pechino sembra aver scelto la strategia dell'avvertimento preventivo: il Dalai Lama volerà negli Usa subito dopo il capodanno cinese (e tibetano), ma dalle voci ufficiali cinesi giunge un fermo «no» alla possibilità di un incontro con il presidente Obama. La Cina non ha gradito le ultime mosse di Washington e pare intenzionata a concedere alla Casa Bianca il vantaggio di conoscere la propria opinione, se ce ne fosse bisogno: se Obama incontra il Dalai Lama, la misura sarà colma.
    Supportato da un'opinione pubblica profondamente critica nei confronti di Obama, da una stampa che non ha risparmiato, anche nelle sue voci più aperte, stilettate pesanti contro Washington, il governo di Pechino si muove con una certa sicurezza nell'ammonire l'amministrazione democratica: il popolo, se fosse necessario dimostrarlo, è con i propri politici. E il rischio è che spinga per qualcosa di più delle sole minacce retoriche.
    Il tutto inoltre è avvenuto nel momento in cui erano in corso nuovi incontri tra autorità cinesi e rappresentanti tibetani: come di consueto l'happening è sembrato risolversi in un nulla di fatto, nonostante ottimismi e buoni propositi. La propaganda cinese dipinge ogni giorno un grande futuro per il Tibet cinese, sviluppato, ricco nonché privo del fardello religioso del leader spirituale e non molla di un centimetro l'aspetto che appare più sensibile per i tibetani in esilio: il concetto di autonomia della regione. Un discorso fuori portata, vista la fermezza cinese al riguardo. Sulla visita del Dalai Lama a Washington, da parte degli Usa arrivano segnali poco apprezzati da Pechino. Un portavoce della Casa Bianca il mese scorso, aveva chiarito le intenzioni di Obama: «il Presidente ha specificato al governo cinese che intende incontrare il Dalai Lama, è sempre stata sua intenzione».
    Benzina sul fuoco dalle parti di Pechino a testimonianza di un rapporto di fiducia con Obama ormai gettato alle ortiche: Obama è la grande delusione cinese, nonostante - poco prima della visita di novembre in Cina - avesse rifiutato un incontro con l'autorità religiosa tibetana, in segno di rispetto per Pechino. Un fatto che si perde perfino nei meandri della longeva memoria cinese.
    Da Dharamasala, nel frattempo, il governo tibetano in esilio ha respinto il monito cinese su un eventuale incontro tra il presidente Usa e il Dalai Lama, sottolineando che «non vi è niente di male in un incontro tra Barack Obama e sua Santità», poiché «riteniamo che il ruolo degli Stati Uniti sia di facilitare un dialogo corretto e onesto tra gli inviati del Dalai Lama e il governo cinese».


I COMMENTI:
  pagina:  2/2  | prima  | precedente
  • Obama incontra il Dalai Lama, ma non ha incontrato e non incontrerà Zelaya, il legittimo presidente dell'Honduras. Obama ed il suo governo sostengono il governo golpista dell'Honduras che base il suo potere sulla violenza militare e su elezioni fraudolente. Obama persegue l'identica politica imperialista di chi lo ha preceduto: due pesi e due misure. 04-02-2010 07:13 - Franco
  • Mamma mia ! Ma esistono ancora delle persone che la pensano come Maurizio Mariani ? Mi sembra di sentire i discorsi che venivano pubblicati negli anni settanta nei vari libelli della sinistra extraparlamentare tipo " lotta continua ", " potere operaio " , " servire il popolo ", " lotta comunista, " bandiera rossa ", " lotta di classe" eccetera eccetera. Poi abbiamo visto tutti che fine hanno fatto.
    Obama fa il suo mestiere di Presidente degli Stati Uniti, ma a mio giudizio è un miliardo di volte meglio del suo predecessore George W.Bush, il quale si dichiarava " amico personale " del nostro Silvio Berlusconi. Non a caso l'attuale governo italiano di centro destra non lesina le critiche alla presidenza Obama appena ne ha l'occasione, vedi il recente caso del terremoto di Haiti. Bertolaso ha criticato la gestione degli aiuti da parte degli USA , e così si è subito guadagnato i galloni di ministro. E, per favore, lasciamo perdere il colore della pelle. Questi argomenti vengono usati solo dagli ignoranti, dai razzisti e dai maleducati. 04-02-2010 07:03 - gianni
  • Cosa diremmo noi se Obama incoraggiasse il separatismo della provincia di Bolzano? Il Tibet è Cina ed è una questione si seria ma interna al mondo complesso della Cina di oggi. 04-02-2010 05:57 - Angelo Bini
  • Credo che Obama ( mi sembra giusto smetterla di differenziare una persona per il colore della pelle, Maurizio è un razzista di fondo), faccia la politica sui diritti umani, come è la sua storia, ricordiamo che proviene dal volontariato americano, dove il problema razzismo e diritti sono molto presenti. Il fatto economico, magari va in secondo piano, leggo che qualcuno si preoccupa per l' economia Statunitense, come fanno i repubblicani- qualche simpatia?-. Il problema di Obama, lo vedo diverso, è una persona del popolo in una posizione veramente difficile. Cerca di dare un colpo al cerchio uno alla botte. Comunque i suoi elettori, sicuramente saranno felici che si incontri con Dalai Lama. Cosa sarebbe successo se non lo avesse fatto? Ricordiamo le critiche ricevute al inizio mandato perchè non lo ha incontrato? I rapporti cino-usa, vanno ben oltre. 03-02-2010 19:35 - alberto mareschi
  • oggi Ahmadi nejad ha dato via libera al trasferimento dell'uranio iraniano ad un paese terzo per l'arricchimento fino al 20 per cento probabilmente per l'uso civile,OK ,cosi mettera in difficolta' governo americano che con Dalai lama voleva ricattare i cinesi che avevano dichiarato la loro contrarieta'di sanzionare l'iran ,oggi il giuoco del presidente iraniano ha rovinato il trucco americano ,cosi non lascia spazio di fare il giuco sporco che stavano inventando contro l'iran ,da un lato vendono i missili e aeri a TAIWAN ,DALL' ALTRA PARTE VANNO ACCOGLIERE IL NEMICO NUMERO UNO DEL pECHINO ,pesavamo che questo era meglio del precedente ,mi sa che aveva ragione berluscone ,:cambia solo il colore il resto è uguale 03-02-2010 17:33 - vaibarma
  • Il nero della Casa Bianca,non vuole abbassare la testa.
    Con i cinesi,non intende fare la parte del pidocchioso.
    Lo ha fatto con i russi e con gli europei,ma non gli va di farlo anche con i cinesi.
    Usa il pretesto del Dalai Lama,per far vedere al mondo che ha ancora un paio di palle.
    Ma i cinesi,hanno in banca tanti di quei dollari,che potrebbero tappezzare tutta la muraglia come se fosse tappezzeria da cento dollari.
    La Cina è sempre più vicina e guasi gli struscia le chiappe nere.
    Obama,più per orgoglio,che per logica,ha invitato il capo dei religiosi tibetani a casa.
    Questo,sicuramente farà saltare i rapporti che difficilmente si sono istaurati tra venditore e consumatore.
    Per me,nei prossimi giorni ci sarà,l'esplosione della bolla e tutte le economie virtuali,salteranno come tappi di spumante.
    Chi ha qualche soldo investito,lo ritiri,altrimenti rimanete con il cerino tra le mani.
    Sta per avvenire quello che tutti temevano.
    Non date retta ai propacandatori di benessere.
    Siamo nella merda e bisogna nuotare.
    Domani,quando Obama avrà attuato la sua provocazione,tutto il mondo si sveglierà e vedrà.
    Non dite poi, che non siete stati avvertiti!
    Invece di baciare le chiappe dei cinesi,che gli riconoscono i dollari,li va a provocare...
    Ma! 03-02-2010 16:56 - maurizio mariani
I COMMENTI:
  pagina:  2/2  | prima  | precedente
INVIA UN COMMENTO
* richiesto
Nome   *
E-mail  
Immagine CAPTCHA per prevenire lo SPAM
Se non riesci a leggere la parola, clicca qui.
Codice   *
Commento   *
 
INDICE
freccia
ottobre 2011 [ 106 ]
freccia
freccia
agosto 2011 [ 112 ]
freccia
luglio 2011 [ 111 ]
freccia
giugno 2011 [ 129 ]
freccia
maggio 2011 [ 132 ]
freccia
aprile 2011 [ 100 ]
freccia
marzo 2011 [ 99 ]
freccia
freccia
gennaio 2011 [ 100 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2010 [ 62 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2009 [ 27 ]
freccia
freccia
TERRA TERRA
  • Bob Lutz in Gm, l'eterno ritorno
    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
    7 novembre 2011
  • Lezioni di dissenso
    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
    7 novembre 2011
MANIFESTO BLOG
LOSANGELISTA Luca Celada
freccia
ANTIVIOLENZA Luisa Betti
freccia
LO SCIENZIATO BORDERLINE Massimo Zucchetti
freccia
QUINTOSTATO Roberto Ciccarelli
freccia
FRANCIAEUROPA Anna Maria Merlo
freccia
ROVESCI D'ARTE Arianna Di Genova
freccia
POLTERGEIST Nefeli Misuraca
freccia
HORROR VACUO Filippo Brunamonti
freccia
NUVOLETTA ROSSA Andrea Voglino
freccia
ESTESTEST Astrit Dakli
freccia
NAPOLI CENTRALE Francesca Pilla
freccia
POPOCATÉPETL Gianni Proiettis
freccia
AUTOCRITICA Francesco Paternò
freccia
SERVIZI