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Anna Maria Merlo
Il mondo senza radio, tv e giornali
Come si è informati dalle reti sociali su Internet? C'è una differenza sostanziale con chi si informa sui giornali e con radio e tv? La lettura del mondo che deriva da fonti come Facebook o Twitter è pertinente? Per rispondere a questi interrogativi, cinque giornalisti che lavorano per radio francofone pubbliche (le francesi France-Info e France-Inter, Radio Canada, la Rtbf belga e la Radio-Tv svizzera), sono rinchiusi da lunedì e fino a venerdì in una fattoria del Périgord. Non hanno giornali, sono senza tv e non possono ascoltare la radio. Hanno un computer, ma non possono navigare liberamente: si informano solo su Facebook e con Twitter. Con degli appuntamenti quotidiani, informano della loro esperienza sulle rispettive radio (è possibile leggere le loro testimonianze su radiosfrancophones.org e sui blog sui siti delle radio). Alla fine dei cinque giorni di «Porte chiuse su Internet», verranno trarre le conseguenze di questo esperimento.
L'idea è interessante, ma il metodo solleva qualche perplessità. I giornalisti hanno dovuto impegnarsi a non seguire fino in fondo i link proposti su Facebook o Twitter, per evitare di finire sul sito di un giornale. Hanno dovuto disabbonarsi da tutti i siti dei media tradizionali. Alcuni specialisti dei media criticano questa artificialità. Altri sospettano che lo scopo dell'esperimento sia dimostrare la superiorità dei media tradizionali. «Lo ripeto: non vi partecipo per dimostrare la superiorità dei media tradizionali sui nuovi media», ribatte però sul suo blog Anne-Paule Martin, una dei giornalisti dell'esperimento (Radio svizzera). Che aggiunge, scherzando: «devo confermare che dopo 24 ore dall'inizio dell'esperimento trovo che i giornali, i flash radio e i tg abbiano una grande qualità. Permettono almeno di dormire». Secondo il giornalista di France-Info Benjamin Muller, lo scopo dell'esperimento è di valutare l'affidabilità, l'esaustività ma anche la gerarchizzazione dell'informazione che circola sulle reti sociali. Il problema è che i giornalisti vivono per cinque giorni come in una scatola chiusa, senza i contatti abituali, che permettono di convalidare una fonte, confrontarla con altre. In ogni caso, l'esperimento sta suscitando un grande successo proprio sulle stesse reti sociali a cui i cinque giornalisti sono connessi come loro unica finestra sul mondo.
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Francesca 04-02-2010 09:00 - francesca