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Matteo Bartocci, Iaia Vantaggiato
Angelucci-Caltagirone scontro sulla Gazzetta
A due mesi dalle elezioni in Puglia l'esito del voto dipende, e non poco, anche dalle scelte dei «poteri forti» nella regione e non solo. Non è un caso che in queste ore fervono le trattative per la compravendita della Gazzetta del mezzogiorno, il primo quotidiano pugliese controllato dall'editore catanese Mario Ciancio.
L'azienda nega categoricamente ma la vendita della Gazzetta - le cui quote sono attualmente divise tra la famiglia siciliana dei Ciancio (69%) e quella pugliese dei Fusillo (30%) - viene data da più parti ormai per imminente. Ad aggiudicarsela, dopo mesi di trattative, potrebbero essere gli Angelucci, gli attuali editori di Libero e Riformista, che avrebbero così avuto la meglio sull'imprenditore romano Caltagirone interessato all'acquisto della Gazzetta sin dall'inizio degli anni Novanta.
Un'ipotesi, quella di Caltagirone che si scontra con la determinazione costante con cui Ciancio ha difeso il proprio «territorio» sia dal punto di vista economico che da quello più specificamente editoriale. Gli interessi dell'imprenditore romano spaziano dall'editoria alle costruzioni (Vianini e Cementir), dalla finanza (Montepaschi e Generali) ai servizi pubblici (la romana Acea).
La Caltagirone Editore Spa è il terzo gruppo editoriale italiano, quotato in borsa dal luglio del 2000. Un gigante da 400mila copie al giorno vendute in edicola più il milione e passa regalate nelle stazioni di mezza Italia del gratuito Leggo. Un gruppo che comprende il Messaggero di Roma (204mila copie diffuse al giorno, dati ottobre 2009), il Mattino di Napoli (76.500), Il Gazzettino di Venezia (84mila) più il Corriere Adriatico nelle Marche (18.600) e il Nuovo quotidiano di Puglia (19.500). Al 30 settembre scorso il gruppo fatturava quasi 185 milioni di euro (di cui 63,5 per la vendita dei quotidiani e 113 per la pubblicità, calata del 20% rispetto al 2008). Nonostante uno stato patrimoniale florido (804 milioni di euro) e la distribuzione di un piccolo dividendo (6,2 milioni) la Spa ha chiuso i primi nove mesi del 2009 in negativo (-30,3 milioni di euro).
La cassaforte editoriale del gruppo è la concessionaria di pubblicità Piemme, la quarta in Italia. Ed è qui soprattutto che l'interesse per la Gazzetta si fa interessante dal punto di vista industriale: diventare il primo editore di quotidiani da Roma in giù (Sicilia esclusa) farebbe decollare la raccolta pubblicitaria a tutto discapito della Publikompass, concessionaria della Stampa (Fiat) che con gli accordi locali riesce a essere leader non solo nel Nord Ovest ma anche in Sicilia, Calabria, Basilicata e Puglia.
L'investimento in Puglia cancellerebbe la spartizione faticosamente raggiunta nel '97 quando la Fondazione Banco di Napoli vendette uno dopo l'altro i due giornali che ad essa facevano capo - la Gazzetta del Mezzogiorno e il Mattino di Napoli, appunto - l'uno a Mario Ciancio e l'altro allo stesso Caltagirone.
Le resistenze verso il costruttore romano dunque sono forti. In gioco resterebbero solo gli Angelucci, che in Puglia hanno forti interessi nella sanità e sono coinvolti, tra l'altro nelle inchieste che riguardano anche l'ex governatore e attuale ministro per il Sud Raffaele Fitto. Gli Angelucci tentano quest'ultima scalata da due anni e mezzo e ora sono sul filo di lana. Resta da vedere se le trattative alla fine andranno in porto con Ciancio per il controllo totale del giornale o con Vito Fusillo che per acquistare la sua quota di minoranza si è indebitato pesantemente con la Banca popolare di Bari e non è riuscito nemmeno ad avere un suo rappresentante nel cda del quotidiano.
E' chiaro che la contesa prefigura anche consolidate simpatie politiche. Quella tra Angelucci e Fitto (peraltro oggi compagni di partito nel Pdl) è di antica data. Quella tra Caltagirone e Casini invece è più recente ma consolidata, com'è noto, dalle nozze della figlia del patriarca romano con il leader dell'Udc. L'autonomia del giornale non si discute, è ovvio, ma è chiaro che a urne aperte editori di centro o di centrodestra possono influenzare non poco gli equilibri di potere di chiunque verrà eletto al voto di marzo.
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Naturalmente sul lodo Alfano mezza stampa protesta, ma su altri temi....
Fino alla crisi, il mito del mercato salvifico ha dominato il nostro giornalismo d'opinione. Eppure, anche da un punto di vista liberale, i limiti del gioco erano noti a tutti, si sapeva che gli accordi commerciali erano delle truffe assolutamente antiliberali, che settore per settore il "mercato" era ed è controllato da pochissimi agenti, che l'intera produzione occidentale si stava spostando in oriente, dove però si era creato un sistema produttivo al puro servizio del consumatore occidentale, che a sua volta non producendo non aveva più i soldi per pagare. Da qui l'indebitamento e la crisi.
Questa è tutta roba che gli opinionisti italiani sanno benissimo da decenni, ma hanno preferito continuare a farneticare di un mercato inesistente.
Così come ora farneticano tutti in coro di una "fine della crisi" che non si capisce da dove possa venir fuori, visto che i meccanismi che alla crisi hanno portato sono tutti ancora lì.
Ma non c'è niente di male che uno abbia un'opinione, è la coralità quella che preoccupa. Non posso che concordare con Antonio sul fatto che siamo messi male. 05-02-2010 01:02 - andrea61
legalizzaziamo e tassiamo 04-02-2010 21:32 - marco
L'articolo è piuttosto asettico. Anzi: decisamente troppo asettico al punto di essere persino reticente. La Gazzetta del Mezzogiorno infatti, da Voi coraggiosamente definita come testata "indipendente" è tutt'altro che tale. Si tratta invece di un giornale con un orientamento molto preciso(a destra, sempre!) e molto molto conservatore anche se, al contrario di altre testate, tipo il "Manifesto" o "La Stampa" l'orientamento plitico non è dichiarato e comunque non noto ai più, cosa che ne aumenta decisamente il grado di "pericolosità" nella misura in cui i lettori non attenti (cioè il 99.99%) credono di avere a che fare con un giornale realmente imparziale e, appunto, indipendente...Comunque: è difficle pensare che un passsaggio di mano possa peggiorare le cose, visto che già oggila Gazzetta è, senza ombra di dubbio, uno dei giornali più conservatori presenti nel Paese. Peccato solo x una cosa: e cioè per il fatto che in questa italietta da 4 soldi, una stampa realmente libera è solo un concetto astratto (anche all'estero ma qui è peggio, se consideriamo che l'unico giornale realmente indipendente rimasto è il Manifesto e, purtroppo, non ha una grande diffusione). In sunto: stiamo "inguaiati"...
Saluti 04-02-2010 20:14 - Antonio-Foggia