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Andrea Fabozzi
Caso Boffo, veleni tra Chiesa e Feltri
«Non è forse quella della carriera, del potere, una tentazione da cui non sono immuni neppure coloro che hanno un ruolo di governo nella Chiesa?». La domanda di Benedetto XVI cala sulle gerarchie ecclesiastiche fotografate dal caso Feltri-Boffo come intente a una guerra intestina di dossier. Mentre Feltri nel difendersi continua a indicare nel Vaticano la fonte della sua velina, rivelatasi poi falsa, che a settembre aveva costretto alle dimissioni Dino Boffo, all'epoca direttore di un Avvenire che criticava lo stile di vita di Silvio Berlusconi. Il 4 dicembre scorso Feltri sul suo Giornale aveva ammesso che le informazioni che aveva pubblicato su Boffo erano false. Più di recente il direttore del quotidiano di casa Berlusconi ha prima spiegato al Foglio che «tutta la vicenda è nata quando una personalità della Chiesa mi ha contattato» e poi ha incontrato lo stesso Boffo. «Non mi ha chiesto quale fosse la mia fonte - ha detto ieri Feltri - perché ovviamente la sapeva già e la conosceva molto meglio di me». Secondo la ricostruzione che Feltri avrebbe fatto con Boffo, l'ispiratore dell'articolo del giornale sarebbe il direttore dell'Osservatore Romano Gian Maria Vian mentre il mandante niente meno che il cardinale segretario di stato Tarcisio Bertone (che intervistato ieri da Repubblica ha smentito).
Le parole pronunciate dal papa ieri durante l'udienza generale nell'aula Paolo Vi sembrano scelte per l'occasione. «Sappiamo come le cose nella società civile e non di rado nella Chiesa - ha detto Benedetto XVI ricordando la figura di San Domenico - soffrono per il fatto che molti di coloro ai quali è stata conferita una responsabilità lavorano per se stessi e non per la comunità». Secondo lo storico della Chiesa Alberto Melloni, intervistato ieri dell'agenzia Ansa, il papa «come non italiano» non è partecipe di queste trame anzi «a che si riferiva se non a quello cui stiamo assistendo oggi» quando ha denunciato «la sporcizia» delle strutture ecclesiastiche? Secondo Melloni per la Chiesa «c'è un danno incalcolabile» dallo «stillicidio di gossip» e dal «tentativo di coinvolgere il papa perché decida qual è la latrina più pulita».
L'iniziativa di Feltri di scaricare la responsabilità del suo dossieraggio può non essere dettata da un ravvedimento, quanto da un'esigenza contingente. Il giornalista comparirà il prossimo 22 febbraio davanti all'Ordine dei giornalisti della Lombardia che intende procedere disciplinarmente contro di lui per gli articoli sul direttore di Avvenire. E non solo: sotto inchiesta c'è anche il fatto di continuare a servirsi come collaboratore del Giornale di Renato Farina, radiato dall'Ordine nel 2007 quando si scoprì la sua doppia identità di «agente Betulla». Regole dell'Ordine alla mano, Feltri andrebbe radiato. Ed era già stato radiato nel 2000 (per aver pubblicato foto di minori vittime dei pedofili) e poi riammesso quando la sanzione fu tramutata in sospensione. La radiazione definitiva dall'albo dei giornalisti gli impedirebbe di dirigere il Giornale, lasciando così i Berlusconi orfani della loro punta di lancia.
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Anche la faccia è uguale..
'Tenete d'occhio le seconde linee, invece, tipo Signorini'
Seconda linea? Oramai è Napoleonini..
Certo che Feltri, con il caso Boffo 'attenzionato' un pò le palle ce le ha sbattute. Uno stravaffanculo da parte mia, una volta tanto l'ordine dei giornalai facesse qualcosa di buono: possibilmente due giri di chiglia a lui e al suo compare Sallusti. 08-02-2010 20:46 - s.m.
L'albo dei giornalisti non ha senso, se lo radiano fa piacere, ma aggirerà l'ostacolo. 04-02-2010 21:51 - Morlock